martedì 3 marzo 2009

Dopo Rutelli, Gasparri e Farina, la staffetta del mio linciaggio è ripassata a Cicchitto

Dopo gli attacchi di Rutelli, di Gasparri e di Farina, la staffetta del mio linciaggio è oggi passata oggi all’on. Fabrizio Cicchitto.
Proprio Cicchitto, forse tenendo fede alla sua prima "tessera", spinge la Procura di Roma ad agire contro di me, utilizzando ancora le colonne de “il Velino” (vedi, in basso, il testo dell’agenzia delle 13:21).
Proprio da “il Velino” - vedi caso – sono partiti con significativa coincidenza temporale i primi attacchi nei miei confronti e nei confronti del dr. Luigi de Magistris, con l’agenzia delle 18:29 del 03-10-2007, puntualmente ripresa il giorno successivo da Paolo Pollichieni su “Calabria Ora”, da Guido Ruotolo su "La Stampa" e da Renato Farina su "Libero" .
Proprio nei confronti di ben precisi giornalisti de “il Velino” e di “Calabria Ora” - sulla base di circostanziate dichiarazioni testimoniali e incontrovertibili riscontri documentali - erano stati indirizzati gli accertamenti del Pubblico Ministero de Magistris, poco prima che gli stessi giornalisti montassero la campagna mediatica contro l’indagine e contro chi la stava seguendo.
Quegli articoli – dopo gli interessati tentativi di Mastella - hanno dato il destro al Procuratore Generale facente funzioni di Catanzaro (Dolcino Favi) per avocare l’indagine “Why Not” al dr. Luigi de Magistris e poi revocarmi l’incarico di consulenza.
Proprio quegli articoli (con le falsità sull'acquisizione dei tabulati del Presidente del Senato Marini, dei magistrati Spataro, Gennaro e Saviotti, del Vice Presidente del C.S.M. Mancino, dell’ex Ministro dell’Interno Amato, dell’ex Capo della Polizia De Gennaro e di tanti altri), infatti, sono stati citati (a pretesto) dal dr. Favi nel provvedimento di avocazione dell’indagine al P.M. de Magistris ed in quello di revoca della mia consulenza.
Frattanto Renato Farina (l’agente “Betulla”) è stato radiato dall’ordine dei giornalisti e, come premio per i suoi prodigi, designato dal PDL alla Camera dei Deputati, dove siede dal 29 aprile 2008.
Da membro della Camera, proprio il deputato Renato Farina (mi scuserà, ma mi riesce difficile chiamarlo “Onorevole”), non a caso, oggi mi accusa di essere una “spia” ed ha proposto una commissione di inchiesta contro di me. In poche parole è come il bue che dice cornuto all’asino.
Io ho molto rispetto del Parlamento e ancora di più ne ho del popolo italiano che lo ha eletto.
Però, non posso non convenire con i tanti che la pensano come me che, se non vi fosse stato questo sistema elettorale con le designazioni e le cooptazioni nominative delle segreterie dei partiti, molti dei parlamentari farebbero ben altro nella vita, visto che non sarebbero nemmeno riusciti ad essere eletti negli organi di rappresentanza del condominio dei palazzi dove abitano.
A proposito delle cooptazioni elettorali mi ricordo ancora la meraviglia di mio figlio, quando a scuola ha appreso che Caligola aveva nominato senatore il proprio cavallo Incitatus.
Quando gli ho spiegato il sistema elettorale italiano mio figlio si è finito di meravigliare per Caligola.
A parte l’assurdo di questo sistema elettorale, nella vicenda che mi riguarda molti sono stati costretti a far cadere la maschera e questo mi conforta (più della correttezza del mio operato) sulla fondatezza di quanto avevo accertato, che oggi coincide con la strategia di chi mi attacca.
Non si capisce, infatti, come e perché in tanti hanno paura del mio lavoro, solo perché nei procedimenti del dr. Luigi de Magistris non mi sono occupato dei soliti extracomunitari, di comuni rapinatori e di conclamati killer di mafia.
Per quanti oggi si accaniscono contro di me (per fortuna in pochi, in mala fede e pure molto interessati) io, addirittura, sarei un pericolo per la “sicurezza dello Stato” e per la “democrazia”.
Come ho detto mi difenderò in tutte le sedi istituzionali da queste infondate accuse ad orologeria.
Intanto non posso consentire che continui questo linciaggio morale nei miei confronti ad opera di chi difende e rappresenta solo i biechi interessi dei soggetti nei confronti dei quali erano indirizzati i legittimi accertamenti ordinati da un Pubblico Ministero (il dr. Luigi de Magistris) nella pienezza delle sue funzioni giurisdizionali.
Al dr. Luigi de Magistris sono state scippate le inchieste e sono poi stati trasferiti i magistrati di Salerno che stavano solo cercando di far luce su questa vicenda e su collusioni istituzionali di gravità inaudita (in parte disvelate anche dai miei tabulati, che in molti stanno cercando di nascondere all'attenzione dei magistrati che hanno la competenza funzionale ad utilizzarli).
E tutto questo qualcuno continua a chiamarla “giustizia”। Gli stessi considerano “democrazia” il modo attraverso il quale Farina Renato (alias “Betulla”) è entrato in Parlamento.
Su questi due aspetti mi permetto di avere delle idee diverse e fino a quando mi sarà consentito di esprimerle le manifesterò, come sto facendo.
Si dà pure il caso che, nell’ambito di una significativa attività tecnica di riscontro nell’indagine “Why Not”, mi stavo occupando proprio di Renato Farina prima che mi fosse revocato l’incarico dal dr. Dolcino Favi, per il suo articolo del 04-10-2007, con le strumentali falsità sui tabulati, e per il tentativo di una intervista “tranello” a Romano Prodi del febbraio 2006, che molto chiariva il "metodo Saladino”.
Anche questo è bene che gli italiani vengano a saperlo, dopo tutto quello che è stato detto sul mio conto e sul conto del dr. Luigi de Magistris.
Frattanto Mastella non perde occasione per recitare la parte della vittima. Dopo avere fatto cadere il governo Prodi e dato il via alle elezioni anticipate ed alla vittoria del centro destra, mette all’incasso la cambiale e si candida col PDL per le elezioni europee.
Poco mi importano i cambi di casacca del sen. Mastella e ancora meno le sue candidature.
Se qualcuno vuole la riabilitazione politica di Mastella lo faccia pure, ma se usa la pantomima dell'intercettazione del suo cellulare ha sbagliato numero.
Non posso consentire a Mastella, infatti, di fondare la sua campagna elettorale sul continuo linciaggio della mia persona, ponendosi addirittura come vittima di una persecuzione giudiziaria di una indagine (anche nei suoi confronti) che lui ha fatto di tutto per impedire.
A ben riflettere, forse, ha proprio ragione il sen. Gasparri sul fatto che io e il dr. Luigi de Magistris dovremmo essere immediatamente arrestati, portati in carcere e giudicati da una “CORTE MARZIALE”.
In effetti, in uno Stato in cui i veri colpevoli non possono nemmeno essere processati dai Tribunali ordinari è giusto che vengano carcerati (magari senza processo) coloro che hanno onestamente servito la Giustizia, nello strenuo tentativo di affermare il primato di una Legge “Uguale per tutti”.
Gioacchino Genchi


(Testo dell'agenzia de "il Velino" delle 13:21 di oggi, 03-03-2009)
Roma, 3 mar (Velino) Genchi, Cicchitto: non escludo commissione ma si muova magistratura - “Una commissione di inchiesta parlamentare sulle intercettazioni può essere uno sbocco e non la escludo a priori, mi auguro però che nel frattempo la magistratura - che ha molti più elementi di quanti abbiamo avuto noi come Copasir - si muova”. Lo ha detto al VELINO il capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto, e membro del Copasir, a proposito dell’affaire Genchi.
(chi) 3 mar 2009 13:21

venerdì 27 febbraio 2009

Le interviste del blog beppegrillo.it: Gioacchino Genchi





http://www.beppegrillo.it/2009/02/gioacchino_genc.html#comments

Intervista a Gioacchino Genchi (BLOG di Beppe Grillo, 27-02-2009):

"Io svolgo l'attività di consulente tecnico dell'autorità giudiziaria da oltre vent'anni, lavoro che é nato quasi per caso quando con l'avvento del nuovo codice di procedura penale è stata inserita questa figura del consulente tecnico, come da articoli 359 e 360 che danno al Pubblico Ministero la possibilità di avvalersi di tecnici con qualunque professionalità allorquando debbono compiere delle attività importanti. Mi spiace che Martelli se lo sia dimenticato. Cossiga me lo ha ricordato, proprio il nuovo codice di procedura penale che ha promulgato il presidente Cossiga inserisce questa figura che è una figura moderna, che è nelle giurisdizioni più civili ed avanzate. Mentre prima il Pubblico Ministero era limitato, e doveva per accertamenti particolari avvalersi solo ed esclusivamente della Polizia giudiziaria, il nuovo codice ha previsto queste figure e queste possibilitá.




Per cui per l'accertamento della verità nel processo penale - accertamento della verità significa anche accertamento della veritá a favore dell'indagato o dell'imputato - il Pubblico Ministero non ha limiti nella scelta delle professionalità di cui si deve avvalere. Io ho fatto questa attività all'interno del Dipartimento della Pubblica sicurezza.

Abbiamo svolto importanti attività con Arnaldo La Barbera, con Giovanni Falcone, poi sulle stragi. Quando si è reso necessario realizzare un contributo esterno per il Pubblico Ministero, contributo che fosse scevro da influenze del potere esecutivo, mi riferisco a indagini su colletti bianchi, magistrati, su eccellenti personalità della politica, il Pubblico Ministero ha preferito evitare che organi della politica e del potere esecutivo potessero incidere in quelle che erano le scelte della pubblica amministrazione presso la quale i vari soggetti operavano.
Nel fare questo ho fatto una scelta deontologica, di fare un passo indietro, cioè di rinunciare alla carriera, rinunciare allo stipendio, per dedicare tutto il mio lavoro al servizio della magistratura. Questa scelta, anziché essere apprezzata, é stata utilizzata dai miei detrattori che fino a ieri (giovedí 26 febbraio, ndr) mi hanno attaccato in parlamento, al contrario.

Il ministro Brunetta ha riferito e non poteva non riferire che la concessione dell'aspettativa non retribuita che io avevo chiesto era perfettamente regolare, è stata vagliata da vari organi dello Stato, dal Ministero dell'Interno, dal Ministero della Funzione pubblica e dalla presidenza del Consiglio dei Ministri che l´ha concessa, persino la Presidenza del Consiglio dei ministri di Berlusconi che mi ha attaccato in maniera così violenta e così assurda dicendo delle fandonie che hanno fatto ridere gli italiani perché tutto questo can can che si muove nei miei confronti, questo pericolo nazionale, cioè una persona che da vent'anni lavora con i giudici e i Pubblici Ministeri nei processi di mafia, di stragi, di omicidi, di mafia e politica più importanti che si sono celebrati in Italia, rappresenta un pericolo.

Forse un pericolo sicuramente per loro! Per tutti quelli che mi hanno attaccato. Perché poi la cosa simpatica (io per ora sto zitto, perché é chiaro che non posso parlare, sono legato al segreto) ma mi scompiscio dalle risate perché tutti i signori giornalisti che mi hanno attaccato, da Farina a Luca Fazzo a Lionello Mancini del Sole 24 ore, al giornalista della Stampa Ruotolo, sono i soggetti protagonisti delle vicende di cui mi stavo occupando. Questo è l'assurdo!

Gli stessi politici che mi stanno attaccando, sono gli stessi protagonisti di cui mi stavo occupando. Da Rutelli a Martelli, Martelli che ho conosciuto ai tempi di Falcone. Parliamo di persone che comunque sono entrate nell'ottica della mia attività. Martelli quando i computer di Falcone furono manomessi, Rutelli perché era amico di Saladino ed usciva dalle intercettazioni di Saladino, Mastella per le evidenze che tutti sappiamo e così via, poi dirò quelli che ieri (giovedí 26 febbraio, ndr) hanno parlato alla Camera al question time, quel giornalista che gli ha fatto il comunicato, cose da ridere! Tra l'altro questi non hanno nemmeno la decenza di far apparire un'altra persona.

No, compaiono loro in prima persona! Sapendo che loro entravano a pieno titolo nell'indagine. Questo è assurdo. Io continuo a ridere sinceramente perché il popolo italiano che vede questo grande intercettatore, che avrebbe intercettato tutti gli italiani, ma per che cosa andavo ad intercettare gli italiani? Per sentire dire che non riescono ad arrivare alla fine del mese? Per sentir dire che i figli hanno perso il posto di lavoro o che sono disoccupati? Che c'è una crisi economica? Perché li devo andare ad intercettare gli italiani? Ma quali sono questi italiani che hanno paura di Gioacchino Genchi?

Quelli che hanno paura di Gioacchino Genchi sono quelli che hanno la coscienza sporca, e quelli che hanno la coscienza sporca sono quelli che mi hanno attaccato. E con questo attacco hanno finito per confermare i sospetti che io avevo su di loro. Anzi, più di quelli di cui io stesso mi ero accorto, perché devo essere sincero, probabilmente io avevo sottovalutato il ruolo di Rutelli nell'inchiesta Why not.

Rutelli ha dimostrato probabilmente di avere il carbone bagnato e per questo si è comportato come si è comportato. Quando ci sarà la resa della verità chiariremo quali erano i rapporti di Rutelli con Saladino, quali erano i rapporti del senatore Mastella, il ruolo del figlio del senatore Mastella, chi utilizzava i telefoni della Camera dei Deputati... chiariremo tutte le cose, dalla prima sino all'ultima. Questa è un'ulteriore scusa perché loro dovevano abolire le intercettazioni, dovevano togliere ai magistrati la possibilità di svolgere delle intercettazioni considerati i risultati che c'erano stati, Vallettopoli, Saccà, la Rai eccetera, la procura di Roma immediatamente archivia senza problemi però apre il procedimento nei confronti del dottor Genchi su cui non ha nessuna competenza a indagare, perché la procura di Roma c'entra come i cavoli a merenda in questa vicenda. C'entra perché l'ex procuratore generale di Catanzaro ormai fortunatamente ex, ha utilizzato questi tabulati come la foglia di fico per coprire tutte le sue malefatte e poi le ha utilizzate come paracadute per non lasciarle a Catanzaro, dove probabilmente il nuovo procuratore generale avrebbe immediatamente mandato a Salerno.
Perché in quei tabulati c'è la prova della loro responsabilità penale. Non della mia. Quindi, non li manda a Salerno che era competente, non li manda al procuratore della Repubblica di Catanzaro che avrebbe potuto conoscere di quei tabulati e di quello che c'era, non li manda al procuratore della Repubblica di Palermo dove io ho svolto tutta la mia attività, li manda a Roma che non c'entra niente.

Quindi si va a paracadutare con questi questi tabulati e sbaglia pure l'atterraggio perché va in una procura che non ci azzecca nulla. Perché tra l'altro in quei tabulati c'erano delle acquisizioni che riguardavano magistrati della procura della Repubblica di Roma! Su cui stavamo indagando. Quindi adesso la Procura della Repubbblica di Roma indaga su di me e sui magistrati della Procura della Repubblica di Roma. Si è ripetuto lo scenario che si era ripetuto tra Salerno e Catanzaro e si è ripetuto lo scenario che era già accaduto tra Milano e Brescia all'epoca delle indagini su Di Pietro. Con la sola differenza che all'epoca si chiamava Gico l'organo che fece quelle attività, adesso si chiama Ros, ma sostanzialmente non è cambiato nulla.

In ultima analisi dico che io sono comunque fiducioso nella giustizia. Hanno cercato di mettermi tutti contro, hanno cercato di dire ad esempio, nel momento in cui c'era un rapporto di collaborazione con la procura di Milano anche fra de Magistris e la procura di Milano, un'amicizia personale fra de Magistris e Spataro, che siano stati acquisiti i tabulati di Spataro. Assurdo! Non è mai esistita un'ipotesi del genere. Nemmeno per idea! Come si fa a togliere a de Magistris l'appoggio della magistratura associata? Diciamo che ha preso i tabulati di Spataro. Come si fa a mettere il Csm contro de Magistris? Diciamo che ha preso i tabulati di Mancino.

Adesso i Ros dicono che nei tabulati che io ho preso ci sono, non so quante utenze del Consiglio superiore della magistratura. Non abbiamo acquisito tabulati del Consiglio Superiore della Magistratura, sono i signori magistrati di cui abbiamo acquisito i tabulati, e quelli sì, li abbiamo acquisiti di alcuni magistrati tra cui alcuni della procura nazionale antimafia ben precisi, due, solo due, che hanno contatti col Consiglio Superiore della Magistratura.

Ha inquisito il Quirinale! Ma quando mai? Se però qualcuno dal Quirinale ha chiamato o è stato chiamato dai soggetti di cui ci siamo occupati validamente, bisogna vedere chi dal Quirinale ha avuto contatti con queste persone, ma io non ho acquisito i tabulati del Quirinale. A parte che se fosse stato fatto, sarebbe stata attività assolutamente legittima perché, sia chiaro, le indagini in Italia non si possono fare solo nei confronti dei tossici e magari che siano pure extracomunitari, oppure quelli che sbarcano a Lampedusa nei confronti dei quali è possibile fare di tutto, compresa la creazione dei lager.

La legge è uguale per tutti. Tutti siamo sottoposti alla legge! Perché sia chiaro. Questo lo devono capire. Nel momento in cui a questi signori li si osa solo sfiorare da lontano, pure con una piuma, questi signori si ribellano e distruggono lutte le persone che hanno solo il coraggio di fare il proprio lavoro.
Gli italiani questo l'hanno capito. E hanno capito che questo dottor Genchi di cui hanno detto le cose peggiori di questo mondo... e io adesso pubblicherò tutti i miei lavori, dal primo sino all'ultimo, pubblicherò tutte le sentenze della Corte di Cassazione, delle Corti d'Appello, delle Corti di Assise, dei tribunali che hanno inflitto centinaia e centinaia e centinaia di anni di carcere col mio lavoro.
Ma le sentenze di cui io sono più orgoglioso non sono le sentenze di condanna, ma sono le sentenze di assoluzione! Sono quelle persone ingiustamente accusate per i lavori sbagliati, anche fatti dal Ros, che sono state assolte grazie al mio lavoro e che rischiavano l'ergastolo! E che erano in carcere. Persone arrestate perché avevano pure sbagliato l'intestatario di una scheda telefonica. E adesso questi stessi signori vengono ad accusare me di avere fatto lo stesso lavoro che loro... ma non esiste completamente!
Tutte queste fandonie e tutta una serie di stupidaggini messe insieme che sono state superfetate persino in un organismo che è il Copasir! Che si deve occupare dei servizi della vigilanza sulla sicurezza, non sui consulenti e sui magistrati che svolgono l´attività sui servizi di sicurezza! Noi abbiamo trovato delle collusioni di appartenenti ai servizi di sicurezza, con delle imprese che lavorano per i servizi di sicurezza, che lavorano nel campo delle intercettazioni, che costruiscono caserme con appalti dati a trattativa privata per milioni di euro, noi stavamo lavorando su quello! Stavamo lavorando su quello e ci hanno bloccato perché ci avevano le mani in pasta tutti loro! Questa è la verità.

Questa è la verità e adesso mi hanno pure dato l'opportunità di dirla perché essendo indagato io non sono più legato al segreto perché mi devo difendere! Mi devo difendere con una procura che non ci azzecca nulla con la competenza, la procura di Roma, mi difenderò alla procura di Roma.

Però sicuramente la verità verrà a galla! E non ci vogliono né archivi né dati perché sono tre o quattro cose molto semplici. Le intercettazioni di Saladino utili saranno una decina, quando fu intercettato prima che de Magistris iniziasse le indagini, ma sono chiarissime! E l'attacco che viene fatto nei miei confronti parte esattamente dagli stessi soggetti che io avevo identificato la sera del diciannove luglio del 1992 dopo la strage di via D'Amelio, mentre vedevo ancora il cadavere di Paolo Borsellino che bruciava e la povera Emanuela Loi che cadeva a pezzi dalle mura di via D'Amelio numero diciannove dov'è scoppiata la bomba, le stesse persone, gli stessi soggetti, la stessa vicenda che io trovai allora la trovo adesso!
Ancora nessuno ha detto che io sono folle. Anzi, sarò pericoloso, terribile ma che sono folle non l'ha detto nessuno. Bene allora quello che io dico non è la parola di un folle perché io dimostrerò tutte queste cose. E questa è l'occasione perché ci sia una resa dei conti in Italia. A cominciare dalle stragi di via D'Amelio e dalla strage di Capaci. Perché queste collusioni fra apparati dello Stato, servizi segreti, gente del malaffare e gente della politica, è bene che gli italiani comincino a sapere cosa è stata."

Gioacchino Genchi accusa, sul blog di Beppe Grillo

Cari amici,
vi ringrazio tutti per la grande solidarietà che mi avete dato in questi giorni.
Sono molto impegnato nel mio lavoro per rispondere a tutti, come vorrei.
Avete già capito che i cialtroni che mi stanno attaccando hanno la coda di paglia.
Avete pure capito perché lo fanno e perché hanno paura di me e del mio lavoro, a fianco di magistrati onesti e indipendenti, che non perseguono altri scopi che la ricerca della Verità e l’affermazione della Legge.
Hanno fatto passare il mio lavoro come un pericolo per la democrazia e per la sicurezza dello Stato, solo per contrabbandare il golpe giudiziario con il quale hanno bloccato le indagini di Catanzaro, prima al dr. Luigi de Magistris e, poi, ai magistrati di Salerno.
Presto vi darò contezza di tutto.
Intanto vi rinvio all’ultima intervista pubblicata sul blog di Beppe Grillo:

“Gioacchino Genchi accusa”
http://www.beppegrillo.it/2009/02/gioacchino_genc.html#comments

venerdì 13 febbraio 2009

Così continuano a prendere in giro gli italiani!

Il "caso Genchi" ... continuano le mistificazioni ...
Perché non dicono cosa c’è in quei tabulati e le ragioni per cui sono stati legittimamente acquisiti? Perché, anziché agitare a casaccio numeri e nomi di mere risultanze indirette di quelle acquisizioni, non fanno riferimento ai nomi (veri) dei soggetti coinvolti in quelle indagini (bloccate) ed ai fatti accertati?
Io ho agito eseguendo disposizioni e direttive (legittime) sempre e solo da Pubblici Ministeri e Giudici della Repubblica italiana, nella pienezza delle loro funzioni giurisdizionali.
Ogni numero, ogni lettera ed ogni virgola del mio lavoro è stata acquisita all’indagine di Catanzaro – come in ogni altro processo - affinché fosse sottoposta al vaglio dei Giudici (terzi) e delle parti.
Con l’avocazione del procedimento al dr. Luigi de Magistris, con la revoca dell’incarico di consulenza tecnica e con il successivo trasferimento dei magistrati di Salerno (coi quali stavo collaborando nel tentativo di far luce su questa vicenda) hanno voluto in tutti i modi impedire che dei Giudici terzi potessero accertare la Verità, con riguardo a condotte e fatti gravissimi, che vedevano coinvolti uomini delle Istituzioni.
Tutto quanto è accaduto e quanto sta accadendo – anche contro di me – serve solo ad impedire che si faccia Giustizia.
La Procura della Repubblica di Roma, che ha anticipato ed ha confermato alla stampa la mia iscrizione nel registro degli indagati, ha segretato la mia iscrizione al Registro degli indagati quando mi sono permesso di chiederne conferma, per il tramite del mio difensore (l’avv. Fabio Repici, del Foro di Messina).
Tutti hanno da tempo immemorabile notizia e copia del fantomatico rapporto dei ROS.
Diversi giornali ne hanno riportato ampi stralci.
Panorama – da sempre bene informato sull’attività dei Carabinieri di Catanzaro - ha pure pubblicato nell’ultimo numero che è in edicola la riproduzione grafica di alcune pagine del rapporto.
Ho quindi chiesto copia del “rapporto del ROS” per difendermi da quelle accuse così tanto strumentali e fino ad oggi mi è stato opposto il segreto.
Non vi pare che si tratti del segreto di Pulcinella?
E’ ormai chiaro che, colpito il dr. Luigi de Magistris ed i magistrati di Salerno, io sono il testimone scomodo ed il capro espiatorio di questa vicenda.
Siamo in presenza della più grande mistificazione mediatica e giudiziaria della storia della Repubblica.

In questo momento mi sento come un vaso di coccio fra tanti vasi di ferro.
A differenza di don Abbondio – però - io non ho affatto paura dei “bravi”.
La mia coscienza di uomo libero ed indipendente, l’onestà del mio operato e la solidarietà di tanta – numerosissima - gente per bene, mi danno la forza per continuare a dare il mio contributo in tutte le sedi istituzionali, per l’affermazione della Verità.
Ho giurato fedeltà alla Repubblica ed alla sua Costituzione.
Obbedisco alle sue leggi e non mi arrenderò fino a quando sarò consapevole dell'esistenza di uno Stato di Diritto.
Quando, da uomo dello Stato, avrò ultimato di dare il mio contributo ai magistrati di Salerno e di Catanzaro – che sono gli unici competenti ad occuparsi di queste indagini - chiederò di essere ricevuto dal Capo dello Stato, se mai dovesse accordarmi questa opportunità.
In tutto questo poco c’entra la politica. E’ proprio il Capo dello Stato – nella qualità di Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura – che deve sapere quanto io non posso riferire ad alcuno, se non in sede giudiziaria e che non ho detto alla stampa.
Quanto emerso dalle indagini di Catanzaro non ha alcuna attinenza col “segreto di Stato”. Si tratta di biechi affarismi, di chi si è preso gioco dello Stato per i propri tornaconti. Né più, né meno di quanto è accaduto a Milano, a Napoli e di quanto accade in ogni parte d’Italia, come ha finito di denunciare giorni fa il Procuratore Generale della Corte dei Conti.
Per quello che è stato il mio lavoro – a servizio di magistrati onesti e coraggiosi – hanno tentato e stanno tentando di mettermi tutti contro. Da Armando Spataro a Gianni De Gennaro, da Amato a Marini, e tutta una sequela di persone per bene. Su tutti il Generale Nicolò Pollari, entrato nell’indagine di Catanzaro più o meno come Ponzio Pilato è citato nel Credo.
Adesso ci hanno provato pure con il Procuratore Nazionale Piero Grasso, senza sapere (e nascondendo all’Italia), che la parte più importante dell’indagine di De Magistris - proprio prima che gli fosse avocato il procedimento “Why Not” - aveva preso le mosse da una sua vibrata denuncia, per fatti di inaudita gravità, che riguardano ben precisi magistrati calabresi, sui quali l’Ufficio del Pubblico Ministero di Catanzaro aveva competenza ad indagare.
Di questo è testimone l’ex Procuratore Capo di Catanzaro, Mariano Lombardi che, essendo il più debole ed il meno protetto, è stato il primo a pagare il conto.
Per adesso non posso aggiungere altro.
Confermo la mia intenzione di rendere pubbliche le mie difese, ove il Procuratore della Repubblica di Roma non dovesse accogliere la eccezione di assoluta incompetenza funzionale e per territorio, che il mio difensore ha opposto con una articolata memoria.

Gioacchino Genchi

lunedì 9 febbraio 2009

Giudicatemi dal mio operato e non dalle mistificazioni dei miei interessati detrattori

In questo momento in cui molti parlano di me e del mio lavoro, anche con cattiveria ed a sproposito, ritengo opportuno riportare nel mio blog la motivazione integrale della sentenza n. 6/2008 della Corte d’Assise di Catanzaro per i cruenti omicidi di Salvatore Blasco (consumato a Cutro il 22-03-2004) e di Antonio Dragone (consumato a Cutro il 10-05-2004).
In quel procedimento penale ho svolto un’articolata consulenza tecnica per conto della Procura Distrettuale Antimafia di Catanzaro, egregiamente valorizzata dal Pubblico Ministero nella sua requisitoria e dalla Corte d’Assise di Catanzaro nella motivazione della sentenza emessa nel giudizio di primo grado.
A parte le cattiverie e le mistificazioni di ben individuati soggetti appartenenti ad un reparto del ROS di Roma e di ben precisi magistrati (indagati dalla Procura della Repubblica di Salerno anche per gravi reati in mio danno), gradirei essere conosciuto e considerato dai tanti italiani onesti che mi sono vicini per il mio operato.
La lettura di questa sentenza aiuterà a comprendere anche agli scettici in cosa consiste il mio lavoro.
A parte il risultato processuale a cui ho dato il mio modesto contributo, mi rimane l’amarezza di una Giustizia che non ha avuto lo stesso corso allorquando si sono incrociati potentati, toghe e “colletti bianchi”.
Oggi pago anche per questo: per la mia coerenza, per la mia ostinata determinazione e per la mia indipendenza nel credere e nell’affermare, nel mio modesto ruolo, i principi di una Giustizia Uguale per Tutti.
Non mi arrenderò alle prepotenze ed ai tentativi di chi vuole imbavagliarmi.
Lo debbo alla mia coscienza, all’onore del mio nome ed ai tanti che - anche col mio contributo - stanno espiando in carcere le conseguenze dei loro errori.
Mi difenderò in tutte le sedi giudiziarie ed istituzionali contro chi ha ordito, per fini ignobili, una delle più gravi mistificazioni mediatiche, politiche e giudiziarie della storia della Repubblica.
Ho dato incarico all’avv. Fabio Repici del Foro di Messina di difendermi presso la Procura della Repubblica di Roma.
Renderò pubbliche tutte le mie difese, dalle inique accuse che mi sono state rivolte.
Ho intanto lasciato ogni carica nel sindacato di Polizia e ho rinunciato all’aspettativa sindacale.
Nella condizione di indagato, pur nella consapevolezza di essere vittima di un complotto, non voglio farmi scudo di coperture, immunità e privilegi di casta.
Chi come me ha svolto indagini da più di venti anni, in tutte le direzioni - ma sempre con correttezza –non ha timore di essere a sua volta indagato, solo per avere fatto correttamente il proprio dovere e non essersi lasciato intimorire dalle intimidazioni dei potenti.
Ho sempre tenuto distinto il mio ruolo di consulente dell’Autorità Giudiziaria dalla mia funzione e dai miei incarichi nella Polizia di Stato e nel Sindacato di polizia a cui appartengo.
Non voglio quindi coinvolgere il mio Sindacato e la mia Amministrazione in fatti e condotte che mi riguardano solo come consulente dell’Autorità Giudiziaria e che, come tali, mi impongono di difendermi - come ho iniziato a fare con forza e determinazione - in tutte le sedi mediatiche, giudiziarie e istituzionali.
Ognuno di noi ha la sua storia. Ognuno di noi è la sua storia!
Giunto al traguardo dei 50 anni non posso lasciare ai miei figli ed ai miei tanti amici l’immagine che dei biechi mestatori mi hanno voluto attribuire.
Questa sentenza, ultima di una lunga serie di collaborazioni giudiziarie – qualunque sarà l’esito del giudizio d’appello - è già un modesto contributo di chiarezza sull’onesta del mio lavoro e sulla correttezza del mio operato.
Con questi sentimenti vi invito alla lettura della sentenza, che potrete scaricare dal seguente link: http://tinyurl.com/c4gjdk
Gioacchino Genchi

venerdì 6 febbraio 2009

Grazie a Monica Centofante!

Genchi su Annozero: i numeri della bufala

di Monica Centofante – 6 febbraio 2009
http://www.antimafiaduemila.it/
Diamo i numeri. 3 milioni, 4 milioni, 7 milioni? No 752. Sono 752 i tabulati acquisiti, su mandato della procura, da Gioacchino Genchi nell’ambito della complessa inchiesta Why Not. Il che significa, una volta di più, che il fantasmagorico archivio segreto che conterrebbe i dati personali di un decimo degli italiani e di fronte al quale più o meno tutti dovremmo sentirci privati della nostra libertà personale è in realtà una colossale balla.
Niente di nuovo, ma almeno per una volta la notizia è passata in televisione senza commenti o censure, dalla viva voce di Gioacchino Genchi, il consulente delle procure – che è anche perito delle difese – che nel corso della trasmissione “Annozero” ha potuto finalmente spiegare: far lievitare i numeri è facile, “è come contare quanti passeggeri prendono la metropolitana in una settimana senza considerare che, ogni giorno, una buona fetta di persone è sempre la stessa”. Insomma, le cifre relative ai tabulati sono elevate perché si riferiscono ai contatti che ogni utenza può avere in un determinato lasso di tempo, il che non significa che siano stati acquisiti i contatti di tanti soggetti, ma tanti contatti degli stessi soggetti. O delle diverse utenze in uso a quegli stessi soggetti, perché è più volte capitato che un solo indagato avesse più numeri cellulari, o che inserisse una stessa sim in cellulari diversi. Nessuna cospirazione, quindi, soltanto una normale procedura che il consulente nonché vicequestore della Polizia in aspettativa utilizza dai tempi di Falcone in poi, con notevoli risultati in termini giudiziari tanto da essere considerato uno dei massimi esperti del settore.
I suoi accertamenti, infatti, si sono rivelati estremamente preziosi per decine di inquirenti che, come normalmente avviene perché previsto dalla legge (meglio ribadirlo visto che fino a ieri non lo aveva ben capito neppure l’ex ministro della Giustizia Claudio Martelli), si avvalgono di consulenti tecnici privati quando non hanno competenza in una determinata materia: nel caso specifico l’informatica e la telefonia (niente a che vedere con le intercettazioni ovviamente, che Genchi non ha mai ha fatto). Una collaborazione grazie alla quale si sono risolti processi di mafia, ‘Ndrangheta, Camorra, omicidio, rapina, strage per cui le sole intercettazioni non sarebbero state sufficienti. Perché anche le intercettazioni, è chiaro, vanno lette e capite e soprattutto contestualizzate. E allora ecco che sapere l’ora e il luogo in cui sono avvenute, cosa è accaduto prima e cosa è accaduto dopo diventa fondamentale per trasformare una conversazione insignificante in una prova schiacciante. Genchi (e altri come lui) lo ha fatto centinaia di volte, non solo per il Dott. De Magistris è chiaro, ma per molti altri magistrati. Contribuendo a consegnare alla Giustizia decine di assassini.Ma allora cosa c’è di diverso oggi? I nomi. Sono i nomi degli intestatari di quelle utenze che sono diversi e che dopo la gogna mediatica gli hanno fatto guadagnare una bella iscrizione nel registro degli indagati della Procura di Roma. Le ipotesi di reato contestate: abuso d’ufficio e violazione della legge sulla privacy; alle quali occorre aggiungere le accuse mosse dal Copasir che solennemente ha sentenziato: “Genchi ha violato il segreto di Stato”.
Tra i principali accusatori il Ros di Roma, che ipotizza una serie di illeciti che avrebbe compiuto il consulente, il quale avrebbe avuto accesso “ad una diversa banca dati” rispetto a “quella disponibile presso le concessionarie di telefonia”.
Peccato che nelle carte dei giudici di Salerno Apicella, Nuzzi e Verasani, più precisamente nel discusso decreto di sequestro probatorio che è sfociato nelle perquisizioni dello scorso 2 dicembre, la verità, anche in questo caso, risulta capovolta. Perché, si legge in quel documento, in seguito all’”illegale” avocazione del procedimento Why Not operata dal Dott. Dolcino Favi (nel 2007 ndr.) e all’altrettanto immotivata revoca dell’incarico di consulenza a Gioacchino Genchi, lo stesso Favi conferiva la stessa attività tecnica oggetto dell’incarico consulenziale revocato proprio ai Carabinieri del Ros di Roma e agiva “in violazione delle disposizioni procedurali sulla competenza, in particolare dell’art. 11 c.p.p. relativo ai procedimenti riguardanti i magistrati, e di quelle disciplinanti l’iscrizione nel registro degli indagati e le garanzie difensive del soggetto che assume la qualità di persona sottoposta ad indagini”. Il Favi quindi delegava i Carabinieri del Ros a svolgere accertamenti tecnici sulle attività di acquisizione dei dati di traffico telefonico svolte nell’ambito del procedimento Why Not “sulla base di asserite pseudo-notizie di reato a carico del consulente d’ufficio dr. Genchi non riscontrate né riscontrabili, in assenza di formali ed autonomi provvedimenti di iscrizione”. “Nonché sulle attività tecniche di rilevazione, esame ed elaborazione analitico-relazionale dei dati medesimi e su tutte le operazioni tecniche demandate … al consulente del Pubblico Ministero”. “Le verifiche delegate al Ros di Roma – prosegue il documento – venivano espletate con l’impiego di strumenti di analisi … mediante attività, in loco, di ispezione, osservazione, rilevazione, analisi ed elaborazione di dati tecnici acquisiti presso lo studio del consulente, senza l’osservanza di alcuna minima garanzia difensiva di tutela del predetto”, accusato di gravi illegittimità che, secondo l’analisi dei giudici, non avrebbe commesso.
Emerge dunque, concludono i magistrati , “come nell’ambito di un procedimento illegalmente avocato s’innesti su un’indagine tecnica … una serie di accertamenti tecnici sulle attività esperite dal consulente del medesimo procedimento e dallo stesso magistrato”, “senza alcuna osservanza dei meccanismi normativi obbligatori”.
Quel documento, lo ricordiamo ancora una volta, è stato giudicato perfettamente legittimo dall’unico organo preposto per legge a definirne o meno la correttezza: il tribunale del Riesame di Salerno. Il quale nelle motivazioni depositate lo scorso 30 gennaio scrive che il documento è “logico, preciso, analitico”, “immune da vizi di motivazione”, in linea con il Codice e la “giurisprudenza della Cassazione”, necessario “per l’accertamento dei fatti”.
Ma se tutto è così legittimo, se lo è chiesto Santoro nel corso della trasmissione di ieri, perché tutti questi attacchi e sanzioni disciplinari?
La risposta di Genchi è secca: “Perché abbiamo toccato i fili dell’alta tensione: è saltato De Magistris, poi avocata l’indagine, poi rimosso il consulente”.
E fino ad ora le carte danno ragione a lui.


Grazie a Monica Centofante! Grazie alla redazione di Antimafiaduemila!
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Gioacchino Genchi

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mercoledì 4 febbraio 2009

Giovedì 05-02-2009, alle ore 21:00, sarò ad ANNOZERO, su RAI DUE

Giovedì 05-02-2009 alle ore 21:00 sarò ad Annozero, su RAI DUE, anche per fare chiarezza sulle mistificazioni agitate sul mio conto da chi ha paura della Verità sulle indagini di Catanzaro.
Qualcuno cerca di abbacinare il popolo italiano, agitando una bufala mediatica di propozioni colossali.
Se con le idiozie che vengono dette sul mio conto si fosse potuta gonfiare una mongolfiera, questa avrebbe già raggiunto il pianeta Marte!
Gioacchino Genchi

venerdì 30 gennaio 2009

Solidarietà di Enzo Fragalà, avvocato ed ex parlamentare ... non a caso!

Ritengo doveroso, fra i tanti, riportare il messaggio di solidarietà che, dopo quello - commovente - degli avvocati Enzo Trantino ed Enrico Trantino (già difensori del Sen. Marcello Dell'Utri), mi ha inviato l'avv. Enzo Fragalà, già deputato e Componente della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati.
Con l'avv. Fragalà, da più di 20 anni, ci siamo incontrati e scontrati nelle aule di Giustizia, in un'infinità di processi di mafia, di omicidio, di rapine, di stupefacenti, di pedofilia e di pubblica amministrazione, anche nei confronti di "colletti bianchi".
Nel rispetto assoluto della diversità dei ruoli e delle conclusioni processuali, ognuno ha fatto il proprio dovere a servizio della Giustizia.
Il suo messaggio si unisce a quello dei tanti avvocati che mi scivono da tutt'Italia, che saluto e che ringrazio.
Gioacchino Genchi

A Gioacchino Genchi
Desidero intervenire, come avvocato del foro palermitano, nonchè componente della Commissione Giustizia della Camera per tre legislature, per testimoniare l'eccezionale contributo di correttezza e trasparenza che ha sempre nutrito l'attività di consulente e di perito d'ufficio di Gioacchino Genchi al solo fine dell'accertamento della verità dei fatti, prima storica e poi processuale.
E che quanto affermo sia noto a tutti, ma soprattutto agli interessati detrattori di Gioacchino Genchi, è evidente per il fatto che nessuna contestazione gli viene rivolta su una consulenza o su un fatto specifico, bensì ai suoi danni si contestano due circostanze assolutamente inesistenti e false.
La prima è che si parla dell'attività di Genchi a proposito delle intercettazioni, quando è da tutti risaputo che Genchi non ha mai fatto in vita sua una intercettazione o una attività connessa alle intercettazioni.
La seconda circostanza altrettanto falsa, che Genchi ama definire "la grande bufala", è che esista "un archivio Genchi", cioè una banca dati riguardante o le intercettazioni o le acquisizioni dei tabulati telefonici.
Tutti sanno, invece, che Genchi si occupa esclusivamente di consulenze, solo d'uffiio cioè per P.M. e Giudici, purtroppo mai per le parti private sia esse parti civili o difensori degli imputati, e al solo scopo di verificare, attraverso lo studio dei tabulati telefonici eventuali contatti, rapporti e luoghi da cui i protagonisti del processo hanno attivato interconnessioni di telefonia mobile.
Ma la mia testimonianza si aggiunge a quella di tanti ed altri difensori che hanno constatato che l'accertamento peritale d'ufficio effettuato da Genchi ha, numerose volte, impedito un errore giudiziario a danno degli imputati ed altre volte ha consentito l'individuazione dei veri responsabili di un delitto che, altrimenti, sarebbe rimasto impunito.
Ma la vera contestazione a Genchi, mi pare sia essere solo quella che il perito è considerato eccessivamente bravo e i risulati delle sue perizie contrastano tante volte con tesi precostituite o correggono errori plateali delle indagini.
Per questo spero, da difensore della parte privata, che Genchi prima o poi si stufi di tanti gratuiti ed ipocriti attacchi e decida di fare il consulente finalmente della difesa!
Enzo Fragalà

mercoledì 28 gennaio 2009

Grazie Presidente Cossiga! ... Ma ci vogliono 80 anni per essere saggi in Italia?

Presidente Cossiga,

Lei mi conosce dal 1992, quando il Prefetto Vincenzo Parisi - Capo della Polizia - ci ha presentato, in una circostanza tragica per la storia del nostro Paese.

Ho apprezzato la lucidità del Suo ricordo e le considerazioni che mi ha voluto esternare nella Sua telefonata di questa mattina.

Ero sicuro che prima o dopo sarebbe intervenuto in questa vicenda, che mi vede involontario protagonista.

Spero - anche col Suo autorevole contributo - che gli uomini delle Istituzioni e della politica sappiano riflettere su questa mostruosa mistificazione.

Lei sa bene che io - nella modestia delle mie funzioni - sono stato sempre e soltanto dalla parte dello Stato e non sono mai venuto meno al giuramento di fedeltà alla Costituzione ed alle sue Leggi.

Ho operato solo al servizio di valenti magistrati - Giudici e Pubblici Ministeri - nell'esclusivo fine di ricerca della Verità e di affermazione dei principi di Giustizia, anche nei confronti di chi è stato ingiustamente accusato di delitti che non aveva commesso.

Commosso Le rinnovo il mio grazie e La saluto, con i migliori sentimenti.

Gioacchino Genchi

ARCHIVIO GENCHI: COSSIGA, CONSULENTE HA RISPETTATO LA LEGGEROMA(ANSA) - (ANSA) - ROMA, 28 GEN - "Dopo aver ascoltato in tv Gioacchino Genchi ed avere letto tutto quanto è stato scritto su di lui e sulla sua attività sia di funzionario della Polizia sia di consulente di numerosissime procure, mi sono convinto che egli ha agito sempre nel rispetto della legge e secondo il mandato conferitogli dai vari magistrati delle procure interessate". Lo afferma il presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga. "Ancorché si accertasse che egli ha avuto, analizzato, confrontato ed inter-relato tabulati di utenze telefoniche, fisse e mobili, intestate o comunque utilizzate da sedi centrali o periferiche dei servizi di informazione e sicurezza nazionali o di agenti di essi - rileva Cossiga - non vedo quali potrebbero essere i profili penali o anche soltanto di scorrettezza addebitabili non solo al perito ma anche al pubblico ministero che ha disposto l'acquisizione di detti tabulati, dato che sia la procura di Milano sia il giudice del dibattimento nel processo per la 'extraordinary rendition' di Abu Omar hanno dichiarato la perfetta legittimità non soltanto dell'acquisizione dei tabulati delle conversazioni telefoniche, ambientali e telematico-informatiche, ma la intercettazione o l' acquisizione del contenuto delle stesse. E' vero che contro questa posizione i governi Prodi e Berlusconi hanno presentato ben quattro ricorsi alla Corte Costituzionale per conflitto di attribuzioni, e che ad essi è stato replicato con altri contro-ricorsi da parte dei Pm e del giudice del dibattimento: ma fino a quando la Consulta non si pronunzierà, ogni giudizio sia in sede giudiziaria, sia in sede di Copasir sia eventualmente in sede di Csm deve essere per lo meno sospeso o risolto a favore degli accusati. La classe politica dovrebbe tenere conto che è ormai convinzione comune che la Corte Costituzionale darà ragione alla procura ed al giudice di Milano, secondo la dotta relazione alla corte dell'attuale presidente di essa Flick, che ha sottilmente argomentato essere l'obbligatorietà dell'azione penale e l'esercizio della giurisdizione garantiti dalla Costituzione e la tutela del segreto e le attività che ne derivano sono garantite soltanto da una legge ordinaria che non può 'non cedere' alla legge costituzionale. Che poi, se una qualche responsabilità vi fosse - conclude - essa sarebbe del magistrato e dovrebbe comunque essere accertata dal giudice".

domenica 25 gennaio 2009

Genchi: "il pericolo per la democrazia" ...

Il mio ruolo ed il dovere di riservatezza connesso alle mie funzioni non mi consentono di replicare alle vili aggressioni che sto subendo, soltanto per avere fatto il mio dovere, con scrupolo, onestà ed indipendenza, solo a servizio della Giustizia.
Di una Giustizia che oltre al rigore della Legge sapesse affermare i principi costituzionali di uguaglianza.
Purtroppo ho dovuto prendere atto che da un certo tempo a questa parte in Italia la Legge non è più uguale per tutti.
Senza aggiungere altro, consiglio però a Berlusconi, Cicchitto, Rutelli, Gasparri ed a quanti altri in questi giorni parlano a sproposito di me di leggere "La concessione del telefono" di Andrea Camilleri (edizioni Sellerio Palermo).
Lì c’è la mia storia ed uno spaccato di quanto sta accadendo oggi in Italia.
Io, ovviamente, sto sempre dalla parte dello Stato e anche in quello che è solo un romanzo sono col Questore Arrigo Monterchi di Montelusa.
Ho cercato fino all'impossibile di difendere il povero Filippo Genuardi e non ci sono riuscito.
A questo punto spero solo di non finire come lui.
So che questo non accadrà, perché ho la solidarietà di tanta gente per bene. Di tanti coraggiosi uomini delle istituzioni. Di magistrati e di giornalisti onesti, che non si sono ancora arresi nella ricerca della Verità.
Gioacchino Genchi

giovedì 22 gennaio 2009

22-01-2009 - La lettera di dimissioni del Magistrato Grabriella Nuzzi dall'A.N.M.

Non occorre aggiungere commenti alle parole oneste e coraggiose del magistrato Gabriella Nuzzi.

A parte le mistificazioni di regime e di un’informazione ormai asservita al potere, il sentimento e l’espressione che gli italiani onesti hanno ancora la forza di pronunciare agli uomini della "Casta" è:

VERGOGNATEVI!

Alla Associazione Nazionale Magistrati - ROMA

Al Siignor Presidente,

Le comunico, con questa mia, l’irrevocabile decisione di lasciare l’Associazione Nazionale Magistrati.

Il plauso da Lei pubblicamente reso all’ingiustizia subita, per mano politica, da noi Magistrati della Procura della Repubblica di Salerno è per me insopportabilmente oltraggioso.

Oltraggioso per la mia dignità di Persona e di essere Magistrato.

Sono stata, nel generale vile silenzio, pubblicamente ingiuriata; incolpata di ignoranza, negligenza, spregiudicatezza, assenza del senso delle istituzioni; infine, allontanata dalla mia sede e privata delle funzioni inquirenti, così, in un battito di ciglia, sulla base del nulla giuridico e di un processo sommario.

Per bocca sua e dei suoi amici e colleghi, la posizione dell’Associazione era già nota, sin dall’inizio.

Quale la colpa? Avere, contrariamente alla profusa apparenza, doverosamente adottato ed eseguito atti giudiziari legittimi e necessari, tali ritenuti nelle sedi giurisdizionali competenti.

Avere risposto ad istanze di verità e di giustizia. Avere accertato una sconcertante realtà che, però, doveva rimanere occultata.

Né lei, né alcuno dei componenti dell’associazione che oggi degnamente rappresenta ha sentito l’esigenza di capire e spiegare ciò che è davvero accaduto, la gravità e drammaticità di una vicenda che chiama a riflessioni profonde l’intera Magistratura, sul suo passato, su ciò che è, sul suo futuro; e non certo nell’interesse personale del singolo o del suo sponsor associativo, ma in forza di una superiore ragione ideale, che è – o dovrebbe essere – costantemente e perennemente viva nella coscienza di ogni Magistrato: la ricerca della verità.

Più facile far finta di credere alla menzogna: il conflitto, la guerra tra Procure, la isolata follia di “schegge impazzite”.

Il disordine desta scandalo: immediatamente va sedato e severamente punito.Il popolo saprà che è giusto così.

E il sacrificio di pochi varrà la Ragion di Stato.

L’Associazione non intende entrare nel merito. Chiuso.

Nel dolore di questi giorni, Signor Presidente, il mio pensiero corre alle solenni parole che da Lei (secondo quanto riportato dalla stampa) sarebbero state pubblicamente pronunciate pochi attimi dopo l’esemplare “condanna”: “Il sistema dimostra di avere gli anticorpi”.

Dunque, il sistema, ancora una volta, ha dimostrato di saper funzionare.

Mi chiedo, allora, inquieta, a quale “sistema” Lei faccia riferimento.

Quale il “sistema” di cui si sente così orgogliosamente rappresentante e garante.

Un “sistema” che non è in grado di assicurare l’osservanza minima delle regole del vivere civile, l’applicazione e l’esecuzione delle pene?

Un “sistema” in cui vana è resa anche l’affermazione giurisdizionale dei fondamentali diritti dell’essere umano; ove le istanze dei più deboli sono oppresse e calpestato il dolore di chi ancora piange le vittime di sangue?

Un “sistema” in cui l’impegno e il sacrificio silente dei singoli è schiacciato dal peso di una macchina infernale, dagli ingranaggi vetusti ed ormai irrimediabilmente inceppati?

Un “sistema” asservito agli interessi del potere, nel quale è più conveniente rinchiudere la verità in polverosi cassetti e continuare a costellare la carriera di brillanti successi?

Mi dica, Signor Presidente, quali sarebbero gli anticorpi che esso è in grado di generare? Punizioni esemplari a chi è ligio e coraggioso e impunità a chi palesemente delinque?

E quali i virus?

E mi spieghi, ancora, quale sarebbe “il modello di magistrato adeguato al ruolo costituzionale e alla rilevanza degli interessi coinvolti dall’esercizio della giurisdizione” che l’Associazione intenderebbe promuovere?

Ora, il “sistema” che io vedo non è affatto in grado di saper funzionare.

Al contrario, esso è malato, moribondo, affetto da un cancro incurabile, che lo condurrà inesorabilmente alla morte.

E io non voglio farne parte, perché sono viva e voglio costruire qualcosa di buono per i nostri figli.

Ho giurato fedeltà al solo Ordine Giudiziario e allo Stato della Repubblica Italiana.

La repentina violenza con la quale, in risposta ad un gradimento politico, si è sommariamente decisa la privazione delle funzioni inquirenti e l’allontanamento da inchieste in pieno svolgimento nei confronti di Magistrati che hanno solo adempiuto ai propri doveri, rende, francamente, assai sconcertanti i vostri stanchi e vuoti proclami, ormai recitati solo a voi stessi, come in uno specchio spaccato.

Mentre siete distratti dalla visione di qualche accattivante miraggio, faccio un fischio e vi dico che qui sono in gioco i principi dell’autonomia e dell’indipendenza della Giurisdizione.

Non gli orticelli privati.

Non vale mai la pena calpestare e lasciar calpestare la dignità degli esseri umani.

Per quanto mi riguarda, so che saprò adempiere con la stessa forza, onestà e professionalità anche funzioni diverse da quelle che mi sono state ingiustamente strappate, nel rispetto assoluto, come sempre, dei principi costituzionali, primo tra tutti quello per cui la Legge deve essere eguale per deboli e potenti.

So di avere accanto le coscienze forti e pure di chi ancora oggi, nonostante tutto, crede e combatte quotidianamente per l’affermazione della legalità.

Ed è per essa che continuerò sempre ad amare ed onorare profondamente questo lavoro.

Signor Presidente, continui a rappresentare se stesso e questa Associazione.

Io preferisco rappresentarmi da sola.

Dott.ssa Gabriella Nuzzi - Magistrato

mercoledì 24 dicembre 2008

23-12-2008 - Guerra tra Procure. Parla Gioacchino Genchi

(tratto dal settimanale OGGI del 16-12-2008. Non ho riportato prima l'articolo-intervista nel blog in quanto il giornale era ancora in edicola. Gioacchino Genchi)

Guerra tra Procure

Parla Gioacchino Genchi


Misteri e misteri. Non sono uno spione.


E’ l’uomo chiave del caso de Magistris. Lo accusano di avere intercettato 007 e politici, tra cui Mastella. E di avere un archivio illegale con 600 mila “voci”. Ma lui dice: «È un pretesto per nascondere i veri abusi»
di Edoardo Montolli (OGGI, 16 dicembre 2008)
Milano, Dicembre
La voce stanca, ma tagliente, del superconsulente informatico arriva di notte da un telefono sulla Salerno-Reggio Calabria. Lui sta tornando a Palermo, dove vive. «Scusi l’ora, ma ho avuto da fare con il processo sull’omicidio del capomafia di Siderno». Gioacchino Genchi, 48 anni, è l’uomo-chiave di Why Not?, l’inchiesta dell’ex pm Luigi De Magistris che ha causato in questi giorni sequestri e controsequestri degli incartamenti tra magistrati e il conseguente trasferimento di procuratori e pubblici ministeri. Mai successo prima. Salerno che accusa Catanzaro di aver orchestrato un complotto per togliere la madre di tutte le inchieste a De Magistris. Catanzaro che risponde tuonando proprio contro il principale artefice di quell’inchiesta: Genchi. Perché possiederebbe un misterioso archivio informatico con 578.000 richieste anagrafiche, tra cui parlamentari, giudici e 007? Un archivio «illegale», scrivono i magistrati di Catanzaro, che «attenta al diritto alla privacy» e che conterrebbe pure «utenze coperte dal segreto di Stato». Possibile che lo schivo superconsulente Genchi, massimo esperto nell’analisi dei tabulati telefonici, diventi una figura inquietante? La nostra intervista esclusiva comincia da qui, dall´archivio segreto.

Genchi, lei è indagato?
«A oggi mi risulta di no. Peraltro nemmeno riesco a immaginare da chi e per quale reato. Questi polveroni si alzano ogni volta che mi occupo di indagini che riguardano i politici. Tutti i dati che raccolgo su incarico di pubblici ministeri o giudici fanno parte dei fascicoli processuali. E ne viene data copia integrale ai difensori. Di segreto, quindi, non c’è nulla. Quanto ai numeri, sono state agitate cifre senza senso, con l’evidente scopo di denigrare me, il dottor De Magistris e in ultimo i magistrati di Salerno, che hanno riconosciuto come perfettamente regolare il mio operato. Se poi contiamo i dati che posso trattare io in un anno, sono pari a circa l’uno per cento del più modesto degli studi legali.

E le utenze di servizi segreti e parlamentari? E i numeri coperti da segreto di Stato?
«Questa poi... Quando trovo un numero di telefono durante un’indagine, lo accerto. E se trovo un numero dei servizi, che posso farci? Non mi pare che siano al di sopra della legge. E nella Why Not? sono state rilevate le utenze di autorevoli soggetti dei servizi e del Ros dei Carabinieri. La fandonia delle utenze “coperte da segreto di Stato” ancora non l’avevo sentita. E mi spiace che a parlarne siano stati dei magistrati. Come si può stabilire da un tabulato che un numero di telefono è “coperto da segreto di Stato”? Dove è scritto? Questo è ridicolo».

Ma lei ha trattato utenze di parlamentari, cosa proibita?
«Ogni volta che ho trovato utenze di parlamentari l’ho immediatamente segnalato al pubblico ministero. Altra cosa accade però quando i parlamentari risultano in contatto con gli indagati di cui ho acquisito i tabulati. Ebbene questo sì. Di contatti telefonici cosiddetti indiretti ce ne sono tantissimi. Inoltre, se un deputato usa un cellulare intestato ad altri, non c’è nessun modo per stabilire a priori che si tratti di lui. Però c’è un aspetto più grave. Alcuni parlamentari, ed è accaduto per uno in particolare, hanno attivato decine di schede e le hanno messe in mano anche a soggetti vicini a killer mafiosi: su quelle utenze non si è potuta compiere alcuna attività di controllo. Nel caso specifico, fu accertato che mentre il parlamentare si trovava a Roma, gli altri suoi cellulari operavano in Calabria. Possiamo pure gridare allo scandalo, ma a vergognarsi dovrebbe essere chi consente queste cose e non io, che ho interrotto ogni attività relativa a quell’indagine».

Non può rivelare un fatto tanto grave senza precisarlo: di che parlamentare si tratta?
«Se la Commissione Antimafia m’interrogasse in proposito, non avrei alcuna difficoltà a fornirne il nome».

Lei è stato estromesso dall’indagine Why Not? e il suo posto è stato preso dai carabinieri del Ros. Nella loro relazione si sostiene che lei abbia trattato l’utenza dell’ex ministro della Giustizia Clemente Mastella (episodio che fu all’origine del braccio di ferro con De Magistris) senza la necessaria autorizzazione, visto che si trattava di una scheda intestata alla Camera dei Deputati.
«Quando trattai l’utenza poi risultata nella disponibilità di Mastella, il numero era già passato dalla Tim alla Wind e intestato al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, e da questo mai si sarebbe potuti risalire a Mastella. Ma dico di più. Quel numero, in sei anni di vita, mai era stato nemmeno intestato a qualcuno o qualcosa che fosse riconducibile alla sua persona, pur avendo cambiato tre schede e ben diciotto cellulari. Chiunque, compreso il Ros, deve accertare bene gli intestatari di un’utenza o può incorrere in errori come quelli che in passato hanno portato a tragici eventi. Il professor Marco Biagi è stato ammazzato proprio per un errore di questo tipo, poiché, a causa di una ricerca svolta male, non trovando le autorità traccia nei tabulati delle minacce telefoniche che lui subiva da tempo, non gli ridiedero la scorta. Facendolo quasi passare per un mitomane. Perciò si deve fare parecchia attenzione in queste indagini».

Tornando a Mastella, forse il ministro teneva alla privacy.
«Può darsi. Appena scoprii che quel numero lo usava lui, lo comunicai a De Magistris. Ma le dirò ancora di più, a proposito di privacy. Ho recentemente scoperto, analizzando le intercettazioni di Toghe Lucane [un’altra inchiesta scottante di De Magistris, ndr] che Mastella è stato anche intercettato mentre trattava faccende locali con alcuni esponenti di centrosinistra. In quel caso usava un altro telefono e ciò dimostra le difficoltà nel districarsi in questa materia, in cui il Ros non ha fatto certo una bella figura, determinando questo polverone. E c’è ancora un fatto non proprio irrilevante: le indagini che ha svolto il Ros di Roma sul mio conto e sul dottor De Magistris sono abusive».

Abusive? In che senso?
«La Procura Generale di Catanzaro non poteva delegare al Ros di compiere indagini su un magistrato del proprio ufficio. L’accertamento per de Magistris poteva farlo solo la Procura di Salerno. E per me, ove fossero emersi elementi di reato, quella di Palermo, dove io lavoro e dove ho svolto tutte le mie attività. Ciò non è avvenuto perché non c’era alcun reato. E inoltre, se nessuna indagine poteva dunque essere delegata al Ros di Roma, ancora meno poteva essere delegata a quelle particolari persone del Ros. Se i tabulati acquisiti avevano un senso, non si potevano affidare ai soggetti che emergevano proprio dagli stessi tabulati. Quindi...».

Quindi che cosa ne desume?
«La vicenda dell’“archivio Genchi” è stata solo la scusa tirata fuori dal cilindro per giustificare l’assurdità commessa. E ha trovato sponda in persone ben precise e molto interessate, che si sono premurate di attaccarmi anche in Parlamento. Sa come si dice, no? La gallina che canta per prima è quella che ha fatto l’uovo».

Un’ultima domanda. Il suo lavoro, in seguito a tutti questi attacchi istituzionali, è diminuito?
«No. Continuo anche a lavorare con diversi magistrati di Catanzaro, per cui ho svolto consulenze prima e dopo l’allontamento del dottor de Magistris ».


Com’è possibile, con quello che ha scritto di lei la Procura Generale di Catanzaro?
«La Procura della Repubblica di Catanzaro non è la Procura Generale di Catanzaro. Se la legge prevede che ci siano due uffici con distinte competenze non è un caso. In questo tengo a ribadire che a Catanzaro ci sono tantissimi magistrati per bene, che lavorano in condizioni disumane, in una realtà criminale che è in assoluto la più difficile e complessa di tutta Italia. Palermo, in confronto, sembra la Svizzera. E consideri con attenzione il paragone che ho fatto».

Edoardo Montolli

martedì 23 dicembre 2008

22-12-2008 - Associazione Nazionale Magistrati Strabici di Marco Travaglio


Buongiorno a tutti.
Oggi, in questa ultima puntata prima di Natale vorrei ancora soffermarmi sulla vicenda di Salerno e Catanzaro perché continuano ad arrivarmi, giustamente, delle richieste di chiarimento, per quanto riguarda ciò che siamo riusciti a far vedere, credo sia stato molto importante, nella puntata di giovedì sera di Annozero.
Una puntata che sta già terremotando la magistratura fin dalle sue fondamenta.
Chi ha notizie o conosce qualche magistrato può farsi dire che il comportamento del segretario dell'Associazione Magistrati ha lasciato interdetti molti suoi colleghi, soprattutto perché la ricostruzione di Annozero ha mostrato dove stia il marcio tra le procure di Catanzaro e di Salerno.
Il fatto che, invece, il rappresentante ufficiale dell'associazione magistrati abbia continuato a prendersela con Salerno senza dire una parola su quello che è successo a Catanzaro ha lasciato molti interdetti, addirittura c'è chi chiede un cambio al vertice dell'ANM.
Sarebbe opportuna un'autocritica.
Dopo entriamo nel merito delle cose che ancora non abbiamo detto la scorsa settimana, però io penso che quello che sta succedendo, cioè il fatto che magistrati come De Magistris siano stati lasciati soli di fronte ad attacchi politici inauditi - non credo che, a parte i magistrati del pool di Milano nella metà degli anni Novanta, ci sia mai stato nessun pubblico ministero bersagliato da decine e decine di interrogazioni e interpellanze parlamentari, seguite da ispezioni, da una mole enorme di provvedimenti disciplinari, per non parlare della pratica di trasferimento - tutto ciò non sarebbe mai potuto accadere.
Ed è potuto accadere non perché l'ANM abbia voluto prendersela con De Magistris, ma perché ha trascurato colpevolmente il caso Catanzaro per troppi anni.
Ha voluto coprire il CSM che ha trascurato colpevolmente il caso Catanzaro, è stata poi presieduta dal giudice Luerti, il quale si è poi scoperto essere intimo amico del principale indagato di De Magistris, Antonio Saladino, il leader della Compagnia delle Opere in Calabria.
Non solo amico ma, come abbiamo sentito nella ricostruzione sceneggiata da Annozero con attori che leggevano il testo dell'interrogatorio di Luerti davanti alla procura di Salerno, Luerti viveva addirittura in una comunità - e vive in una comunità - prima a Catanzaro e poi a Salerno dei Memores Domini, una confraternita di Comunione e Liberazione.
Di frati di Comunione e Liberazione che fanno voto di povertà, castità e obbedienza.
Il fatto che poi nel decreto di perquisizione scritto da Salerno per andare a Catanzaro a prendere le carte ci sia un accenno a questa parte di interrogatorio, dove si parla del voto di castità di questo magistrato, non significa affatto che i suoi colleghi abbiano voluto sindacare la sua vita privata e affettiva: vuol dire che gli hanno semplicemente posto il problema del fatto che, forse, un magistrato non dovrebbe essere nelle condizioni di imbarazzo che ora derivano a costui dall'essere parte di una confraternita della quale fanno parte anche persone che vengono coinvolte in vicende giudiziarie.
Se fai voto di obbedienza a una confraternita, bisognerà vedere quanto sei obbediente a quella confraternita rispetto a quanto sei obbediente alla legge.
Io penso che questo dottor Luerti sia una persona assolutamente perbene, ma certamente non basta essere persone perbene, bisogna anche sembrare imparziali quando si è magistrati.
Pensate soltanto a quando faceva il magistrato a Catanzaro e viveva nella casa di Saladino che poi si è rivelato essere - non sappiamo se abbia commesso reati o no - una persona piuttosto disinvolta nei rapporti d'affari e politici.
E adesso fa il magistrato a Milano, in una regione che è presieduta da un membro influentissimo di Comunione e Liberazione che per anni ha detto pubblicamente di aver fatto anche lui questo voto di castità, e di essere anche lui membro di questa comunità, di questa confraternita.
Il fatto che questo Luerti presiedesse l'Associazione Magistrati ha sicuramente influenzato la sua posizione quando ha dovuto rilasciare delle dichiarazioni su quello che stavano facendo a De Magistris.
De Magistris è stato esautorato delle sue indagini e l'ANM di fatto non ha preso la posizione che avrebbe dovuto prendere.
Gli sono state avocate, probabilmente in maniera illegale o irregolare, le indagini e l'ANM ha taciuto, e alla fine è stato trascinato davanti al CSM con delle accuse risibili, come abbiamo detto, e pure trasferito in base a quelle accuse risibili che ricordano un po' quelle in base alle quali adesso vengono crocifissi i magistrati di Salerno.
Avere scritto troppe pagine in un decreto di perquisizione, avere fatto accenni presunti alla vita privata di questo o quel personaggio.
Insomma, stupidaggini mentre dall'altra parte c'è un verminaio - a Catanzaro - con persone che non dovrebbero più poter fare i magistrati.
Allora, visto che l'ANM ha cominciato con il piede sbagliato in questa vicenda, ha proseguito con il piede sbagliato, mentre oggi basterebbe dire: "siamo cambiati, il segretario Luerti non c'è più, ora c'è un nuovo vertice, c'è il dottor Cascini, il dottor Palamara.
Chiediamo scusa per aver sottovalutato il caso. Chiediamo scusa per avere fatto i Ponzio Pilato quando avremmo dovuto schierarci dalla parte giusta.
Adesso, però, viste le carte, alla luce di quello che ci mostra Salerno, vedremo se quelle pagine sono troppe, troppo poche, ma vogliamo far sapere che quello che è successo ai danni del dottor De Magistris lo riteniamo inaccettabile, e che nessuno provi più a fare altrettanto nei confronti di altri magistrati".
Naturalmente questo non significa che De Magistris abbia sempre ragione, può avere sbagliato come sbagliano tutte le persone.
Gli errori dei magistrati, quando riguardano le loro indagini, vengono corretti da altri magistrati nei ricorsi dei vari gradi di giudizio.
Se qualcuno voleva lamentarsi delle indagini di De Magistris aveva soltanto da rivolgersi al GIP, al Tribunale del Riesame, alla Corte d'Appello, alla Corte di Cassazione e se aveva ragione avrebbe trovato giustizia.
Invece, c'è chi ha ritenuto che gli eventuali errori, tutti da dimostrare, di De Magistris si potessero risolvere levandogli le inchieste.
Questa è una cosa assolutamente inaccettabile, anche perché poi si è scoperto che, secondo la procura di Salerno, le inchieste gli sono state tolte non perché erano sbagliate ma perché erano giuste e quindi bisognava impedirgli di proseguirle.
Perché sia chiaro di cosa stiamo parlando, purtroppo ancora si fa finta di non capire, l'ipotesi accusatoria - noi non sappiamo se sia buona o non buona - è questa, da parte dei magistrati di Salerno nei confronti dei loro colleghi di Catanzaro: questi colleghi si sarebbero praticamente venduti le indagini di De Magistris ai principali imputati, cioè il senatore Pittelli di Forza Italia e il solito Saladino, in cambio di favori.
Assunzioni di parenti, segnalazioni, finanziamenti, eccetera.
L'accusa più grave è quella di corruzione in atti giudiziari.
Voi ricordate che si è parlato molto di corruzione in atti giudiziari ai tempi del caso delle toghe sporche, quando nel 1996 scattarono gli arresti al Tribunale di Roma.
Quando i magistrati di Milano andarono a Roma a prendere i giudici Squillante e Metta, quello che aveva fatto la sentenza del Lodo Mondadori.
All'epoca i magistrati coinvolti erano tre o quattro.
Qui sono addirittura sette, in una procura molto più piccola come quella di Catanzaro.
Stiamo parlando di un intero ufficio giudiziario che viene coinvolto a partire da: ex capo della procura di Catanzaro, Lombardi.
Procuratore aggiunto tutt'ora in funzione a Catanzaro, che per molti mesi ha fatto il procuratore capo facente funzioni quando Lombardi è stato trasferito, e si chiama Salvatore Murone.
Il procuratore generale facente funzione fino a qualche mese fa, Dolcino Favi, e il nuovo procuratore generale che ha preso il posto vacante, Enzo Iannelli.
Più tre sostituti procuratori.
Questa è la formazione. Voi capite che la gravità dell'accusa è spaventosa, stiamo parlando dei vertici.
Quando sono andati a prendere i giudici delle toghe sporche, i magistrati di Milano non hanno colpito così in alto: il più importante era Squillante che era il capo dei GIP di Roma, ma gli altri erano normali giudici di tribunale o Corte d'Appello, ed erano anche meno come numero.
Tanto perché voi abbiate idea, io non sono qui a dire che l'accusa regge o no, non spetta a me: c'è un decreto di sequestro, se uno non lo ritiene fondato si rivolge al Tribunale del Riesame invece che al governo, al Capo dello Stato, al CSM o all'opinione pubblica, come ha fatto Iannelli andando a strillare che quella perquisizione e quel sequestro erano illegittimi e addirittura eversivi.
Capo di imputazione A: corruzione giudiziaria.
Sono accusati il procuratore capo uscente Lombardi, il suo aggiunto Murone e il senatore Pittelli.
Scrivono i magistrati di Salerno che, quando il procuratore Lombardi e il suo aggiunto Murone, hanno revocato a De Magistris l'inchiesta Poseidone, quella sui depuratori mai costruiti perché il solito comitato d'affari si è fregato 800 milioni di euro, ciò è avvenuto dopo che era stato indagato il senatore Pittelli.
Peccato che Pittelli abbia nel suo studio legale, a lavorare, il figlio della convivente e poi seconda moglie del Procuratore Lombardi.
Il quale, infatti, appena è stato iscritto Pittelli si è astenuto dall'occuparsi di quell'indagine, però ha tolto anche De Magistris, con il risultato che l'indagine, scrivono i magistrati, è stagnata per molti mesi, è stata disintegrata dai magistrati che sono stati chiamati a occuparsene dopo e questo naturalmente non è un fatto casuale ma doloso.
Lombardi voleva distruggere quell'indagine per fare un favore al suo amico Pittelli, il quale a sua volta aveva preso nello studio il figlio della seconda moglie di Lombardi.
Il figlio della seconda moglie di Lombardi, che si chiama Pierpaolo Greco, era entrato in una società immobiliare - la Roma9 srl - insieme a Pittelli ed altri avvocati dello studio Pittelli.
Poi Pittelli aveva addirittura difeso il procuratore Lombardi nel giudizio disciplinare alle sezioni riunite della Cassazione, che è una cosa allucinante: un procuratore che si fa difendere da un indagato del suo stesso ufficio in un procedimento davanti alle sezioni unite della Cassazione.
E' uno che probabilmente non dovrebbe più fare il magistrato, non è che deve essere trasferito come, invece, è accaduto.
Capo di imputazione B: sono accusati il procuratore aggiunto Murone, il procuratore generale facente funzione Favi, l'ex procuratore Lombardi - il solito trio - più i due imputati più famosi, Saladino e Pittelli.
L'accusa è di nuovo corruzione giudiziaria e c'è pure un falso in atto pubblico.
Qui ci si riferisce all'altra inchiesta tolta a De Magistris: la Why Not, sui soldi stanziati dallo Stato e dall'Europa per l'informatizzazione e il lavoro interinale in Calabria che poi sono stati fregati dai comitati d'affari.
Why Not viene tolta dal procuratore generale Dolcino Favi non appena De Magistris indaga Mastella.
La Poseidone appena indaga Pittelli, qui appena indaga Mastella.
Fanno notare i magistrati: De Magistris, poco prima che gli togliessero l'indagine avevano fissato la data, per pochi giorni dopo, di una perquisizione fondamentale.
La perquisizione nel giornale del partito di Mastella, l'Udeur. Il giornale si chiama "Il Campanile".
Si ipotizzava, e l'abbiamo letto poi sull'Espresso, che la famiglia Mastella usasse per fini domestici parte dei fondi pubblici che andavano al Campanile, i famosi torroncini della signora Sandra, i famosi rimborsi benzina per il figlio che gira sul Porsche Cayenne, le famose polizze assicurative che sempre il figlio di Mastella garantiva al Campanile, compensi a Clemente Mastella per i suoi fondamentali editoriali che apparivano sul Campanile - che andava a ruba naturalmente quando c'erano gli editoriali di Mastella.
Bisognava andare a perquisire la sede del Campanile per acquisire le carte che dimostrassero l'uso buono o non buono di questi fondi pubblici.
Alla vigilia di questa perquisizione, gli levano l'indagine e naturalmente la perquisizione salta.
Dopodiché cosa fa il procuratore Favi? Manda gli atti su Mastella al Tribunale dei Ministri dicendo: "sei un ignorante, De Magistris: i reati commessi da un ministro li giudica il Tribunale dei Ministri di Roma, e tu non sei competente".
Manda queste carte a Roma, così si viene a sapere che è nel mirino Il Campanile e che sta per essere perquisito.
Immaginate quando fanno la perquisizione a babbo morto cosa possono trovare, visto che al Campanile già sanno che viene qualcuno a prendere le carte.
Come avvertire uno dicendo "vengo a perquisirti, sistema un po' le cose".
Il fascicolo viene poi dato ad altri pubblici ministeri che, secondo Salerno, spezzettano il quadro complessivo dell'accusa, lo parcellizzano e lo polverizzano.
Dicono, i magistrati di Salerno, che anche questo atto è stato doloso: l'hanno fatto apposta a levargli l'inchiesta per rovinarla e hanno usato, ecco l'accusa di falso, una motivazione falsa per giustificare una cosa gravissima, come l'avocazione di un inchiesta.
Cioè che, siccome Mastella aveva chiesto al CSM di trasferire De Magistris, allora lui quando l'ha iscritto nel registro degli indagati l'ha fatto per vendicarsi.
Praticamente De Magistris era in conflitto di interessi.
E' una cosa che ricorda la fiaba del lupo e dell'agnello.
Mastella da mesi sa che De Magistris sta lavorando, tant'è che persino i giornali hanno scritto che ci sono delle telefonate tra Mastella e alcuni imputati, come Saladino, il piduista Bisignani, eccetera.
Dopo aver saputo che stanno lavorando sulle sue telefonate, e che quindi è imminente la sua iscrizione nel registro degli indagati, Mastella si precipita al CSM e come ministro della Giustizia chiede di trasferire urgentemente De Magistris, che così perderebbe l'indagine.
A questo punto, il suo procuratore gli leva l'indagine dicendo che De Magistris è in conflitto di interessi con Mastella, e non il contrario!
Come il lupo, stando sopra, accusa l'agnello che sta sotto di intorbidargli l'acqua del ruscello.
Ecco, la fiaba del lupo e dell'agnello entra in un provvedimento giudiziario.
Secondo i magistrati di Salerno non è solo un provvedimento assurdo, è anche un reato perché si è commesso un falso in atto pubblico per espropriare il titolare di un indagine nel momento clou dell'indagine medesima.
Ritardi, poi, nelle indagini fatte dai suoi successori, il blitz al Campanile ormai è un blitz annunciato e va come va.
Mastella viene poi stralciato, come abbiamo detto, e mandato a Roma; se non che il Tribunale dei Ministri restituisce a Catanzaro le carte dicendo: "ma noi non siamo competenti! E' vero che Mastella è ministro in questo momento, ma non vi siete accorti che negli atti di De Magistris le cose contestate a Mastella risalgono a un periodo precedente di quando è diventato Ministro".
Quindi è competente Catanzaro, mica il tribunale dei ministri.
Dove sta il dolo in questa avocazione? Scrivono i magistrati di Salerno che uno dei protagonisti di questo esproprio dell'indagine, il procuratore aggiunto Murone, si è visto assumere dei parenti da Saladino, e qui si fanno i nomi di un cugino e un protetto del procuratore Murone che lavorerebbero con la Why Not di Saladino.
Poi, i soliti favori che Pittelli, indagato anche nella Why Not oltre che nella Poseidone, ha fatto - come abbiamo visto prima - al figliastro del procuratore Lombardi.
Terzo capo di imputazione, capo C: abuso, falso e favoreggiamento. C'è la solita triade di magistrati Favi, Murone, Lombardi.
Praticamente, qui si parla del fatto che dopo aver tolto l'indagine a De Magistris hanno anche revocato l'incarico al suo consulente informatico-telefonico, il famoso Genchi, il mago degli incroci dei tabulati telefonici.
Quello che ha fatto scoprire decine e decine di omicidi grazie proprio all'incrocio dei tabulati telefonici e che adotta lo stesso sistema antimafia in queste indagini di pubblica amministrazione.
Dato che è molto bravo e ha scoperto tutti questi legami che dicevamo prima, e dato che rischia - scrivono i magistrati nell'accusa - di essere molto bravo anche se non c'è più De Magistris con i suoi successori, allora gli tolgono l'incarico per evitare che continui a lavorare.
E gli mandano pure il Ros dei Carabinieri a portare via un pezzo del suo archivio, con risultati dannosi per l'inchiesta.
Capo di imputazione D: qui entrano in scena i magistrati che sono subentrati a De Magistris e che sono arrivati dopo la sua revoca.
Infatti, c'è il nuovo procuratore generale Iannelli, ci sono i due PM che si sono occupati dell'inchiesta Poseidone, Garbati e De Lorenzo, e c'è sempre Favi, il procuratore generale facente funzioni di un anno fa.
Sono accusati di abuso, falso e favoreggiamento. Perché?
Perché avrebbero indagato, addirittura, tramite il Ros dei Carabinieri, sul consulente Genchi.
Per indagare su una persona questa deve essere iscritta nel registro degli indagati, perché le indagini possono durare un certo periodo e la persona deve potersi difendere.
Invece, pare che abbiano indagato su di lui, acquisendo lavoro suo e ipotizzando che avesse abusato del suo potere insieme a De Magistris, ma senza iscriverlo nel registro degli indagati.
Indagavano una persona non indagata formalmente per dimostrare, scrivono i magistrati di Salerno, falsamente che Genchi commettesse dei reati nelle sue indagini per conto di De Magistris.
Alla fine, tutto questo sarebbe servito a chiedere l'archiviazione della posizione di Mastella.
Qui stiamo parlando dell'indagine Why Not, che per Mastella viene stralciata e si chiede e ottiene l'archiviazione.
I magistrati di Salerno scoprono che nella richiesta di archiviazione i PM che sono subentrati a De Magistris non ci mettono tutte le carte che c'erano a carico di Mastella: se ne tengono alcune e ne mandano al GIP soltanto una parte.
Così il GIP non ha il quadro complessivo, tant'è che il GIP dice: "beh, se gli elementi erano solo questi non c'erano nemmeno motivi per iscriverlo".
Così tutti a dire: "ecco! Avete visto? Il GIP ha stabilito che De Magistris ha iscritto Mastella anche se non ce n'erano i presupposti".
Ma il GIP non aveva il quadro completo delle accuse di De Magistris a Mastella, perché i PM non gliel'hanno dato.
E perché non gliel'hanno dato? Perché hanno stabilito che dato che Genchi, il consulente informatico, aveva raccolto certi dati - dicono loro - illegalmente, quelli non li potevano dare al GIP.
E in realtà erano proprio i dati fondamentali che spiegano per quale motivo Mastella era finito sotto inchiesta.
Quindi anche la richiesta di archiviazione di Mastella sarebbe un atto illegale, insabbiato da questi magistrati. Questa è l'accusa, poi vedremo se è buona o non è buona, ma la racconto perché voi vi rendiate conto di quanto è grave l'ipotesi accusatoria che ha dato origine a questo blitz di Salerno a Catanzaro.
Vado rapidamente alla fine: capo E.
C'è il nuovo procuratore generale Iannelli, ci sono gli stessi due PM Garbati e De Lorenzo, accusati di nuovo di abuso, falso, favoreggiamento e calunnia.
Perché? Perché quando hanno stralciato dal fascicolo Why Not la posizione di Mastella e hanno chiesto l'archiviazione, hanno praticamente tralasciato una serie di indagini che, se approfondite, avrebbero potuto portare la posizione di Mastella in condizioni più critiche rispetto a quelle che già emergevano quando ci stava lavorando De Magistris.
Infatti ci sono tutte le testimonianze dei consulenti: oltre a Genchi c'è anche il consulente contabile, quello che si occupa dei giri di soldi, Sagona i quali dicono: "ma noi a questi magistrati subentrati a De Magistris gli abbiamo chiesto di poter approfondire la pista dei soldi, ma loro non ce le facevano mai fare, queste indagini. Ci dicevano di non farle.
Noi siamo stati praticamente bloccati, anche dopo la perquisizione al Campanile, e alla fine è ovvio che hanno archiviato: non ci hanno lasciato approfondire le indagini... se c'era De Magistris le approfondivamo e vedevi che magari le accuse si rivelavano più che fondate".
Perché c'è la calunnia, in questo caso, oltre al favoreggiamento a Mastella, il falso e l'abuso? Perché viene contestato a questi magistrati di avere salvato Mastella per l'interesse di Mastella, naturalmente, ma anche per dimostrare che De Magistris era un farabutto, che ce l'aveva con Mastella.
Io do poche carte al GIP, il GIP fa l'archiviazione, scrive che Mastella non andava neppure indagato e così sono riuscito a sputtanare De Magistris e dimostrare che abbiamo fatto bene a buttarlo fuori come un copro estraneo.
Capo F: il solito procuratore generale Iannelli, quello appena arrivato; i pubblici ministeri Garbato e De Lorenzo, quelli che hanno preso le indagini di De Magistris su Why Not; Curcio, quello che ha preso la Poseidone e Murone, procuratore aggiunto, che li sorveglia tutti quanti.
Questi sono accusati di abuso, falso e favoreggiamento nei confronti di tutta una serie di politici e personaggi di livello nazionale che sono usciti da questi fascicoli e sono stati a loro volta archiviati.
Sapete che le indagini di De Magistris sono state dimagrite dai nuovi arrivati, che hanno fatto archiviare e prosciogliere tutti i politici e i personaggi nazionali concentrandosi soltanto su alcune figure locali.
Tutto questo a favore di Pittelli, Bonferroni, Lorenzo Cesa, il generale Cretella, Galati - che all'epoca era nell'UDC e adesso nel Popolo della Libertà - che sono stati stralciati nel procedimento Why Not.
Ancora Cesa, Galati, Chiaravalloti - ex presidente della regione -, il generale Cretella, Papello, il senatore Pittelli e Schettini - segretario di Frattini - che erano indagati in Poseidone: anche loro stralciati verso il proscioglimento.
Con queste richieste di archiviazione si sono separate le varie posizioni, per cui si è perso il quadro d'insieme - questo sostengono i magistrati - mentre invece c'erano elementi che era doveroso approfondire e indagare ancora.
Si è fatto tutto molto in fretta, questa è l'accusa.
Capo G: ci sono ancora il procuratore generale Iannelli, i due nuovi PM di Why Not Garbati e De Lorenzo, accusati di favoreggiamento e rifiuto di atti d'ufficio.
Perché rifiuto di atti d'ufficio? Qui è il problema: quando la procura di Salerno comincia a scoprire che De Magistris ha ragione a denunciare l'insabbiamento delle indagini e la persecuzione nei suoi confronti per isolarlo e per screditarlo, onde dimostrare di aver fatto bene a togliergliele, i magistrati di Salerno cominciano a chiedere al procuratore generale di Catanzaro di esibire copie degli atti di queste indagini, per vedere se è vero che sono state insabbiate.
Vedono che il procuratore generale Iannelli le carte non gliele vuole mandare, non gliele vuole mandare tutte, fa resistenza, manda solo dei pezzi... mentre loro hanno bisogno di vederle tutte.
Perché l'accusa è proprio quella che ne inguantassero una parte per non mandarle magari al GIP e far archiviare qualcuno che, se si fosse visto tutto il quadro d'insieme, non sarebbe stato archiviato.
Allora, l'accusa qui è rifiuto di atti d'ufficio e favoreggiamento nei confronti dei soliti indagati, perché i magistrati suddetti avrebbero rifiutato di trasmettere a Salerno gli atti completi della Why Not.
Peraltro non erano atti coperti da segreto, come dice la procura di Catanzaro: dicono i magistrati di Salerno che erano atti extra investigativi.
A loro interessava soprattutto sapere come e con quali ordini e mandati erano stati date le deleghe delle indagini ai magistrati che hanno sostituito De Magistris, come sono state tolte le consulenze ai Genchi e ai Sagona, oppure sono atti già pubblici perché già finiti davanti al Tribunale dei Riesame, come quelli del caso Mastella che è stato già archiviato.
Quindi, quando dicono di dover proteggere il segreto investigativo o addirittura il segreto di Stato su certe carte del consulente Genchi, secondo Salerno, non è vero niente.
Infatti, c'è scritto persino che Genchi avrebbe raccolto 578.000 richieste anagrafiche di tabulati telefonici mentre, in realtà, Genchi ha smentito e ha detto che sono 700 i telefoni che ho dovuto controllare, in queste gigantesche indagini.
700, se contate che ciascuna persona di questo livello ha di solito una decina di telefoni, fra portatili e fissi, vi rendete conto che è un numero basso.
Ultima accusa: abuso, falso, calunnia e diffamazione a carico di Iannelli, Murone e di un giudice che faceva parte del Consiglio giudiziario di Catanzaro, che era quello che doveva dare i pareri sulla bravura o meno dei magistrati di Catanzaro.
Questi si sarebbero messi d'accordo, o comunque avrebbero agito separatamente, per sputtanare De Magistris, diffondendo notizie false su di lui proprio per coprire le ragioni vere che li avevano indotti a metterlo da parte e a farlo punire dal CSM.
Qui ci sono tutta una serie di dichiarazioni che sono state fatte da questi alti magistrati di Catanzaro, che accusano addirittura De Magistris di assenteismo!
Pensate, dopo averlo accusato di lavorare troppo e di costruire castelli accusatori di fantasia, all'improvviso lo accusano di non lavorare!
Se non avesse lavorato, perché l'avrebbero mandato via? L'avrebbero tenuto lì come tanti altri che non lavorano e non danno fastidio a nessuno.
Ho voluto essere molto tecnico e molto preciso, oggi, perché credo che sentiremo ancora parlare di questa inchiesta.
Anzi, lo spero.
Penso che l'unica speranza per la Calabria e la Basilicata di un po' di giustizia in certi palazzi di giustizia, sia proprio legata al fatto che i magistrati di Salerno, che abbiano o no esagerato non ci interessa in questo momento, possano concludere la loro inchiesta.
Se potranno concludere la loro inchiesta, potremo ancora dire che in Italia c'è speranza che la legge sia uguale per tutti.
Se dopo De Magistris, saranno bloccati anche loro e se l'ANM non cambierà linea e non ammetterà di essersi sbagliata, vuol dire che l'anno che sta per iniziare inizia sotto i peggiori auspici.
Grazie e passate parola!
Marco Travaglio - 22-12-2008

mercoledì 17 dicembre 2008

16-12-2008 - Non resta che leggere l'articolo del settimanale "OGGI", in edicola da domani

ANSA - 16/12/2008 - 20.32.09
DE MAGISTRIS: GENCHI AD 'OGGI', VERI ABUSI CONTRO DI NOI (ANSA) - CATANZARO, 16 DIC - Gioacchino Genchi, il consulente di analisi del traffico telefonico che ha collaborato con l'ex pm di Catanzaro Luigi De Magistris nell'inchiesta Why Not, in un'intervista al settimanale Oggi accusa la Procura generale di Catanzaro di avere svolto ''abusivamente'' accertamenti sul suo lavoro e su quello del magistrato. ''L'accertamento per De Magistris - sostiene Genchi - poteva farlo solo la Procura di Salerno. E per me quella di Palermo, dove lavoro e ho svolto tutte le mie attivita'. E inoltre, se nessuna indagine poteva essere delegata al Ros di Roma, ancora meno poteva essere delegata a quelle particolari persone del Ros. Se i tabulati acquisiti avevano un senso, non si potevano affidare ai soggetti che emergevano proprio dagli stessi tabulati''. Genchi, nell'intervista, nega di aver trattato l'utenza dell'ex Ministro della Giustizia, Clemente Mastella, senza la necessaria autorizzazione. ''Il numero di telefono di Mastella analizzato da Genchi e che e' all'origine del braccio di ferro tra l'ex ministro e l'ex pm Luigi De Magistris - riferisce Oggi in un comunicato in cui sintetizza l'intervista - non era affatto intestato alla Camera dei deputaticome affermato dai carabinieri del Ros) ma al Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, ed aveva perfino scheda e operatore telefonico diverso da quello rilevato dai carabinieri''. ''Appena scoprii che quel numero lo usava Mastella - afferma Genchi - lo comunicai a De Magistris. Ho recentemente scoperto, analizzando le intercettazioni dell'inchiesta Toghe lucane, svolte dalle forze dell'ordine, che Mastella e' stato anche intercettato mentre trattava faccende locali con alcuni esponenti del centrosinistra''. Genchi, riferisce ancora il settimanale, ''conferma che il suo archivio, assolutamente autorizzato, contiene la rilevazione di utenze di autorevoli esponenti dei servizi segreti, ma solo perche' emerse nel corso dell'inchiesta Why Not. Non mi pare - aggiunge - che i servizi siano al di sopra della legge''. ''Sempre a proposito di utenze eccellenti - afferma Oggi - Genchi rivela come nell'archivio esistano utenze di parlamentari, ma quei numeri emersi nell'inchiesta non sarebbero mai stati intestati alla Camera o al Senato o ai parlamentari stessi. Genchi rivela anche anche l'inquietante vicenda di un parlamentare che avrebbe 'attivato una decina di schede, poi affidate a persone vicine a killer mafiosi in Calabria''. (ANSA). 16-DIC-08 20:31

giovedì 11 dicembre 2008

11-12-2008 - In risposta all'on. Minniti ed agli errori del ROS … se ancora è possibile considerarli tali!

Ieri sera, mentre rientravo da Locri - dove ho partecipato alla quinta udienza della Corte d’Assise (protrattasi per tutta la giornata) – per l’omicidio del capomafia di Siderno Salvatore Cordì, mi ha chiamato al cellulare il giornalista RAI Bruno Sokolovic, che mi ha letto una gravissima dichiarazione rilasciata sul mio conto dall’on. Marco Minniti (calabrese), ministro ombra dell’Interno del Partito Democratico.
Dopo gli affondi di D’Avanzo e di Bianconi, le dichiarazioni di Minniti (e di qualche altro che lo ha seguito a ruota) non mi hanno meravigliato più di tanto.
Ho replicato all’on. Minniti con l’intervista andata in onda al GR1 della RAI (nell’edizione delle ore 08:00 di oggi) che vi invito ad ascoltare:
http://www.radio.rai.it/MediaRai/player.cfm?Q_CANALE=http://www.radio.rai.it//grr/gr_1/archivio_2008/audio/gr1_20081211.0800.ram
Sono indignato delle dichiarazioni dell’on. Minniti, che è anche calabrese ed è stato pure Sottosegratario al Ministero dell’interno.
L’on. Marco Minniti sa benissimo qual è stato e qual è il mio impegno nei più importanti processi di mafia, di strage e di omicidio, perpetratisi in Calabria negli ultimi anni (e non solo in Calabria!) - fino a qualche giorno addietro - al fianco di numerosissimi magistrati onesti, bravi e coraggiosi.
Sono onorato ed orgoglioso della loro fiducia che non è mai venuta meno, nonostante le “tragedie” orchestrate da chi li ha depistati e, probabilmente, ha fatto pure loro commettere degli errori.
Sono certo, conoscendo alcuni di loro, che mai sarebbe accaduto quel che è accaduto, se a quei magistrati fossero state fornite delle corrette informazioni.
Forse il vero problema sta proprio in questo e non va ricercato all’interno della Magistratura, come in tanti si ostinano ancora a fare, nel tentativo di conseguire altri risultati.
Molti hanno citato il Capo dello Stato - anche a sproposito - al punto che la Segreteria Generale del Quirinale è stata più volte costretta ad intervenire.
Nessuno, però, si è ricordato di citare il più autorevole ed importante provvedimento che il Presidente Napolitano ha adottato quando era Ministro dell’Interno.
Mi riferisco alla famosa “Circolare Napolitano”, con cui ha cercato di limitare la autoreferenzialità del ROS dei Carabinieri nelle indagini giudiziarie, al di sopra delle competenze funzionali dei Pubblici Ministeri, dei Procuratori Distrettuali e dello stesso Procuratore Nazionale Antimafia.
La regolazione e la limitazione di competenze e prerogative si riferiva proprio all’organo centrale del ROS (quello di Roma).
Ripreso quota il ROS - per la sostanziale disapplicazione della “Circolare Napolitano” - in modo molto discutibile (commettendo pure clamorosi errori), proprio un organo centrale del ROS di Roma ha svolto gli accertamenti sul conto del dr. Luigi de Magistris e su di me, su delega dell’Avvocato Generale di Catanzaro, che aveva avocato l’indagine “Why Not”.
Di quell’organo hanno fatto parte e fanno parte soggetti che ritenendosi formalmente Carabinieri, entrano ed escono dai servizi di sicurezza a seconda delle ventate politiche del momento.
A questi si aggiungono quanti - transitando tra il ROS, la PIRELLI o qualche altra azienda telefonica - hanno cercato e cercano di riaccreditarsi al cospetto dei potenti di turno, montando “tragedie”, con conseguenze che sono state devastanti per le Istituzioni e la Magistratura.
Purtroppo molti politici, anche in buona fede, quando entrano nelle stanze dei bottoni non riescono a restare indifferenti a queste “sirene” e - col tempo - finiscono essi stessi per cadere nella trappola.
Alle stesse “sirene”, purtroppo, finiscono per soggiacere taluni magistrati in buona fede e le conseguenze sono parimenti gravi.
A volte l’ambizione, a volte la speranza di facilitare qualche risultato investigativo, tradiscono i buoni intendimenti ed arrecano danni sostanziali alla giustizia, tradendo le nobili finalità che si intendevano perseguire.
Usare certi discutibili sistemi nelle indagini giudiziarie è come il doping per l’atleta.
Si ha la sensazione di arrivare i primi e di fare meglio.
Prima o dopo, però, se ne pagano le conseguenze sulla persona e si rischia pure di essere squalificati!
A proposito di una certa genia del ROS, non è il caso che si parta dalle indagini sulle stragi del ’92 e ‘93, , dal “Papello”, dalla mancata perquisizione del covo di Riina, dal suicidio del Mar. Lombard, dall’omicidio di Luigi Ilardo, dalla continuata mancata cattura di Bernardo Provenzano, dalla trattativa con Cosa Nostra, dalle indagini sulle talpe alla DDA di Palermo o alle infiltrazioni spinistiche all’interno della Telecom, per arrivare ai rampolli di quella genia, variamente distribuiti fra ROS, aziende telefoniche private ed accreditate agenzie spionistiche.
Talune di queste ancora lucrano milioni e milioni di euro dallo Stato.
Non è nemmeno il caso che io richiami le numerose e purtroppo dolorose indagini su appartenenti al ROS ed all’Arma dei Carabinieri, che in questi anni sono stato costretto ad assistere e partecipare, al fianco ed a servizio di magistrati coraggiosi (Pubblici Ministeri, Giudici e Tribunali).
I processi si sono conclusi con condanne esemplari.
Qualcuno, forse, oggi me la vuole far pagare anche per quello e - come diciamo a Palermo - ha cercato di "pulirsi il coltello".
A quelle indagini (come a numerosissime altre) ho avuto l’onore di lavorare (come sto lavorando) con degli onesti e bravi Carabinieri, con i quali ho condiviso i successi per i risultati conseguiti.
A loro va la mia più alta stima, amicizia e considerazione, per l’attaccamento allo Stato ed alla Legge, che hanno dimostrato nell’assolvere ai loro compiti di istituto.
Carabinieri onesti, professionali e volenterosi che, anche quando hanno fatto accesso al ROS, non hanno mai dimenticato di essere CARABINIERI, mantenendo alto il valore del giuramento di fedeltà allo STATO ed alle sue LEGGI.
Nel mio percorso professionale ho dovuto prendere atto, purtroppo, che molti carabinieri passati al ROS (Reparto Operativo Speciale) avevano contrabbandato per finalità poco commendevoli il loro giuramento di fedeltà allo STATO ed alle sue LEGGI.
Altri hanno fatto la stessa cosa nelle diverse fasi di entrata ed uscita dai Servizi di Sicurezza e dalla varie sigle di società private, più o meno collegate agli stessi "Servizi".
Altri si sono pure dimenticati di essere CARABINIERI, o se ne sono ricordati solo perché era cambiato il vento (o il padrone di turno), ed era necessario rientrare nei ranghi dell’Arma.
Su taluni appartenenti agli apparati deviati dello Stato si stavano concentrando gli ambiti più importanti delle indagini, quando sono state fermate, a seguito dell’avocazione e della delega ai ROS.
In questo la cosa che mi fa più rabbia è l’avere rilevato che si stava indagando anche a tutela di politici, di alte cariche dello Stato (vedi il Vicepresidente del C.S.M.) e di alti Magistrati, che hanno finito per attaccare e censurare l’operato di chi solo cercava di difenderli.
Si veda per tutti la diffusione della falsa notizia dell’acquisizione dei tabulati delle loro utenze.
Questo ed altro è stato inserito nel tritacarne di chi ha gestito abilmente le orchestrazioni mediatiche delle ulteriori fughe di notizie, che sono state foriere di provvedimenti giudiziari abnormi.
Mi limito a definire abnormi quei provvedimenti solo per la quiete istituzionale che il Capo dello Stato ha richiesto ed ha imposto a tutti con la sua autorevolezza.
Basta leggere le puntuali anticipazioni giornalistiche di un noto quotidiano calabrese per rendersi conto di qual è oggi il vero e reale problema della Calabria, ben oltre la Ndrangheta, la criminalità comune ed il malaffare.
In un circuito perverso di complicità e di ricatti incrociati, le vittime sono finite per diventare complici dei burattinai, che ancora tirano le fila di una vicenda che sta rischiando di travolgere tutto e tutti.
Quello che sta accadendo ha dell’incredibile.
Mi sembra di trovarmi sul set di “Scherzi a parte”.
L’unica cosa è che non ho mai visto una puntata che durasse così a lungo.
Mi auguro – anzi sono certo – che le Istituzioni sapranno reagire e trovare subito delle soluzioni efficaci, che poco mi pare si possano conciliare con delle punizioni ispirate solo da regole di “cerchiobottismo”.
Ne vale di quel che resta della credibilità dello Stato e della Magistratura.
Ne vale del lavoro onesto e del sacrificio di tanti – magistrati, poliziotti, carabinieri, finanzieri – che hanno dato e danno il massimo di se stessi per la tutela dello Stato e per l’affermazione della Legge.
Se non sentiamo il bisogno e la capacità di ritornare a riflettere nel nome dei vivi e nel rispetto della Legge, quanto meno facciamolo nel nome e nel ricordo dei morti.
Di quanti nel nome dello STATO, della GIUSTIZIA e di una LEGGE che fosse “UGUALE PER TUTTI” hanno combattuto con coraggio e determinazione, fino all’estremo sacrificio della vita.
Abbiano in nome di costoro gli uomini delle Istituzioni – vuoi nei Palazzi di Giustizia che nei Palazzi del potere – il coraggio di abbandonare le logiche degli schieramenti, le appartenenze correntizie e corporative delle caste e levare alte le proprie coscienze alla ricerca ed all’affermazione di una morale, che sta al di sopra della Legge e che - al pari della Legge - è stata in questi giorni gravemente vilipesa, come mai era accaduto in questa Nazione.
Palermo, 11-XII-2008
Gioacchino Genchi

martedì 9 dicembre 2008

09-12-2008 - Dedicato a Giuseppe D'Avanzo ed a Giovanni Bianconi, se troveranno la voglia ed il tempo di riflettere per quanto hanno scritto su di me!

MAFIA: PALERMO, ERGASTOLO IN APPELLO PER DUPLICE OMICIDIO (AGI) - Palermo, 9 dic. - La prima sezione della Corte d'Assise di Appello di Palermo ha condannato all'ergastolo Salvatore Bagliesi, un agricoltore di Partinico imputato del duplice omicidio di Francesco Paolo Alduino e Roberto Rossello, uccisi a Partinico (Palermo) il 10 aprile del 1999. In primo grado Bagliesi era stato assolto e oggi il collegio presieduto da Innocenzo La Mantia, a latere Alfredo Montalto, ha accolto il ricorso presentato dal Pm Francesco Del Bene e dal procuratore generale Daniela Giglio. Bagliesi era libero e dopo la lettura della sentenza si e' allontanato dall'aula. Determinante per risalire alla responsabilita' dell'imputato e' stata una perizia del super esperto informatico Gioacchino Genchi, che ha accertato che la mattina del delitto, cosi' come aveva sostenuto il pentito Michele Seidita, Bagliesi si trovava nella zona in cui fu commesso il duplice omicidio, cioe' nel panificio gestito da Alduino. L'omicidio e' ricollegato a un contesto di mafia, al quale Rossello, garzone del panificio, era del tutto estraneo. (AGI)

lunedì 8 dicembre 2008

08-12-2008 - E i corvi continuano a gracchiare intorno ai Palazzi di Giustizia - Legitima difesa riapre!

Cari amici,
a distanza di un anno – quasi fosse una coincidenza – i corvi che gracchiano ancora intorno ai Palazzi di Giustizia mi hanno costretto a ritornare sul mio blog.
Mi scuso e ringrazio i tanti amici, i colleghi ed i giornalisti democratici che mi hanno chiamato, scritto e-mail, o che hanno tentato di chiamarmi ed ai quali non ho potuto rispondere e non potrò rispondere.
A breve mi farò sentire e mi leggeranno in molti, anche quelli che scrivono a sproposito, solo perché ho avuto la ventura di imbattermi in qualche amico loro ...
A presto, quindi.
Gioacchino Genchi