giovedì 23 dicembre 2010

Che strano modo di dimettersi


Che strano modo di dimettersi
di Gioacchino Genchi, dal blog de "il Fatto Quotidiano" del 23 dicembre 2010


L'ultima sceneggiata parlamentare, con annesso pianto, deve fare molto riflettere sulla deriva della politica italiana.

Il ministro Prestigiacomo, in rotta col suo partito, col Governo di cui fa parte e col gruppo parlamentare che lo sostiene, ha deciso di dimettersi dal Pdl ma non da ministro.

Il suo modo di rimanere attaccata alla poltrona non risponde certo alle nobili tradizioni della politica italiana.

A suo favore c'è solo il fatto che anche altri, prima di lei, si sono dimessi dal Pdl e hanno cercato dirimanere attaccati alla poltrona che solo grazie al Pdl avevano ottenuto.

E' lontano il ricordo di quel 26 luglio 1990, quando ben cinque ministri della sinistra Dc e tredici sottosegretari si dimisero in blocco dal governo per i contrasti sulla legge sull'emittenza televisiva.

Andreotti li sostituì senza batter ciglio dopo pochi minuti.

In quel momento in molti abbiamo capito che i poteri forti stavano cambiando casacca e che si stava spianando la strada all'ascesa di Berlusconi.

Le stragi del 1992 e del 1993, fatte con l'aiuto della mafia, ce lo hanno confermato.

Oggi, per assurdo, coloro che per convenienza personale e opportunità politica hanno aiutato Berlusconi a diventare quello che è si ergono a paladini dell'anti berlusconismo, vuoi che si chiamino Prestigiacomo, Carfagna, Fini o Bocchino.

A poco vale il fatto che la loro conveniente consapevolezza del passato ed i loro errori del presente siano l'unica vera forza di Berlusconi, che gli consente ancora di fare quello che vuole.

E così il ministro Prestigiacomo, sfiduciata dal suo stesso gruppo, anziché piangere per il disastro ambientale che ha creato in Italia e dimettersi da ministro, si dimette dal Pdl che l'ha portata in Parlamento ed al Governo.

Probabilmente sta guardando ad altri lidi, dove forse le verrà più facile far realizzare in Sicilia i tre mega inceneritori a cui tanto tiene.

Di tutto questo, però, nessuno dice nulla.

E mentre i falchi, le colombe e le quaglie si alternano nei ruoli, le diplomazie sono già al lavoro per farla rientrare nei ranghi.

Io però mi chiedo: se la Prestigiacomo non vuole dimettersi da ministro, avrà quanto meno restituito l'Ipad?

lunedì 20 dicembre 2010

La fobia degli arresti di Gasparri


La fobia degli arresti di Gasparri
di Gioacchino Genchi, dal blog de "il Fatto Quotidiano" del 20 dicembre 2010


Era da un po’ che non assistevamo ad una delle solite performance di Gasparri.

Tolta la museruola dopo il voto di fiducia al governo e venuto meno l’effetto dei sedativi per non irritare le quaglie di Fli, il capogruppo dei senatori del Pdl è ritornato a manifestare il peggio di sé. L’ultima sparata è stata quella degli arresti preventivi per i manifestanti riottosi al suo regime. Qualcuno lo ha liquidato con l’epiteto di fascista, ma forse è troppo poco e probabilmente è quello che lui voleva sentirsi dire.

Se ci fate caso, nell’escalation delle esternazioni di Gasparri, l’invocazione di arresti, di manette, del carcere e della corte marziale rappresenta la punta più alta delle sue stupidaggini.

Chi scrive lo ha imparato bene ed a sue spese. Era il 22 gennaio del 2009. Da qualche giorno, riferendosi a me, Berlusconi aveva annunciato ad Olbia che stava per scoppiare “il più grande scandalo della storia della Repubblica”. Gasparri gli ha subito fatto eco invocando “la corte marziale”. Dopo che gli avevo risposto per le rime, il 26 gennaio 2009 ha dichiarato all’Ansa: “Il signor Gioacchino Genchi invece di dare consigli alle persone perbene si rechi volontariamente in Procura, o meglio ancora in un carcere a sua scelta”.

Quando gli ho ribadito che diceva solo delle sciocchezze e che il mio operato era cristallino, il 30 gennaio 2009 Gasparri ha dichiarato all’Ansa: “Se Genchi è cristallino sarà pure vero che gli asini volano. La smetta di dire sciocchezze e si metta da solo le manette. I Ros hanno provato che siamo di fronte a fatti senza precedenti. Le sanzioni dovranno essere anch’esse senza precedenti”.

Dopo che il Tribunale del Riesame di Roma, con due distinte ordinanze, ha annullato i sequestri e le perquisizioni del ROS, che dovevano rappresentare il fiore all’occhiello per il Procuratore aggiunto Achille Toro, la sera del 10 aprile 2009 Gasparri ha dichiarato alle agenzie “Altro che dissequestri. Servirebbero manette. Anche per il protettore di Stato di chi ha commesso abusi indicibili. Ci sarà tempo e verità per tutto e per tutti”. Il riferimento e la minaccia era rivolta al capo della Polizia, che non ha tardato a prendere provvedimenti.

Quando, poi, in un’intervista avevo considerato che in fondo a Gasparri non avevo mai sentito dire nulla di intelligente, nemmeno al telefono, il 7 maggio 2009 ha ribadito alle agenzie che io dovrei “stare in carcere e non a piede libero”.

L’ultima performance Gasparri l’ha poi fatta il 22 marzo 2010, definendo il questore della Capitale “in preda a stress o crisi etilica”, solo perché, con molta benevolenza, aveva stimato in 150mila le persone alla manifestazione del Pdl a Piazza San Giovanni. Verdini aveva affermato senza esitazione che erano più di un milione e quindi non lo si poteva contraddire. Nemmeno il calcolo dei metri quadri di Piazza San Giovanni lo ha convinto.

D’altronde Verdini di milioni se ne intende. Probabilmente in quell’occasione ha confuso i militanti del Pdl con uno dei 60 milioni di euro degli affidamenti sospetti della sua banca, rilevati dagli ispettori della Banca d’Italia.

E visto che nessuno di loro va in galera, né si fa processare, è giusto, quindi, che ad essere arrestati siano gli studenti, i servitori dello Stato onesti e coloro che ancora in Italia hanno il coraggio di mantenere la schiena dritta e non piegarsi a questo regime.

martedì 14 dicembre 2010

Gioacchino Genchi a Sciara (PA), domenica 19 dicembre 2010, alle ore 18:30


Domenica 19 dicembre 2010, alle ore 18:30, al Circolo Castelreale di Sciara (Palermo), parteciperò alla presentazione del libro "Il caso Genchi - Storia di un uomo in balia dello Stato", di Edoardo Montolli, Aliberti Editore.

lunedì 13 dicembre 2010

Santa Lucia che Berlusconi ci porti via


Santa Lucia che Berlusconi ci porti via
di Gioacchino Genchi, dal blog de "il Fatto Quotdiano" del 13 dicembre 2010

Sin da quand’ero bambino ricordo, come tutti i siciliani, la ricorrenza di Santa Lucia.

La cuccia, le arancine e le panelle, allietavano la giornata del 13 dicembre, dedicata ai festeggiamenti della Martire siracusana, protettrice della vista.

Lucia fu decapitata nel 304 d.C. quando aveva 21 anni per la sua fierezza di proclamarsi cristiana.

Esposta al ludibrio dinanzi all’Arconte Pascasio, in ginocchio, prima di essere decapita, annunciò la destituzione di Diocleziano e la pace per la Chiesa.

A parte la rima del titolo del post, il presagio di Santa Lucia è un’occasione di riflessione in uno dei momenti più importanti della storia d’Italia.

Domani, in Parlamento, si decideranno le sorti del governo Berlusconi.

La decisione, purtroppo, è affidata a molti parlamentari privi di dignità e di coerenza. A gente pronta a vendersi per un piatto di lenticchie. A figuri improbi e abietti che debbono la loro nomina in Parlamento all’assurdo di questa legge elettorale.

Per gli italiani onesti, quindi, non rimane che sperare.

Forse l’intercessione della Santa di Siracusa riuscirà a dare “la vista” a quei parlamentari del centrodestra accecati da Berlusconi, come tanti, tantissimi, italiani onesti che l’hanno votato.

Già il primo miracolo Santa Lucia lo ha fatto nel consentirci di vedere quali sono i Giuda fra i parlamentari del centrosinistra che si sono dichiarati pronti a sostenere Berlusconi. Per questo non considero affatto la cosa una iattura, anche se Berlusconi dovesse avere la fiducia.

Non mi sorprendo nemmeno che fra coloro che dentro Fli ambivano a distinguersi fra “falchi” e “colombe” stiano volando delle “quaglie”. Non ci si può meravigliare, infatti, che certi uccelli non riescano a volare alto.

Auguriamoci, quindi, che la profezia della fine di Diocleziano possa avverarsi domani con la fine di Berlusconi.

Auguriamoci pure che la Santa miracolosa possa ridare la vista ai tanti italiani accecati da Berlusconi quando – speriamo presto – ritorneranno a votare per un Parlamento dove non ci dovrà essere più posto per coloro che hanno fatto della corruzione e della prostituzione, fisica e morale, la loro forza e loro ragione di vita.

mercoledì 8 dicembre 2010

Gioacchino Genchi il 10 dicembre al Paladozza di Bologna allo spettacolo “Il Dittatore del Bunga Bunga”. Ore 20:30 su Current, canale 130 di SKY


Il 10 dicembre alle 20:30, al Paladozza di Bologna
serata di informazione e spettacolo (ingresso libero)

"Il Dittatore del Bunga Bunga"
LUI VA IO RESTO

Conduce David PARENZO

Antonio DI PIETRO - Marco TRAVAGLIO Sergio RIZZO - Gioacchino GENCHI - Bruno TINTI - Antonio INGROIA
con la partecipazione di Andrea MINGARDI - Antonio CORNACCHIONE VAURO e le sue vignette DARIO FO & Franca RAME
L'evento sarà trasmesso in diretta su Current
sul canale 130 di SKY

venerdì 3 dicembre 2010

Gioacchino Genchi a Modena, sabato 4 dicembre 2010


A chi mi vuole intimidire o pensa di mettermi il bavaglio faccio sapere che non ho alcuna intenzione di arrendermi.

Ecco perché sabato 4 dicembre 2010, alle ore 21:30, al teatro "la Tenda" di Modena, in Viale Monza (angolo Viale Monte Kosica, di fronte la stazione delle corriere), parteciperò alla presentazione del libro "Il caso Genchi: storia di un uomo in balia dello Stato", di Edoardo Montolli, Aliberti Editore.

La manifestazione è organizzata dal "Popolo Viola" di Modena, in collaborazione con "Libertà e Giustizia", con l'Associazione culturale "L'Asino che vola" e il Movimento "Agende Rosse".

Gioacchino Genchi a Modena, sabato 4 dicembre 2010

A chi mi vuole intimidire o pensa di mettermi il bavaglio faccio sapere che non ho alcuna intenzione di arrendermi.

Ecco perché sabato 4 dicembre 2010, alle ore 21:30, al teatro "la Tenda" di Modena, in Viale Monza (angolo Viale Monte Kosica, di fronte la stazione delle corriere), parteciperò alla presentazione del libro "Il caso Genchi: storia di un uomo in balia dello Stato", di Edoardo Montolli, Aliberti Editore.

La manifestazione è organizzata dal "Popolo Viola" di Modena, in collaborazione con "Libertà e Giustizia", con l'Associazione culturale "L'Asino che vola" e il Movimento "Agende Rose".

Gioacchino Genchi a Palazzolo sull'Oglio (BS), domenica 5 dicembre 2010

A chi mi vuole intimidire o pensa di mettermi il bavaglio faccio sapere che non ho alcuna intenzione di arrendermi.

Ecco perché domenica 5 dicembre 2010, alle ore 16:30, all'Aula magna della scuola elementare "G.A. Calignani" di Piazzale Mazzini b. 11 (Mura) di Palazzolo sull'Oglio (BS), parteciperò con i miei amici e concittadini Mario Cicero (Sindaco di Castelbuono) e Daniele Marannano (Fondatore del Comitato Addio Pizzo) alla manifestazione del titolo "Io non ci sto: testimoni di legalità". Interverrà Gaspare D'Angelo, del Comitato Felicia e Peppino Impastato di Bergamo.

La manifestazione è organizzata dalla Sezione "Vasco Toti" dall'A.N.P.I., dalla Sezione "Riccardo Mosca" del Gruppo Giovanile "Nuova Resistenza" e dal "Circolo Dopolavoro Comunale" di Palazzolo sull'Oglio.

giovedì 2 dicembre 2010

Cronaca del Consiglio centrale di disciplina della Polizia di Stato

Ieri, al Ministero dell'Interno, si è tenuta la seduta del Consiglio centrale di disciplina della Polizia di Stato, chiamato a decidere sulla mia destituzione dalla Polizia di Stato.

Ho registrato una particolare attenzione nei componenti della commissione e questo mi dà ancora fiducia nell'attesa della decisione.

Ormai è solo una questione di giorni e vedremo se io sarò cacciato dalla Polizia o se qualche altro sarà cacciato da Palazzo Chigi.

Se questo accadrà, penso che le mie aspettative di Giustizia, come quelle di tutti gli italiani onesti, troveranno più agevole accoglimento.

Per 7 ore ho replicato alle assurde contestazioni con cui si è cercato di completare il progetto della mia delegittimazione di uomo dello Stato.

Da uno spiraglio della finestra del corridoio si percepivano le voci del megafono dei giovani che sono venuti a sostenermi.

A loro, ai mie figli, ai tanti italiani onesti ed a quanti sono morti per una Italia migliore, devo la forza con cui mi batterò con tutte le mie forze per impedire che questo accada.

Ho concluso il mio intervento confermando che se dovessi essere destituito dalla Polizia di Stato, dal giorno dopo mi batterò con tute le mie forze per rientrare al Ministero dell'Interno "dall'ingresso principale".

Anche se non ho mai morso al polpaccio un poliziotto, non riesco a trovare una sola ragione per pensare di non averne i titoli.

mercoledì 1 dicembre 2010

Grazie di cuore!

Ringrazio di cuore gli amici che mi sono vicini in uno dei momenti più difficili della mia vita. Affronterò il giudizio con la serenità con cui ho sempre svolto il mio lavoro e con l"orgoglio di chi non rinnega i suoi principi.
Probabilmente riusciranno a togliermi la divisa da poliziotto ma non saranno capaci di annullare la mia dignità di uomo e l'ostinazione per la ricerca della Verità.

domenica 28 novembre 2010

Anche per Genchi è arrivata la telefonata alla Questura ....

Cari amici, ieri, poco prima dell'inizio della manifestazione di Casoli, un funzionario di Polizia della Questura di Chieti mi ha raggiunto per notificarmi la convocazione per il Consiglio Centrale di Disciplina che si terrà l'1-12 al Ministero dell'Interno, in Via del Castro Pretorio 5, per decretare la mia destituzione definitiva dalla Polizia di Stato "per avere offeso il prestigio dell'on. Silvio Berlusconi al Congresso dell'IDV". Tutte le mie istanze di accesso e le richieste difensive, fra le quali l'audizione del Ministro Maroni su alcuni punti precisi della contestazione, sono state respinte.
A breve pubblicherò sul blog gli atti del procedimento disciplinare.

giovedì 25 novembre 2010

Gioacchino Genchi e Attilio Bolzoni a Gioia Tauro (RC), venerdì 26 novembre 2010, alle ore 17:00


Venerdì 26 novembre 2010, alle ore 17:00, al Palzzo Fallara di Gioia Tauro (RC), parteciperò con Attilio Bolzoni alla presentazione del suo libro "Faq Mafia". L'evento è organizzato dal Consorzio "Piana Sicura". Interverranno il Gen. Angiolo Pellegrini, il giornalista Giuseppe Baldassarro. Modererà il dibattito il giornalista Francesco Toscano.

lunedì 22 novembre 2010

Gioacchino Genchi e Leoluca Orlando a Casoli (CH), sabato 27 novembre 2010, alle ore 16:00


Sabato 27 novembre 2010, alle ore 16:00, al Teatro comunale di Casoli (Chieti), in C.so Umberto I, parteciperò con Leoluca Orlando al convegno-dibattito sul tema "Le nuove mafie dai colletti bianchi", con la presentazione del libro "Il caso Genchi - Storia di un uomo in balia dello Stato", di Edoardo Montolli, Aliberti Editore.
Modera il dibattito Lea Del Greco (organizzazione Massimiliano Travaglini e Massimo Tiberini).

mercoledì 17 novembre 2010

Gioacchino Genchi a Bergamo, venerdì 19 novembre 2010, alle ore 21:00


Venerdì 19 novembre 2010, alle ore 21:00, a Bergamo, presso la Sala della Fondazione Serughetti - La Porta, in Viale Papa Giovanni XXIII, 30, parteciperò alla presentazione del libro "Il caso Genchi - Storia di un uomo in balia dello Stato", di Edoardo Montolli, Aliberti Editore.
L'incontro è organizzato dal Coordinamento provinciale di Bergamo di "Libera".

venerdì 12 novembre 2010

L'evoluzione di Saviano

L'evoluzione di Saviano
di Gioacchino Genchi, dal blog de "il Fatto Qutotidiano" dell'11 novembre 2010



Pure io ho assistito all'ultima puntata di "Vieni via con me" ed ho apprezzato l'intervento di Saviano.

A parte qualche imprecisione su Sciascia e Borsellino, condivido ogni parola del suo monologo. Purtroppo non è stato Sciascia col suo articolo a firmare la condanna a morte di Paolo Borsellino.

Magari i nemici di Falcone e Borsellino fossero stati quelli come Sciascia, Orlando o Galasso.

Ma questa è un'altra storia.

Apprezzo comunque Saviano per il coraggio con cui nel giro di pochi mesi ha avuto la capacità di occuparsi di aspetti molto più complessi e pericolosi delle dinamiche mafiose, di quanto non lo siano gli spacciatori e i killer di Scampia.

Giovani accecati dalla droga. Giovani privi di sentimenti e di valori che una società corrotta non è riuscita ad educare ed istruire. Giovani a cui viene armata la mano per uccidere altri simili, nel nome della stessa cultura della violenza e della morte.

Della cultura della mafia per la quale a fronte di una crescita esponenziale dei profitti dell'illecito, il valore della vita invece vale sempre meno.

I suoi libri e il suo film sono delle opere di ineguagliabile pregio giornalistico.

Quelle immagini e quei dialoghi ci fanno toccare con mano gli aspetti più cruenti e purtroppo ancora reali della criminalità campana.

Quelle scene di verità cruenta, però, racchiudono in sé gli aspetti più pericolosi della forza della mafia.

Di una mafia, però, che in molti riescono a cogliere solo sentendo il puzzo dei cadaveri, il botto degli spari o gli squarci di una esplosione.

Di una mafia che per molti è solo quel che resta sull'asfalto delle pozze di sangue versate dai morti o dalle tracce di gesso che segnano i bossoli dei proittili che sono stati sparati per ammazzarli.

Nel potere suggestivo e distruttivo di quelle immagini si racchiude le vera e forse la più pericolosa forza della mafia, che quelle immagini riescono a nascondere.

La forza di una mafia che con le manifestazioni più cruente della sua violenza, con le icone storiche dei boss e dei latitanti, ci vuole fare credere che la mafia è solo quello.

E' con quelle immagini, appunto, che la mafia è riuscita e riesce a nascondere gli aspetti più pericolosi delle sue collusioni con la politica e le istituzioni.

I volti dei morti, come quelli dei killer che li hanno uccisi, anche quando vengono arrestati o uccisi pure loro, vengono dati in pasto alla stampa e molto spesso troppo enfatizzati, fino al punto da far credere alla gente che solo quello è mafia.

La rappresentazione cruenta delle propria violenza finisce così per diventare lo schermo di protezione della mafia, nel nome di una pseudo cultura antimafia che finisce per diventare funzionale alla stessa mafia.

Saviano questo da alcuni mesi l'ha capito e si sta dedicando con un impegno encomiabile a colmare quel vuoto che le sue inchieste giornalistiche avevano lasciato in chi, come me, non ha mai considerato la rappresentazione della mafia nelle sole immagini scattate nel corso dei sopralluoghi delle tante ricognizione di cadaveri.

Mi auguro quindi che Saviano, se glielo consentiranno, vada avanti nel percorso che ha imboccato.

Mi auguro che Saviano continui nelle sue inchieste giornalistiche per dimostrare che la mafia e la camorra non sono solo i vari Sandokan e i killer di Scampia.

Mi auguro che Saviano possa denunciare i tanti, troppi, Cosentino che ancora si fanno scudo delle istituzioni e della politica.

Mi auguro che Saviano non pubblichi più i suoi libri con la Mondadori.

Mi auguro di non vedere più una copertina di Panorama col sul volto.

Mi auguro che Saviano, specie dopo l'ultima vicenda di Ruby, non pensi più che "Maroni è uno dei migliori ministri dell'Interno di sempre".

Se così sarà mi identifico pure io nelle sue parole e mi riconosco nel frammento infinitesimale che mi appartiene del tricolore che ha avvolto tra le mani.

Quello stesso tricolore che ha avvolto le bare di quanti sono morti per la Verità e la Giustizia.

Una Verità e una Giustizia che non possono e non devono mai essere appannaggio di quei tanti politici e partiti – di destra e di sinistra – che inopinatamente se ne sono spesso appropriati.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/11/l%E2%80%99evoluzione-di-saviano/76411/

martedì 9 novembre 2010

I casi Morgan e Berlusconi

di Gioacchino Genchi, dal blog de "il Fatto Quotidiano" del 9 novembre 2010


Domenica abbiamo assistito al ritorno di Morgan in tv dopo una lunga assenza.

Al sinedrio dei satrapi della morale a corrente alternata era bastata la sua coraggiosa ammissione di avere fatto uso di cocaina per decretarne l’esclusione dal Festival di Sanremo. La preda era troppo ghiotta per non essere sbranata dai famelici sciacalli della falsa informazione di regime.

Poi lo sappiamo tutti quello che è diventato Sanremo.

Con nostalgia ricordo quando ero bambino. A casa si contavano i giorni alla rovescia per la trepidazione del Festival.

Quello non era solo il Festival della canzone. Teneva inchiodate per serate intere le famiglie con l’orecchio alla radio e i più fortunati davanti al televisore.

A casa mia venivano pure i parenti ed i vicini per assistere in tv ad un evento che ci faceva sentire tutti orgogliosi di essere italiani.

Nonostante il televisore in bianco e nero, il segnale debole ad intermittenza e il nevischio che accompagnava la trasmissione, quel Festival ci rendeva tutti felici.

Oggi Sanremo è diventata la sagra dell’ipocrisia. Riflettendo bene, sembra proprio la variante musicale di una qualunque puntata di Porta a Porta.

E’ normale, quindi, che Morgan fosse escluso da Sanremo e che la sua esclusione fosse bollata col marchio dell’infamia.

Qull’infamia di cui hanno bisogno gli ipocriti quando devono enfatizzare le malefatte altrui solo per nascondere le proprie.

Il povero Morgan è stato lasciato solo. Emerginato e considerato un reietto, come se fra quelli che vanno in televisione e partecipano ad un Festival fosse stato il solo ad aver fatto uso di cocaina.

E’ così è proseguito il suo assassinio dell’immagine, o per dirla alla D’Avanzo, a proposito di Boffo, la character assassination.

In pochi, con coraggio, gli siamo rimasti amici e per quello che ci è stato possibile abbiamo cercato di aiutarlo.

Fra questi Adriano Celentano e Claudia Mori hanno avuto certamente la parte più importante. Con loro quanti hanno avuto sempre il coraggio delle proprie azioni.

Ognuno, comunque, può pensarla come vuole su Morgan, sulle sue debolezze, sul suo passato e sul suo futuro.

Per me il suo ritorno in televisione è comunque un segno di civiltà e di democrazia. Di chi ha il coraggio di ammettere i propri errori e, speriamo, saperli superare.

L’occasione, però, ci deve far riflettere su quanti hanno usato Morgan per nascondere le proprie immoralità, abusando del suo consumo di cocaina.

Quanti dovrebbero essere esclusi dai “Festival” della politica, delle istituzioni e del governo del Paese, per avere fatto molto di più e di peggio di quanto ha fatto a Morgan, avendo avuto, peraltro, il coraggio morale di parlarne liberamente.

La riflessione sulla condotta e sulla morale mi viene rileggendo i requisiti di ammissione ai concorsi nell’Arma dei Carabinieri e “nelle amministrazioni che esercitano competenze istituzionali in materia di difesa e sicurezza dello Stato, di polizia e di giustizia e presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri”.

L’art. 2, comma 5, del Decreto del Presidente della Repubblica n. 487 del 9 maggio 1994, infatti, vincola al “requisito della condotta e delle qualità morali” la possibilità di concorrere in una qualunque di quelle istituzioni.

Per portare un esempio, se oggi Silvio Berlusconi dovesse presentare la domanda anche per semplice Carabiniere, prima ancora di chiamarlo alla visita medica ed escluderlo per l’altezza, lo avrebbero già escluso per carenza del “requisito della condotta e delle qualità morali”.

Né Belpietro, né Ghedini, né tanomeno la Santanchè sarebbero riusciti a difenderlo davanti alla Commissione per l’idoneità.

Allo stesso modo, se Berlusconi avesse presentato la domanda per prestare servizio alla Presidenza del Consiglio – dove il requisito dell’altezza (e non solo quello …) non è richiesto – per effetto della stessa norma avrebbero cestinato la domanda.

Si dà il caso, però, che in una Italia ipocrita che ha il coraggio di escludere Morgan dal Festival di Sanremo e di esporlo alla gogna, uno come Silvio Berlusconi possa fare il Presidente del Consiglio senza possedere nemmeno i “requisiti della condotta e delle qualità morali” per essere assunto come usciere in quell’ufficio.

Qualcuno potrà obiettare che Berlusconi non ha mai fatto domanda per diventare Carabiniere e a Palazzo Chigi lo hanno mandato gli elettori, non certo a fare l’usciere.

Certo, anche questo è vero ed infatti in questa Italia, che è la culla del diritto, non si richiedono al Presidente del Consiglio dei Ministri gli stessi requisiti di condotta e di moralità che si richiedono per essere assunto come usciere in quell’Ufficio.

Al Presidente del Consiglio dei Ministri, però, come a chiunque ricopra cariche istituzionali, si applica l’art. 54 della Costituzione, che non è stato ancora abrogato da Alfano, né dalle infinite leggi ad personam con cui Berlusconi continua a governare.

La lettura della norma sembra poesia e questa mattina l’ho voluta rileggere tante volte, solo per disintossicarmi dall’ultima puntata di Porta a Porta di ieri sera. Un vero pugno allo stomaco dopo avere visto Abbado, Benigni e Saviano.

Proprio l’art. 54 della Costituzione, al secondo comma, recita che “I cittadini a cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore”.

Ebbene cari amici è proprio questo il punto.

Oggi abbiamo la certezza conclamata che chi è stato designato ad esercitare le funzioni di Presidente del Consiglio ha perso – semmai li ha posseduti nel passato – i requisiti minimi per esercitare con “onore” le sue funzioni.

Ecco quindi l’esigenza che quanti in Italia esercitano il controllo costituzionale sul presidente del Consiglio – il Parlamento, il Presidente della Repubblica, i partiti d’opposizione e perché no, anche quelli di maggioranza – ne prendano atto con urgenza, se non altro per evitare che il mondo continui a riderci in faccia.

G8: il procuratore, l’ex questore e la chiamata di Manganelli

G8: il procuratore, l'ex questore e la chiamata di Manganelli

di Chiara Paolin, da "il Fatto Quotidiano" del 9 novembre 2010

"Eravamo in auto insieme per andare a pranzo. Colucci ha ricevuto una telefonata dove si compiaceva di avere ricevuto i complimenti dal capo della polizia e dal vice".
Nicola Cerrato, ex procuratore aggiunto di Milano, ha reso ieri mattina questa dichiarazione ai giudici che lo hanno chiamato a testimoniare nel processo per falsa testimonianza a carico dell'ex questore di Genova Francesco Colucci. L'episodio raccontato da Cerrato è pesante. Perché Colucci è accusato dai pm genovesi Enrico Zucca e Francesco Cardona Albini di avere modificato la propria versione sul ruolo avuto dai vertici della polizia, tra cui proprio l'ex capo Gianni De Gennaro, nell'irruzione alla scuola Diaz durante il G8 del luglio 2001.

La presunta"ritrattazione" di Colucci avvenne nel corso del processo per l'irruzione alla Diaz nell'udienza del 3 maggio 2007. Colucci, chiamato a testimoniare sulle telefonate intercorse la notte della Diaz con De Gennaro, avrebbe modificato la sua precedente versione negando di aver parlato con il capo della polizia a proposito dell'intervento del portavoce Roberto Sgalla nella scuola. Secondo le intercettazioni emerse durante il processo, Colucci avrebbe telefonato a conoscenti e colleghi spiegando come Manganelli intendesse "far pagare ai magistrati" il loro tentativo di smascherare l'accordo.

Antonio Manganelli, che ha sostituito De Gennaro a capo della Polizia nel giugno 2007, non si scompone: "Quella telefonata a Colucci era solo un gesto di solidarietà per un collega che stava vivendo un momento molto difficile – fa sapere –. Confermo quanto già detto in passato: nessun complimento per aver cambiato versione davanti ai giudici, semplice vicinanza a una persona in diffcoltà".

Secondo Cerrato, in quei giorni Colucci era molto preoccupato per le ingerenze dei vertici sul suo operato: "Si lamentava, era quasi ossessionato del suo "commissariamento" – ha spiegato ieri il magistrato –. Diceva di avere commesso l'errore di non avere esercitato il suo ruolo istituzionale, ma di avere fatto agire i 'generali' venuti da Roma. Continuava a ripetere:'Ma io che ho fatto?'".

sabato 6 novembre 2010

Berlusconi e la famiglia … allargata

Berlusconi e la famiglia … allargata
di Gioacchino Genchi, dal blog de "Il Fatto Quotidiano del 6 novembre 2010

Silvio Berlusconi alla fine ha deciso di non partecipare alla Conferenza Nazionale della Famiglia.
Ormai siamo in presenza di un uomo che fugge, braccato dalla vergogna per quello che è, per quello che fa e per quello che rappresenta.
La decisione di non partecipare al Forum se può risparmiargli gli insulti e le polemiche che l'avrebbero accompagnato, pone in evidenza la sua assoluta incompatibilità con la carica istituzionale che ricopre.
Berlusconi è stato eletto parlamentare e designato presidente del Consiglio dalla stragrande maggioranza dei cattolici italiani che lo hanno votato.
Il cattolicesimo fonda i suoi capisaldi nei valori della famiglia, come "santuario domestico della Chiesa".
Berlusconi, invece, ha rinnegato tutte le famiglie che ha fondato col matrimonio cattolico prima e con quello laico dopo e lo ha fatto nel nome del più ostentato libertinaggio.
Il potere e il denaro sono riusciti pure a dargli l'illusione di potere comprare l'amore e al contempo purificarsi l'anima.
In questo ha pensato di ingannare il Padre Eterno come fa con gli italiani.
Quando verrà il suo giorno, in quel Tribunale poco potranno essergli di aiuto le arringhe dell'avvocato Ghedini.
In quel codice non c'è il legittimo impedimento, né le leggi ad personam.
Nell'altro mondo, poi, non leggono nemmeno i comunicati stampa di Capezzone, non arriva né Libero, né il Giornale ed il TG1 non si prende nemmeno col satellite.

In compenso, però, Berlusconi pensa lo stesso di potersi guadagnare il Paradiso.
E convinto che gli bastino l'indulgenza "contestualizzata" di monsignor Fisichella e l'amicizia di don Gelmini.
A proposito mi chiedo cosa avrà pensato proprio don Gelmini dopo le sue ultime uscite sui gay o se, forse, non l'avrà rinnegato come amico pure lui.
Si potrebbe obiettare, però, che per fare il presidente del Consiglio non per forza bisogna trovarsi in grazia di Dio.
In effetti è vero. L'Italia ha avuto (fortunatamente) dei Presidenti del Consiglio e dei Presidenti della Repubblica laici.
Proprio loro, vedi caso, hanno saputo rispettare gli autentici valori del cristianesimo più di altri (come Berlusconi) che si professano cattolici.
Un Presidente del Consiglio, anche laico o cattolico (peccatore) deve comunque rispettare la famiglia per effetto del giuramento che ha fatto alla Costituzione con l'assunzione dell'incarico.
La nostra Costituzione, infatti, agli articoli 29, 30, 31 e 36, pone la famiglia al centro dei rapporti fondamentali da cui scaturiscono i diritti ed i doveri di ogni cittadino, di quella che viene definita la "società naturale fondata sul matrimonio".
Certo sarebbe auspicabile una estensione ben oltre il matrimonio della libertà di ognuno di convivere e procreare come meglio ritiene, nel rispetto della prole e dell'eguaglianza morale e giuridica di chi compone la famiglia, anche non necessariamente fondata sul matrimonio.

Questo, comunque, non vuole dire certo arrivare al concetto di "famiglia allargata" di Berlusconi, con le varie Noemi, Ruby, Nadie, Patrizia e le tante altre, i cui nomi c'è solo da aspettare che vengano fuori.
Né si può auspicare una "famiglia" concepita in questo modo, nemmeno se "allargata" ai tanti ruffiani della corte berlusconiana, da Lele Mora a Emilio Fede che, ormai, se riflettete bene, sembrano avere assunto il rango di ministro, pur senza avere giurato al Quirinale.
Per quello che è la famiglia nel nostro ordinamento giuridico, nella tradizione, nella storia e nella coscienza di ogni italiano – laico o cattolico che sia – un presidente del Consiglio che non è nelle condizioni morali di potere partecipare alla Conferenza Nazionale della famiglia, non può rimanere al suo posto nemmeno un giorno in più di quello che c'è stato, con o senza la fiducia del Parlamento.
Di questo ci auguriamo se ne rendano conto quanti ancora lo sostengono in un agonia che lo sta facendo soffrire tanto quanto sta soffrendo il popolo italiano.
Poco vale tenere in vita questo Governo nella speranza di far crescere i propri Gruppi parlamentari con il pretesto del dissenso-consenso a Berlusconi.
Non è con il concorso delle "figurine Panini" dei deputati e dei senatori che si potrà dare ai nostri figli un "album" di un Italia migliore e più libera di quella che stiamo vivendo.
Peraltro, fra quelle "figurine" che si scambiano in Parlamento da un Gruppo all'altro, di "valide" ce ne sono ben poche e quasi tutte sembrano "doppioni".

Se i partiti rappresentati in parlamento ci tengono veramente a guadagnare il consenso degli italiani devono sperare di perdere il maggior numero di parlamentari possibili di quelli che hanno portato in Parlamento alle ultime elezioni, piuttosto che cercare di guadagnarli.
In questo, bisogna ammetterlo, il più fortunato in questo momento sembra proprio Casini.
Gli manca solo qualche altra provvidenziale defezione e dopo sì che potrà prendere il volo.
Non è certo con il riciclaggio dei parlamentari e con i cambi di casacca che si potrà fondare una nuova classe politica.

A questo punto c'è solo da sperare che questo Parlamento, oltre ad una buona legge elettorale, sappia varare gli incentivi per una seria rottamazione della sua classe politica.
Capisco che ci sono seri problemi di smaltimento e che la politica non ha ancora saputo realizzare delle discariche attrezzate.
Escluso a priori l'uso dei termovalorizzatori (posto che ci sarebbe molto poco da valorizzare), anche la raccolta differenziata risulterebbe molto difficile, visto che quelli di cui disfarsi, pur appartenendo a partiti diversi, di "differenziato" fra di loro hanno solo il colore.
Peraltro, su Bertolaso non possiamo più contare. Ci hanno detto che entro il mese andrà in pensione.
Beato lui, così adesso potrà farsi massaggiare a tempo pieno, senza nemmeno essere distratto dagli impegni di governo.
Pensare che il problema dello smaltimento dei rifiuti della politica possa essere risolto dal ministro del disastro ambientale Stefania Prestigiacomo sarebbe come sperare che i tacchini festeggino il Natale.
Non ci rimane quindi che auspicare che questa Conferenza Nazionale della famiglia, grazie all'assenza di Berlusconi, possa dimostrare a quanti ancora si affannano a sostenere questa maggioranza che anche senza di lui si può andare avanti.
Anzi sui può andare avanti meglio.
Per farlo ci vuole solo un riscatto di dignità – da prendere magari in prestito per chi non l'avesse mai avuta – giusto il tempo necessario a far cadere questo governo.
Sono sicuro che se dovesse accadere dal giorno dopo tutto sarà più facile e le molte famiglie italiane potranno tornare a sperare.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/06/berlusconi-e-la-famiglia-allargata/75530/

giovedì 4 novembre 2010

Berlusconi a rischio ... di malattie veneree

Berlusconi a rischio ... di malattie veneree

di Gioacchino Genchi, dal blog de "Il Fatto Quotidiano" del 4 novembre 2010



Un amico professore di diritto costituzionale che passa per essere severo mi ha dato una notizia che mi ha fatto sorridere: "sai Gioacchino, da quando ti hanno sentito al COPASIR mi sono dovuto trovare un'altra domanda per dare 30 e lode".

Già, perché prima che scoppiasse il "caso Genchi", all'esame di diritto costituzionale persino gli studenti più preparati stentavano a ricordare cosa fosse.

Così per i più bravi alla fine arrivava la domanda sul COPASIR. Quelli che rispondevano avevano il 30 e lode assicurato.

Gli studenti, però, avevano studiato quello che c'è scritto nei libri di diritto costituzionale.

Questo, fateci caso, è molto diverso da quello di cui il COPASIR ha iniziato ad occuparsi da qualche tempo.

Nato dalla ceneri del CO.PA.CO., forse l'acronimo di Comitato Parlamentare di Controllo sui Servizi di Sicurezza non andava giù a quanti in Italia hanno poca voglia di farsi controllare (persino dal Parlamento).

Così gli hanno cambiato nome, ma nella legge istitutiva le sue competenze sono scritte chiaramente:"Il Comitato verifica, in modo sistematico e continuativo, che l'attività del Sistema di informazione per la sicurezza si svolga nel rispetto della Costituzione, delle leggi, nell'esclusivo interesse e per la difesa della Repubblica e delle sue istituzioni."

E' chiaro, quindi, che Il Comitato Parlamentare sulla Sicurezza della Repubblica deve vigilare sull'operato dei servizi di sicurezza e non su chi indaga sull'operato dei servizi di sicurezza.

E' stato così che con l'aiuto del Toro di turno è stato facile persino inventarsi il reato di "illecita acquisizione dei tabulati di appartenenti ai servizi di sicurezza".

E visto che a qualcuno (nella specie a Genchi) ancora non erano riusciti a fargli pagare il conto per essere stato il primo (già nel 1992, all'epoca delle indagini sulle stragi) ad acquisire i tabulati di Contrada, di Narracci e dei vertici del SISDE, l'occasione è stata ghiotta per quanti lo attendevano al varco da 17 anni.

La ribalta mediatica è un po' di inesperienza hanno fatto abboccare all'esca anche chi era in buona fede.

E' stato così che anche autorevoli esponenti dell'opposizione hanno fornito l'assist a Berlusconi, accodandosi al coro di quanti pensavano di avere scoperto "il più grande scandalo della Repubblica".

Meno male che hanno fatto salvo il periodo sabaudo, altrimenti avrei dovuto rispondere di tutte le malefatte almeno dall'unità d'Italia.

Dopo il successo del tiro al piccione bipartisan su Genchi, ricorderete l'altra inchiesta del COPASIR sulla idiozia del rischio per la sicurezza dello Stato derivante dagli "SMS spia", con cui è stata aperto il Tg1 della sera del 19 marzo 2009.

Ancora ricordo la faccia del povero Sassoli dopo il servizio di Laura Cason, anche questo dal titolo sobrio ed obiettivo: "Il COPASIR lancia l'allarme degli SMS spia. Piccoli Genchi crescono".

Molti mi hanno sollecitato a querelare la giornalista per avermi offeso, visto che non era possibile perseguirla per avere offeso l'intelligenza di tutti gli italiani. In compenso quella trovata ha fatto guadagnare a Rutelli l'ennesima presenza a Porta a Porta, dove notizie così ghiotte non vengono mai prese sotto gamba.

Col cambio di guardia al vertice del COPASIR adesso è D'Alema ad avere convocato Berlusconi.

Ironia della sorte, a distanza di meno di due anni Berlusconi dovrà sedere nella stessa sedia dove hanno fatto sedere me, in fondo al tavolo ovale del COPASIR, al sesto piano di Palazzo San Macuto.

In quella stanza decorata con seta celeste alle pareti, da allora è cambiato solo il presidente.

E' bastata la convocazione di D'Alema per spostare l'attenzione dei media sui presunti rischi alla sicurezza del premier.

Non si parla più di escort, di minorenni, di prostituzione, di droga e di interessate telefonate, perché a quanto pare è altro che il COPASIR vuole chiedere a Berlusconi.

Della crisi economica, della disoccupazione, dei precari della scuola, delle leggi ad personam e dell'immondizia di Napoli era già da tempo che non si parlava più.

L'assassinio della povera Sarah, con tutto quello che ne è seguito, è stato dato in pasto ai fameliciprofessionisti della disinformazione che non hanno trovato nulla di più utile per non parlare delle malefatte del Premier.

Con il calo della pressione mediatica si sono pure attenuati i mal di pancia nella maggioranza e le colombe dei finiani sono riuscite a prevalere sulla decisione nel voto per salvare Lunardi, grazie anche all'interessato intervento del doppio lavoro di uno dei tanti avvocati che siedono in Parlamento, che ormai si è ridotto al festival del conflitto di interessi.

Adesso, però, l'attenzione delle Istituzioni è tutta rivolta ai problemi della sicurezza di Berlusconi.

Si potrebbe obiettare che il vero problema delle Istituzioni è Berlusconi e non la sua sicurezza, ma ancora in Parlamento la maggioranza non la pensa in questo modo (speriamo per poco).

E così ci tocca occuparci della sicurezza del Premier.

Certo Berlusconi in fatto di sicurezza è stato sempre molto originale.

In molti ricordano ancora quando si portò Vittorio Mangano ad Arcore per sentirsi più sicuro, fino alla scorta fatta in casa che non è nemmeno riuscita ad impedire che lo colpissero con un souvenir del Duomo di Milano.

Sorvoliamo sulla facilità con cui nelle sue ville e persino nelle residenze di Stato siano stati eseguite riprese audio, cortometraggi e book fotografici persino delle parti intime degli ospiti, che nell'occasione di corto avevano ben poco.

Possiamo quindi affermarlo senza tema di smentita, che in fatto di sicurezza Berlusconi non è stato sempre accorto.

Se a questo aggiungiamo che gli uomini impegnati alla sua tutela debbono pure eseguire i trasbordi delle escort e gestire il call center con le questure e i questurini, è naturale che rimangono loro poche possibilità di occuparsi della sua sicurezza.

Bene quindi ha fatto D'Alema a convocarlo al COPASIR, a meno che la seduta non si concluda con la degustazione di una ulteriore crostata.

Infatti, se le preoccupazioni di D'Alema fossero più dirette ai rischi della sicurezza politica di Berlusconi ed alla tenuta del governo, a nulla vale rivedere le sue misure di protezione e rinforzargli la scorta.

Forse per risolvere i veri problemi di Berlusconi, più che arruolare altri poliziotti e carabinieri per rinforzargli la scorta, serve qualche puntello parlamentare, magari da reperire al mercato delle vacche che, come sappiamo, è sempre aperto e non chiude neanche nei festivi.

Se poi vogliamo essere onesti e dire le cose come stanno, gli unici rischi concreti alla "sicurezza" di Berlusconi provengono solo dalle sue sregolatezze.

In questo di scarso aiuto può essergli D'Alema con tutto il COPASIR.

Quando analizzeranno le sue condotte e il suo tenore di vita, non potranno che concludere con me che gli unici rischi concreti che corre Berlusconi, escluse (per tante ragioni) quelle di gravidanze indesiderate, sono solo quelli di contrarre delle malattie veneree.

Per evitare questi ed altri rischi Berlusconi è già ben assistito dalle sue igieniste e non credo che il COPASIR, nonostante le buone intenzioni di D'Alema, riuscirà ad eguagliarle.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/04/b-a-rischio-di-malattie-veneree/


martedì 2 novembre 2010

Mercoledì 3 novembre 2010, dalle ore 22:10, Gioacchino Genchi in diretta a Exit su La 7

Mercoledì 3 novembre 2010, dalle ore 22:10, parteciperò in diretta dallo studio, alla trasmissione Exit su la 7 sui temi delle nuove indagini sulle stragi del 1992-1993.

sabato 30 ottobre 2010

Non basta coprire gli occhi per tutelare i giovani

Non basta coprire gli occhi per tutelare i giovani
di Gioacchino Genchi, da il blog de Il Fatto Quotidiano del 29 ottobre 2010

Dal sito di Repubblica noto che gli occhi di Ruby nella foto sono orrendamente mascherati dai soliti quadratini grigi, come su qualcuno le avesse dato un pugno con dei dadi. C'è una legge che lo prevede a tutela dei minori e dalle violenze della stampa è giusto che i minori debbano essere tutelati.

Nelle cronache, intanto, le ultime notizie sulla vicenda di Ruby sono state prese a pretesto dai soliti bigotti moralisti per gridare allo scandalo.

Per costoro, però, come per quelli che pensano che per tutelarla basta imbrattarle gli occhi, lo scandalo non è Belusconi, ma la sessualità di Ruby, che ha solo 17 anni.

Questo ed altro basta ad appagare i puritani solo col mascheramento degli occhi di un volto bellissimo, che finiscono per sfigurare le sembianze di una ragazza che pare un gioiello della natura e che chiunque, senza altre recondite finalità, avrebbe avuto il piacere di ammirare.

In tutto questo la più grande ipocrisia sta nel fatto che chi si preoccupa di tutelarla solo coprendole gli occhi finisce, magari senza accorgersene e senza volerlo, col farle violenza.

Una violenza diversa, forse più grave e dolorosa di quella che gli hanno fatto altri, anche per obiettivi limiti fisiologici, che magari cercano anche in questo modo di dissimulare.

Ed è così che chi nella vita ha avuto sempre la virtù di trasformare il piombo in oro, saprà fare anche di questa inaspettata disgrazia una virtù.

Probabilmente qualcuno non ha ancora incassato la lezione degli errori del passato.

Non bastano i sondaggi e non sono serviti nemmeno i risultati delle urne elettorali a far capire che la campagna di stampa con le 10 domande è solo servita a rinforzare Berlusconi più di quanto lui col suo governo e con la sua maggioranza era riuscito a fare.

Anzi proprio quelle 10 domande sono riuscite a rinforzare la maggioranza e tenerla unita, più della minaccia di essere dossierati dai segugi del Giornale o di Libero.

Oggi quella maggioranza si sta sfaldando a pezzi ed è per questo che dobbiamo augurarci che con Ruby non accada quello che è successo con Noemi.

Fateci caso, ma già a solo un paio di giorni dalla notizia non si parla più di un governo che non governa, di una maggioranza frantumata di cui ormai non si contano più i pezzi, come se si fosse rotto un vaso di cristallo lanciato dalla torre Eiffel.

Non si parla più di lodi, del saccheggio della giustizia e dell'impunità del premier.

Non si parla più della crisi economica e della disoccupazione. Non si parla più nemmeno di Montecarlo e c'è da sperare che Ruby non sia solo il frutto del tentativo di cambio di casacca di qualche inquilino che abita nei palazzi dei poteri forti.

Ci sono troppe cosa strane che lo fanno pensare. Coincidenze, telefonate, agenzie fotografiche e incontri che lasciano più di un sospetto.

Nella vicenda non sorprende affatto ritrovare insieme (con Ruby) Emilio Fede e Silvio Berlusconi.

Sarebbe bastato guardare una qualuqnue edizione del TG4 degli ultimi ven'anni per accorgersene.

In questa vicenda il fatto nuovo è il sorriso di Ruby che si intravede nella foto di Repubblica, nonostante gli occhi sfigurati.

Un sorriso ammaliante che riesce a non far pensare e parlare più dell'immondizia di Napoli e forse a non farne sentire la puzza.

Proprio ricordando la Campania, in fondo, nella storia di Ruby non c'è nulla di nuovo rispetto a quanto non ci aveva svelato la vicenda di Noemi.

In quel caso anche la moglie di Berlusconi ha potuto confermare, mentre oggi non può farlo, impegnata pure lei a battersi per qualche milione di euro in più al mese di liquidazione, pur di non dire più le stesse cose su suo marito.

L'unica notizia della vicenda di Ruby, se la analizziamo bene, è la telefonata notturna di Palazzo Chigi alla questura di Milano.

Questa, a ben riflettere, oltre che una notizia di stampa appare proprio una "notizia di reato", qualunque siano state le conseguenze di quell'interessamento.

Chi l'ha ricevuta, quand'anche non avesse aderito alle istigazioni, aveva l'obbligo di informare "senza ritardo" l'autorità giudiziaria, come impone l'art. 331 del codice procedura penale ad ogni pubblico ufficiale.

Nelle questure, poi, quelli che di solito rispondono a Palazzo Chigi non sono pubblici ufficiali qualunque e, se leggiamo bene il codice, di obblighi ne hanno anche ben altri dei semplici "pubblici ufficiali" che lavorano al Catasto.

Comunque siano andate le cose non bastano oggi solo le conferme di quella telefonata. Specie se vogliamo che in Italia la legge sia uguale per tutti e non ci siano trattamenti differenziati per i ricchi, per i poveri, per i potenti e per i deboli.

Se non vogliamo, principalmente, che si crei un codice per gli intoccabili, un codice speciale per gli oppositori del regime.

Per tutti coloro che magari non sono mai stati una forza politica, che non hanno fatto parte di un partito o hanno avuto simpatie per partiti diversi e che hanno fatto semplicemente il loro dovere, con coscienza ed onestà.

Mi riferisco a quei magistrati, investigatori o giornalisti, che hanno avuto solo il coraggio delle proprie azioni e di mantenere la schiena dritta e che, solo per questo, sono stati il bersaglio di questo Regime.

E quindi ci risiamo.

Il volto di Ruby e i suoi occhi sfigurati stanno alimentando l'argomento di distrazione di massa del momento, per allontanarci dai reali problemi del Paese.

Ed è per questo che io voglio rivendicare la libertà sessuale di quella ragazza, nonostante i suoi 17 anni.

Io ho una figlia che ha 17 anni, che ammiro mentre cresce e che da bambina ho visto diventare donna.

Ho molto rispetto di mia figlia e ancora di più ne ho della sua libertà sessuale di determinarsi come vuole.

Non ci vedo niente di male che frequenti dei coetanei. Vedendola così cresciuta e così matura non escludo che abbia già potuto avere anche dei rapporti sessuali.

Escludo comunque che mia figlia possa andare con dei settantenni.

Per quanto mi riguarda la cosa mi pare tanto assurda, che non riesco nemmeno a immaginare quale potrebbe essere la mia reazione. Penso che come me tanti padri e tante madri delle tante belle diciassettenni che fortunatamente sono nate anche in Italia hanno pensato la stessa cosa e si sono posto questi interrogativi.

Di una cosa però sono certo. Non mi sentirei mai di criminalizzare mia figlia, anche se questa fosse Ruby, anche perché sono convinto – nonostante lo sviluppo del suo fisico – della sua immaturità.

So che lei, a proposito dell'immaturità, non è d'accordo con me e forse ha anche ragione. Fortunatamente, però, in Italia c'è una la legge che la presume tale.

A differenza che per i maggiorenni, infatti, "chiunque compie atti sessuali con un minore di età compresa tra i quattordici e i diciotto anni, in cambio di denaro o di altra utilità economica, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni". Non è né Di Pietro ad averlo detto, né Travaglio ad averlo scritto. Questo è solo l'art.  600 bis del Codice Penale della Repubblica Italia che, salvo lodi, legittimi impedimenti e leggi ad persona, dovrebbe applicarsi nei confronti di tutti coloro che grazie al fatto di essere ricchi e potenti, attentano alla libertà sessuale dei nostri figli.

Una legge che in Italia, però, vale per tutti e non per alcuni e così ritorniamo al punto di partenza.

Dopo la vicenda di Noemi anche con i nuovi gossip su Ruby ritornano d'attualità i possibili rapporti sessuali di Silvio Berlusconi con una minorenne. Ci auguriamo che in questo caso la genuinità delle dichiarazioni della vittima e dei suoi familiari siano più attendibili di quanto non è avvenuto nel passato. Se la minorenne fosse stata realmente consenziente e se non fosse stata pagata perché attratta da Berlusconi, magari perché c'era pure Emilio Fede, non c'è alcun reato. Bisogna avere l'onestà di ammetterlo.

Ecco perché, da poliziotto, mi è dispiaciuto non potere guardare negli occhi quella ragazza per capire se realmente fosse potuta andare a letto con Berlusconi e magari pure con Fede. Se fossi stato il direttore di Repubblica avrei rischiato pure la multa, pur di non mascherare quegli occhi.

Cominciando dagli occhi in questa vicenda si rischia di mascherare anche la verità e così alla fine, anche in questo caso, saremo costretti a dare proprio ragione all'avvocato Ghedini, com'è stato per Noemi e per la D'addario. A parte eventuali reati, che non mancherà certo ai magistrati di Milano di accertare, nella vicenda di Ruby come in quella di Noemi e della D'Addario non è necessario che ci sia per forza un reato per indignarsi.

Sicuramente queste condotte di Berlusconi, se dimostrate, sono immorali.

Pensare di risolvere il tutto con un certificato medico, come ha cercato di fare Famiglia Cristiana, non basta.

Gli italiani – anche molti che l'hanno votato – ormai sono stanchi delle condotte immorali di Berlusconi, anche se fra le molte alcune potrebbero anche non costituire un reato.

Ecco perché c'è da augurarsi che la vicenda di Ruby non serva a mascherare (come qualcuno ha fatto coi suoi occhi) lo scandalo più grave che si nasconde dietro Berlusconi. Lo scandalo di un uomo che dovrebbe essere uguale a chiunque altro di fronte alla legge e non intende nemmeno farsi processare per quello che ha fatto ed è stato accertato, oltre che per quello che può avere fatto a Ruby e deve essere ancora accertato. Per fare questo non è per forza necessario che ci siano dei reati. Le sue condotte di vita sono già sufficienti ed abbondanti da tempo per un serio rinvio a giudizio.

Mi riferisco alle sue condotte che attengono alla morale e all'etica politica. Quelle condotte non rientrano nella cognizione dei giudici penali. I "giudici" della morale sono i cittadini. L'unico requisito perché i cittadini possano liberamente giudicare richiede che siano liberamente informati. Ecco perché in uno stato democratico la libertà di informazione è la prima garanzia di civiltà e rispetto della legge.

Forse se in Italia la stampa e la televisione fossero più libere, molte inchieste, anche a Catanzaro, sarebbe state portate a compimento meglio di come le hanno concluse certi magistrati e sicuramente con molti meno quattrini buttati al vento, solo per poter poi dire che si è speso molto e che magari, a beccare i soldi tolti dalle tasche degli italiani, è stato chi non ha preso nemmeno un centesimo di euro.

Con l'informazione ognuno potrà capire, sapere e scegliere la sua morale.

Per quanto mi riguarda pensando a questa vicenda provo solo un profondo senso di schifo e di vergogna per un uomo di oltre 70 anni che dovesse andare con una minorenne, anche se – come per Ruby – la minorenne avesse 17 anni e fosse bella e sviluppata.

Se io malauguratamente dovessi trovarmi su un treno, seduto accanto a un ultra settantenne che mi raccontasse delle sue avventure con una 17 enne, istintivamente mi alzerei e cambierei di posto.

Se poi i posti in quel vagone fossero esauriti andrei pure a sedermi in prima classe (dove non viaggio mai) e pagherei anche il supplemento, per non stare accanto e non guardare in faccia colui che si fosse vantato di simili gesta.

Per questo è necessaria solo una corretta informazione, senza veli e senza occhi bendati, affinché la gente riesca a trovare la capacità di indignarsi, anche fra le tante persone per bene che in buona fede hanno votato per Berlusconi, solo perché non lo conoscevano fino in fondo.

Il mio auspicio, però, non è solo rivolto agli italiani, per quando ritorneranno a votare.

Sono convinto che, come fra i suoi tanti elettori, vi sono delle persone per bene fra quelli che non solo italiani ma sono parlamentari italiani e che ancora lo sostengono in Parlamento.

Ebbene io mi auguro che anche loro, se credono veramente in quella morale che contrabbandano, anche come cattolici, abbiano la capacità di indignarsi, di alzarsi e di cambiare lo scompartimento del loro treno.

Per farlo gli basta solo un po' di coraggio e un riscatto di dignità.

Visto che sono parlamentari (e ambiscono pure a rimanerlo), su loro treno, grazie al "permanente", non avrebbero nemmeno bisogno di pagare il supplemento per la "prima classe".

Gioacchino Genchi


http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/29/non-basta-coprire-gli-occhi-per-tutelare-i-giovani/74307/

martedì 26 ottobre 2010

Gioacchino Genchi a Caltavuturo (PA), domenica 31 ottobre 2010, alle ore 18:30

Domenica 31 ottobre 2010, alle ore 18:30, a Caltavuturo (PA), nei locali del Museo Civico, parteciperò alla presentazione del libro "Il caso Genchi - Storia di un uomo in balia dello Stato", di Edoardo Montolli, Aliberti Editore.

domenica 24 ottobre 2010

Interessante inchiesta di Salvo Palazzolo di Repubblica sull'agente segreto "James" ...

Dagli aperitivi all'intelligence la doppia vita dell' agente 'James'

PER gli amici dell' aperitivo, all' Acanto Blu, è «James». Come James Bond, lo 007 più famoso del cinema. Rosario Piraino, che la Procura di Palermo accusa di essere il "capitano" della trattativa e il braccio destro dell' enigmatico signor Franco, non ha mai fatto mistero di essere un funzionario della Presidenza del Consiglio. Ovvero, un agente in forza al centro Aisi di Palermo. La nuova filosofia dei Servizi sembra essere ormai: «Riservatezza, ma niente più inutili misteri». Così, lo 007 accusato di essere il depositario di segreti pesantissimi fa apparentemente una vita normale e spesso va anche allo stadio. Ma non per fede rosanero: Piraino è il motore della complessa macchina della sicurezza attorno al Renzo Barbera. Lui, naturalmente, fa il lavoro riservato, cercando di anticipare le mosse degli ultrà violenti. Raccontano che più di una volta un' informazione arrivata al momento giusto da Piraino abbia consentito alla polizia di prevenire liti e scontri fra tifoserie. Raccontano pure che Piraino sia ritenuto uno dei migliori nel campo dell' intelligence sull' eversione e che abbia addirittura inventato un metodo ormai diventato un modello all' interno dei servizi segreti per prevenire gli episodi di violenza negli stadi. Oggi, Rosario Piraino, 53 anni, è forse l' agente meno segreto di tutti gli agenti segreti di Palermo. Nella città dei professionisti che contano è conosciuto anche come il marito di un volto notissimo della Regione Siciliana, Alessandra Russo, dirigente generale del dipartimento Lavoro, una lady di ferro stimata da destra a sinistra. L' avvocato di Rosario Piraino, Nino Caleca, era in Procura ieri mattina. «Possibile - dice - che il misterioso capitano vadaa prendere l' aperitivo nel locale che si trova proprio di fronte casa di Massimo Ciancimino?». Accenna a un sorriso Caleca, fa segno che non può aggiungere altro. Tutte le dichiarazioni sono rinviate a mercoledì prossimo, quando Piraino verrà interrogato in Procura. «Risponderà e chiarirà tutto», taglia corto il legale. Questo è Rosario Piraino oggi. Ma negli anni passati chi era davvero? Massimo Ciancimino non ha avuto dubbi nel riconoscerlo: «È lui che mi ha intimato di non parlare della trattativa e dei rapporti di mio padre con Berlusconi, nel 2006, quando ero ai domiciliari, a Palermo. L' anno scorso, il capitano è venuto fino a Bologna per minacciarmi». Adesso, è accusato dai pm Nino Di Matteo e Paolo Guido di violenza privata, con l' aggravante di aver favorito Cosa nostra. Per quello che se ne sa, Piraino ha iniziato la sua carriera come ufficiale di complemento dei carabinieri. Sarebbe stato anche in servizio all' alto commissariato per la lotta alla mafia. Di certo, nel 1992 era capo dell' agenzia Sisde di Caltanissetta. Il suo nome è nell' agenda di Bruno Contrada, il numero tre dei Servizi che sta scontando una condanna a dieci anni per collusioni mafiose. Ecco l' appunto, alla data del 30 settembre, ore 10,30. «Caltanissetta, dal Procuratore della Repubblica Tinebra, col capo centro Pa (Ruggeri) e capo agenzia Cl (Piraino). Indagini stragi Pa». Quali sono queste indagini svolte da Bruno Contrada su Capaci e via d' Amelio? Ce n' è traccia nella sentenza sulla strage Borsellino, che oggi i magistrati della Procura di Caltanissetta stanno esaminando con cura, perché sarebbe stata frutto di un depistaggio. Contrada portò a Caltanissetta un dettagliato rapporto in cui si accreditava il pentito (oggi ritenuto falso) Vincenzo Scarantino come un mafioso dalle illustri parentele. Una vera patacca, hanno scoperto il procuratore Sergio Lari e i magistrati del suo pool. Quale ruolo ha avuto Rosario Piraino nella stesura di quel rapporto su Scarantino?È una delle tante domande che i magistrati si fanno sull' uomo che Massimo Ciancimino indica come il braccio destro del signor Franco, il regista della trattativa mafia-Stato. Intanto, le indagini sembrano ad una svolta anche a Caltanissetta. Nei giorni scorsi, Ciancimino junior ha confermato il riconoscimento di Lorenzo Narracci, l' agente segreto già chiamato in causa da Spatuzza come presente nel garage dove si caricava l' autobomba per via d' Amelio. Ciancimino sostiene di aver visto Narracci assieme al boss Gaetano Scotto, oggi all' ergastolo per la strage Borsellino. Il testimone colloca le due presenze nel bar di un albergo palermitano, dove suo padre e il signor Franco avevano appena finito un summit. - SALVO PALAZZOLO


Via da Palermo lo 007 indagato la Procura cerca nuovi riscontri

DOPO l'avviso di garanzia notificato dalla Procura, è scattato il trasferimento immediato da Palermo per Rosario Piraino, l'agente segreto accusato di essere il "capitano" della trattativa mafia-Stato e l'autore delle minacce a Massimo Ciancimino. Piraino è adesso in servizio a Roma. Intanto, prepara una lunga autodifesa: l'avvocato Nino Caleca ha già annunciato che il suo cliente intende rispondere alle contestazioni che gli verranno mosse dai sostituti Nino Di Matteo, Paolo Guido e dal procuratore aggiunto Antonio Ingroia. L'avviso di garanzia notificato dalla Dia prevede il reato di violenza privata, che sarebbe stato commesso nei confronti di Massimo Ciancimino. Il reato è aggravato dall'aver favorito l'organizzazione Cosa nostra, perché il "capitano" di cui ha parlato Ciancimino avrebbe intimato di tacere sulla trattativa mafia-Stato e anche sugli investimenti dei boss nelle aziende di Berlusconi. In attesa dell'interrogatorio, le indagini proseguono su Rosario Piraino. A Caltanissetta, dove nel 1992 lo 007 era capo agenzia dell'allora Sisde, lo ricordano ancora al palazzo di giustizia: era molto spesso presente alle udienze del processo Borsellino. Lui diceva, solo per incontrare alcuni amici magistrati. Di certo, il 30 settembre 1992 Piraino accompagnò Bruno Contrada per consegnare un rapporto che accreditava il falso pentito Vincenzo Scarantino. Cosa faceva per davvero Piraino al palazzo di giustizia di Caltanissetta? È quello che adesso si chiedono i magistrati. Un'altra curiosa coincidenza, fra altre amicizie e gli ennesimi sospetti di depistaggi, è quella che colloca Rosario Piraino nell'agriturismo di Piana degli Albanesi di Giorgio Riolo, il cugino dell'omonimo maresciallo del Ros condannato per essere una talpa della mafia. Proprio di quell'agriturismo si occupò anche il processo "Talpe". Ad analizzare le utenze di chi chiamava fu il consulente della Procura, Gioacchino Genchi. Era anche Piraino a telefonare. Per prenotare un weekend, o per fare cosa? Lo stesso interrogativo si posero i pm dell'inchiesta Talpe per le telefonate di altri agenti segreti che frequentavano quell'agriturismo. - SALVO PALAZZOLO

martedì 19 ottobre 2010

Non è un lavoro di appuntati. Chi guidava la macchina del fango? di Claudia Fusani, dall'Unità del 19-10-2010

l''Unità

di Claudia Fusani, 19 ottobre 2010

Campagne giornalistiche mirate, che partono da lontano. E colpiscono persone scomode.

Per il consulente della procura Genchi un errore "enfatizzare" due tasselli di un sistema più vasto.

Non è un lavoro di appuntati

Chi guidava la macchina del fango?

Un sistema di potere che sembra alimentarsi di dossier e presunte inchieste giornalistiche subito strumentalizzate per fini politici. L'ultimo caso coinvolge un finanziere e Panorama. Solo tasselli di un sistema più ampio?

Il destino irrompe sempre quando meno te lo aspetti. A lui la notizia arriva mentre sta scrivendo la memoria difensiva alla procura di Roma che lo ha indagato un paio di anni fa per accesso abusivo a sistemi informatici e acquisizione di tabulati dei parlamentari. Memoria che va aggiornata in corsa perché i sospetti diventano certezze investigative visto che il presunto spione Gioacchino Genchi, vicequestore e consulente di delle procure in varie indagini, è stato invece alla fine soprattutto spiato. E con lui l'ex magistrato Luigi de Magistris, il leader del Movimento Cinque Stelle Beppe Grillo, la famiglia Agnelli, Antonio Di Pietro, il giornalista Marco Travaglio, la escort Patrizia D'Addario. E chissà quanti altri. Un migliaio di accessi in due anni, significa che l'appuntato della Guardia di Finanza Fabio Diana in servizio al comando provinciale di Pavia è andato a frugare almeno tre volte al giorno in cose e faccende in cui non aveva titolo a mettere becco. E ogni volta, suggerisce l'indagine, per andare a riferire l'esito delle sue ricerche a giornalisti. Genchi ricorda perfettamente: "Quando esplose il case de Magistris, a lui hanno tolto le indagini, contro di me si è messa in moto la macchina del fango. Uscirono vari articoli sulla mia vita privata. Uno, in particolare, su Italia Oggi il 31 gennaio 2008 titolava così: "Abbiamo spiato lo spione: tutto su Genchi, donne, soldi e case che furono degli assassini di Falcone". "Insistevano sul fatto che avevo regolarmente acquistato casa a Palermo da un'asta giudiziaria …".

Sarebbe, oggi, dal punto di vista di Genchi, uno di quei giorni in cui togliersi vari sassolini dalle scarpe. Banale. "Tanto – dice – la verità sul mio conto sta già venendo fuori (la Cassazione ha annullato il sequestro del suo super archivio perché gli accessi risultano essere fatti nell'ambito dei singoli procedimenti giudiziari, ndr). Bisogna solo avere pazienza".

Più utile invece provare a ragionare su un paese e una stagione politica che sembrano alimentarsi di dossier. Quattro anni fa ci fu il filone Telecom, Giuliano Tavaroli e Tiger team. Oggi c'è l'inchiesta della procura di Milano che ha coinvolto i vertici de Il Giornale e della Confindustria a suon di minacce e dossier.

Innanzitutto come è possibile che un sottufficiale qualsiasi della Guardia di Finanza possa avere tutto questo potere. Osservazione, secondo Genchi, errata visto che "accedere alle banche dati è nella disponibilità di qualunque operatore addetto ad indagini fiscali che con la sua user id o quella di un collega o di un reparto può accedere ai dati storici dell'Agenzia delle Entrate". Il che significa dichiarazioni dei redditi, bilanci di società, cessioni di immobili, dichiarazioni Iva. Non solo, grazie a un decreto legislativo del 2007, "è possibile accedere anche ai conti correnti di tutte le banche del territorio senza l'autorizzazione del pm". Un potere enorme che forse va rivisto.

Il punto vero è un altro. "Attenzione – suggerisce Genchi – ad enfatizzare il ruolo di questo finanziere e di Amadori (il giornalista di Panorama indagato per concorso in accesso alle banche dati, ndr). E' vero che altre coperture non sono in teoria indispensabili. Ma se ci distacchiamo un po' e osserviamo dall'alto questi anni è chiaro che è in azione da tempo un network di cui sono protagonisti, consapevoli o meno, agenzie fotografiche, siti di gossip e di informazione, settimanali, quotidiani, blog, tutti opportunamente alimentati di notizie e finalizzato al dossieraggio".

Osservare dall'alto significa mettere in fila le attività illecite dell'ufficio relazioni esterne del Sismi di Niccolò Pollari (leggi Pio Pompa, 2006), le prime foto rubate che presero di mira il portavoce di Romano Prodi Silvio Sircana (2007), l'attività ricattatoria del fotografo Fabrizio Corona, il caso Boffo, il caso Marrazzo, certe inchieste giornalistiche nate come tali ma subito utilizzate per fini politici-imprenditoriali (vedi il caso della casa di Montecarlo o le informazioni sulla famiglia Agnelli). In questo network agiscono persone che di mestiere cercano notizie, come i giornalisti, e poi le pubblicano. "E altre – corregge il tiro Genchi – che cercano notizie e le fanno pubblicare secondo tempi e modi che rispondono a una precisa regia per fini politici-imprenditoriali".

L'inchiesta dei pm milanesi Elio Ramondini e Alberto Nobili sembra andare in questa direzione. "Bisogna contestualizzare il momento della pubblicazione" osserva Genchi. Le informazioni acquisite con modi illeciti (gli accessi alle banche dati) sono state usate, cioè pubblicate, in momenti precisi. Le informazioni su Grillo: tutto il giro d'affari dell'antipolitica", lungo e circostanziato jaccuse al comico genovese con dati sulle dichiarazioni dei redditi. Nel febbraio 2009 esce il pezzo "Caso Genchi: quanti schedati" e dopo poche settimane i carabinieri del Ros su mandato della procura di Roma sequestreranno l'archivio "segreto" del consulente informatico con migliaia di dati. Nell'ottobre dello scorso anno il settimanale di casa Mondadori pubblica: "Fisco e patrimoni, ecco quanto dichiarano gli Agnelli" nel bel mezzo di uno scontro tra la Fiat e il governo sugli incentivi alla fabbrica torinese. Su Di Pietro "le inchieste" sono andate avanti un anno, tutti i giorni una prima pagina.

Ma l'inchiesta potrebbe andare oltre e ricostruire i rapporti del giornalista e del finanziere. "I loro referenti – butta là Genchi – eventuali mandanti e fruitori".