venerdì 10 giugno 2011

Continuerò a servire la Giustizia e la Verità

Continuerò a servire la Giustizia e la Verità

dal Blog di Gioacchino Genchi su "il fatto Quotidiano", 9 giugno 2011

Oggi, dopo 26 anni esatti, ho reindossato la toga di avvocato.

Alla cerimonia del giuramento, nell'aula della terza sezione della Corte d'Appelo di Roma, erano presenti numerosi fan e amici. Alla cerimonia ha pure voluto partecipare l'avv. Carlo Taormina, con cui collaboro ormai da due anni alla Cattedra di Procedura Penale, all'Università di Tor Vergata, tenendo un corso specifico su intercettazioni, tabulati e prove elettroniche, alla Scuola di Formazioni per le Professioni Legali.

Per me non cambia nulla, continuerò a servire la Giustizia e la ricerca della verità con lo stesso spirito con cui da oltre 20 ho lavorato a fianco di giudici e pubblici ministeri.

Mi sono iscritto all'Ordine degli Avvocati di Roma e con il mio staff stiamo già collaborando alla difesa in procedimenti penali molto complessi, a Roma, Milano, Catania e in altre parti d'Italia.

Ormai non c'è più un'indagine e un processo penale in cui non si disserti di cellulari, tabulati, celle telefoniche, e-mail e tracce elettroniche.

Penso di mettere a frutto, dopo tanti anni, l'esperienza maturata nel campo, anche se da oggi con ruolo diverso.

Ritorno a fare l'avvocato con un patrimonio di esperienze quasi unico.

Nelle indagini e nel processo penale ho ormai ricoperto tutti i ruoli. Prima di avvocato, poi di investigatore e poliziotto, poi di consulente e di perito.

In ultimo, per volere di qualcuno, ho rivestito pure il ruolo di indagato, di imputato e di parte civile.

Quelli che mi hanno voluto delegettimare, dal 2007 ad oggi, mi hanno costretto ad un corso di aggiornamento sul nuovo processo penale, che non conoscevo.

Per me è stato come rifare per la seconda volta il corso di laurea in giurisprudenza.

Adesso guardo al futuro con molto entusiasmo.

Cambiare vita e lavoro e 50 anni aiuta a sentirsi giovane.

Oggi, quando ho rimesso la toga, mi sembrava di essere ritornato a 25 anni fa.

martedì 7 giugno 2011

Gioacchino Genchi a Catania, venerdì 10 giugno 2011, ore 19:00

Venerdì 10 giugno 2011, alle ore 19:00, a Catania, al caffè/libreria Tertulia di Via Michele Rapisardi (zona Teatro Massimo) parteciperò alla presentazione del libro di Andrea Leccese "Torniamo alla Costituzione", Infinito Editore. Introduce Adele Palazzo, del Popolo Viola, sarà presente l'autore.

domenica 5 giugno 2011

Genchi assolto. La sentenza: ma quale spia? Ha agito egregiamente

Genchi assolto. La sentenza: ma quale spia? Ha agito egregiamente

da ANTIMAFIA Duemila, di Monica Centofante – 5 giugno 2011
C'era una volta "il più grande scandalo della storia della nostra Repubblica", l'uomo finito sulle prime pagine di decine di giornali ed esposto al pubblico ludibrio nei talk show televisivi perché aveva spiato ben 350 mila persone.


E c'è oggi una sentenza di assoluzione piena, perché il fatto non sussiste, depositata qualche giorno fa e che scagiona completamente quel mostro: non ha fatto nulla, scrivono i giudici, ha soltanto svolto il suo lavoro con estrema correttezza, collaborato con le procure, stanato delinquenti, contribuito a far scagionare innocenti. Ma sui giornali, questa volta, non ci è finito e nei talk show tutto tace: meglio che la pubblica opinione lo ricordi come il grande fratello intercettatore, chi teme le sue indagini preferisce così. E allora in pochi conosceranno la fine della storia, lei sì uno dei più grandi scandali della nostra Repubblica.
Il mostro è Gioacchino Genchi, consulente delle procure di mezza Italia, da almeno due decenni impegnato nelle più delicate inchieste del nostro Paese, a partire da quelle sulle stragi del '92 e del '93. La sentenza di assoluzione è quella del processo in cui era stato accusato di accesso abusivo al Siatel (Sistema Anagrafe Tributaria Enti Locali), un sistema informatico, protetto da misure di sicurezza, che garantisce il collegamento all'Anagrafe tributaria da parte degli enti locali: in sostanza mette in comunicazione diretta ed immediata l'ex Ministero delle Finanze, le Regioni e gli enti territoriali.
La nostra storia inizia il 1° settembre del 2004 , quando scompare nel nulla, a Mazara del Vallo, la piccola Denise Pipitone. Il pm Luigi Boccia, della Procura di Marsala, avvia le indagini e sceglie come consulente proprio Genchi, incaricato di procedere alla corretta identificazione di alcuni soggetti intestatari e utilizzatori delle numerosissime schede telefoniche emerse dall'acquisizione del traffico delle celle di Mazara del Vallo e del territorio circostante per l'intera giornata del rapimento della bimba. Oltre che dei migliaia di tabulati che nel giro di pochi mesi vengono acquisiti insieme a centinaia di intercettazioni telefoniche, perquisizioni e altre investigazioni non solo in Italia, ma anche all'estero. Perché i rapitori con tutta probabilità si sono spostati mentre aumentano le segnalazioni di avvistamento della minore da parte di sciacalli e mitomani che finiscono, anche loro, sotto indagine.
Con il fine di identificare i soggetti individuati nel corso delle investigazioni Genchi interroga l'archivio dello Sdi, in uso alle forze di Polizia e l'Anagrafe del Comune di Mazara del Vallo, che presentano però alcune lacune ed è a questo punto che Mario Bucca, responsabile per i servizi informativi del Comune, coinvolto emotivamente nella vicenda della scomparsa della piccola Denise, suggerisce al consulente la possibilità di un collegamento con il servizio tributi realizzato in via informatica dal Ministero delle Finanze proprio per le esigenze dei Comuni italiani: ovvero il Siatel. A stretto giro di posta Bucca abilita Genchi che inizia quindi a consultare il sistema trovandolo assolutamente efficace. Le indagini però non sono affatto semplici e si protraggono nel tempo, tanto che il 6 luglio del 2005 Genchi invia una mail a Bucca chiedendo ed ottenendo il rinnovo dell'abilitazione all'accesso al sistema Siatel. Nel frattempo, il consulente tecnico viene incaricato da altre procure d'Italia in altre delicate indagini: in particolare dalle procure di Palermo, Catanzaro, Roma, Reggio Calabria. Sono gli anni delle inchieste Poseidone e Why Not, quelle condotte su incarico dell'allora pm Luigi de Magistris e contro le quali, di lì a breve, si sarebbero scatenate una serie infinita di reazioni politiche e mediatiche.
Ai magistrati con i quali inizia a collaborare Genchi parla subito del sistema Siatel e i diversi uffici giudiziari, entusiasti per la sua potenzialità investigativa, autorizzano la richiesta di nuovo accesso.
Mentre il Procuratore nazionale antimafia Piero Grasso si fa promotore per ottenere un protocollo con la Siatel al fine di abilitare tutti gli uffici di polizia giudiziaria e tutte le procure per l'accesso a queste banche dati.
Genchi si rivolge quindi nuovamente al Bucca che gli dice di contattare gli addetti Siatel. E sono loro, una volta ricevuti i conferimenti incarichi delle Procure, a rispondere "che le comunicazioni sono inutili in quanto per loro, fin quando è titolare di una userid ha titolo per accedere".
Insomma, tutto ok e le indagini con le diverse procure proseguono e si fanno sempre più delicate mentre sui giornali inizia a montare la polemica sulle condotte investigative di de Magistris e dei suoi consulenti che porterà all'epilogo ormai noto. E quando la macchina del fango è in piena corsa a Gioacchino Genchi viene tolta l'abilitazione alla consultazione del sistema e il dottor Stefano Crociata, Direttore Centrale dell'Agenzia delle Entrate, parla di accesso e di utilizzo indebito della banca dati del sistema Siatel.
Le indagini del reparto tecnico del Ros di Roma, diretto dal colonnello Pasquale Angelosanto, giungono alle stesse conclusioni, accolte dalla Procura capitolina, detta anche "porto delle nebbie", che il 10 marzo 2009 iscrive Gioacchino Genchi nel registro degli indagati per accesso abusivo ad un sistema informatico e il giorno successivo emette decreto di perquisizione. I militari del Ros irrompono nell'abitazione palermitana del vicequestore aggiunto di Polizia e nei locali della sua società, la Csi, sequestrano computer e documenti, tra cui il sistema denominato Teseo, utilizzato da Genchi nell'espletamento degli incarichi di consulente e nel quale i militari del Ros troveranno – sorpresa! - i loro stessi nominativi. Il giorno dopo parte la bufala dei numeri: articolo dopo articolo, dichiarazione dopo dichiarazione il numero degli spiati sale fino a 7 milioni.
In sede processuale però è tutto diverso: all'imputato vengono contestate inizialmente 2600 interrogazioni abusive estese alle dichiarazioni dei redditi e ai redditi percepiti, che scenderanno rapidamente a 238 interrogazioni di persone fisiche e 8 di enti, aziende e persone giuridiche o imprese.
Nel frattempo, l'8 aprile 2009 il Tribunale del Riesame annulla il decreto di sequestro probatorio della Procura di Roma, secondo il documento non sussiste l'ipotesi di reato, ma la Procura si rifiuta sorprendentemente di restituire l'archivio e presenta ricorso alla Cassazione, che il 30 giugno ne dichiara l'inammissibilità e dà ragione al Riesame.
Le indagini contro Gioacchino Genchi intanto proseguono e nel marzo del 2011 l'imputato chiede ed ottiene il rito abbreviato. Arriviamo ai giorni nostri, precisamente al 13 aprile quando il Gup Marina Finiti è chiamata a pronunciarsi sull'imputato. Ed è lo stesso pm a chiederne l'assoluzione che il gup conferma dichiarando: il fatto non sussiste. Si è trattato soltanto di una gigantesca bolla di sapone.
"Per tutti i nominativi oggetto di contestazione – scrive il giudice nella motivazione della sentenza - l'imputato ha dimostrato, anche con allegati documenti informatizzati, di aver operato nell'ambito del conferimento incarico dei magistrati e dunque legittimamente". "Ha dimostrato puntualmente ed analiticamente per i diversi accessi contestati di aver fatto un uso legittimo dell'accesso al sistema Siatel, accesso cui era stato autorizzato dapprima dalla Procura di Mazara del Vallo per l'inchiesta sulla scomparsa di Denise Pipitone, in seguito anche da altre Procure italiane. Genchi – prosegue il documento – ha sempre operato nel rispetto dei mandati conferitigli, mantenendosi nei limiti fissati dai magistrati, senza mai travalicarli, condividendo con loro tutti i risultati dei riscontri negli eleboratori di consulenza".
Certo, ammette il giudice, un errore c'è stato: "L'autorizzazione all'accesso al sistema è stata erroneamente e irritualmente rilasciata al Genchi da Bucca, funzionario del Comune di Mazara del Vallo, in quanto avrebbe dovuto rilasciarla un amministratore del sistema in sede centrale".
Ma gli errori di un funzionario del sistema Siatel possono ricadere sul consulente? Ovviamente no, sottolinea il Gup Finiti, "non possono gravare sull'imputato, che tempestivamente risulta aver comunicato i conferimenti di incarico e le autorizzazioni di volta in volta rilascategli".Che colpa può avere il consulente?
Già, quale colpa? Ce lo chiediamo anche noi. Ma se si leggono le carte delle indagini a cui stava lavorando Gioacchino Genchi, improvvisamente bloccate, e fino a dove sarebbero potute arrivare la riposta non sembra poi così difficile.

venerdì 3 giugno 2011

Sorpresa: i cellulari dei politici li usano tutti

Sorpresa: i cellulari dei politici li usano tutti

AL PROCESSO GENCHI SI SCOPRE CHE LE UTENZE NON INTERCETTABILI VENGONO UTILIZZATE ANCHE DA ALTRI

di Antonio Massari, da "Il Fatto Quotidiano" del 3 giugno 2011

Avevano chiesto di interrogare direttamente Clemente Mastella, ma l'ex ministro di Giustizia s'è rifiutato, e così il 27 maggio gli avvocati Fabio Repici e Ivano Iai, difensori di Gioacchino Genchi, hanno sentito Francesco Campanella, l'uomo che fornì a Bernardo Provenzano la carta d'identità, per farsi operare a Parigi durante la latitanza.

È la testimonianza di Campanella, del quale Mastella fu testimone di nozze, la risposta "investigativa" di Genchi alle indagini del Ros dei Carabinieri e della Procura di Roma: che lo accusano di aver "trattato " illecitamente – oltre a quelle di otto parlamentari – l'utenza telefonica di Mastella. E quella di Campanella è soltanto una delle risposte: la difesa di Genchi ha prodotto tre documenti che – al di là del suo personale caso giudiziario – dovrebbero far riflettere parecchio.

Sono firmati dai segretari generali di Camera, Senato e Consiglio dei ministri.

La domanda è semplice: quanti cellulari, tra quelli intestati a Camera e Senato, erano effettivamente utilizzati dai parlamentari?

Il quesito si limita al periodo storico delle acquisizioni dei tabulati dell'inchiesta "Why Not" – aprile 2005, ottobre 2007 – ed ecco la risposta: "Le utenze mobili intestate all'amministrazione del Senato erano 292, più 183 per il solo traffico dati". "Delle 292 utenze gsm – continua il Senato – soltanto 5 erano assegnate a parlamentari". Il resto, ben 287, erano assegnate a "non parlamentari".

Se aggiungiamo che "un senatore era assegnatario di due utenze", il numero dei parlamentari scende a quattro.

E allora – sotto il profilo investigativo – la domanda è: basta l'intestazione, di un'utenza, al Senato – come sostiene il Ros – per "bloccare " il trattamento del traffico telefonico d'un telefono utilizzato invece, quasi con certezza, da un "non parlamentare"?

Più alta l'assegnazione alla Camera dei deputati: "Risultavano intestate alla Camera dei deputati 122 utenze cellulari. Di queste, 97 risultavano effettivamente assegnate agli stessi". Ma quante erano, in totale, le utenze intestate alla Camera? Ben 928 e solo 56 usate da deputati, scrive sempre la Camera, perché alcuni parlamentari erano assegnatari di più schede.

L'intestazione a Camera e Senato, quindi, non dà certezza che il telefono sia usato da un parlamentare. Ed è quello

che Genchi prova a dimostrare, per il caso Mastella, interrogando Campanella. Il "pentito" che aiutò Provenzano racconta l'iter politico che lo portò, dal 1999 in poi, a diventare segretario nazionale del Movimento giovanile dell'Udeur, "su designazione di Mastella" e "componente della direzione nazionale".

Campanella, i telefoni di Mastella, li conosce quindi molto bene, considerato il "rapporto di amicizia, anche con la moglie e i figli".

"Mastella – dice Campanella – aveva più utenze in uso e ha cambiato qualche volta, nel corso degli anni, il suo numero.

Tuttavia, ne aveva uno suo personale, sul quale lo contattavo. Quando non trovavo il parlamentare, contattavo il suo caposcorta, Stefano".

Il "pentito" spiega di aver contattato Mastella su ben altre utenze, diverse da quelle che Genchi e l'ex pm Luigi De Magistris hanno incontrato in "Why Not". Segno che, quella contestata, poteva non essere l'utenza strettamente personale dell'ex ministro.

È su altro numero, infatti, che nel 2005 Campanella invia l'sms di auguri per ferragosto.

Ed è sempre sullo stesso numero che lo contatta, in Sicilia, durante le elezioni amministrative dello stesso anno. Un numero che Mastella utilizza ancora oggi.

L'altra, quella contestata a Genchi, può ben essere tra le centinaia utilizzate dai "non parlamentari", come confermano le statistiche di Camera e Senato. E come conferma la presidenza del Consiglio, per i numeri – anch'essi contestati a Genchi e De Magistris – di Romano Prodi e Francesco Rutelli. Quella di Prodi era intestata alla Delta Spa e usata – verosimilmente – quando non era capo del governo e neanche deputato: l'utenza da premier, infatti, spiega la Presidenza del Consiglio era un'altra. Stesso discorso per Rutelli, che aveva a disposizione, scrive sempre il Consiglio dei ministri, ben due schede. Però diverse da quelle intestate alla Margherita, incontrate da Genchi .

Un mese fa, Giuseppe Pisanu, interrogato dalla difesa di Genchi aveva negato che l'utenza contestata dal Ros fosse sua. Fu un primo colpo all'accusa. E pare che non sia l'ultimo.

sabato 28 maggio 2011

Gioacchino Genchi a Rovato (Brescia), sabato sabato 18 giugno 2011


Sabato 18 giugno 2011, alle ore 20:30, a Rovato (Brescia), all'Area Foro Boario, parteciperò all'incontro sul tema
"Poteri criminali nella storia d'Italia"
nell'ambito della Festa Provinciale della Resistenza, organizzata dall'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia e dai giovani di Nuova Resitenza di Brescia.

venerdì 20 maggio 2011

Gioacchino Genchi e Savatore Borsellino a Inzago (Milano), sabato 21 maggio 2011

Sabato 21 maggio 2011, alle ore 21:00, a Inzago (Milano), presso il salone della Banca di Credito Cooperativo, in Piazza Maggiore, parteciperò con Salvatore Borsellino all'incontro dal titolo "COSA NOSTRA IN CASA NOSTRA? Le trattative Stato Mafia - Le stragi - La mafia al Nord".



giovedì 5 maggio 2011

Assolto Genchi, ma non per Bossio e Rinaldi


Assolto Genchi, ma non per Bossio e Rinaldi
L'autorizzazione del pm Luigi de Magistris ai Ctu, Genchi e Sagona, di trasmettere gli atti di Poseidone in Why Not
dal blog di Emilio Grimaldi, 5 maggio 2011

Vi ricordate il più grande scandalo della storia della Repubblica? Il famigerato Archivio di Gioacchino Genchi, il superconsulente di Procure di mezza Italia? Ecco, non c'è più. Assolto con la formula piena "perché il fatto non su sussiste". "Ha intercettato 350 mila persone", sentenziò Silvio Berlusconi. E di lì a ruota la macchina del fango. Ma c'è qualcuno, ancora, a cui piace lo scandalo. Ci è affezionato, per così dire. Forse un modo per esorcizzare gli scheletri che prendono forma negli attimi immediatamente prima di abbandonarsi tra le braccia di Orfeo. Forse. Vincenza Bruno Bossio, imprenditrice calabrese e membro della direzionale nazionale del Pd, per esempio, la sera se non posta sul suo blog un pezzo di Peppe Rinaldi, di Libero, proprio non riesce a dormire. Lo scandalo c'è ancora per questi due. Ahi voglia che ci sbattono il muso.
La sparata più grossa la dice lui e lei subito la condivide sul suo blog. E si tratta del "riversamento" degli atti di Poseidone in Why Not, le celebri inchieste per le quali Gioacchino Genchi è stato recentemente assolto per non aver eseguito i numerosi accessi abusivi al sistema informatico Siatel, l'anagrafe dei tributi locali dell'agenzia delle Entrate, paventati dal Ros. Lo stesso pubblico ministero di Roma che aveva formulato l'accusa ne ha richiesta l'assoluzione con la più ampia delle formule "perché il fatto non sussiste". No, il fatto c'è, ma non costituisce reato. Nemmeno il reato c'è, ma Genchi non l'ha commesso. Il fatto non sussiste, nel senso che non vi è mai stata alcuna condotta antigiuridica e Genchi non è mai venuto meno a nessuno dei suoi doveri nell'esercizio delle funzioni di consulente tecnico dell'Autorità Giudiziaria. Al difensore di Genchi, l'avv. Fabio Repici, non è rimasto che associarsi alle articolate conclusioni del P.M.. Dopo oltre tre anni di indagini, di clamori e di processi, al giudice per l'udienza preliminare sono bastati poco più di tre minuti di camera di Consiglio per pronunciare la sentenza: Genchi è assolto perché il fatto non sussiste. La stessa indagine riguarda un altro processo, ancora in corso, con l'accusa dei Pubblici Ministeri di Roma - già formulata a carico di Genchi e de Magistris dal famigerato procuratore aggiunto Achille Toro - di aver violato le guarentigie costituzionali che tutelano i parlamentari dall'acquisizione dei tabulati telefonici senza la preventiva autorizzazione della Camera di appartenenza. Dunque, decreta il Rinaldi che il "riversamento" dei tabulati di Poseidone nell'indagine Why Not, eseguito da Genchi, "non si può fare, se non dietro specifica autorizzazione" . È anche quello di cui lo accusa il Ros. Si dà il caso, però, che l'autorizzazione a Genchi e a Pietro Sagona, entrambi Ctu dell'allora pm Luigi de Magistris, gliela diede proprio il titolare delle indagini oggetto della presunta violazione. Il 2 aprile 2007 il pm così dispose: "rilevato che atti del procedimento penale originariamente trattati nel procedimento penale nr 1217/2005 debbono confluire nel fascicolo sopra indicato (numero 2057 del 2006, ndb) in quanto si sta delineando la configurabilità dell'associazione per delinquere oggetto di investigazione (…) dispone che i predetti consulenti tecnici trasmettano, nell'immediatezza in copia informatica, e successivamente in copia cartacea, gli elaborati da loro espletati nell'ambito del procedimento 1217/2005". Bene.
La ferve investigativa della coppia inedita non finisce qui. Beppe Pisanu fa delle dichiarazioni in merito al procedimento che lo vede parte lesa, secondo il Ros, insieme ad altri sette parlamentari, presunte vittime dell'orecchio troppo curioso del perito informatico. Il Fatto titola Pisanu scagiona Genchi, ma per il redattore di Libero è solo un incartamento del giornale.
L'ex ministro dell'Interno dice: "Quelle utenze telefoniche non sono mie. Riconosco esclusivamente quella contraddistinta dal n° 335 (…), in uso esclusivo a mia moglie Anna Maria. Delle altre (…) è certo che non si tratta di utenze in uso a me, né come utenze personali, né come utenze di servizio". Dunque, un'assoluzione prima ancora che si pronunci il giudice. Ecco, per Rinaldi e la Bossio non va bene. C'è qualcosa che al Fatto, che ha dato la notizia, è sfuggita. E cosa sarebbe? L'utenza della moglie di Pisanu. Leggiamo la ferve investigativa della coppia inedita. "Se il numero era intestato a Pisanu - come dice la consorte - e se di quel numero si discute, significa o no che il trattamento dei dati è stato fatto su quell'utenza? Parrebbe di si, rileva poco che l'uso era di persone non coperte dalle guarentigie. A quel numero, in pratica, corrispondeva un'anagrafica difficile da ignorare: resta poi un mistero (che dovrà accertare la procura di Roma) perché, pur essendoci quell'intestazione, accanto al tabulato veniva riportata quello della signora Ilari. Insomma, sarebbe bastata una richiesta di autorizzazione e tutto si sarebbe risolto, almeno in uno degli 8 casi contestati. 
A meno che non si voleva scoprire cosa facesse la moglie del ministro, che pure parlava al telefono con il "feroce Saladino", come tanti".
Andiamo con ordine. Il trattamento dei dati. Prima di trattarli bisogna individuarli, è logico. La semantica viene dopo. Una volta individuata l'utenza chi se ne occupa valuta il da farsi. Se proseguire o meno, a seconda dell'interesse investigativo che via via il "dato" trasmette e salvo prescrizioni in itinere. Nel caso di parlamentari si chiede l'opportuna autorizzazione e lo fa il pm. Al di là del fatto che sarà il giudice a stabilire se vi è stato o meno un accesso abusivo è di dominio pubblico la circostanza che le garanzie costituzionali si riferiscono solo ai parlamentari e non anche ai loro congiunti, e solo all'effettivo usuario della scheda telefonica. Se così fosse Emilio Fede, Lele Mora e Gabriel Minetti sarebbero stati scriminati sotto il grande ombrellone dell'immunità parlamentare di Berlusconi. Ma non è così. Però, per Rinaldi e Bossio basta l'identificazione per far vivo lo scandalo, così magari grazie a Genchi anche Berlusconi si riesce a difendere meglio dalle accuse dei Pubblici di Ministeri di Milano che, mutatis mutandis - ora ci vuole - non hanno fatto null'altro di quello che Genchi aveva fatto a Catanzaro. Peccato però, anche per la nuova inedita coppia Rinaldi-Bossio, che lo scandalo, tanto enfatizzato dal gennaio del 2009, si è via via sciolto come neve al sole, ma non per tutti, evidentemente. Ecco, allora, che la moglie di Pisanu ha avuto un contatto con il "feroce Saladino". Nulla dice di più, se ne guarda bene il Rinaldi. Per esempio, non dice che l'ex presidente delle Compagnie delle Opere voleva accattivarsi le grazie della moglie dell'ex ministro dell'Interno con un pensiero natalizio a febbraio del 2006. Forse. Pensiero tardivo, ma aveva le sue buone ragioni. C'era l'affare sul voto elettronico e Saladino non se lo voleva far scappare. Forse. Manda un sms al prefetto Vincenzo Corrias, caposegreteria di Pisanu, e poi pensa seriamente a un panettone, anche se è carnevale ormai. Per una signora d'eccezione. La signora non vuole riceverlo. Ma questo Rinaldi non lo dice. Come non dice nemmeno del fatto che nell'inchiesta Why Not l'interesse investigativo verteva sul deus ex machina, Antonio Saladino. E sul fatto che "chiedeva di entrare in associazione temporanea di impresa nel progetto di voto elettronico che sarebbe poi stato al centro della nota polemica scatenata dal settimanale Diario. Poi, Saladino e Corrias si sarebbero sentiti ancora. Ma la cosa non andò in porto perché, come da sempre sostiene Genchi, il ministro Pisanu non ha mai e in nulla concretamente favorito Saladino. In qualsiasi caso, a parte il singolare tentativo di Saladino di rifilare a carnevale un presunto regalo natalizio alla signora Pisanu, stavamo già lavorando a quanto verificatosi in quell'appalto. Quello gestito poi da Accenture, Telecom ed Eds, con la vicenda delle falle nel sistema apparse solo in un articolo di Repubblica", (da "Il caso Genchi, storia di un uomo in balia dello Stato" di Edoardo Montolli, pag. 844). Può darsi che Rinaldi, premuroso nell'evidenziare l'incartamento del Fatto, per fare mente locale abbia deciso di liberarsi, lui, di qualche carta. Giusto per fare ordine. Forse perché spalleggerebbe la tutela dello stesso ministro da tentativi subdoli di corteggiamento? Forse, ma soprattutto non va bene se si vuole alimentare la morbosità dello scandalo della moglie di Pisanu in contatto con il feroce Saladino.
Parte terza. All'udienza davanti al gup di Roma ci sta anche l'avvocato di Romano Prodi, la professoressa Paola Severino di Benedetto. Secondo l'accusa Prodi sarebbe pure lui presunta vittima di Genchi che, senza la preventiva autorizzazione al Parlamento, avrebbe acquisito i tabulati di un cellulare intestato alla Delta. Il paradosso è che ha ricostruito le varie fasi dell'inchiesta e ha sottolineato la correttezza dell'operato proprio di Genchi che si è, per giunta, sempre rifiutato di stilare una relazione ai fini della richiesta sollecitata dall'ex pm, Luigi de Magistris. A proposito il superconsulente spiega: "Se faccio qualcosa c'è sempre un motivo (per questo ho utilizzato le acquisizioni di Poseidone) e se non la faccio ce ne sono almeno due (per questo non ho ritenuto di redigere alcuna relazione a carico di Prodi, perché non c'era alcun elemento indiziario a suo carico, che io potevo rilevare dai tabulati)".
Meno due. Meno Pisanu e Prodi. Rimangono gli altri sei.
Dati e trattamento. Sempre che la Bossio o il Rinaldi non se ne escano poi con il teorema che acquisire i tabulati dell'usciere di Villa Certosa sia la stessa cosa del presidente del Consiglio. Magari potrebbe ricordarsi meglio di Berlusconi tutte le Ruby che sono passate da lì.
Potrebbe darsi. Il fatto è un altro. Sono in molti che a Roma, per le stesse condotte di Genchi e de Magistris, vorrebbero vedere alla sbarra i Pubblici Ministeri di Milano. E per questo che si soffia sul fuoco.

http://emiliogrimaldi.blogspot.com/2011/05/assolto-genchi-ma-non-per-bossio-e.html

Gioacchino Genchi a Savignano sul Rubicone (Forlì-Cesena), venerdì 20 maggio 2011

Venerdì 20 maggio 2011, alle ore 20:45, a Savignano sul Rubicone (Forlì-Cesena), nella Sala Allende, parteciperò all'incontro pubblico organizzato dall'A.N.P.I. e dal "Comitato Dossetti per la Costituzione" Zona Rubicone, dal titolo "Massoneria deviata - P2 - Servizi Segreti Deviati - P3 - P4. La Costituzione violata e la Democrazia sotto assedio".
Introduzione del giornalista Edoardo Turci. Saluti del Sindaco Elena Battistini. Premessa di Carlo Sarpieri, Presidente provinciale dell'A.N.P.I. e di Tonino Venturi, Responsabile del "Comitato Dossetti".
L'incontro è organizzato col patrocinio dei Comuni di Savignano sul Rubicone, San Mauro Pascoli e Gatteo.

domenica 1 maggio 2011

Gioacchino Genchi a Cesenatico (Forlì), domenica 1° maggio 2011

Domenica 1 maggio 2011, alle ore 18:30, a Cesenatico (Forlì), nella Sala del museo della Marinella in Via Armellini 18, Porto Canale Cesenatico, parteciperò all'incontro organizzato dall'Italia dei Valori sul tema "Mafia e intercettazioni: dall'Italia alla Romagna".
Modera Marco Colonna, Direttore del Quotidiano del Nord.it. Introdurranno Salvatore Nestola e Tommaso Montebello, Coordinatori dell'IDV di Cesenatico e di Forlì.

giovedì 28 aprile 2011

PISANU SCAGIONA GENCHI

PISANU SCAGIONA GENCHI

L'ex ministro ai pm: "Quelle utenze telefoniche non sono mie"

di Antonio Massari, da Il Fatto Quotidiano di giovedì 28 aprile 2011, pag. 1

"Non sono le mie utenze telefoniche". Bastano queste poche parole, pronunciate pochi giorni fa dal presidente della commissione Antimafia Giuseppe Pisanu, a demolire le basi del "più grande scandalo della storia della Repubblica". Fu con queste parole che, nel 2009, Silvio Berlusconi definì Gioacchino Genchi. Parliamo del consulente informatico che lavorò con Giovanni Falcone, che s'è occupato delle stragi di Capaci e via D'Amelio e che oggi sarà in tribunale, a Roma, per la sua prima udienza da imputato: l'accusa è di concorso in abuso d'ufficio, con l'ex pm Luigi De Magistris, per aver acquisito illegalmente, nell'inchiesta Why Not, i tabulati di otto parlamentari. "Il più grande scandalo della storia della Repubblica", a partire da oggi, rischia però di ribaltarsi. C'è una sorpresa firmata dal presidente della commissione Antimafia, Giuseppe Pisanu, che in un verbale d'interrogatorio scagiona totalmente Genchi. E rovescia l'impianto accusatorio firmato da un'informativa del Ros dei carabinieri.

TRA LE UTENZE telefoniche indebitamente "trattate" da Genchi – sostiene il Ros – c'è anche quella di Pisanu. Interrogato dagli avvocati di Genchi, nel corso delle indagini difensive, Pisanu smentisce categoricamente: nessuna delle utenze appartiene a lui. A questo punto, lo "scandalo" è l'approssimazione delle indagini che hanno portato Genchi in un ciclone di accuse infondate. Quando gli avvocati Ivano Iai e Fabio Repici elencano i cinque numeri di telefono – quelli che Genchi avrebbe illegittimamente acquisito e processato – Pisanu non ha dubbi: "Riconosco esclusivamente quella contraddistinta dal n° 335 (…), in uso esclusivo a mia moglie Anna Maria. Delle altre (…) è certo che non si tratta di utenze in uso a me, né come utenze personali, né come utenze di servizio". Quattro righe che smontano un castello d'accuse inviate, il 16 giugno 2009, all'ex procuratore aggiunto di Roma, Achille Toro, e ai pm Nello Rossi, Andrea de Gasperis e Maria Cristina Palaia. Secondo il Ros, non solo Genchi avrebbe acquisito i dati di Pisanu, ma avrebbe nascosto il suo intento al pm: "Tutti i riferimenti a "Giuseppe Pisanu"e al "ministero dell'Interno" vengono accuratamente omessi da Genchi nella relazione al pm". Il Ros precisa che per un'utenza, che Genchi indica appartenere a Stefania Ilari, nella rubrica sequestrata ad Antonio Saladino, l'unica indicazione era riferita, invece, proprio a Pisanu. È quella della moglie di Pisanu, Anna Maria, che non è soggetta alle guarentigie e anche per il Ros non sarebbe stato difficile accertarlo. Il Ros si limita invece a rilevare che, già dall'agenda di Saladino, i numeri dei telefoni risultavano riconducibili a Pisanu. Anche quella che Genchi ritiene intestata a Stefania Ilari che, nella rubrica di Saladino, viene nominata in questo modo "Pisanu Am*". Né la "A" né la "M" corrispondono alle iniziali di Pisanu. E infatti si tratta di sua moglie. Ma stranamente il Ros – che ha scandagliato le utenze dello staff e della famiglia di Pisanu – questo "dettaglio" non riesce a scoprirlo. Anzi scrive: "Genchi utilizzava solo le risultanze dell'utenza di Stefania Ilari", evitando di associarla al senatore Giuseppe Pisanu, intestatario di tale utenza sin dal 2001. Stefania Ilari era stata intestataria del numero telefonico tra il 1998 e il 2000, annota sempre il Ros, mentre dal 2001 viene intestata a Pisanu. E quindi: "Appare evidente che l'indicazione di tale nominativo – Stefani Ilari –, ormai privo di significato, ha avuto come unico effetto quello di evitare il diretto riferimento del tabulato al senatore della Repubblica Giuseppe Pisanu, nella richiesta che andava autorizzata al Parlamento".

LA STORIA – alla luce delle dichiarazioni del diretto interessato – Giuseppe Pisanu – va completamente riscritta. A cominciare dal motivo che porta Genchi e de Magistris a incontrare, nell'ambito di Why Not, l'ex ministro dell'Interno. I motivi sono due. Il primo: un sms tra il principale indagato in Why Not, Antonio Saladino (poi condannato a due anni di reclusione per abuso d'ufficio) con il prefetto (…) Corrias: "Adecco-Eda partecipano a una gara per il voto eletronico vor entrare in Ati con Why Not". Vincenzo Corrias lo rintraccia in breve tempo: "Ti chiamo io fra poco, Tonì ". A giudicare dallo sms, Saladino chiede a Corrias di entrare nell'affare che riguarda il progetto di voto elettronico. L'affare non andò in porto. Ma Genchi e De Magistris indagano sull'interesse di Saladino che, di lì a poco, chiama una signora per portarle un "pensierino natalizio". C'è un fatto strano: il regalo di Natale vuole consegnarlo a febbraio inoltrato. E la signora usa il telefono che, lo stesso Saladino, ha nominato così: "Pisanu A M * ". È la moglie di Pisanu che, peraltro, farà di tutto – come dimostra Genchi – per non incontrare Saladino e per non ricevere il "regalo", trattandolo con ostentata freddezza.

Interrogato dai pm è lo stesso Genchi a spiegare: "Sono stato io a impartire ai miei collaboratori gli approfondimenti sulle utenze dei familiari, dei collaboratori e dei figli del senatore Pisanu, proprio per le risultanze che erano emerse dall'indagine Poseidone a proposito dell'affidamento del voto elettronico e a un probabile tentativo di estorsione, posto in essere con una campagna di stampa mistificatoria, anche in danno del senatore Pisanu, sui rischi per la democrazia del voto elettronico (…), del tutto assurdi ed infondati, frutto di autentiche mistificazioni". Nessuna omissione ai pm. Semplicemente: Genchi non chiede l'acquisizione dei tabulati di Pisanu.

Il motivo: non c'è interesse investigativo.

Al limite, l'ex ministro, era vittima d'una campagna di stampa mistificatoria che, sottolinea Genchi, non riguardava l'inchiesta di Enrico Deaglio, pubblicata in perfetta buona fede da Diario, ma l'intento delle fonti che l'avevano sollecitata. Infine, conclude Genchi, "nei confronti di Pisanu avevo e ho una profonda stima e ammirazione per il coraggio con il quale mi ha difeso in Parlamento nel 2004 quando, nel frangente delle indagini sul presidente della regione Sicilia Totò Cuffaro e sulle talpe nel ROS ed alla DDA di palermo sono stato oggetto di un durissimo attacco da parte degl amici di Cuffaro".

Fu altro – come spiega a Edoardo Montolli, nel libro intervista "Il caso Genchi" – a smuovere l'interesse investigativo. E cioè: "Il fatto che il numero di cellulare che usava suo figlio Gianmario (…) e che era riportato alla voce Gianmario Pisanu su ben quattro agende di Saladino, era intestato fin dal 2001 proprio alla Accenture spa". Cos'è la Accenture spa? "L'azienda che realizzò, insieme a Eds e Telecom, l'appalto del voto elettronico. La stessa azienda nei confronti della quale erano state dirette le attenzioni di chi aveva innescato la campagna di delegittimazione che coinvolgeva finanche il ministro".

GENCHI oggi dichiara: "Ho sempre avuto fiducia nella giustizia e nelle istituzioni dello Stato. Oggi la mia fiducia viene ripagata da un uomo dello Stato che ha anteposto la verità alle logiche della politica, al contrario di come hanno fatto altri politici che ancora vorrebbero far credere di rappresentare l'alternativa a Silvio Berlusconi".

"Una vicenda d'enorme rilievo per le istituzioni democratiche", commentò Francesco Rutelli, all'epoca presidente del Copasir (Comitato parlamentare per la sicurezza), che definì l'attività di Genchi "un vero e proprio pedinamento elettronico sistematico".

Gioacchino Genchi a Bologna, sabato 30 aprile 2011, ore 14:30-18:30

Sabato 30 aprile 2011, dalle alle ore 14:30 alle 18:30, a Bologna, al Teatro delle Celebrazioni, parteciperò con Antonio Di Pietro, Peter Gomez, Moni Ovadia, Shel Shapiro, Tony Troja, Antonio Cornacchione e Francesco Spada, all'evento-spettacolo organizzato dall'Italia dei Valori dal titolo "IMPEDIRLO E' LEGITTIMO".
Ingresso libero.

mercoledì 27 aprile 2011

Gioacchino Genchi a Fermo, venerdì 29 aprile 2011, ore 21:00

Venerdì 29 aprile 2011, alle ore 21:00, a Fermo, nella Sala dei Ritratti, parteciperò all'incontro organizzato dai giovani dell'Italia dei Valori del fermano, con la presentazione del libro "Il caso Genchi: storia di un uomo in balia dello Stato", di Edoardo Montolli, Aliberti editore.
Interverrà Tiziano Vagnoni, Coordinatore provinciale dei giovani IDV. Modererà l'incontro la giornalista Angelica Malvatani.




Gioacchino Genchi a Ischitella (FG), sabato 7 maggio 2011, ore 19:30

Sabato 7 maggio 2011, alle ore 19:30, a Ischitella (FC), nella Piazzetta San Francesco, parteciperò al convegno sul tema "Da 150 anni … fratelli d'Italia", organizzato dal Giovani Democratici di Ischitella.
Presenterà Eustachio Caputo. Interverranno: Antonio Stornelli, segretario provinciale dei Giovani Democratici, Valentina Lucianetti, Responsabile provinciale del Dipartimento Giustizia e Legalità del PD, l'avv. Fernando Gallone e Andrea Leccese, autore del libro "Torniamo alla Costituzione", vincitore del "premio Paolo Borsellino".

sabato 23 aprile 2011

Imputato, ma con la stessa dignità

Imputato, ma con la stessa dignità

di Gioacchino Genchi, dal blog de "il Fatto Quotidiano" di sabato 23 aprile 2011


Ieri, 22 aprile 2011, i miei difensori Ivano Iai e Fabio Repici hanno depositato al Gup del Tribunale di Roma Barbàra Callari gli esiti di una importantissima attività difensiva, che smentisce in modo plateale le conclusioni del Reparto Tecnico del Ros di Roma, nel processo che mi vede imputato per la presunta acquisizione dei tabulati telefonici di alcuni parlamentari. Grazie alle corrette e puntuali testimonianze di una importante carica istituzionale dello Stato, sono state smentite le frettolose conclusioni con le quali si è sostanzialmente voluta impedire la prosecuzione della mia collaborazione con l’Autorità Giudiziaria, nei processi e nelle più importanti indagini che si stavano svolgendo in Italia.

Alla vigilia della riapertura delle indagini sulle stragi di Capaci e Via d’Amelio, mentre emergevano elementi incrontrovertibili sui depistaggi di Stato che avevo denunciato sin dal lontano 1992, qualcuno doveva impedire che io potessi dare il mio contributo ai magistrati. Ecco l’origine della mia delegittimazione personale e professionale, ad opera di quanti con quelle stragi e su quelle stragi hanno fondato le proprie fortune politiche. E’ proprio nella genesi del partito di Forza Italia e nella nascita della Seconda Repubblica che si colgono gli aspetti più inquietanti delle collusioni e dei depistaggi che hanno sorretto le “trattative” fra lo Stato e la mafia e determinato l’evoluzione della stagione stragista del 1993.

Ecco perché mi hanno delegittimato, nel tentativo – riuscito – di bloccare la mia collaborazione con l’Autorità Giudiziaria. Ci avevano già provato allo stesso modo nel 2004, con attacchi giudiziari e in Parlamento, quando mi stavo occupando delle indagini sulle “Talpe” alla Dda di Palermo e sull’onorevole Cuffaro, dopo avere collaborato alle indagini su Marcello Dell’Utri e su tanti altri politici siciliani collusi con la mafia (Franz Gorgone, Domenico Miceli, ecc.).

L’unica differenza con le vicende di Catanzaro è che grazie alla professionalità dei magistrati di Palermo, tanto “le talpe” alla DDA, che Totò Cuffaro e Marcello Dell’Utri sono stati condannati. A Catanzaro, invece, tutti gli indagati sono stati prosciolti ed ora siamo imputati a Roma io e l’ex pubblico ministero Luigi de Magistris, che conduceva le indagini. Giovedì 28 aprile, alle ore 9, all’aula del Gup del Tribunale di Roma, si terrà l’udienza preliminare. Vi terrò costantemente informati sugli sviluppi del processo. Confermo la mia piena fiducia nella Giustizia e con la stessa dignità con cui per tanti anni mi sono presentato nelle aule di giustizia, mi presenterò per la seconda volta al Tribunale di Roma nella veste di imputato, sicuro di potere dimostrare anche in questo caso la mia innocenza.

Ringrazio in primo luogo mia moglie, i miei familiari ed i tanti, tantissimi amici che mi sono stati vicini in questi anni con affetto e sincera solidarietà e che hanno avuto fiducia in me, al pari di quella che io, con loro, abbiamo nella Giustizia. Ringrazio Marco Travaglio e i giornalisti de il Fatto Quotidiano, che sono stati gli unici a dare delle informazioni vere e puntuali sulla mia vicenda. Altri hanno saputo solo tuonare a sei colonne nelle prime pagine dei giornali sulla mia incriminazione, senza scrivere nemmeno una breve quando sono stato assolto.

Per chi ancora non l’avesse capito, questa è l’ennesima conferma della compromissione col regime dei tanti pennivendoli, alcuni dei quali osano persino spacciarsi come “giornalisti di sinistra”, nel tentativo di dissimulare il portafoglio che riempiono a “destra”. Se il mio sacrificio potrà servire a far riflettere quanti ancora non hanno capito qual è il vero “scandalo” dell’Italia, sono contento di avere patito queste sofferenze. Esposto al ludibrio degli italiani, insultato, indagato, perquisito, destituito dalla Polizia ed ora anche imputato, nonostante il sommarsi delle prime ed ampie assoluzioni.

Con questo spirito io - il più grande scandalo della storia della Repubblica – mi presenterò rispettosamente davanti al mio giudice per farmi processare, con la stessa dignità con la quale nel lontano 1988 ho iniziato la mia collaborazione con la Giustizia a fianco di Giovanni Falcone.

mercoledì 13 aprile 2011

Accessi abusivi alla SIATEL: Genchi assolto dal GUP di Roma perchè il fatto non sussiste

Si è conclusa alle 15 e 15 l'udienza del GUP del Tribunale di Roma Marina Finiti del processo a carico del dr. Gioacchino Genchi per i presunti accessi abusivi alla SIATEL oggetto delle contestazioni formulate dalla Procura di Roma nel marzo del 2009 con la perquisizione ed il sequestro del suo archivio.

Alla base delle indagini il rapporto del direttore dell'Agenzia delle Entrate Stefano Crociata e gli accertamenti del Reparto Tecnico del ROS, diretto dal colonnello Pasquale Angelosanto.

A Genchi erano state contestate le attività di accertamento nei processi più importanti degli ultimi anni.

Fra questi l'interrogazione relativa al nominativo del maresciallo del ROS Giorgio Riolo - poi arrestato e condannato dalla Cassazione nel famoso processo alle "Talpe alla DDA di Palermo" - e quella sulla fantomatica Maddalena Carollo, la fantomatica intestataria della scheda GSM coperta fornita all'allora presidente della Regione Siciliana Totò Cuffaro da Francesco Campanella per i contatti riservati con Riolo e Borzacchelli, da cui sono partite le indagini sulle "Talpe".

Genchi, difeso dall'avv. Fabio Repici, ha dimostrato la legittimità di tutti gli accessi alla SIATEL, necessari per l'identificazione dei soggetti poi indagati e condannati per gravissimi reati, dall'omicidio alle strage, dal traffico di stupefacenti alla mafia, dai vari Tribunali e Corti d'Assise che avevano utilizzato le risultanze del suo lavoro quasi in tutta Italia.

Dopo una breve camera di consiglio di pochi minuti e dopo un calvario giudiziario di oltre due anni, il GUP Marina Finiti ha pronunciato la sentenza: assolto perché il fatto non sussiste.

Genchi, al termine dell'udienza, ha dichiarato: "Ormai anche i bambini hanno capito che la montatura del "caso Genchi", dopo le anticipazioni del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che mi aveva definito il "più grande scandalo della Repubblica", serviva solo a bloccare la mia collaborazione con l'Autorità Giudiziaria nelle più importanti inchieste che si stavano facendo in Italia.

"Nonostante tutto non ho mai perso la mia fiducia nella giustizia. Mi sono presentato davanti al mio giudice e mi sono fatto processare, come loro volevano. La cosa che oggi mi rende più orgoglioso è che anche il pubblico ministero d'udienza (la dr.ssa Maria Cristina Palaia) ha chiesto la mia assoluzione con formula piena."



lunedì 11 aprile 2011

Gioacchino Genchi a Novellara (RE), lunedì 16 maggio 2011, ore 21:00

Lunedì 16 maggio 2011, alle ore 21:00, a Novellara (RE), alla sala Polivalente di Viale Montegrappa, parteciperò all'incontro sul tema "LEGITTIMO IMPEDIMENTO - La legge (non) è uguale per tutti?", organizzato dal Circolo del Partito Democratico di Novellara.
Coordineranno la serata Milena Saccani Vezzani e Alessandro Baracchi.

venerdì 1 aprile 2011

Gioacchino Genchi a Rende (CS), sabato 16 aprile 2011, ore 18:00

Sabato 16 aprile 2011, alle ore 18:00, a Remde (CS), al Salone della "Casa di Roberta" della Fondazione Roberta Lanzino, in Via Verdi n. 5, parteciperò all'incontro sul tema "Mafia e Stato: verbo o congiunzione?".
Interverrà l'on. Francesco Granata, Vice Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia.
L'incontro è organizzato dal mio amico avv. Francesco Siciliano, candidato a sindaco di Rende nella lista FLI.