
Gioacchino Genchi è nato a Castelbuono (PA) il 22 agosto 1960.
E’ sposato ed ha tre figli.
Il suo paese natale, Catelbuono, è una ridente località della provincia di Palermo, situata alle pendici delle "Madonie" .
Castelbuono è un paese con grandi tradizioni di democrazia, di cultura, di civiltà e di legalità, a cui Gioacchino Genchi deve la sua formazione di "castelbuonese", e non solo quella.
Senza nulla togliere a Ceppaloni, l'essere castelbuonese è una "Denominazione di Origine Controllata", unanimente riconosciuta ed apprezzata in tutto il mondo. (http://www.comune.castelbuono.pa.it/) (vedi pure http://castelbuono.org/)
Per Genchi l'essere "castelbuonese" vale più di un "certificato penale" apparentemente pulito, o di un titolo di "Senatore".
Chi almeno una volta nella vita ha conosciuto un castelbuonese, o è stato Castelbuono, si sarà reso conto di questo.
Gioacchino Genchi, da giovane è vissuto nel paese natale.
A Castelbuono è rimasto legato da un forte sentimento di appartenenza. L’essere castelbuonese è la cosa di cui Gioacchino Genchi si sente più orgoglioso e non perde occasione per dirlo.
All’amore per Castelbuono e per la sua gente sarà presto dedicata una particolare sezione del su sito www.gioacchinogenchi.it (Il mio paese).
Da ragazzo si è formato presso la libreria del padre, centro ritrovo dei letterati e degli studiosi del paese.
Radioamatore sin da bambino, Gioacchino Genchi ha manifestato sin dall’adolescenza una particolare vocazione per le scienze tecniche, per l’elettronica e per la telefonia.
Nonostante una forte vocazione umanistica, che gli proveniva dalle letture che sin da bambino aveva coltivato nella libreria del padre, Gioacchino Genchi ha intrapreso gli studi superiori presso l’Istituto Tecnico “Jacopo del Duca” di Cefalù.
Li si è distinto come leader del movimento studentesco, con delle battaglie per i diritti degli studenti e per una scuola migliore.
Dopo alcune rocambolesche iniziative di protesta, organizzate proprio da Genchi – si veda la famosa marcia a piedi a Cefalù, l’occupazione degli istituti, ecc. – sono stati varati negli anni settanta degli importanti provvedimenti legislativi in materia di diritto allo studio.
Ricordiamo fra tutti la legge regionale sul trasporto gratuito agli studenti pendolari.
Questa legge, varata dalla Regione Sicilia, rappresenta ancora oggi uno dei più importanti momenti di conquista civile, nella prospettiva del diritto allo studio per gli studenti siciliani.
Sono state proprio le iniziative di protesta, anche clamorose, organizzate da Gioacchino Genchi, a sensibilizzare i mass media e gli organi legislativi della Regione Siciliana, che alla fine hanno varato e finanziato la legge, per assecondare il diritto allo studio.
Il finanziamento di questa legge ha consentito anche ai giovani delle famiglie meno abbienti dei paesini più disparati della Sicilia, di frequentare le scuole superiori, situate nei centri più importanti, a volte anche a notevole distanza da quelli di residenza.
Erano molti, all’epoca, i giovani promettenti e volenterosi, di origini umili e contadine, che erano impossibilitati a frequentare la scuola superiore, non potendosi permettere le loro famiglie i costi degli abbonamenti degli autobus e dei treni, per raggiungere le sedi dei comuni (vedi Cefalù e Termini Imerese, Bagheria, Palermo, ecc.) dove erano concentrati i più importanti istituti scolastici.
Altre iniziative propugnate da Genchi e dal movimento studentesco da lui guidato, hanno portato al finanziamento ed alla realizzazione dei più importanti ed efficienti edifici scolastici del cefaludese, dove oggi frequentano la scuola i giovani delle "Madonie".
Nonostante l’impegno nel movimento studentesco, la partecipazione agli organismi di rappresentanza delegata (il Consiglio d’Istituto, la Giunta Esecutiva dell’Istituto, il Consiglio Scolastico Distrettuale, la Giunta esecutiva del Distretto scolastico, ecc.), Gioacchino Genchi ha conseguito ottimi profitti negli studi superiori, conseguendo il diploma di maturità tecnica con il punteggio massimo di 60/60 (sessanta/sessantesimi).
Nel corso degli studi Genchi ha affrontato corsi sperimentali di informatica e di elettronica, perfezionandosi nel campo della topografia applicata e dell’utilizzo dei nuovi strumenti di agrimensura, per la rilevazione del territorio (si vedano, in particolare, i primi teodoliti al laser).
Chi doveva dire che quegli strumenti e quelle tecniche dovevano ritornargli oggi di grande utilità, applicati proprio al campo delle indagini e della localizzazione dei cellulari!
Gioacchino Genchi ha poi proseguito, in privato, degli studi umanistici, intrapresi presso la libreria del padre, dove ha coltivato incessantemente - a costo zero - il suo principale hobby: la lettura e la ricerca (dai testi di letteratura, alla filosofia, alla storia, alla matematica, alla statistica ed alle scienze applicate).
Conseguito il diploma di maturità tecnica, con un notevole background nell’uso delle prime tecnologie informatiche (all’epoca applicate solo ai settori finanziari, all’ingegneria ed alla topografia), ha iniziato subito a lavorare con un'azienda specializzata del centro Italia, acquisendo un'ulteriore professionalità e conoscenza nel settore tecnico e nell’uso delle prime applicazioni informatiche.
Contemporaneamente all’attività lavorativa, di cui non ha potuto far a meno (attese le condizioni economiche non troppo floride della sua famiglia), ha intrapreso gli studi universitari presso la Facoltà di Giurisprudenza, dell’Università degli Studi di Palermo, dove ha conseguito la laurea con 110/110 (centodieci su centodieci) e la Lode Accademica.
Nel corso degli studi universitari, oltre alle materie ordinariamente previste nel piano di studi quadriennale (conseguite con eccezionali punteggi), ha frequentato ben 10 “corsi liberi” in materie storico-giuridiche e romanistiche, tutti superati con la valutazione di “30 e Lode”.
Nel corso degli studi universitari ha altresì approfondito degli studi di Politica economica e finanziaria, redigendo la ricerca universitaria sul tema: "Riduzione della spesa pubblica e incremento delle risorse produttive".
Conseguita la laurea in Giurisprudenza il dr. Gioacchino Genchi ha subito intrapreso la carriera forense, eseguendo, in collaborazione con l’Università di Palermo, ulteriori ricerche in vari settori giuridici.
Ha conseguito, frattanto, a pieni voti l’abilitazione all'esercizio della professione di Procuratore Legale (oggi “Avvocato”), oltre all’abilitazione all’insegnamento di materie giuridiche negli istituti di istruzione superiore.
Per espletare il servizio militare (non ancora prestato), nel 1985 ha partecipato al Concorso pubblico a 200 posti di Vice Commissario in prova della Polizia di Stato.
Superato il concorso e classificatosi ai primi posti della graduatoria, ha svolto nei primi mesi dall’immissione in ruolo l’incarico di insegnamento di discipline giuridiche nelle scuole di Polizia.
Trasferito a Palermo nel 1987, ha da allora ricoperto diversi incarichi presso gli uffici della Direzione Centrale dei Servizi Tecnico Logistici della Polizia di Stato di Palermo.
Nel 1988 – per volontà del Capo della Polizia Vincenzo Parisi – è stata affidata al dr. Gioacchino Genchi (quando aveva ancora la qualifica di Vice Commissario), la Direzione della Zona Telecomunicazioni del Ministero dell'Interno per la Sicilia Occidentale di Palermo, già diretta da un funzionario "Dirigente" della Polizia di Stato, promosso "Dirigente superiore ad onorem" e collocato a riposo per raggiunti limiti d'età.
Si noti la particolarità ed il livello dell'incarico conferito, di qualificato rango dirigenziale, identificandosi la "Zona Telecomunicazioni del Ministero dell'Interno per la Sicilia Occidentale" quale ufficio periferico del Dipartimento della Pubblica Sicurezza, dotato di propria autonomia, (amministrativa, finanziaria, disciplinare, organizzativa etc), al pari delle Questure, dei Compartimenti di Polizia Stradale, Ferroviaria etc, e con competenza interprovinciale nelle province di Palermo, Agrigento, Caltanissetta e Trapani.
Anche presso la sede di servizio di Palermo, unitamente alla direzione degli uffici ricoperti, il dr. Gioacchino Genchi ha ininterrottamente mantenuto l'incarico di docente di materie giuridiche (Diritto penale, Diritto processuale penale e Leggi di Pubblica Sicurezza) presso gli Istituti di istruzione della Polizia di Stato.
Nel corso dell'anno 1989 ha frequentato e superato il corso di formazione del Ministero dell'Interno per il conseguimento della specializzazione in "Informatica".
Nel novembre del 1989 ha svolto, per conto del Ministero dell'Interno - Dipartimento della Pubblica Sicurezza, la relazione ufficiale sul tema: "La valenza del supporto informatico nelle indagini di polizia" al Convegno nazionale sul tema: "L'informatica nella lotta alla criminalità organizzata", organizzato dall'Università degli Studi di Palermo con il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
La relazione del dottor Gioacchino Genchi ha riscontrato vivo apprezzamento fra gli studiosi e le Autorità intervenute al Convegno ed i relativi atti sono stati integralmente pubblicati nella rivista di criminologia e psicopatologia forense (n. 2 dell'anno 1990), edita a cura dell'Istituto di Antropologia criminale dell'Università di Palermo (pubblicazione iscritta al n. 17/85 nel registro dei periodici del Tribunale di Palermo).
Ha partecipato a decine e decine di convegni, seminari, corsi di studio ed altre iniziative culturali ed universitarie.
Nel quadriennio di Direzione della "Zona Telecomunicazioni del Ministero dell'Interno per la Sicilia Occidentale" (maggio 1988 - maggio 1992) il dr. Gioacchino Genchi ha costantemente collaborato con diversi uffici investigativi – e direttamente con il Capo della Squadra Mobile dell’epoca, dr. Arnaldo La Barbera - nello svolgimento di particolari e riservate indagini di polizia criminale, per le quali ha curato la sperimentazione e la proficua utilizzazione di sofisticate tecnologie ed impianti informatici, radioelettrici e di telecomunicazioni.
In quegli anni, per il tramite del dr. Arnaldo La Barbera, ha collaborato con vari magistrati, fra cui Paolo Borsellino e Giovanni Falcone, assistendo pure l’Autorità Giudiziaria dell’epoca nelle indagini sul fallito attentato della “Addaura”.
Ha partecipato in prima persona ed ha varato le più importanti tecniche di indagine, che hanno portato, fra gli altri, all’individuazione del covo di Totuccio Contorno a San Nicola l’Arena, dove il mafioso pentito è stato arrestato unitamente ad altri suoi sodali, con il contestuale sequestro di un vero e proprio arsenale.
In quel periodo ha messo a frutto delle originali tecniche d’indagine – quando si era ancora agli albori delle nuove tecnologie elettroniche – per l’installazione di una rete mobile di intercettazioni, utilizzata dall’Autorità Giudiziaria, con risultati di immediata e straordinaria eccezionalità, nella cattura del boss mafioso Pietro Vernengo, evaso tempo prima da una comoda detenzione ospedaliera in un nosocomio palermitano, a cui era stato ammesso prima di darsi alla macchia.
Si omettono di riportare gli ulteriori e numerosi risultati investigativi ed operativi al cui conseguimento ha contribuito l’attività svolta dal dr. Genchi, nell’ambito degli uffici che ha diretto presso il Dipartimento della Pubblica Sicurezza.
Di ciò si trova ampio riscontro nelle rassegne stampa dell’epoca, negli archivi delle agenzie giornalistiche e, cosa più importante, nelle sentenze dibattimentali di condanna dei più pericolosi e sanguinari boss mafiosi e criminali comuni di varie parti d’Italia, confermate nelle fasi cautelari e nei diversi gradi di giudizio, persino con lusinghiere attestazioni di merito nelle motivazioni dei giudici che hanno redatto le sentenze, tutte confermate nei giudizi di legittimità, dalla Suprema Corte di Cassazione.
Nel 1992 - l'anno della “strage di Capaci” - il Capo della Polizia – Prefetto Vincenzo Parisi – gli ha affidato ad interim l’incarico di dirigente del “Nucleo Anticrimine per la Sicilia Occidentale”, per una più efficace azione di contrasto alla criminalità mafiosa e di collaborazione operativa alle indagini sulle stragi, condotte da un gruppo di fidati poliziotti, sotto la diretta direzione del dr. Arnaldo La Barbera.
Con i suoi due uffici - la Zona Telecomunicazioni ed il Nucleo Anticrimine - ha affiancato sin da subito il dr. Arnaldo La Barbera nelle indagini sulla stragi del 1992.
La sera del 19 luglio 1992 – alcune dopo la strage di Via Mariano d’Amelio, dove avevano perso la vita il Procuratore Aggiunto di Palermo Paolo Borsellino e gli agenti di scorta – il Capo della Polizia Vincenzo Parisi ed il Ministro della Giustizia Claudio Martelli, hanno incaricato Genchi di organizzare e dirigere l’immediata evacuazione dei più pericolosi boss mafiosi, comodamente reclusi nelle carceri palermitane, al penitenziario di “Pianosa”.
In raccordo operativo con il Comando dell’Arma dei Carabinieri, con l’Aeronautica Militare e con la Direzione dell’Amministrazione Penitenziaria, nel giro di poche ore Genchi ha organizzato il trasbordo aereo degli oltre 150 “capi mafia” palermitani da Palermo a Pianosa, con gli aeroplani e gli elicotteri “Mangusta” dell’Aeronautica.
Alle 05:00 della mattina del 20 luglio 1992, già rombavano i motori degli aeroplani dell'aeronautica all'aeroporto di "Punta Raisi" di Palermo, che qualche anno dopo prenderà il nome - che speriamo riuscirà a mantenere - dei due magistrati assassinati: Falcone e Borsellino.
Poco più di un'ora dopo, i più pericolosi capimafia palermitani ed i loro sanguinari gregari erano già atterrati all'aeroporto di Pisa, dove con una sincronia ed un tempismo che ha pochi precedenti nella storia, erano ad attenderli i "Mangusta" dell'Aeronautica, per l'ultima tappa della trasferta verso "Pianosa".
Rientrato a Palermo la sera del 20-07-1992, Genchi si è rimesso a fianco del dr. Arnaldo La Barbera, alle indagini sulle stragi.
Nel corso delle indagini sulle stragi di Capaci e di Via d’Amelio, ha fornito un contributo decisivo nell’approntamento delle tecniche di elaborazione e di analisi dei dati di traffico telefonici, perfezionati negli anni.
Di questo, di quanto ha fatto Gioacchino Genchi in quelle indagini (e di quanto non gli hanno consentito di fare), parlano le sentenze dei Giudici di Caltanissetta, che hanno riscontrato l’integrale vaglio di legittimità della Suprema Corte di Cassazione, con la condanna all’ergastolo di decine e decine di imputati, grazie anche al suo contributo determinante.
Delle indagini sulle “stragi del 1992”, si tratterà in altra sezione del sito.
Dal 1994 il dr. Gioacchino Genchi ha diretto il Centro Elettronico Interregionale del Ministero dell’Interno, con sede a Palermo, mantenendo l’incarico di insegnamento negli istituti di istruzione.
Ha svolto, negli anni, centinaia e centinaia di incarichi di consulenza tecnica e di perizia, per conto di Pubblici Ministeri, Tribunali, Corti d’Assise, Corti d’Appello, Tribunali Militari, GUP, GIP ed altri Uffici Giudiziari e Magistrati dello Stato: da Giovanni Falcone a Luigi de Magistris.
Di questo, comunque, si tratterà in altra parte del sito.
Ha contemporaneamente svolto dei corsi di formazione e di aggiornamento su vari temi ai Magistrati, su incarico del Consiglio Superiore della Magistratura, tanto in ambito nazionale, che in sede di formazione decentrata.
In ambito locale, su incarico dei Magistrati referenti e dei Consigli Giudiziari, ha tenuto delle lezioni nell'ambito della formazione degli "Uditori Giudiziari".
Ha svolto pure lezioni e seminari di aggiornamento per conto di vari istituti universitari ed agli Avvocati, per conto della Camera Penale di Palermo.
Ha sempre mantenuto eccellenti rapporti con Magistrati, Avvocati e con le parti processuali con cui ha interloquito.
Ha lavorato fianco a fianco, per venti anni, con poliziotti, carabinieri e finanzieri, che rappresentano il fiore all'occhiello delle diverse forze di polizia.
Con costoro ha mantenuto rapporti di amicizia e di stima professionale, ben oltre gli ambiti di impegno nelle indagini collaborate.
Nell’assolvere agli incarichi giudiziari che gli sono stati affidati, ha sempre e solo servito lo STATO e la GIUSTIZIA, nello strenuo tentativo di ricerca e di affermazione della VERITA’.
Questa è la biografia e la storia del "mascalzone", di quello "strano personaggio", addirittura di quel "Licio Genchi", che ha fatto l'errore più grande della sua vita: approntare il suo modesto aiuto di consulente, ad un giovane Pubblico Ministero di Catanzaro, che si chiama Luigi de Magistris.
E’ sposato ed ha tre figli.
Il suo paese natale, Catelbuono, è una ridente località della provincia di Palermo, situata alle pendici delle "Madonie" .
Castelbuono è un paese con grandi tradizioni di democrazia, di cultura, di civiltà e di legalità, a cui Gioacchino Genchi deve la sua formazione di "castelbuonese", e non solo quella.
Senza nulla togliere a Ceppaloni, l'essere castelbuonese è una "Denominazione di Origine Controllata", unanimente riconosciuta ed apprezzata in tutto il mondo. (http://www.comune.castelbuono.pa.it/) (vedi pure http://castelbuono.org/)
Per Genchi l'essere "castelbuonese" vale più di un "certificato penale" apparentemente pulito, o di un titolo di "Senatore".
Chi almeno una volta nella vita ha conosciuto un castelbuonese, o è stato Castelbuono, si sarà reso conto di questo.
Gioacchino Genchi, da giovane è vissuto nel paese natale.
A Castelbuono è rimasto legato da un forte sentimento di appartenenza. L’essere castelbuonese è la cosa di cui Gioacchino Genchi si sente più orgoglioso e non perde occasione per dirlo.
All’amore per Castelbuono e per la sua gente sarà presto dedicata una particolare sezione del su sito www.gioacchinogenchi.it (Il mio paese).
Da ragazzo si è formato presso la libreria del padre, centro ritrovo dei letterati e degli studiosi del paese.
Radioamatore sin da bambino, Gioacchino Genchi ha manifestato sin dall’adolescenza una particolare vocazione per le scienze tecniche, per l’elettronica e per la telefonia.
Nonostante una forte vocazione umanistica, che gli proveniva dalle letture che sin da bambino aveva coltivato nella libreria del padre, Gioacchino Genchi ha intrapreso gli studi superiori presso l’Istituto Tecnico “Jacopo del Duca” di Cefalù.
Li si è distinto come leader del movimento studentesco, con delle battaglie per i diritti degli studenti e per una scuola migliore.
Dopo alcune rocambolesche iniziative di protesta, organizzate proprio da Genchi – si veda la famosa marcia a piedi a Cefalù, l’occupazione degli istituti, ecc. – sono stati varati negli anni settanta degli importanti provvedimenti legislativi in materia di diritto allo studio.
Ricordiamo fra tutti la legge regionale sul trasporto gratuito agli studenti pendolari.
Questa legge, varata dalla Regione Sicilia, rappresenta ancora oggi uno dei più importanti momenti di conquista civile, nella prospettiva del diritto allo studio per gli studenti siciliani.
Sono state proprio le iniziative di protesta, anche clamorose, organizzate da Gioacchino Genchi, a sensibilizzare i mass media e gli organi legislativi della Regione Siciliana, che alla fine hanno varato e finanziato la legge, per assecondare il diritto allo studio.
Il finanziamento di questa legge ha consentito anche ai giovani delle famiglie meno abbienti dei paesini più disparati della Sicilia, di frequentare le scuole superiori, situate nei centri più importanti, a volte anche a notevole distanza da quelli di residenza.
Erano molti, all’epoca, i giovani promettenti e volenterosi, di origini umili e contadine, che erano impossibilitati a frequentare la scuola superiore, non potendosi permettere le loro famiglie i costi degli abbonamenti degli autobus e dei treni, per raggiungere le sedi dei comuni (vedi Cefalù e Termini Imerese, Bagheria, Palermo, ecc.) dove erano concentrati i più importanti istituti scolastici.
Altre iniziative propugnate da Genchi e dal movimento studentesco da lui guidato, hanno portato al finanziamento ed alla realizzazione dei più importanti ed efficienti edifici scolastici del cefaludese, dove oggi frequentano la scuola i giovani delle "Madonie".
Nonostante l’impegno nel movimento studentesco, la partecipazione agli organismi di rappresentanza delegata (il Consiglio d’Istituto, la Giunta Esecutiva dell’Istituto, il Consiglio Scolastico Distrettuale, la Giunta esecutiva del Distretto scolastico, ecc.), Gioacchino Genchi ha conseguito ottimi profitti negli studi superiori, conseguendo il diploma di maturità tecnica con il punteggio massimo di 60/60 (sessanta/sessantesimi).
Nel corso degli studi Genchi ha affrontato corsi sperimentali di informatica e di elettronica, perfezionandosi nel campo della topografia applicata e dell’utilizzo dei nuovi strumenti di agrimensura, per la rilevazione del territorio (si vedano, in particolare, i primi teodoliti al laser).
Chi doveva dire che quegli strumenti e quelle tecniche dovevano ritornargli oggi di grande utilità, applicati proprio al campo delle indagini e della localizzazione dei cellulari!
Gioacchino Genchi ha poi proseguito, in privato, degli studi umanistici, intrapresi presso la libreria del padre, dove ha coltivato incessantemente - a costo zero - il suo principale hobby: la lettura e la ricerca (dai testi di letteratura, alla filosofia, alla storia, alla matematica, alla statistica ed alle scienze applicate).
Conseguito il diploma di maturità tecnica, con un notevole background nell’uso delle prime tecnologie informatiche (all’epoca applicate solo ai settori finanziari, all’ingegneria ed alla topografia), ha iniziato subito a lavorare con un'azienda specializzata del centro Italia, acquisendo un'ulteriore professionalità e conoscenza nel settore tecnico e nell’uso delle prime applicazioni informatiche.
Contemporaneamente all’attività lavorativa, di cui non ha potuto far a meno (attese le condizioni economiche non troppo floride della sua famiglia), ha intrapreso gli studi universitari presso la Facoltà di Giurisprudenza, dell’Università degli Studi di Palermo, dove ha conseguito la laurea con 110/110 (centodieci su centodieci) e la Lode Accademica.
Nel corso degli studi universitari, oltre alle materie ordinariamente previste nel piano di studi quadriennale (conseguite con eccezionali punteggi), ha frequentato ben 10 “corsi liberi” in materie storico-giuridiche e romanistiche, tutti superati con la valutazione di “30 e Lode”.
Nel corso degli studi universitari ha altresì approfondito degli studi di Politica economica e finanziaria, redigendo la ricerca universitaria sul tema: "Riduzione della spesa pubblica e incremento delle risorse produttive".
Conseguita la laurea in Giurisprudenza il dr. Gioacchino Genchi ha subito intrapreso la carriera forense, eseguendo, in collaborazione con l’Università di Palermo, ulteriori ricerche in vari settori giuridici.
Ha conseguito, frattanto, a pieni voti l’abilitazione all'esercizio della professione di Procuratore Legale (oggi “Avvocato”), oltre all’abilitazione all’insegnamento di materie giuridiche negli istituti di istruzione superiore.
Per espletare il servizio militare (non ancora prestato), nel 1985 ha partecipato al Concorso pubblico a 200 posti di Vice Commissario in prova della Polizia di Stato.
Superato il concorso e classificatosi ai primi posti della graduatoria, ha svolto nei primi mesi dall’immissione in ruolo l’incarico di insegnamento di discipline giuridiche nelle scuole di Polizia.
Trasferito a Palermo nel 1987, ha da allora ricoperto diversi incarichi presso gli uffici della Direzione Centrale dei Servizi Tecnico Logistici della Polizia di Stato di Palermo.
Nel 1988 – per volontà del Capo della Polizia Vincenzo Parisi – è stata affidata al dr. Gioacchino Genchi (quando aveva ancora la qualifica di Vice Commissario), la Direzione della Zona Telecomunicazioni del Ministero dell'Interno per la Sicilia Occidentale di Palermo, già diretta da un funzionario "Dirigente" della Polizia di Stato, promosso "Dirigente superiore ad onorem" e collocato a riposo per raggiunti limiti d'età.
Si noti la particolarità ed il livello dell'incarico conferito, di qualificato rango dirigenziale, identificandosi la "Zona Telecomunicazioni del Ministero dell'Interno per la Sicilia Occidentale" quale ufficio periferico del Dipartimento della Pubblica Sicurezza, dotato di propria autonomia, (amministrativa, finanziaria, disciplinare, organizzativa etc), al pari delle Questure, dei Compartimenti di Polizia Stradale, Ferroviaria etc, e con competenza interprovinciale nelle province di Palermo, Agrigento, Caltanissetta e Trapani.
Anche presso la sede di servizio di Palermo, unitamente alla direzione degli uffici ricoperti, il dr. Gioacchino Genchi ha ininterrottamente mantenuto l'incarico di docente di materie giuridiche (Diritto penale, Diritto processuale penale e Leggi di Pubblica Sicurezza) presso gli Istituti di istruzione della Polizia di Stato.
Nel corso dell'anno 1989 ha frequentato e superato il corso di formazione del Ministero dell'Interno per il conseguimento della specializzazione in "Informatica".
Nel novembre del 1989 ha svolto, per conto del Ministero dell'Interno - Dipartimento della Pubblica Sicurezza, la relazione ufficiale sul tema: "La valenza del supporto informatico nelle indagini di polizia" al Convegno nazionale sul tema: "L'informatica nella lotta alla criminalità organizzata", organizzato dall'Università degli Studi di Palermo con il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
La relazione del dottor Gioacchino Genchi ha riscontrato vivo apprezzamento fra gli studiosi e le Autorità intervenute al Convegno ed i relativi atti sono stati integralmente pubblicati nella rivista di criminologia e psicopatologia forense (n. 2 dell'anno 1990), edita a cura dell'Istituto di Antropologia criminale dell'Università di Palermo (pubblicazione iscritta al n. 17/85 nel registro dei periodici del Tribunale di Palermo).
Ha partecipato a decine e decine di convegni, seminari, corsi di studio ed altre iniziative culturali ed universitarie.
Nel quadriennio di Direzione della "Zona Telecomunicazioni del Ministero dell'Interno per la Sicilia Occidentale" (maggio 1988 - maggio 1992) il dr. Gioacchino Genchi ha costantemente collaborato con diversi uffici investigativi – e direttamente con il Capo della Squadra Mobile dell’epoca, dr. Arnaldo La Barbera - nello svolgimento di particolari e riservate indagini di polizia criminale, per le quali ha curato la sperimentazione e la proficua utilizzazione di sofisticate tecnologie ed impianti informatici, radioelettrici e di telecomunicazioni.
In quegli anni, per il tramite del dr. Arnaldo La Barbera, ha collaborato con vari magistrati, fra cui Paolo Borsellino e Giovanni Falcone, assistendo pure l’Autorità Giudiziaria dell’epoca nelle indagini sul fallito attentato della “Addaura”.
Ha partecipato in prima persona ed ha varato le più importanti tecniche di indagine, che hanno portato, fra gli altri, all’individuazione del covo di Totuccio Contorno a San Nicola l’Arena, dove il mafioso pentito è stato arrestato unitamente ad altri suoi sodali, con il contestuale sequestro di un vero e proprio arsenale.
In quel periodo ha messo a frutto delle originali tecniche d’indagine – quando si era ancora agli albori delle nuove tecnologie elettroniche – per l’installazione di una rete mobile di intercettazioni, utilizzata dall’Autorità Giudiziaria, con risultati di immediata e straordinaria eccezionalità, nella cattura del boss mafioso Pietro Vernengo, evaso tempo prima da una comoda detenzione ospedaliera in un nosocomio palermitano, a cui era stato ammesso prima di darsi alla macchia.
Si omettono di riportare gli ulteriori e numerosi risultati investigativi ed operativi al cui conseguimento ha contribuito l’attività svolta dal dr. Genchi, nell’ambito degli uffici che ha diretto presso il Dipartimento della Pubblica Sicurezza.
Di ciò si trova ampio riscontro nelle rassegne stampa dell’epoca, negli archivi delle agenzie giornalistiche e, cosa più importante, nelle sentenze dibattimentali di condanna dei più pericolosi e sanguinari boss mafiosi e criminali comuni di varie parti d’Italia, confermate nelle fasi cautelari e nei diversi gradi di giudizio, persino con lusinghiere attestazioni di merito nelle motivazioni dei giudici che hanno redatto le sentenze, tutte confermate nei giudizi di legittimità, dalla Suprema Corte di Cassazione.
Nel 1992 - l'anno della “strage di Capaci” - il Capo della Polizia – Prefetto Vincenzo Parisi – gli ha affidato ad interim l’incarico di dirigente del “Nucleo Anticrimine per la Sicilia Occidentale”, per una più efficace azione di contrasto alla criminalità mafiosa e di collaborazione operativa alle indagini sulle stragi, condotte da un gruppo di fidati poliziotti, sotto la diretta direzione del dr. Arnaldo La Barbera.
Con i suoi due uffici - la Zona Telecomunicazioni ed il Nucleo Anticrimine - ha affiancato sin da subito il dr. Arnaldo La Barbera nelle indagini sulla stragi del 1992.
La sera del 19 luglio 1992 – alcune dopo la strage di Via Mariano d’Amelio, dove avevano perso la vita il Procuratore Aggiunto di Palermo Paolo Borsellino e gli agenti di scorta – il Capo della Polizia Vincenzo Parisi ed il Ministro della Giustizia Claudio Martelli, hanno incaricato Genchi di organizzare e dirigere l’immediata evacuazione dei più pericolosi boss mafiosi, comodamente reclusi nelle carceri palermitane, al penitenziario di “Pianosa”.
In raccordo operativo con il Comando dell’Arma dei Carabinieri, con l’Aeronautica Militare e con la Direzione dell’Amministrazione Penitenziaria, nel giro di poche ore Genchi ha organizzato il trasbordo aereo degli oltre 150 “capi mafia” palermitani da Palermo a Pianosa, con gli aeroplani e gli elicotteri “Mangusta” dell’Aeronautica.
Alle 05:00 della mattina del 20 luglio 1992, già rombavano i motori degli aeroplani dell'aeronautica all'aeroporto di "Punta Raisi" di Palermo, che qualche anno dopo prenderà il nome - che speriamo riuscirà a mantenere - dei due magistrati assassinati: Falcone e Borsellino.
Poco più di un'ora dopo, i più pericolosi capimafia palermitani ed i loro sanguinari gregari erano già atterrati all'aeroporto di Pisa, dove con una sincronia ed un tempismo che ha pochi precedenti nella storia, erano ad attenderli i "Mangusta" dell'Aeronautica, per l'ultima tappa della trasferta verso "Pianosa".
Rientrato a Palermo la sera del 20-07-1992, Genchi si è rimesso a fianco del dr. Arnaldo La Barbera, alle indagini sulle stragi.
Nel corso delle indagini sulle stragi di Capaci e di Via d’Amelio, ha fornito un contributo decisivo nell’approntamento delle tecniche di elaborazione e di analisi dei dati di traffico telefonici, perfezionati negli anni.
Di questo, di quanto ha fatto Gioacchino Genchi in quelle indagini (e di quanto non gli hanno consentito di fare), parlano le sentenze dei Giudici di Caltanissetta, che hanno riscontrato l’integrale vaglio di legittimità della Suprema Corte di Cassazione, con la condanna all’ergastolo di decine e decine di imputati, grazie anche al suo contributo determinante.
Delle indagini sulle “stragi del 1992”, si tratterà in altra sezione del sito.
Dal 1994 il dr. Gioacchino Genchi ha diretto il Centro Elettronico Interregionale del Ministero dell’Interno, con sede a Palermo, mantenendo l’incarico di insegnamento negli istituti di istruzione.
Ha svolto, negli anni, centinaia e centinaia di incarichi di consulenza tecnica e di perizia, per conto di Pubblici Ministeri, Tribunali, Corti d’Assise, Corti d’Appello, Tribunali Militari, GUP, GIP ed altri Uffici Giudiziari e Magistrati dello Stato: da Giovanni Falcone a Luigi de Magistris.
Di questo, comunque, si tratterà in altra parte del sito.
Ha contemporaneamente svolto dei corsi di formazione e di aggiornamento su vari temi ai Magistrati, su incarico del Consiglio Superiore della Magistratura, tanto in ambito nazionale, che in sede di formazione decentrata.
In ambito locale, su incarico dei Magistrati referenti e dei Consigli Giudiziari, ha tenuto delle lezioni nell'ambito della formazione degli "Uditori Giudiziari".
Ha svolto pure lezioni e seminari di aggiornamento per conto di vari istituti universitari ed agli Avvocati, per conto della Camera Penale di Palermo.
Ha sempre mantenuto eccellenti rapporti con Magistrati, Avvocati e con le parti processuali con cui ha interloquito.
Ha lavorato fianco a fianco, per venti anni, con poliziotti, carabinieri e finanzieri, che rappresentano il fiore all'occhiello delle diverse forze di polizia.
Con costoro ha mantenuto rapporti di amicizia e di stima professionale, ben oltre gli ambiti di impegno nelle indagini collaborate.
Nell’assolvere agli incarichi giudiziari che gli sono stati affidati, ha sempre e solo servito lo STATO e la GIUSTIZIA, nello strenuo tentativo di ricerca e di affermazione della VERITA’.
Questa è la biografia e la storia del "mascalzone", di quello "strano personaggio", addirittura di quel "Licio Genchi", che ha fatto l'errore più grande della sua vita: approntare il suo modesto aiuto di consulente, ad un giovane Pubblico Ministero di Catanzaro, che si chiama Luigi de Magistris.