domenica 18 ottobre 2009

Agnese Borsellino: ''Paolo temeva spie castello Utveggio''


Agnese Borsellino: ''Paolo temeva spie castello Utveggio''
18 settembre 2009

Palermo. "Stranamente negli ultimi giorni che precedettero via d'Amelio, mio marito mi faceva abbassare la serranda della stanza da letto, perché diceva che ci potevano osservare dal Castello Utveggio". E' un passaggio dell'intervista rilasciata a La Storia Siamo Noi di Rai Educational, da Agnese Borsellino, la moglie del magistrato ucciso assieme agli agenti della scorta nella strage di via D'Amelio. L'intervista andrà in onda domani alle 23.30 su RaiDue. Il castello Utveggio si trova sul monte Pellegrino e domina dall'alto la città di Palermo; secondo alcuni esperti di mafia, tra cui l'ex consulente di diverse Procure Gioacchino Genchi, sarebbe stato un punto di osservazione da parte di apparati dei servizi segreti. La vedova parla della reazione del marito dopo la strage di Capaci in cui fu assassinato l'amico Giovanni Falcone e ricorda gli "angeli", gli agenti di scorta che seguivano Paolo Borsellino. Dopo Capaci, Agnese Borsellino sostiene che le misure di protezione nei riguardi del marito non sono state all'altezza: "Ritengo che mio marito è stato abbandonato al suo destino di morte. Così come lui ha detto. C'erano stati tanti segnali". Riguardo i punti ancora oscuri della strage di via D'Amelio, la vedova Borsellino afferma: "Ho fiducia nel tempo. Non voglio vendetta, voglio sapere la verità, perché è stato ucciso, chi ha voluto la sua morte e perché lo hanno fatto e non voglio nient'altro. Ho tanta pazienza e tanta fiducia. Magari subito no, ma con il tempo la verità si saprà, perché gli italiani come me vogliono sapere perché è stato ucciso un uomo che era il simbolo della bontà".

ANSA

4 commenti:

Jean-Marie Le Ray ha detto...

18 ottobre :)

Queste parole di Agnese Borsellino: "Ritengo che mio marito è stato abbandonato al suo destino di morte" mi hanno ricordato queste altre di Giorgio Napolitano...

Jean-Marie

Anonimo ha detto...

Ciao Gioacchino,
come vedi e come tutti auspicavamo tempo fa, i veri fatti (papello, infiltrazioni SS, deviazioni, connivenze) e il tuo lavoro (ciò che avevi scoperto da subito) vengono fuori e riescono ad essere più forti del tempo e di chi vuol far dimenticare (o distruggere)a tutti i costi.
Ho letto la notizia su Sicilia Informazioni e ho commentato pure lì.
E' stato tutto un fare finta di niente, un ridimensionare il lavoro di chi ha la "vista lunga", la volontà e le capacità di essere incisivo e determinante in questo mondo nebbioso che usa il tempo per nascondere anzichè svelare e ricordare.
Io sono sempre perplesso ma forse hai ragione tu, forse ancora vale la pena sia per se stessi che per i molti che, pur se a distanza di anni, devono sapere e capire in che Italia si è dovuto e purtroppo si deve ancora vivere.
Saluti

Pietro ha detto...

Anche noi vogliamo sapere la verità cara signira Agnese. Piano piano arriverà, sento nell'aria uno strano rumore di manette per qualcuno.

Anonimo ha detto...

"La Repubblica italiana si riconosce nei valori della Massoneria".
Potete trovare la lettera di Napolitano sul sito del GOI.
Se poi certa massoneria è pure deviata...Ecco perché egli non parla.
- Spero che il commento venga pubblicato, sigh -
Grazie comunque del lavoro, Dott. Genchi.