mercoledì 6 ottobre 2010

Cronaca di un’udienza, dal Tribunale dell’al di là


Cronaca di un’udienza, dal Tribunale dell’al di là
di Gioacchino Genchi, dal Blog de "Il Fatto Quotidiano" del 6 ottobre 2010

Ieri sera sono stato inondato da una valanga di chiamate, di messaggi e di post su facebook.

Su Wikipedia qualcuno mi aveva dato per morto.

Forse per un effetto riflesso, questa notte ho sognato di essere morto veramente e di trovarmi già nell’al di là. Per quel che ricordo del sogno, non ero ancora stato assegnato in Paradiso, né – per buona pace di qualcuno – mi trovavo all’Inferno, o in Purgatorio.

Ero, invece, in un grande androne insieme a tante persone, morte come me.

Qualcosa mi faceva sembrare quel luogo simile ad un palazzo di giustizia, dove venivano celebrati i processi ai morti che, come me, a turno venivano giudicati e poi spediti al Paradiso, in Purgatorio, o all’Inferno.

Il Tribunale dell’al di là, molto simile a quelli che ricordavo nella terra, era composto da tre giudici. C’era un Pubblico Ministero che sosteneva l’accusa e ciascuno dei morti era assistito da un avvocato.

Si dà il caso che mentre aspettavo il turno di essere giudicato è iniziato il processo ad un altro morto, che era arrivato prima di me. Non ci crederete ma si trattava proprio di Silvio Berlusconi. Manco a farlo apposta, come difensore lo assisteva l’avv. Ghedini. Aperta l’udienza, il processo a Berlusconi è iniziato con delle eccezioni preliminari dell’avv. Ghedini, tutte respinte dal Tribunale. Il Presidente, infatti, ha osservato che nel diritto dell’al di là non vale il legittimo impedimento e che nemmeno il lodo Alfano è mai stato recepito in quell’ordinamento. Nell’al di là, inoltre, non hanno mai varato la modifica della legge sul falso in bilancio e quella sul calcolo dei termini della prescrizione, con le quali Berlusconi sulla terra, quand’era vivo, ha scansato una serie di processi.

Invano Berlusconi e il suo difensore hanno protestato e fatto appello al ministro della Giustizia.

Quando gli hanno detto che nell’al di là il ministro non era Angelino Alfano, entrambi ci sono rimasti molto male. Si perché nell’al di là non poteva nemmeno aiutarli quel campione di efficienza dell’omologo ministro della Giustizia di Santa Lucia, Lorenzo Rudolph Francis che, sulla terra, in tre giorni era riuscito a fare per Berlusconi quello che Angelino Alfano non era stato capace di fare nemmeno in tre anni.

Respinte tutte le eccezioni è iniziato il processo.

Il Pubblico Ministero ha letto le imputazioni, contestando i peccati che Berlusconi aveva commesso sulla terra, quando era vivo. La prima accusa era quella di essere stato blasfemo e di avere offeso il nome di Dio.

Invano la difesa di Berlusconi ha cercato di difendersi, cercando di «contestualizzare» la frase incriminata.

Il Presidente del Tribunale sembrava più determinato della Gandus e così gli ha respinto pure la richiesta di citare come teste a difesa monsignor Fisichella con una secca battuta: “Grazie avvocato, ma nell’al di là sappiamo contestualizzare da soli il significato della parole”.

Invano Berlusconi ha preso la parola per rendere dichiarazioni spontanee. Ha continuato a ripetere che lui, sulla terra, era stato un fervente cattolico e che, era stato pure amico di don Gelmini. A questo punto ho visto il Pubblico Ministero che prendeva nota. Chissà perché.

Quando poi Berlusconi, continuando la sua difesa, ha detto pure di essere stato, sulla terra, un assiduo praticante e di essersi fatto regolarmente la Comunione, il Presidente è insorto più irritato e determinato di prima, disponendo la trasmissione del verbale dell’udienza al Pubblico Ministero dell’al di là.

Tanto Berlusconi che l’avvocato Ghedini si sono manifestati sorpresi. A guardarli in faccia, come si suol dire, sembravano caduti dal cielo. Il Presidente del Tribunale a questo punto ha osservato che Berlusconi era divorziato e risposato civilmente. Pertanto, secondo il Diritto Canonico, valido per tutti i cattolici (senza eccezione alcuna), ai divorziati risposati non è ammesso accedere al sacramento della comunione.

Invano Berlusconi ha cercato di far capire al Tribunale che lui non è un cattolico qualunque. Che ha fatto molto per la Chiesa e ancora di più per l’istruzione cattolica (specie per quella privata).

Il Tribunale è stato irremovibile e così il Pubblico Ministero è potuto passare alla lettura del secondo capo di imputazione.

L’accusa di “lussuria”, in questo caso, sembrava ancora più grave della prima. Per quella, peraltro, Ghedini non poteva citare come teste a difesa nemmeno mons. Fisichella, perché non si sarebbe presentato a testimoniare. Citare don Gelmini avrebbe potuto peggiorare le cose. Così il buon avv. Ghedini, come aveva fatto sulla terra, ci ha provato a sostenere la tesi che, in fondo, Berlusconi era solo “l’utilizzatore finale”.

A questo punto il Presidente del Tribunale l’ha stoppato, ricordandogli che lì (o meglio: nell’al di là), l’accusa non era di “sfruttamento della prostituzione”, ma ben altre. Poco valevano pure le tesi del complotto dei magistrati comunisti, in combutta con la D’Addario. Pure poco sarebbe valso citare Tarantini. Le intercettazioni telefoniche, i commenti sulle docce fredde e sul lettone di Putin, inchiodavano inesorabilmente il fu premier italiano innanzi alle sue responsabilità per l’accusa di lussuria.

Ghedini – probabilemnte per rispetto – non se l’è sentita nemmeno di sostenere l’unica tesi che forse gli avrebbe consentito di far assolvere il suo cliente. Ha rinunciato così a far valere l’eccezione del reato impossibile, per inidoneità dell’oggetto o per mancanza dell’azione, ed ha preferito articolare la difesa in altro modo. Ha così iniziato una strana arringa, sostenendo che l’accusa riguardava una normale condotta di un leader politico, nell’ambito delle doverose pubbliche relazioni connesse all’incarico. Ha pure continuato sostenendo che si trattava solo di un necessitato esercizio fisico di riabilitazione delle prostata.

A queste affermazioni il Presidente s’è mostrato più rigoroso di Minosse, quando è diventato tutto buio e si è abbattuta una bufera. Ho avuto netta la sensazione di rivivere ciò che avevo studiato nel V Canto dell’Inferno, quando, per la paura, mi sono svegliato di soprassalto.

In contemporanea mi si è accesa la radiosveglia ed è partito il giornale radio della RAI. Il primo servizio era un’intervista a Berlusconi, che annunciava lieto la nomina di Paolo Romani a nuovo ministro dello Sviluppo economico (della Mediaset, ho pensato subito io .…) e che rassicurava gli italiani che il Governo sarebbe arrivato alla fine della legislatura.

A quel punto mi sono accorto che era stato tutto un sogno e, per un solo istante, mi sono quasi rammaricato di non essere morto veramente.

Gioacchino Genchi a Sortino (SR), domencia 17 ottobre 2010


Domenica 17 ottobre 2010, alle ore 18:00, a Sortino (SR), al Cine Teatro Italia di Piazza Maria Josè, parteciperò alla presentazione del libro "Il caso genchi - Storia di un uomo in balia dello Stato", di Edoardo Montolli, Aliberti Editore.
All'incontro, organizzato dall'Officina Sociale Archè, parteciperà Pino Maniaci, direttore di Telejato.

Gioacchino Genchi a Torino, con Salvatore Borsellino, Sonia Alfano e Bruno Tinti, giovedì 7 ottobre 2010


Giovedì 7 ottobre 2010, alle ore 20:30, a Torino, presso la Sala Operti di C.so Siracusa 213, parteciperò con Salvatore Borsellino, Sonia Alfano e Bruno Tinti, all'incontro organizzato dalle Agende Rosse di Torino sul tema "Stragi 92/93. Mafia e Istituzioni: chi è Stato?".
Modererà il dibattito Stefano Caselli.

martedì 5 ottobre 2010

Gioacchino Genchi a Canicattini Bagni (SR), sabato 16 ottobre 2010, alle ore 19:00


Sabato 16 ottobre 2010, alle ore 19:00, a Canicattini Bagni (SR), presso l'Aula Consiliare del Comune, in Via P. Jolanda, parteciperò all'incontro dal tema "Tra Stato e Mafia: la solitudine degli uomini onesti", con un ricordo di Angelo Vassallo.
Interverrà il sindaco di Caniccattini Bagni, Paolo Amenta.

Gioacchino Genchi e Salvatore Borsellino, domenica 10 ottobre 2010 a Civitanova Marche (MC)


Domenica 10 ottobre 2010, alle ore 17:30, a Civitanova Marche (MC), presso l'ente Fiera, nei pressi del Lungomare sud, dietro la Piazza Centrale XX Settembre, parteciperò con Salvatore Borsellino al convegno organizzato dall'Associazione Carta Canta dal titolo "Nascita della Seconda Repubblica - Evoluzione dalla P2 alla P3".
Interverranno Tiziana Streppa, Alessandro Lippo e Barbara Archeri.

Gioacchino Genchi a Cesena, venerdì 8 ottobre alle ore 21:00, col Movimento 5 Stelle


Venerdì 8 ottobre 2010, alle ore 21:00, a Cesena, a Palazzo del Capitano, parteciperò all'incontro organizzato dal Gruppo Consiliare 5 Stelle di Cesena sul tema "MAFIASTATO - Un legame indossolubile".
Interverranno i consiglieri regionali del Movimento 5 stelle Giovanni Favia e Andrea Defranceschi e il consigliere comunale della Lista Civica Cesena 5 Stelle Natascia Guiduzzi.

Gioacchino Genchi ad Imola (BO), sabato 9 ottobre 2010, con gli Amici di Grillo di Imola


Sabato 9 ottobre 2010, alle ore 20:30, ad Imola (BO), alla sala delle Stagioni di Via Emilia 25, parteciperò alla presentazione del libro "Il caso Genchi - Storia di un uomo in balia dello Stato", di Edoardo Montolli, Aliberti editore, organizzata dagli Amici di Grillo di Imola.
Info: amicidigrilloimola@yahoo.it

lunedì 4 ottobre 2010

Gioacchino Genchi martedì 5 ottobre 2010 a Palermo, a Villa Filippina, con Salvo Palazzolo e Riccardo Lo Verso

Martedì 5 ottobre 2010, alle ore 18:00, a Palermo, a Villa Filippina, in Piazza San Francesco di Paola, parteciperò con Riccardo Lo Vero e Salvo Palazzolo, alla doppia presentazione dei libri "Il caso Genchi" e "Pezzi mancanti". Seguirà un dibattito sui temi d'attualità delle vicende trattate.  

Rai Tre in 1/2 h - home

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venerdì 1 ottobre 2010

Gioacchino Genchi parteciperà in diretta dallo studio alla trasmissione "In mezz'ora" di Lucia Annunziata, in onda su Rai Tre aalle 14:30 di domenica 3 ottobre 2010

Cari amici, vi anticipo che mi è stata confermata poco fa la partecipazione in diretta dallo studio alla trasmissione "In mezz'ora" di Lucia Annunziata, in onda su RAI Tre, alle 14:30 di domenica 3 ottobre 2010, sui temi dell'attualità politica e giudiziaria.

mercoledì 29 settembre 2010

Gioacchino Genchi a Roma, giovedì 30 settembre 2010, alle ore 15:30, al Centro Congressi Covour di Via Napoli 46


Giovedì 30 settembre 2010, alle ore 15:30, a Roma, al Centro Congressi Covour di Via Napoli, 46, parteciperò con Sonia Alfano e Salvatore Borsellino al Convegno sul tema "Riconnetti l'Università", organizzato dagli studenti di UniOn. Modererà il dibattito il mio amico Antonio Mancini.

domenica 26 settembre 2010

Replica a Lucia Annunziata

Nella trasmissione "mezz'ora" di oggi Lucia Annunziata, nell'intervista a Walter Veltroni, mi ha definito un "personaggio abbastanza inquietante".
L'unica cosa veramente inquietante è come la sinistra possa continuare a dare credito a giornalisti come l'Annunziata, che con il loro modo di fare disinformazione hanno supportato e supportano Berlusconi più di quanto non riescano a fare Fede, Feltri e Belpietro messi insieme.
Gioacchino Genchi

Inviato da iPad

martedì 7 settembre 2010

Gioacchino Genchi con Libera a Modica, Rosolini e Scicli l'11 e 12 settembre 2010

L'11 e il 12 settembre parteciperò a Modica, Rosolini e Scicli, con il giornailsta Carlo Ruta, agli incontri organizzati da Libera, coordinamento di Ragusa, sui temi delle stragi del 1992 e 1993. Alle manifestazioni, patrocinate dai Comuni di Modica e Scicli, partecioeranno le numerose realtà associative e sindacali della provincia di Ragusa che aderiscono a Libera. La discussione, che prende spunto dal libro "Il caso Genchi. Storia di un uomo in balia dello Stato", di Edoardo Montolli, partirà da Modica, il giorno 11 settembre alle ore 17, presso l'atrio del Palazzo Municipale. Si sposterà alle 21 a Rosolini, nell'Area cultura della festa "Sikula per una notte", presso la Cava Eremo di Croce Santa. Il 12 settembre riprenderà infine a Scicli, alle ore 20, presso Palazzo Spadaro, in via Francesco M. Penna.

lunedì 6 settembre 2010

Gioacchino Genchi ad Andalo, Modica, Rosolini e Scicli

Lunedì 6 settembre 2010, alle ore 21:30, al Palacongressi di Andalo (TN), parteciperò alla manifestazione "Mi gioco la tv", con la registrazione di un"intervista che sarà trasmessa in diversi circuiti televisivi nazionali ed esteri. Vi terrò informato. Intanto vi anticipo la partecipazione ai dibattiti organizzati dai giovani di Libera, sabato 17 settembre a Modica e Rosolini e domenica 18 a Scicli (RG). A breve, on-line, il calendario dei prossimi eventi di settembre.

mercoledì 1 settembre 2010

Finalmente hanno scoperto le carte!

Ho ricevuto dalla Procura della Repubblica di Roma l'avviso di conclusione delle indagini preliminari del procedimento iscritto nei miei confronti e nei confronti del dr. Luigi del Magistris.
Non ho mai letto tante assurdità e tante falsità.
In compenso adesso è più chiaro chi aveva interesse a bloccare le indagini di de Magistris in Calabria e a delegittimarmi, per impedirmi di fornire il mio contributo alle più importanti indagini che si stavano svolgendo in Italia.
Probabilmente l'ex procuratore aggiunto di Roma Achille Toro e quanti contavano su di lui non prevedevano che avrebbe dovuto lasciare così frettolosamente la magistratura e il procedimento nei miei confronti e nei confronti di de Magistris, come lui stesso ha commentato al telefono nelle intercettazioni disposte dalla procura di Firenze, nell'indagine sugli appalti di Stato.
Nonostante tutto continuo ad avere fiducia nella Giustizia.
A giorni, col mio avvocato Fabio Repici, mi presenterò dai magistrati di Roma, di Perugia e di Salerno per depositare una corposa memoria e per rendere l'interrogatorio.
Finalmente avrò la possibilità di difendermi.
Vi terrò informati degli sviluppi del procedimento e vi assicuro che non ho alcuna intenzione di arrendermi.
Gioacchino Genchi

sabato 21 agosto 2010

Falcone e Faccia da mostro


Segreto dopo segreto, se si scorrono le vicende delle indagini antimafia alla fine si arriva sempre a un boss e a un agente segreto sfigurato

E' in galera dal 2001. Per otto anni aveva fatto impazzire la Dda di Palermo, che lo riteneva al centro di un traffico di droga costruito sull'asse Stati Uniti – clan dei Vernengo in Sicilia – Nord Italia. Ma per otto anni si era come volatilizzato. Scomparso. E oggi sarebbe probabilmente su una spiaggia a godersi il sole, se non si fosse fatto beccare a Chiavari per il tentato omicidio di un'ottantaduenne in cambio di 250 milioni di lire. Una storiaccia di raggiri ai danni di ricchi anziani, convinti a firmare testamenti a favore di una banda di magliari. Una storiaccia dove nessuno pensava mai che potesse finirci dentro uno del suo calibro.

Si chiama Gaetano Scotto (nella foto a sinistra, ndr), boss dell'Arenella, ed è tra i condannati per la morte di Paolo Borsellino e della sua scorta. Sembra il grottesco epilogo di un killer di Cosa Nostra caduto in disgrazia. E forse è così.  Forse. Di certo alla Procura di Caltanissetta stanno riscrivendo ciò che accadde nelle stragi del '92, in una trama molto complessa: parte dal lontano fallito attentato all'Addaura a Giovanni Falcone nell'89, affronta presunte trattative tra lo Stato e la mafia, depistaggi, e personaggi che nemmeno ad uno scafato scrittore di thriller verrebbero in mente.

L'intreccio è fitto di ombre di servizi segreti deviati. Ma in questo scavare a ritroso tra fatti e 007 invisibili, si finisce sempre per incontrare lui, Gaetano Scotto, capace di mandare in tilt i cacciatori di latitanti per otto anni, ma di finire miseramente in galera per aver tentato di ammazzare una pensionata. E allora la domanda è inevitabile: chi è davvero? Per scoprirlo, forse, bisogna mettere insieme tanti piccoli pezzi di un puzzle.

Del suo passato si sa poco o nulla. Pare curasse gli interessi di Cosa Nostra in Emilia Romagna. A dargli un ruolo preciso per la prima volta è il pentito Vito Lo Forte: lo ricorda nel riciclaggio alla fine degli anni ottanta nella Svizzera degli introiti della coca. Dice che Scotto ripuliva il denaro di Gaetano Fidanzati, il ras della droga in Lombardia che aveva portato Cosa Nostra a Milano, allestendo riunioni nei bar del quartiere Lorenteggio con un nutrito gruppo di pezzi da novanta: da Pietro Vernengo a Totuccio Contorno, dai fratelli Grado a Vittorio Mangano. Roba grossa insomma. Fiumane di denaro sporco, che passava il confine per essere lavato e reinvestito. Un giro tale che, racconta lo stesso Lo Forte, fu proprio per fermare le indagini sul riciclaggio in Svizzera che venne organizzato l'attentato all'Addaura, dove Giovanni Falcone aveva affittato casa: sarebbero dovuti morire i due magistrati elvetici che indagavano, Claudio Lehmann e Carla Dal Ponte, ospiti quel giorno del giudice. In tutto questo, se e quale ruolo potesse aver avuto all'Addaura l'uomo che ripuliva il denaro della droga, Gaetano Scotto, resterà per un bel pezzo un mistero. Fino ad oggi.

Tre anni fa la madre di un poliziotto, Nino Agostino, misteriosamente ammazzato con la moglie nell'agosto del 1989, ossia tre mesi dopo il fallito attentato all'Addaura, ne riconosce la foto su un giornale: sostiene che era lui, Gaetano Scotto, a pedinare il figlio. Magari si sbaglia. Ma non è l'unica ad accostarne il nome al poliziotto ucciso: un altro collaboratore di giustizia, Oreste Pagano, racconta infatti che Scotto si vantava di aver ammazzato Agostino, reo di aver scoperto un legame tra mafia e questura.

Sembrano due storie diverse, quelle in cui l'uomo senza passato appare: da una parte il riciclaggio di soldi in Svizzera, dall'altra le voci sulla morte di un agente. Ma i magistrati hanno ora collegato l'omicidio di Agostino all'attentato all'Addaura, proprio il luogo dove, per il pentito Lo Forte, dovevano morire i giudici impegnati nel caso del riciclaggio della droga in Svizzera. Ed è qui che la strada di Gaetano Scotto si incrocia, nelle indagini, con quella di un personaggio inquietante, la cui esistenza non è mai stata provata.

Poco prima che venisse piazzato l'esplosivo all'Addaura, una donna notò nei paraggi un uomo con la "faccia da mostro". Pare che lo avesse visto pure un tizio, Francesco Paolo Gaeta, ma finì crivellato di colpi. È un uomo di cui ha parlato anche Massimo Ciancimino: un uomo delle istituzioni, dice. Ma mica se lo ricorda solo lui. Lo descriveva così anche il confidente Luigi Ilardo, che fu presto assassinato: tra le tante stranezze narrate al colonnello dei carabinieri Michele Riccio — tipo il mancato arresto di Provenzano — raccontò che c'era un agente con la faccia da mostro che si aggirava sempre in posti strani, come quando avevano ucciso proprio il poliziotto Nino Agostino. Una specie di fantasma di Stato. Un fantasma che però conoscono in tanti: lo ricordano infatti anche a casa della stesso Agostino, prima che il giovane venisse trucidato.

Non si sa chi esattamente sia, faccia da mostro. Ma ne parla infine il solito pentito Lo Forte; lo chiama il "bruciato", per via del volto ustionato. E spiega che aveva rapporti, coincidenza curiosa, con Gaetano Scatto. ll boss dell'Arenella senza passato e l'agente segreto senza nome.

A Caltanissetta gli inquirenti stanno cercando da un pezzo di capire chi sia. Intanto, hanno messo insieme alcuni pezzi del puzzle. E hanno indagato Scotto per i fatti dell'Addaura. È venuto fuori infatti che Nino Agostino, uno che aiutava, pare, i servizi segreti ad acciuffare i latitanti, si trovasse all'Addaura il giorno dell'attentato. E che lo avesse sventato insieme a un giovane in prova al Sisde, Emanuele Piazza, capace di infiltrarsi fra i mafiosi per stanarli uno a uno.

Sarebbe stato per questo che entrambi furono ammazzati: Agostino prima e Piazza poi. Quest'ultimo fu sciolto nell'acido il 16 marzo del 1990 dal picciotto Francesco Onorato: a lui infatti era stata svelata l'identità segreta di Piazza. Segreta evidentemente non per tutti. A Onorato l'aveva spifferata addirittura l'attendente di Riina, Salvatore Biondino, un tipo sempre bene informato. O quasi. Entrambi sono stati condannati come esecutori materiali dell'attentato all'Addaura, ma Biondino, quando l'avevano predisposto, si era detto sicuro: «Abbiamo le spalle coperte». Chi glielo avesse assicurato non si sa. Ma l'aspetto sinistro è che in teoria nessuno fuori dagli uffici istituzionali, tantomeno Gaetano Scotto e Salvatore Biondino, doveva sapere dei compiti di Piazza e Agostino; così come in teoria nessuno fuori dagli uffici istituzionali doveva conoscere l'allora incensurato Biondino e l'uomo senza passato dell'Arenella. Nessuno, naturalmente, tranne le talpe. Palermo non sarà Milano, ma è perennemente avvolta nella nebbia.

Prima di rivedere uscire ancora una volta il volto di Gaetano Scotto legato a un altro, sconosciuto, 007 bisogna seguire un percorso tortuoso, che parte sempre da lì, tre anni prima, all'Addaura.

"L'attentato del 1989 doveva avvenire un giorno prima del ritrovamento dell'esplosivo, il 20 giugno, quando Falcone aveva previsto di fare un bagno, e solo alla line decise con i magistrati elvetici di cambiare programma. Ma questo era noto a pochissime persone, un aspetto cruciale per capire cosa accadde". Luca Tescaroli è stato pubblico ministero per la strage di Capaci ed è convinto, come lo era Falcone, che dietro all'attentato ci fossero "menti raffinatissime". "Fu un periodo particolare sotto il profilo istituzionale. C'erano le lettere delatorie del Corvo e l'anomalia della supplenza giudiziaria dell'Alto Commissariato, che si occupò della relativa indagine. E ancora: si diffondevano notizie mai risultate vere, che intossicavano l'ambiente, come l'incontro a Palermo tra Buscetta, De Gennaro e il barone D'Onufrio, poi assassinato. Un attentato doveva di fatto impedire la cooperazione investigativa tra Falcone e i magistrati svizzeri sul riciclaggio dei soldi della droga in Italia e in America, e sull'ipotesi di alcune collusioni con particolari elementi dello Stato".

Pochi mesi dopo il fallito attentato, mentre si trova nel carcere di massima sicurezza di Full Sutton (Inghilterra) il boss Francesco Di Carlo riceve la visita, per due volte, di alcuni esponenti di servizi segreti di diversi Paesi stranieri — mai si saprà chi con precisione, nonostante le rogatorie internazionali — che gli chiedono un appoggio per ammazzare Falcone. Lui indica Antonino Gioè, all'epoca ignoto boss di Cosa Nostra, che in effetti sarà tra gli esecutori materiali di Capaci. Poco prima della strage, Gioè è protagonista di una curiosa trattativa dei carabinieri con Cosa Nostra, attraverso l'intermediazione dell'estremista di destra Paolo Bellini, per il recupero di opere d'arte rubate. Tuttavia Gioè non può raccontare se fu contattato dai servizi segreti stranieri che incontrarono Di Carlo, se la strage di Capaci fu fatta anche con l'appoggio di uomini delle istituzioni e se fu la continuazione del progetto dell'Addaura. A dire il vero Gioè non può dire proprio più nulla. Muore impiccato in carcere poco dopo l'arresto, lasciando un bigliettino in cui scrive che Bellini era un infiltrato dello Stato. Quel che è inquietante è che, stragi a parte, una scia di morti e di tunnel sotterranei paiono collegare ancor di più la mafia allo Stato. Cosi vale anche per l'ultimo dettaglio: per tenere i contatti per la strage di Capaci Gioè adoperò dei telefoni clonati Nec P300 usando numeri ufficialmente inesistenti eppure attivati in una stranissima filiale Sip, dietro cui, secondo il consulente della Procura di Caltanissetta di allora Gioacchino Genchi, c'era una base coperta dei servizi. Nessuno ne saprà più nulla.

Le ombre dei servizi si materializzano dunque all'Addaura con faccia da mostro, nelle soffiate per ammazzare Agostino e Piazza, perfino nel carcere di Full Sutton e poi a Capaci, nell'attivazione dei telefoni clonati degli esecutori materiali. Ma è su via D'Amelio che le ombre prendono corpo. E quando lo fanno, sono sempre alle spalle dell'uomo senza passato, il boss dell'Arenella, Gaetano Scotto.

Siamo nel luglio del 1992. Paolo Borsellino appunta le dichiarazioni esplosive del boss Gaspare Mutolo sulle collusioni istituzionali. Segna tutto su un'agenda rossa. Vede il boss l'ultima volta il giorno 17. Due giorni più tardi, una Fiat 126 imbottita di Semtex lo uccide in via D'Amelio, sotto casa della sorella. L'agenda rossa sparisce. Passano due ore. E arriva sul luogo della strage il commissario capo Gioacchino Genchi. Si sta già occupando dell'agenda elettronica e dei pc di Falcone: ha scoperto che la prima è stata cancellata e che i secondi sono stati manomessi, ma solo dal loro sequestro. È maledettamente curioso, pensa. Ma non maledettamente curioso come quanto sta per vedere. Il fumo è ancora alto. E i pompieri in azione. Si guarda intorno chiedendosi da dove i mafiosi possano aver attivato il telecomando per la strage, cosa che in effetti non si saprà mai. Osserva, gira gli occhi. Poi salta in macchina e sale sul Monte Pellegrino, punto in cui la visuale è perfetta. Lì sopra c'è il castello Utveggio. E all'interno, un centro studi per manager, il Cerisdi. Almeno ufficialmente. Genchi scopre che dentro non ci sono solo futuri dirigenti. In alcuni uffici si alternano infatti ex persone dell'Alto Commissariato e ufficiali dei carabinieri recuperati nell'amministrazione civile, e c'é pure un centro massonico o paramassonico — spiegherà poi in aula — guidato da un funzionario della Regione Sicilia. Infine c'é un telefono perennemente collegato alla base coperta Gus, servizi segreti di Roma.

Borsellino non vedeva di buon occhio il castello, diceva alla moglie Agnese di chiudere le tende, perché non voleva essere spiato. E' un caso sicuramente, ma dai tabulati che Genchi analizza risulta abbiano chiamato il Cerisdi pure due mammasantissima di rango, difficilmente interessati a corsi scolastici: uno é Giovanni Scaduto, killer di Ignazio Salvo. E l'altro è proprio Gaetano Scotto, il boss che lavava i soldi della droga in Svizzera, l'uomo che pedinava il poliziotto dell'Addaura Nino Agostino e che secondo un pentito si vantava di averlo ucciso. L'uomo che, un'altra voce vuole collegato all'agente segreto con la faccia da mostro.

Genchi si segna tutti i dati. Ma non ha terminato il suo compito. Ancora bisogna capire come abbiano fatto i mafiosi a sapere dell'arrivo di Borsellino a casa della sorella, per prendere la madre. E scava scava, Genchi trova altri due elementi di grande interesse: il primo è un altro telefono clonato, i cui tracciati hanno seguito quel giorno, passo passo dall'albergo di Villa Igea, il percorso di Borsellino fino in via D'Amelio. Si tratta di un telefono clonato i cui contatti appartengono allo stesso circuito del suicida Gioè. ll secondo elemento è invece un uomo, un uomo il cui nome dà da pensare. E' un operatore telefonico della ditta Sielte, che avrebbe potuto intercettare con un'operazione rudimentale casa Borsellino. Indizi, tracce, niente di più. Ma il tipo della Sielte è uno che va avanti e indietro dalle pendici di Monte Pellegrino, uno che Genchi crede possa portarlo avanti nell'indagine. Tuttavia, dichiarerà alla Dia di Caltanissetta nel 2003, si sorprende quando il suo superiore Arnaldo La Barbera, a capo del gruppo d'indagine Falcone-Borsellino sulle stragi, convoca il direttore del Cerisdi, il prefetto Verga, "palesandogli sostanzialmente l'oggetto dell'indagine" sul castello, come riferiscono Nicola Biondo e Sigfrido Ranucci ne II Patto (Chiarelettere). Da lì a poco gli strani uffici al Cerisdi vengono infatti smobilitati. E i servizi smentiranno sempre di esserci stati.

Passa poco. La notte tra il 4 e il 5 maggio del '93 rutto precipita: Genchi litiga furiosamente con La Barbera; gli chiede almeno di non arrestare il telefonista della Sielte o difficilmente si arriverà ai mandanti. La Barbera, dirà Genchi, scoppia a quel punto a piangere, gli spiega che diventerà questore e che per lui é prevista una promozione per meriti sul campo. Ma il commissario capo non ci sta: sbatte la porta e lascia per sempre il gruppo Falcone-Borsellino. Genchi va via. E l'operaio della Sielte viene così arrestato: si chiama Pietro Scotto, ed è il fratello di Gaetano, il boss senza passato. Pietro Scotto é uno che, ha riferito Genchi ricordando le parole del pentito Lo Forte, sarebbe stato in grado di avvertire i mafiosi quando questi finivano intercettati.

Con l'uscita di Genchi le indagini su via D'Amelio prendono un'altra strada, seguono le indidicazioni del pentito Vincenzo Scarantino, l'uomo che ammette di essere stato il ladro della 126 che poi fu imbottita di esplosivo. E' grazie alle sue parole che viene consentito l'arresto immediato di Pietro Scotto. Scarantino diventa il punto di forza del gruppo d'indagine Falcone-Borsellino, che lo ha scovato grazie a tre rubagalline che ne hanno rivelato il ruolo. Anche se qualcun altro vuole assumersi il merito di averlo scoperto: "Realizzammo una sorta di schedatura degli esponenti della famiglia Madonia. Cercammo di individuare l'officina dove l'auto venne imbottita dl tritolo. Accertammo anche i rapporti tra Scarantino, appena arrestato, e alcuni esponenti mafiosi». Sono le parole dell'ex numero tre del Sisde Bruno Contrada, condannato per concorso esterno in associazione mafiosa, riportate dall'Ansa al suo processo il 25 novembre 1994. Scarantino in effetti confessa; é stato lui a rubare la 126 esplosiva. Tuttavia, nonostante le schedature di Contrada, nessuno dentro Cosa Nostra pare conoscerlo, almeno come uomo d'onore. Tutti lo rinnegano, dicono anzi che una sua amante sia tale Giusy la "sdilabbrata", un trans: e un uomo d'onore non lo farebbe mai. Scarantino confessa e poi ritratta, accusando esplicitamente di pressioni l'ex capo della mobile ora al vertice del gruppo Falcone-Borsellino Arnaldo La Barbera. E' un viavai di dichiarazioni. Alla fine Pietro Scotto viene assolto. Gaetano no: é condannato, ma solo in appello, quando ormai ha fatto perdere le tracce che verranno riprese a Chiavari.

Passano diciassette anni e scoppia il caso del killer Gaspare Spatuzza, uomo dei Graviano. Si autoaccusa del furto della 126, smentendo così in toto la ricostruzione di Scarantino, scagionando alcuni, tirando in ballo altri. Le sue tesi sono note. Buona parte del gruppo Falcone-Borsellino viene oggi indagata. Nel libro I misteri dell'agenda rossa (Aliberti) Francesco Viviano e Alessandra Ziniti riportano un documento che alla luce dei fatti appare devastante: é l'appunto di un anonimo funzionario di Stato in cui veniva suggerito ciò che Scarantino avrebbe dovuto dire. Sembra sia tutto da rifare: resta da chiedersi se si trattò di errore giudiziario o di depistaggio, anche se ben tre persone accusarono Scarantino, prima che lui crollasse.

Ma non basta. Ci sono ancora tre elementi che hanno dell'incredibile. Il primo: pare che gia all'epoca l'uomo che coordinò le indagini sulle stragi, Arnaldo La Barbera, fosse un agente dei servizi, con il nome in codice di Catullo. Il secondo elemento é il misterioso signor Franco, che avrebbe fatto da trait d'union tra lo Stato, don Vito Ciancimino e Bernardo Provenzano. Infine, il terzo elemento, ciò che più conta in questa storia e che conduce ancora una volta all'uomo senza passato. E a una frase di Spatuzza: "Mentre veniva imbottita di esplosivo la Fiat 126 nel garage, tra noi c'era uno elegante, biondino, mai visto prima". Sembra si trattasse di un agente dei servizi, l'ennesimo. Sembra. Di certo, prosegue il killer, "parlava con Gaetano Scotto". Sempre lui, dall'Addaura a via D'Amelio, il boss che appare e scompare a fianco di personaggi in divisa tanto improbabili quanto sinistri. Di Scotto Genchi ha tutti i tabulati. Sono chiamate che portano lontano, a medici, futuri politici, imprenditori, favoreggiatori importanti. Contatti che magari non vogliono dire niente. Perché magari erano semplici conoscenti. ll fatto strano è che nessuno li abbia mai guardati per diciotto anni. Forse perché in fondo, per stabilire la verità, c'era già Scarantino. E forse perché la storia di Gaetano Scotto è solo la storia di un killer di mafia caduto in disgrazia. Forse.


Edoardo Montolli (fonte: il mensile IL - Il machile del Sole24Ore, n° 22, 20 agosto 2010)

martedì 17 agosto 2010

Io, Cossiga, e un auspicio per riparare agli errori

Dal blog de "Il Fatto Quotidiano" del 17 agosto 2010
di Gioacchino Genchi


Francesco Cossiga è morto. Con lui si chiude una pagina della storia d’Italia ancora avvolta da tanti misteri.
Ricordo ancora la telefonata di solidarietà che mi fece il 28 gennaio dell’anno scorso, anticipandomi la dichiarazione che aveva rilasciato sul mio conto alle agenzie.

ARCHIVIO GENCHI: COSSIGA, CONSULENTE HA RISPETTATO LA LEGGE
(ANSA) – ROMA, 28 GEN – ”Dopo aver ascoltato in tv Gioacchino Genchi ed avere letto tutto quanto e’ stato scritto su di lui e sulla sua attivita’ sia di funzionario della Polizia sia di consulente di numerosissime procure, mi sono convinto che egli ha agito sempre nel rispetto della legge e secondo il mandato conferitogli dai vari magistrati delle procure interessate”. Lo afferma il presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga. (ANSA 28-GEN-09 ore 12:32)

L’ho ringraziato sul mio blog per il suo intervento:

ARCHIVIO GENCHI: CONSULENTE SU BLOG RINGRAZIA COSSIGA
(V. ”ARCHIVIO GENCHI: COSSIGA, CONSULENTE…” DELLE 12:32)
(ANSA) – PALERMO, 28 GEN – Gioacchino Genchi risponde attraverso il suo blog al presidente Francesco Cossiga che e’ intervenuto oggi sulla sua vicenda. ”Lei mi conosce dal 1992 – scrive il consulente – quando il prefetto Vincenzo Parisi, capo della polizia, ci ha presentato, in una circostanza tragica per la storia del nostro Paese”.
”Ho apprezzato la lucidita’ del suo ricordo – si legge nel blog – e le considerazioni che mi ha voluto esternare nella sua telefonata di questa mattina. Ero sicuro che prima o dopo sarebbe intervenuto in questa vicenda, che mi vede involontario protagonista. Spero, anche col suo autorevole contributo, che gli uomini delle istituzioni e della politica sappiano
riflettere su questa mostruosa mistificazione”.
”Lei sa bene – aggiunge – che io, nella modestia delle mie funzioni, sono stato sempre e soltanto dalla parte dello Stato e non sono mai venuto meno al giuramento di fedelta’ alla Costituzione ed alle sue Leggi. Ho operato solo al servizio di valenti magistrati, giudici e pubblici ministeri, nell’esclusivo fine di ricerca della verita’ e di affermazione dei principi di Giustizia, anche nei confronti di chi e’ stato ingiustamente accusato di delitti che non aveva commesso”.(ANSA 28-GEN-09 ore 16:50)

Dopo mi ha richiamato e mi ha voluto incontrare.
Sono andato a trovarlo nella sua abitazione di Roma. Non ero mai entrato nella casa di un Presidente della Repubblica.
Mi ha ricevuto nel tinello, attiguo alla cucina.
Dalla semplicità di quella casa, dall’arredamento, dalle foto e dai cimeli che mi ha mostrato ho capito tante cose.
Insieme abbiamo ripercorso la comune passione di radioamatori.
Insieme abbiamo commentato le pagine buie della storia della nostra Repubblica, che ci avevano fatto conoscere ed incontrare per l’ultima volta nella primavera del 1992, qualche settimana prima delle sue dimissioni.
Nelle fasi della stesura del mio libro, “Il caso Genchi“, più volte ho cercato di convincerlo a confermarmi alcune circostanze. Mi ha rinviato di una settimana e poi non l’ho più sentito.

Al telefono mi hanno sempre detto che il Presidente stava male.
In occasione dell’ultimo incontro gli avevo comunque anticipato che non sarei stato tenero con lui, per via di certe sue amicizie.
Ricordo ancora la sua reazione. Mi ha dato uno schiaffetto sula guancia e sorridendo, mentre gli vibravano le guance, mi ha detto: “Caro Genchi tu sei uno dei pochi che con la tua onestà puoi anche permetterti di parlare male di me“.
L’ho ringraziato e gli ho ribadito che non stavo scherzando.
Al termine del colloquio, dopo aver sorbito un ottimo caffè, ha voluto che lo aiutassi ad alzarsi dalla sua vecchia poltrona. Con un braccio si è appoggiato sulle mie spalle e, camminando a stento, ha insistito a volermi accompagnare fino all’ingresso.

Ci siamo congedati con un arrivederci. Dopo qualche mese ho apprezzato le sue considerazioni sul mio conto, nel suo ultimo libro.
Dopo non ho avuto più possibilità né di vederlo, né di sentirlo al telefono.
Ho avuto sue notizie e suoi messaggi per il tramite di alcuni comuni amici giornalisti.

Oggi è morto.

Con la morte di Francesco Cossiga si chiude l’ultima speranza di disvelare molti segreti sui tanti misteri della storia d’Italia.
Fra questi, i più importanti, riguardano l’omicidio di Aldo Moro, la strage di Ustica, le infinite trame dei servizi deviati, fino alla fine del suo mandato e le origini della II Repubblica.
Cossiga ha preferito portare con sé questi segreti, nella tomba.
La sua morte, peraltro, coincide con una delle pagine più buie della II Repubblica, che volge al declino.
Nella crisi dei partiti, mentre ritornano a trionfare la corruzione, gli inciuci e l’affarismo, occorre un rilancio dei valori fondanti della Costituzione.
Ben oltre i partiti e le ideologie, occorre prima di tutto recuperare il primato della politica.
In tutto questo provo a immaginare quale sarebbe oggi il più bel regalo che il Presidente Napolitano potrebbe fare agli italiani.

Mi riferisco allo scranno parlamentare di senatore di vita che, con la morte di Cossiga, è rimasto vuoto.
Ebbene sì. Non ho paura a dirlo.
Io, come tanti italiani liberi, auspico che il Presidente della Repubblica proceda immediatamente alla nomina di senatore a vita di Marco Pannella.
Lungi da condizionamenti ideologici (per quello che ancora valgono le ideologie), ritengo che oggi Marco Pannella sia uno dei pochi politici che potrebbe contribuire al recupero del primato della politica.
La sua nomina a senatore a vita – per quello che è stato il suo impegno per la democrazia e per i diritti civili – ci farebbe sentire tutti più orgogliosi di essere italiani.
Con Marco Pannella senatore a vita potremmo ritornare a sperare che si riporti in Parlamento il dibattito sugli autentici temi della politica, del buon governo e delle aspettative della gente.
Capisco che questo non fa piacere a quanti vogliono tacere sui veri problemi degli italiani e preferiscono intrattenerci ancora sulle cronache delle camere da letto, del tinello o della cucina di qualche Vip.
Se Pannella sedesse al Senato al posto di Cossiga, forse anche Giorgiana Masi da lassù ritornerebbere a sorridere.

mercoledì 28 luglio 2010

Così scriveva il prof. Vittorio Grevi nel Corriere della Sera il 27 gennaio 2009

Così scriveva il prof. Vittorio Grevi nel Corriere della Sera il 27 gennaio 2009.
E' forse per questo che in molti non lo vogliono come Vice presidente del CSM?


Per una disciplina delle intercettazioni
di Vittorio Grevi (dal Corriere della Sea del 27 gennaio 2009)

Dal quotidiano profluvio di notizie e di smentite, intorno ai futuri indirizzi politicolegislativi in tema di intercettazioni (da non confondersi con le recenti polemiche sull'«archivio Genchi», composto invece di tabulati, cioè di dati esterni al traffico telefonico), emergono alcune questioni di fondo destinate a configurarsi come altrettanti punti nodali della nuova disciplina del settore, peraltro già anticipati nel disegno di legge promosso a giugno dal ministro Alfano.

Una disciplina la quale non potrà comunque prescindere dal fatto che le intercettazioni costituiscono uno strumento prezioso e spesso insostituibile per le indagini, previsto dalla costituzione in deroga al principio della libertà e segretezza delle comunicazioni, e per ciò ammissibile soltanto «per atto motivato dell'autorità giudiziaria» e «con le garanzie stabilite dalla legge».

Vediamo, dunque, di esaminare alcune di tali questioni, cominciando dal profilo statico delle suddette garanzie.

1) Ambito di ammissibilità delle intercettazioni.
Anche all'interno delle forze di maggioranza ci si è persuasi che non è possibile restringere oltre misura (ad esempio, con riguardo ai soli delitti di terrorismo e di criminalità organizzata, secondo una proposta più volte rilanciata dal presidente Berlusconi) l'area dei reati, per il cui accertamento sono ammesse le intercettazioni.
Accantonata, per ovvie ragioni di buon senso, l'idea di non consentirle rispetto ai delitti contro la pubblica amministrazione (ivi compresa la corruzione), ci si sta rendendo conto che, anche rispetto agli altri reati comuni, la soglia di sbarramento prevista dal progetto Alfano (pena massima superiore ai dieci anni) è troppo elevata. Infatti ne rimarrebbero esclusi molti reati, rispetto ai quali sarebbe assai controproducente rinunciare ad un simile strumento investigativo (tra questi, i delitti di associazione per delinquere, rapina, estorsione, sequestro di persona, bancarotta fraudolenta, sfruttamento della prostituzione, violenza sessuale, etc.).

2) Autorizzazione del giudice.
Potrebbe essere opportunamente coltivata la proposta, contenuta nel progetto Alfano, di attribuire ad un tribunale collegiale, in luogo del gip, la competenza ad autorizzare le intercettazioni, su richiesta del pm.
Anche qui, tuttavia (come nel settore delle misure cautelari), occorre fare i conti con notevoli problemi organizzativi, soprattutto nei tribunali, anche provinciali, di modesto organico. E, in ogni caso, nelle ipotesi di urgenza occorrerebbe comunque riservare al pm il potere di provvedere di sua iniziativa, salva la successiva convalida dell'organo collegiale.

3) Presupposto indiziario.
Fermo restando che le intercettazioni non possano venire autorizzate per la sola ricerca delle notizie di reato, il loro presupposto deve essere rappresentato (come oggi) dalla presenza di «gravi indizi di reato», non potendosi invece pretendere, come qualcuno vorrebbe, la sussistenza di «gravi indizi di colpevolezza» a carico di un indagato.
Una volta commesso il reato, infatti, le intercettazioni devono poter essere disposte — in quanto indispensabili — anzitutto per verificare in quale direzione debba svilupparsi l'indagine, dunque anche quando ancora nulla si sappia circa gli autori del reato (oltreché, naturalmente, allo scopo di riscontrare poi gli eventuali indizi già sussistenti a carico di uno o più soggetti).

4) Durata delle operazioni.
Appare molto opinabile la proposta secondo cui (a parte le indagini per delitti di terrorismo o di criminalità organizzata) la durata delle intercettazioni, proroghe incluse, non potrebbe comunque superare un certo limite temporale: tre mesi stando al progetto Alfano, ovvero addirittura un termine inferiore stando ad altri. Si tratta di proposte che si scontrano con la realtà di numerose esperienze giudiziarie, oltreché con la stessa logica, non essendo pensabile che l'uso di un certo strumento investigativo debba bloccarsi, nel bel mezzo delle indagini in corso (se mai potrebbero essere irrigiditi i presupposti dei provvedimenti di proroga dell'originario termine).

5) Intercettazioni ambientali (cioè tra soggetti presenti).
Mentre è comprensibile che, all'interno del domicilio, esse siano sottoposte a presupposti molto rigorosi (in particolare, solo quando si abbia motivo di ritenere che vi si svolgerà l'attività criminosa), non ha senso, invece, che gli stessi presupposti vengano prescritti per tali intercettazioni, come pure per quelle di immagini mediante riprese visive, anche nei luoghi pubblici o aperti al pubblico.
Naturalmente molti altri sono i problemi legati al profilo dinamico delle intercettazioni, ai possibili abusi (che vanno repressi) ed agli eventuali eccessi (che vanno contenuti sul piano concreto, a parte la questione dei costi, da risolversi anche a livello organizzativo). Il più importante e urgente è, ovviamente, quello relativo all'indebita divulgazione, ed alla successiva pubblicazione, dei risultati delle stesse, soprattutto quando si tratti di intercettazioni ancora segrete, ovvero irrilevanti per i fini di giustizia. Su tutti questi problemi, dunque, occorrerà tornare a riflettere. Ma perché, nel frattempo, non si riprendono le mosse (anche) da quel disegno di legge Mastella, che nell'aprile 2007 era stato approvato dalla Camera pressoché all'unanimità, con soli sette astenuti?

martedì 27 luglio 2010

Gioacchino Genchi a Sarcedo (VI), mercoledì 18 agosto 2010, alle ore 21:30, al Parco Anfiteatro di Via San Giuseppe

Mercoledì 18 agosto 2010, alle ore 21:30, a Sarcedo (VI), presso il Parco Anfiteatro di Via San Giuseppe, parteciperò all'incontro dal titolo "Dal Potere alla Parola", organizzato dall'Associazione Progetto Giovani, col patrocinio del Comune di Sarcedo.
Condurrà il dibattito il giornalista Lauro Paoletto, direttore de "La Voce dei Berici".
Ingresso libero.

venerdì 23 luglio 2010

Gioacchino Genchi a Montecchio Emilia (RE), domenica 25 luglio 2010, ore 21:15, Al Parco Enza, tenda della Festa Democratica


Domenica 25 luglio 2010, alle ore 21:15, a Montecchio Emilia (RE), al Parco Enza, nella tenda della Festa Democratica, parteciperò all'incontro dal titolo "Chi ha paura di Gioacchino Genchi". Condurrà il dibattito il giornalista Filippo Bonazzi. Ingresso libero.

mercoledì 21 luglio 2010

Gioacchino Genchi ad Avola (SR), venerdì 23 luglio ore 19:00, al Centro Culturale Giovanile di Viale Mattarella

Venerdì 23 luglio 2010, alle ore 19:00, ad Avola (SR), al Centro Culturale Giovanile di Viale Mattarella, parteciperò alla presentazione del libro "Il caso Genchi - Storia di un uomo in balia dello Stato", di Edoardo Montolli, Aliberti editore. Condurrà il dibattito l'avv. Salvatore Grande, dell'Associazione la Società dell'Allegria.
L'incontro è organizzato da Libera di Siracusa, col patrocinio del Comune di Avola.

giovedì 15 luglio 2010

Intervista di Giuseppe Lo Bianco (giornalista de "Il Fatto" e scrittore) a Gioacchino Genchi, sugli sviluppi delle indagini sulle stragi del '92-93'

Intervista di Giuseppe Lo Bianco (giornalista de "Il Fatto" e scrittore) a Gioacchino Genchi, sugli sviluppi delle indagini sulle stragi del '92-93' e sul "Caso Genchi". Radio 100 Passi Palermo (10 luglio 2010). Da non perdere!
http://dl.dropbox.com/u/6587399/Intervista%20Genchi-LoBianco.mp3

sabato 10 luglio 2010

Gioacchino Genchi a Monte San Vito (AN), giovedì 15 luglio 2010, ore 21:00, al Parco Rodari di Borghetto

Giovedì 15 luglio 2010, alle ore 21:00, a Monte San Vito (AN), presso il parco Rodari di Borghetto, parteciperò con Bruno Tinti al Festival di informazione e dibattito "Viva Voce", organizzato dall'associazione culturale "Il sogno di una cosa". Ingresso libero.

martedì 6 luglio 2010

Gioacchino Genchi a Palermo, venerdì 9 luglio 2010, al Giardino della Libreria Kalesa di Foro Umberto I

Venerdì 9 luglio 2010, alle ore 18:00, a Palermo, al Giardino della Libreria Kalesa di Foro Umberto I, parteciperò con Salvatore Borsellino, Salvatore Cusimano e Marco Travaglio sul tema "Via d'Amelio 1992-2010. Un depistaggio di Stato", sui temi del libro "L'AGENDA NERA della Seconda Repubblica", di Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza, Chiarelettere Editore. Modererà il dibattito Enrico Bellavia.

Gioacchino Genchi a Margherita di Savoia (BT), sabato 17 luglio 2010, alle ore 21:00, al Lido Sirenetta del Lungomare Cristoforo Colombo

Sabato 17 luglio 2010, alle ore 21:00, a Margherita di Savoia (BT), presso il Lido Sirenetta del Lungomare Cristoforo Colombo, parteciperò all'incontro dal titolo "NO AL BAVAGLIO - Libere indagini e libera informazione". Condurrà il dibattito l agiornalista Melania Lacavalla, del Corriere dell'Ofanto. Ingresso libero.

lunedì 5 luglio 2010

Gioacchino Genchi a Palazzolo Acreide (SR), sabato 24 luglio ore 18:30, alla Sala Aquile Verdi del Municipio

Sabato 24 luglio 2010, alle ore 18:30, a Palazzolo Acreide (SR), nella Sala Aquile Verdi del Municipio, in Piazza del Popolo n. 1, parteciperò alla presentazione del libro "Il caso Genchi - Storia di un uomo in balia dello Stato", di Edoardo Montolli, Aliberti editore. Condurrà il dibattito Giusy Aprile, coordinatrice provinciale di Libera. L'incontro è organizzato da Libera di Siracusa, dall'APA - Associazione Antiraket di Palazzolo e dal Coordinamento ".G.Fava".



Gioacchino Genchi a Vigevano (PV), mercoledì 7 luglio 2010, ore 21:00, Giardini Palazzo Esposizioni

Mercoledì 7 luglio 2010, alle ore 21:00, a Vigevano (PV) - Giardini Palazzo Esposizioni - nell'ambito delle manifestazioni organizzate dall'Associazione culturale "La Barriera", parteciperò alla presentazione del libro "Il caso Genchi - Storia di un uomo in balia dello Stato", di Edoardo Montolli, Aliberti editore. Condurrà il dibattito Silvano Migliavacca.

venerdì 2 luglio 2010

Gioacchino Genchi a Polignano a Mare (Bari) - Venerdì 16 luglio 2010, ore 23:15, Piazza Carime (Via Mulini), al Festival «Il libro possibile»

Venerdì 16 luglio 2010, alle ore 23:15, A Piazza Carime (Via Mulini) di Polignano a Mare (Bari), nell'ambito dell'XI edizione del Festival «Il libro possibile», parteciperò alla presentazione del libro "Il caso Genchi - Storia di un uomo in balia dello Stato", di Edoardo Montolli, Aliberti editore.

IL LIBRO POSSIBILE
www.libropossibile.com
Ogni sera dalle 21.00

A Polignano a Mare, dal 14 al 17 luglio, nelle piazze del centro storico si svolgerà la 9^ edizione del Festival «Il libro possibile», la più importante rassegna culturale-letteraria del Mezzogiorno, dove il lettore incontra a tu per tu gli autori più discussi e letti del momento, nello splendido scenario delle terrazze a strapiombo sul mare e del più bel centro storico costiero pugliese. Organizzata dalle associazioni culturali «Artes» e «Cartesio Licei», l'evento è patrocinato da Regione Puglia, Provincia di Bari, Comune di Polignano a Mare e Camera di Commercio di Bari.

«Bacco, Nabucco e Venere» è il titolo di questa edizione: un abbraccio tra colori, sapori, culture e storia. Una idea di cultura su tre itinerari legati al culto della nostra terra, a quello dionisiaco della mitologia, al dio del vino; al risorgimento dell'arte, della musica i cui tempi del canto non ci mancano; e a Venere, dea dell'amore e della bellezza, sublime creatura nata dal mare, dispensatrice di eleganza e fascino. La moda, gli stili emergenti diventano così il terzo polo di attrazione, il fil rouge che lega i temi del Festival, il canovaccio di una Puglia riunita nei suoi aspetti più profondi per regalare l'immagine di un'unica terra speciale che si nutre di turismo, moda e sapere.

Una novità di questa edizione saranno le tavole rotonde sui temi dell'ambiente, del turismo culturale, della sicurezza sul lavoro e dell'economia. Durante le quattro serate, infatti, in una delle deliziose piazze sarà dedicato uno spazio alla trattazione specifica di questi argomenti con l'intervento di esperti, autori di testi di inchiesta e denuncia, giornalisti. Si dialogherà per offrire al pubblico uno spunto di riflessione, un modo per creare un'opinione, per fare informazione mediata. Quello che non cambia è la formula aperta di fruizione dei temi dibattuti, i siparietti con un «senatore» del Festival come Dario Vergassola con le sue interviste «impossibili». I nomi prestigiosi su cui contare sono molti: Edmund Conway, affermato giornalista economico del «Telegraph», Sergio Rizzo, responsabile della redazione economica romana del «Corriere della Sera», Antonio Caprarica, volto notissimo della informazione italiana, Mishna Wolff, modella di fama internazionale passata alla scrittura, Jonathan Coe, scrittore inglese di temi sociali, Domenico Starnone, Vauro, Vladimir Luxuria, Francesco Carofiglio, Monsignor Rino Fisichella, Raffaele Nigro, Pierluigi Battista, Vladimir Luxuria, Vauro, Camilla Baresani, Gaetano Cappelli, Giulio Ferroni, Gabriella Genisi, Andrea Manni, Antonella Lattanzi, Alessandro Cattelan e molti altri.

Una manifestazione in continua crescita per qualità e quantità e che proietta ormai la Puglia e il Mezzogiorno nel panorama nazionale delle rassegne letterarie. Mai come in questa edizione il Festival del libro possibile terrà fede al suo obiettivo di proporre stili, generi, autori, i temi i più diversi per offrire davvero ogni "possibile" approccio alla lettura.

giovedì 1 luglio 2010

Calendario degli eventi in programmazione

Cari amici, vi aggiorno in modo sommario sul calenderio dei prossimi eventi, ai quali parteciperò.

In bacheca, nel calendario degli eventi e sul mio blog, troverete maggiori dettagli, man mano che saranno definiti gli orari e le location delle programmazioni:

- giovedì 1 Luglio 2010, alle ore 20.30, a Cefalù (Palermo), presso la Corte delle Stelle, in corso Ruggero, parteciperò all'incontro-dibattito sul tema:"Intercettazioni: Diritto alla Privacy o ostacolo alla sicurezza e alla libertà di stampa?" Interverranno il dr. Gaetano Paci, Sostuto Procuratore Antimafia di Palermo, l' Avv. Enrico Sanseverino, Presidente dell'Ordine degli Avvocati di Palermo, il dr. Mario Azzolini, giornalista RAI e l'Avv. Roberto Corsello, penalista e Vice Sindaco di Cefalù.
Ingresso libero.

- Domenica 4 luglio 2010, ore 10:30, Marzabotto (Bologna), Parco Storico di Monte sole - "Campeggio Nazionale delle Resistenze" - "Le mafie viste da vicino", con Antonio Ingroia, Gioacchino Genchi, Alessandro Leo e Riccardo Orioles;

- mercoledì 7 luglio 2010, ore 19:00, Vigevano (PV);

- giovedì 8 luglio 2010, ore 21:00, Casalgrande (RE);

- lunedì 12 luglio 2010, Palermo;

- giovedì 15 luglio 2010, Monte San Vito (AN);

- venerdì 16 luglio 2010, Polignano a Mare (BA);

- sabato 17 luglio, Margherita di Savoia (BAT);

- veberdì 23 luglio 2010, Avola (SR);

- sabato 24 luglio 2010, Palazzolo Acreide (SR);

- sabato 30 luglio 2010, Mazara del Vallo (TP);

- domenica 8 agosto 2010, Castelbuono (Palermo);

- mercoledì 18 agosto 2010, Sarcedo (Vicenza);

- venerdì 17 settembre 2010, Ancona;

- sabato 18 settembre 2010, Monsano (NA);

- venerdì 24 settembre 2010, Bergamo;

- venerdì 1 ottobre 2010, Roma;

mercoledì 30 giugno 2010

Guai, a non considerare Vittorio Mangano "un eroe"


Guai, a non considerare Vittorio Mangano "un eroe"
di Gioacchino Genchi
da Il Fattoquotidiano.it
http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/06/29/guai-a-non-considerare-vittorio-mangano-un-eroe/33963/


I rinnovati richiami all'eroismo di Vittorio Mangano del sen. Marcello Dell'Utri e dei suoi amici nell'ambito dei festeggiamenti per la condanna a soli 7 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa, mi impongono di anticipare alcuni passi delle giustificazioni che ho prodotto, nel procedimento disciplinare per la "destituzione dal servizio", promosso nei miei confronti dal Capo della Polizia a seguito dell'intervento pronunciato (mentre ero già sospeso dal servizio, Sic!) al congresso nazionale dell'Italia dei Valori del 6 febbraio 2010.
Sembra un assurdo, ma sono stato pure costretto a difendermi per avere osato criticare le affermazioni del Presidente del Consiglio che, come il sen. Marcello Dell'Utri, considera Vittorio Mangano "un eroe".
Censurare una affermazione di tal guisa, con l'intento di "screditare il Capo del Governo" è stato ritenuto nella contestazione disciplinare "un comportamento eticamente scorretto e non ammissibile per un Funzionario dello Stato" e per questo io dovrei essere destituto dalla Polizia di Stato.
In attesa di pubblicare per intero gli atti del procedimento disciplinare e della sospensione dal servizio (avverso la quale ho proposto ricorso al TAR), anticipo la parte delle giustificazioni riguardanti le considerazioni "sull'eroe" Vittorio Mangano e sui suoi fan, pronunciati al congresso dell'Italia dei Valori:

- OMISSIS -

Nel corpo della sua contestazione, nel susseguirsi del costrutto dei virgolettati di alcune espressioni pronunciate nel corso dell'intervento al congresso nazionale dell'Italia dei Valori del 6 febbraio 2010, manca la parte in cui, stigmatizzando l'originale modalità dell'on. Silvio Berlusconi di auto-gestire la propria sicurezza personale (con riguardo all'anomala composizione della scorta), ho riferito dell'arruolamento alla villa di Arcore del boss Palermitano Vittorio Mangano.

Nello stigmatizzare l'episodio ho anche considerato le definizioni con le quali l'on. Berlusconi ha nel tempo commentato i suoi rapporti con Mangano, fatto passare per "fattore" (e non per "stalliere") quando era in vita, fino a definirlo "un eroe" dopo la morte, con la quale si sono estinti per Vittorio Mangano i giudizi in corso per i quali era già stato condannato in primo grado a due ergastoli, in due distinti giudizi per omicidi ed in uno anche per associazione mafiosa, oltre alle pene già espiate per le condanne riportate per associazione per delinquere con la mafia al processo Spatola, oltre che per traffico di droga al maxi processo istruito da Giovanni Falcone e Paolo Borsellino ed altri tre omicidi.

Insomma a ben considerare, Vittorio Mangano era un "eroe" con un curriculum criminale di tutto rispetto.

Anche in questo, come noterà, mi sono limitato a riferire al congresso dell'Italia dei Valori fatti storici e dichiarazioni dello stesso Silvio Berlusconi, rese nel corso dell'intervento alla trasmissione di RadioDue "28 minuti" del 9 aprile 2008, che può riascoltare su YouTube al link audio che segue, o nei numerosissimi altri blog che le propongono e le commentano, tanto in Italia che all'estero (http://www.youtube.com/watch?v=PD4ixdKJzOE).

Il 9 aprile 2008, peraltro, quando l'on. Silvio Berlusconi ha rilasciato l'intervista in cui ha sostanzialmente definito un eroe Vittorio Mangano, non ricopriva nemmeno la carica di presidente del Consiglio dei Ministri, posto che il capo del Governo era ancora, sia pure per pochi giorni (fino al 28 aprile 2008), l'on. Romano Prodi.

Sulla base delle sue contestazioni, quindi, per avere esternato "negative asserzioni" storicamente accertate sul conto dell'on. Silvio Berlusconi, quale quella di avere definito Vittorio Mangano un eroe, io dovrei essere destituito dalla Polizia di Stato.

Al riguardo voglio solo augurarmi che la definizione di "negative asserzioni", riportata nella sua contestazione, era riferita al comportamento ed alle dichiarazioni dell'on. Silvio Berlusconi su Vittorio Mangano e non alle mie, che confermo e delle quali non intendo in alcun modo giustificarmi con riguardo al giudizio di valore che può desumersi, tanto sul conto di Vittorio Mangano, che dell'on. Silvio Berlusconi che l'ha considerato "un eroe".


Gioacchino Genchi

martedì 29 giugno 2010

Cefalù (Palermo), giovedì 1° luglio 2010 - Incontro-dibattito: "Intercettazioni: Diritto alla Privacy o ostacolo alla sicurezza e alla libertà di stampa?"

Giovedì 1 Luglio 2010, alle ore 20.30, a Cefalù (Palermo), presso la Corte delle Stelle, in corso Ruggero, parteciperò all'incontro-dibattito sul tema:

"Intercettazioni: Diritto alla Privacy o ostacolo alla sicurezza e alla libertà di stampa?"

Interverranno il dr. Gaetano Paci, Sostuto Procuratore Antimafia di Palermo, l' Avv. Enrico Sanseverino, Presidente dell'Ordine degli Avvocati di Palermo, il dr. Mario Azzolini, giornalista RAI e l'Avv. Roberto Corsello, penalista e Vice Sindaco di Cefalù.
Ingresso libero.

domenica 27 giugno 2010

Finalmente disponibile in rete la puntata di Matrix del 27 gennaio 2009, a cui ho partecipato con Enrico Mentana, prima che lo licensiassero da Mediaset

Finalmente, grazie all'impegno del giornalista libero Oliviero Genovese è possibile vedere in rete l'intera puntata di Matrix del 27 gennaio 2009 sul "caso Genchi".
Consapevole dei rischi, ho accettato l'invito di Enrico Mentana di partecipare alla sua trasmissione dopo le dichiarazioni di Silvio Berlusconi di qualche giorno prima, quando ad Olbia mi aveva definito "il più grande scandalo della storia della Repubblica", nel tentativo di delegettimarmi e di deligittamare con me le più moderne tecniche di indagine giudiziarie, con l'uso delle intercettazioni e dei tabulati telefonici.
Mentana è stato molto bravo nel condurre la trasmissione, con la realizzazione di servizi e interviste ad effetto (fra cui quella all'ex ministro Clemente Mastella), con le quali pensava di mettermi knock-out.
Non c'è riuscito e forse non è un caso che quella è stata per lui una delle ultime puntate di Matrix, prima del licenziamento da Mediaset.
Forse non è nemmeno un caso che alla prima puntata del nuovo Matrix, condotta da Alessio Vinci, ha partecipato alla trasmissione l'ex comandante dei ROS Mario Mori, seduto nella stessa poltrona in cui ero stato intervistato io.
Da allora ho cercato in tutti i modi di procurarmi una copia della puntata di Matrix del 27 gennaio 2009, che sembrava sparita dalle teche di Mediaset.
Nessuno ne sapeva più nulla, come se non fosse stata mai trasmessa.
In molti hanno tentato di nasconderla, visto che i temi trattati, dalle intercettazioni alle indagini sulle stragi, sono oggi più attuali di allora.
Con 30 chili in meno, ma con la stessa forza e determinazione di allora, ve ne propongo la visione al seguente link.
http://vimeo.com/12882029
I temi trattati sono tutti approfonditi nel libro intervista "Il caso Genchi. Storia di un uomo in balia dello Stato", di Edoardo Montolli, Aliberti editore.

giovedì 10 giugno 2010

IL CASO GENCHI: IL GIUDICE DI MILANO RIGETTA IL RICORSO EX ART.700 DELL’EX TENENTE COLONNELLO DEL ROS ANGELO JANNONE

Ricorso respinto. L’ex tenente colonnello è stato condannato a pagare le spese legali per Aliberti editore

IL LIBRO «IL CASO GENCHI» NON PERDERA’ I SUOI CONTENUTI SUL CASO DELLO SPIONAGGIO TELECOM: IL GIUDICE DI MILANO RIGETTA IL RICORSO EX ART.700 DELL’EX TENENTE COLONNELLO DEL ROS ANGELO JANNONE

IL CASO GENCHI di Edoardo MontolliLa prima sezione civile del Tribunale di Milano ha respinto il ricorso con cui l’ex tenente colonnello del Ros Angelo Jannone, recentemente rinviato a giudizio nel caso dello spionaggio Telecom, aveva chiesto di modificare i contenuti del libro Il caso Genchi, di Edoardo Montolli (Aliberti).

Jannone si era infatti rivolto al tribunale, ex articolo 700, per chiedere la rimozione dai libri non ancora stampati di diversi brani che lo riguardavano, e di inserire un’errata corrige in quelli stampati ma non ancora diffusi. Tra i brani più contestati, uno inerente proprio la spinosa vicenda dello spionaggio Telecom. Secondo l’ex consulente di de Magistris Gioacchino Genchi, infatti, Jannone risultava l’usuario di una scheda telefonica sfuggita ai magistrati milanesi che lo avevano indagato. E, scrive il giudice, Jannone si era lamentato «dell’attribuzione intestata a Telecom Italia in uso al ricorrente per contatti con Tavaroli e Ghioni, con conseguenti congetture da parte del Genchi nella ricostruzione dei fatti occorsi nell’ultimo mese prima del suicidio del capo della security governance di Tim Adamo Bove».
Secondo il tribunale, tuttavia, Jannone ha lamentato «genericamente la non veridicità della ricostruzione dei fatti riportati senza tuttavia offrire alcun elemento di riscontro tale da consentire al giudicante, nei limiti di cognizione propri della giurisdizione cautelare, di apprezzare la fondatezza delle contestazioni e la sussistenza del fumus boni iuris».

Ricorso respinto. L’ex tenente colonnello è stato condannato a pagare le spese legali per Aliberti editore, Edoardo Montolli, Gioacchino Genchi e per Emilio Grimaldi, il blogger che aveva ripreso brani del libro e del quale Jannone aveva chiesto «l’oscuramento del sito».

Aliberti editore

Il Tribunale di Palermo ha revocato l'ammenda di 200 euro che mi aveva inflitto il 19 aprile per un disguido del fax della Procura

Questa mattina, all'udienza del processo per una serie di rapine ai depositi di Monopoli di Stato di Palermo in cui ho svolto una articolata consulenza tecnica, il Tribunale di Palermo (V Sezione Penale) , preso atto delle mie dettagliate argomentazioni (vedi dopo) ha revocato l'ammenda di 200 €uro che mi aveva inflitto il 19 aprile, per un disguido del fax col quale avevo comunicato l'impedimento a presenziare all'udienza di quel giorno.
La notizia è stata ripresa dalle agenzie di stampa e pubblicata con enfasi da "Il Giornale".
Oggi nessuna notizie sulle agenzie della revoca dell'ammenda e domani, per come prevedo, nemmeno su "Il Giornale".
Questo il contenuto della mia nota


Palermo, 10 giugno 2010

Al Tribunale di Palermo - 5° Sezione Penale


Faccio riferimento all'ordinanza di Codesto Tribunale del 19 aprile 2010 (ad ogni buon fine allegata), emessa nell'ambito del giudizio 1997/06 R.G.T. a carico di Vinci Carmelo più altri, con la quale, assumendo la mancata giustificazione per l'assenza all'udienza di quel giorno, nella quale dovevo essere assunto come teste, ha applicato nei miei confronti la sanzione di €. 200,00, da versare alla cassa delle ammende.

A tal proposito mi corre l'obbligo di rappresentare al Tribunale che, sin dalla prima mattina del 19 aprile 2010 (dopo poco le otto), impossibilitato a presenziare all'udienza, per le ragioni che dirò, ho invano cercato più volte di mettermi in contatto con la segreteria del Pubblico Ministero, anche per avere il numero dell'utenza fax diretta, senza riuscire a raggiungerla.

Ho così predisposto la nota che allego e che - a partire dalle 08:21 - ho cercato di trasmettere all'utenza 091586920, ove è attestato il fax ufficiale e principale della Procura della Repubblica di Palermo, rilevando più volte il tono di occupato.

Dopo ripetuti tentativi, eseguiti anche dal mio collaboratore Massimo Sanfilippo, che può confermarlo, il fax con la missiva attestante la comunicazione di impedimento è stato regolarmente inoltrato e ricevuto dal terminale fax ricevente della Procura alle ore 09:39.

Alle ore 12:45
- come rilevo dal verbale d'udienza - quando è stata constata la mia assenza in udienza, il Pubblico Ministero non ha dato contezza della comunicazione di impedimento già inoltrata e pervenuta al suo ufficio da oltre tre ore (alle 09:39).

Quella mattina, infatti, come risulta dalla documentazione che allego, scadevano per me i termini per la presentazione delle giustificazioni nel procedimento disciplinare promosso nei miei confronti, per la destituzione dal servizio dalla Polizia di Stato, da cui sono stato sospeso in via cautelare dal 23 marzo 2009, per ragioni che mi esimo dal commentare in questa sede.

Fino alla mattina del 19 aprile 2010, come risulta anche dai contatti in quel frangente tenuti col funzionario istruttore, di cui do atto nella nota, ho acquisito della documentazione a mia difesa che, per il limitato tempo a disposizione, mi è stato impossibile acquisire prima, come può anche dedursi dall'integrazione alle giustificazioni prodotta con nota del 18 maggio 2010.

Nella redazione delle difese speravo di disporre prima del 19 aprile 2010 quanto necessario (mi riferisco anche al filmato della cattura di Gianni Nicchi, sparito dal Web di Repubblica), così come contavo in ogni modo di presenziare all'udienza del 19 aprile 2010.

Le contingenze maturate me lo hanno impedito e, quando ho constatato l'impossibilità di potere presenziare all'udienza, mi sono premurato di avvertire il Pubblico Ministero, pregandolo di giustificare la mia assenza al Tribunale per le ragioni esplicitate nella nota allegata, che adesso chiarisco integralmente.

A tal fine mi permetto solo di rappresentare all'attenzione del Tribunale, anche per quanto può constare ai signori magistrati che lo compongono - anche per loro pregresse esperienze collegiali e monocratiche, nel distretto giudiziario di Caltanissetta e di Palermo - che in venticinque anni di attività non ho mai mancato di presenziare ad una sola udienza, dicasi una, alla quale sono stato citato come testimone, senza fornire tempestivamente una valida e dettagliata giustificazione.

Questo ho fatto in adempimento ai doveri di legge connessi alla mia funzione e, principalmente, in ossequio ai più elementari principi di educazione che regolano i rapporti di ogni cittadino con chi svolge funzioni istituzionali per le quali ho sempre avuto rispetto ed altissima considerazione.

Non ritengo di aggiungere altro sul punto ed affido all'intelligente considerazione del Tribunale la valutazione degli argomenti dedotti, per i cui fini chiedo la revoca della sanzione pecuniaria applicata nei miei confronti, con l'ordinanza del 19 aprile 2010.

Con ossequi

Gioacchino Genchi