martedì 21 luglio 2009

La vittoria di Via D'Amelio e l'omerta' della stampa di stato


La vittoria di Via D'Amelio e l'omerta' della stampa di stato

di Anna Petrozzi - 21 luglio 2009 (ANTIMAFIADuemila)
Poca gente, fallimento, insuccesso, niente politici… questo quanto fatto emergere dal mainstream della stampa di stato sulle giornate appena trascorse a Palermo in ricordo del giudice Paolo Borsellino e dei suoi agenti di scorta: Emanuela Loi, Eddi Cosina, Vincenzo Fabio Li Muli, Agostino Catalano e Claudio Traina.
Quattro gatti sotto il sole cocente a rassicurare la coscienza ipocrita e sporca degli italiani stravaccati al mare, quelli tantissimi invece, che hanno fatto bene a non scomodarsi perché tanto è inutile.
Beh peccato che le cose non siano andate esattamente così.
Se da una parte è vero che gli italiani e i siciliani erano vergognosamente pochissimi ad omaggiare la memoria di servitori dello Stato che hanno sacrificato la loro vita e la felicità delle loro famiglie per restituire un po’ di dignità al nostro popolo molliccio ed egoista che ben si identifica nella sua classe politica corrotta e clientelare, dall’altra non si può accettare che si neghi quanto di importante sia accaduto a Palermo in questi tre lunghi e intensi giorni.
Dopo tantissimo tempo, forse più di dieci anni, senza che vi sia stato, grazie a Dio, nessun morto oltraggiato dal piagnucolio di stato, più di cinquecento italiani si sono organizzati tramite la rete e a spese loro, adattandosi al caldo torrido di una Palermo trascurata, sporca e dimenticata, sono venuti a dimostrare di avere compreso, di essere consapevoli, che la lotta alla mafia non è di esclusiva competenza della magistratura e delle forze dell’ordine ma è quel movimento culturale, soprattutto di giovani, che tanto auspicava Paolo Borsellino.
In più di duecento persone hanno accettato la sfida di farsi quattro chilometri e mezzo in salita, alle tre del pomeriggio palermitano, da via D’Amelio fino su al castello Utveggio da dove potrebbe essere stato azionato il comando che ha ucciso Paolo Borsellino e i suoi ragazzi, per chiedere con la loro agenda rossa in mano verità e giustizia su quella e sulle altre stragi attraverso le quali si è fatta politica in Italia e attraverso le quali personaggi squallidi, lugubri e criminali hanno costruito il loro potere e lo detengono occupando indegnamente, come ricorda Salvatore Borsellino, le più alte cariche dello stato.
Quest’uomo coraggioso e arrabbiato che ha girato tutta l’Italia per risvegliare in tutti noi quei valori di cui suo fratello Paolo era rappresentante e baluardo. Quei valori di correttezza, rigore, pulizia interiore, semplicità, forza, coraggio, senso del dovere, umanità, solidarietà che, così come quelli di Giovanni Falcone, incutevano terrore nei mafiosi di Cosa Nostra e nei mafiosi del potere perché avrebbero potuto ostacolare i loro piani e far diventare il nostro un Paese degno, civile e democratico invece di questa italietta da quattro soldi che si vende al miglior offerente per un piatto di lenticchie.
Al grido di giustizia di Salvatore Borsellino hanno risposto più di settecento persone sabato sera, 18 luglio 2009, nell’atrio della facoltà di giurisprudenza di Palermo. Per non contare tutte quelle altre (almeno
300) collegate in diretta streaming da tutta Italia. Un convegno bellissimo, emozionato, partecipato. I relatori, a partire dal saluto iniziale di Rita Borsellino, sono stati continuamente interrotti da uno scrosciare costante, forte e commosso di applausi. Erano anni che a Palermo non si assisteva ad un evento del genere. E invece cosa ha scritto e trasmesso la stampa locale e nazionale? Niente. Un paio di righe qua e là e se citata la conferenza sono stati ben attenti i “nostri colleghi” a non scrivere che è stata organizzata da ANTIMAFIADuemila e che l’appello al sostegno dei magistrati Antonio Ingroia e Nino Di Matteo oltre che alla procura di Caltanissetta impegnati nelle delicatissime indagini sui mandanti impuniti, proprio il titolo della nostra conferenza ignorato da tutti, non è stato lanciato da un fantasma, da un soggetto indefinito, ma dal nostro direttore Giorgio Bongiovanni.
Si sono ben guardati i grandi giornalisti della grande stampa nazionale di riportare poi con attenzione e con il rispetto della completezza dell’informazione le parole dei relatori: Antonio Ingroia, Salvatore Borsellino, Luigi De Magistris e Beppe Lumia.
Informazioni importanti, nuove, esclusive, emozionanti, indice di voglia di riscatto e libertà: una notizia!!!! Ma dove eravate, cari, presunti colleghi, a dormire?
Stesso dicasi per il 19 luglio in via D’Amelio.
borsellino-paolo-web-big.jpgL’obiettivo che si era prefissato Salvatore Borsellino e tutti noi che lo abbiamo accompagnato era di impedire che come ogni anno quella strada teatro di una delle peggiori pagine della nostra storia forse oltraggiata dalle solite corone di fiori come per assicurarsi – dice sempre Salvatore – che Paolo Borsellino sia morto davvero.
Al loro posto quest’anno c’era invece un grande striscione con su scritto “quest’anno i fiori portateli sulla tomba dei vostri eroi” e a fianco c’era una lapide di cartone con la fotografia e le date di nascita e di morte di Vittorio Mangano.
Questa sarebbe dovuta essere la foto di apertura di tutti i giornali almeno per par condicio a tutto lo spazio dato al signor Marcello Dell’Utri, condannato in primo grado a nove anni e mezzo per concorso esterno in associazione mafiosa, e “all’utilizzatore finale” dei suoi buoni contatti, cioè il presidente del consiglio Silvio Berlusconi, quando hanno inneggiato al loro eroe, assassino e mafioso.
E invece non è stata nemmeno accennata.
Sta di fatto che le corone di fiori lì a marcire sul marciapiede quest’anno non c’erano e che i politici non sono venuti a fare la loro passerella.
Questo vuol dire solo una cosa: che Salvatore Borsellino ha vinto la sua sfida!
Che via D’Amelio è stata salvata che la gente comune si è riappropriata della memoria di una strada violentata da una oscura strage di Stato.
Che i politici hanno avuto paura di venire a confrontarsi con quei quattro gatti sotto il sole di via D’Amelio con le loro agende rosse alzate.
Vuol dire che via D’Amelio ha vinto, con buona pace della coscienza dell’italietta al mare.
La buona notizia è che i giornali cartacei stanno per fallire, mentre la rete sta prendendo il sopravvento. Il nostro modesto umile sito di ANTIMAFIADuemila ha raggiunto i 60.000 accessi univoci mensili.
Grazie a tutti voi, grazie a Salvatore Borsellino e a tutti i ragazzi che si sono adoperati perché quest’anno le commemorazioni non fossero di circostanza.

giovedì 25 giugno 2009

La Cassazione conferma il dissequestro. Genchi: ''Saranno accertate le responsabilita' dei pupari''

di Monica Centofante - 25 giugno 2009 (www.antimafiaduemila.it)
Gioacchino Genchi riavrà finalmente il suo archivio. Perché non ha commesso illeciti nell’esercizio delle sue funzioni, ma ha semplicemente rispettato le indicazioni dell’allora pubblico ministero Luigi de Magistris.

Come ha sempre fatto, d’altronde, da vent’anni a questa parte con altri pm e con altre procure.
Lo ha deciso la quinta sezione penale della Cassazione, accogliendo la richiesta del sostituto procuratore generale Francesco Salzani che questa mattina ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla Procura di Roma contro il dissequestro deciso dal Tribunale del Riesame lo scorso 8 aprile. Quando un’ordinanza aveva scagionato Genchi da tutte le accuse mosse contro di lui predisponendo la restituzione del materiale sequestrato il 13 marzo nell’ambito di un’operazione disposta dai procuratori Toro e Rossi ed eseguita dagli uomini del reparto tecnico del Ros di Roma, guidati dal colonnello Pasquale Angelosanto.
In quell’occasione, nonostante la delibera del Tribunale, la procura romana aveva sorprendentemente deciso di non restituire al consulente la documentazione sottratta. Con un vero e proprio atto di “eversione giudiziaria”, come lo aveva definito lo stesso Genchi, aggravata dal fatto che negli atti portati via vi erano anche acquisizioni importantissime riguardanti proprio gli stessi magistrati che avevano eseguito il sequestro. Solo l’ultimo atto di una vicenda senza precedenti, montata ad arte nel clamore del mainstream mediatico e puntualmente sgonfiata nel silenzio delle aule di Giustizia.
Ora la Suprema Corte ha messo finalmente la parola fine ad un capitolo di questa assurda storia, che si chiuderà domani quando la sesta sezione penale prenderà in esame anche il secondo ricorso presentato dalla Procura di Roma, contro il dissequestro dell’archivio disposto sempre dal Riesame e sempre nel mese di aprile, ma in riferimento all’ipotesi di reato di abuso d’ufficio in relazione all’inchiesta Why Not e per alla presunta illecita raccolta di tabulati, anche riconducibili a parlamentari. Mentre il ricorso di stamattina era riferito all’accusa (infondata) di accesso abusivo al sistema informativo dell’Agenzia delle Entrate.
“Ho sempre avuto fiducia nella giustizia – ci ha detto Genchi in un commento a caldo - e con questo spirito mi sono presentato davanti ai miei giudici. Sono certo che questa vicenda sarà chiarita con l’accertamento delle vere responsabilità dei pupari che l’hanno determinata al solo scopo di sottrarsi alle loro responsabilità.
Alla legittima aspirazione di ogni cittadino ad una ‘giustizia giusta’ e veloce – ha quindi concluso - si aggiunge l’esigenza che la legge sia ‘uguale per tutti’.”

mercoledì 6 maggio 2009

''L'immoralita' e' insita nel nostro Paese'' - Intervista a Bruno Tinti


di Aaron Pettinari - 3 maggio 2009
Intervista a Bruno Tinti (http://www.antimafiaduemila.it/)
Dallo scorso dicembre si autodefinisce un “cantastorie”. Lasciare il proprio lavoro di magistrato dopo oltre 41 anni trascorsi ad occuparsi di diritto penale dell'economia, di falsi in bilancio, di frodi fiscali e reati finanziari sicuramente non è stata una decisione facile.
Non lo è mai quando si ha tanta passione.
“Lascio perché è sempre più difficile fare il magistrato. Sono allo studio riforme legislative che ridurranno i pm a puri dipendenti del ministero di Grazia e Giustizia. Ho sempre fatto il pubblico ministero in modo del tutto autonomo perché, a mio parere, non c' è differenza tra pm e giudice. Come pm ho sempre fatto un lavoro imparziale. Il pm chiede la condanna di un colpevole, non di un imputato. Non credo che possa essere identificato esclusivamente con l' accusa, preferisco definirlo come la parte pubblica che conduce l' indagine cercando di appurare la verità. Questo però presto diventerà impossibile. E quindi io non voglio trovarmi in una magistratura che non è più quella che conosco...”.
Così aveva spiegato la propria decisione lo scorso novembre.
Noi lo abbiamo raggiunto alla presentazione del suo nuovo libro: “La questione immorale”, tenutasi a Porto Sant'Elpidio, in provincia di Ascoli Piceno.

Dottor Tinti, quando si può parlare di “questione immorale”? La classe politica spesso usa questi termini ma poi si perde nel significato della parola stessa con atteggiamenti tutt'altro che morali...
“Io non farei esempi di moralità o immoralità della nostra classe dirigente. Il discorso è molto più ampio. Basta guardare la nostra situazione e la nostra storia. La rappresentanza politica che è presente in Parlamento non è certo nata oggi. Se il Paese, da anni ormai, esprime la propria preferenza per questa classe dirigente evidentemente questo significa che noi cittadini vogliamo essere rappresentati da certi soggetti, perché ci identifichiamo negli stessi. Poi va considerato che siamo in presenza di un circolo vizioso perché i cittadini non sono informati a causa di un tipo di informazione proprietaria che effettua un certo tipo di propaganda. Se il cittadino non viene informato, e non supera questo handicap tentando egli stesso di reperire informazioni tramite internet o quotidiani, ecco che i cittadini restano sudditi, continuando anche in futuro ad esprimere preferenze per leader che approfittano della situazione per proprio vantaggio. Ma la cosa ancora più preoccupante è che la nostra è una classe dirigente inquinata dal malaffare perché ad essere inquinato è il popolo italiano. E per dimostrare questo non serve fare grandi esempi, basta guardare alle piccole cose. Dalle auto parcheggiate in doppia fila, fino ai limiti di velocità mai rispettati. O ancora le leggi sulla parità di diritto tra uomini e donne sul lavoro o tra italiani e stranieri. Queste sono leggi che esistono ma che nel nostro Paese vengono raramente rispettate. E se si è così nel piccolo provate ad immaginare quando si ha tra le mani la gestione del potere”.

Come valuta il problema dell'informazione in Italia? Spesso si assiste alla scomparsa delle notizie. Per esempio in questi giorni Luigi De Magistris, dopo essere stato attaccato a reti unificate, è stato prosciolto da tutte le accuse che gli avevano addebitato. Sui giornali e in tv però nessuno o pochissimo risalto è stato dato a questa notizia, invece, importantissima.
Se ai tempi del terzo Reich Goebbels avesse avuto un ministero della propaganda come quello che abbiamo noi oggi staremmo ancora con il braccio alzato: efficientissimo. Si è assistito e stiamo tutt'ora assistendo a una delegittimazione della magistratura anche a livello subliminale. Persino nelle fiction ad apparire come eroi sono i poliziotti e i carabinieri. Il giudice è quello che “rompe”, un imbecille che non lavora o arriva sempre in ritardo. Anche tramite questi mezzi si fa passare il messaggio che la magistratura è qualcosa che frena il Paese così come dice il nostro ineffabile presidente del consiglio. Quindi appare ovvio che l'informazione, al momento di dare notizie che contrastano tale progetto, preferisce tacere. Mi stupisco dei giornali indipendenti. Avrebbero dovuto dare la notizia.

Restando in tema di delegittimazione una vera e propria strategia è stata ordita ai danni del “consulente” Gioacchino Genchi. La sua opinione a riguardo?
Questo fa parte dell'attacco contro le intercettazioni e della delegittimazione della magistratura e dei suoi funzionari. Hanno fatto credere che esistesse un grande archivio di telefonate registrate facendo intendere ai cittadini che siamo tutti spiati. Un allarme assurdo che l'informazione proprietaria ha reso credibile dando spazio ad opinioni di politici che per cognizione di causa o per non conoscenza, hanno strumentalizzato tutto questo per raggiungere il loro principale obiettivo che è quello di eliminare la possibilità di essere intercettati. Per quanto riguarda l'archivio del dottor Genchi voglio precisare una cosa. Il consulente, per definizione, ha con se la documentazione processuale. La possiede legittimamente perché è il pm a dargliela. Se si vuole effettuare un incrocio sui tabulati telefonici è chiaro che questi finiranno nelle mani del consulente. Un soggetto che dovrà essere sentito poi anche nell'eventuale processo. E se dovrà essere sentito riguardo ad un'indagine da lui compiuta perché non dovrebbe avere copia dei documenti su cui ha lavorato? Come potrebbe rispondere correttamente se no?

Per quanto riguarda le intercettazioni le principali imprese specializzate nell'eseguirle hanno minacciato il governo sia di non accettare futuri incarichi che di interrompere quelli già avviati se non verrà saldato il debito. Quale sarebbe il danno se ciò accadesse?
Secondo me il governo sarà contentissimo di questa cosa. Da tempo sta cercando di bloccare le intercettazioni, e se vi riuscirà senza fare leggi vergogna, prenderà due piccioni con una fava, risparmiando anche un sacco di soldi. Il danno per la giustizia sarebbe incalcolabile perché senza intercettazioni non si potranno più garantire se non quei processi più semplici come omicidi o quegli atti criminali commessi in flagranza di reato. Alcuni reati si scoprono solo tramite indagini complesse, lunghe e le intercettazioni sono fondamentali proprio in questi casi. Che così scomparirebbero dall'ordine dei processi.

Oggi si parla molto di necessità di maggior “controllo della magistratura”. C'è chi vorrebbe che quella italiana si uniformasse a quella straniera, sul modello degli Stati Uniti o della Svizzera.
Si può spiegare in due parole perché in Italia non può funzionare un sistema come questi. Negli Usa giudici ed i procuratori vengono eletti e sono direttamente appoggiati ad un partito. Questo implica una serie di aspetti. E' ovvio che alla fine del suo mandato il procuratore dovrà rendere conto al proprio elettorato. Dal suo agire può dipendere una rielezione o addirittura un avanzamento di carriera a sindaco o governatore. La domanda che subito sorge spontanea è “se può subire pressioni come può svolgere serenamente il proprio lavoro?”. Posso raccontare un episodio che ha coinvolto un collega svizzero. Svolgendo delle indagini su una banca questi era arrivato a scoprire delle movimentazioni con il ministero della giustizia, occupato da uno dei membri del partito che lo aveva eletto procuratore. Alle pressioni che arrivarono rispose con tono minacciando un coinvolgimento della stampa nel caso in cui non avesse più potuto porre a compimento l'indagine. Ecco perché in Italia questo sistema non potrebbe funzionare. Perché la stampa è fortemente intrecciata con la politica mentre all'estero no. A prescindere da questo poi credo che il sistema italiano sia migliore per un semplice motivo. Il giudice è un impiegato dello Stato. Non ci sono elezioni ma dei concorsi e la carriera è dettata dal merito. Ogni mese percepisce uno stipendio a prescindere da quello che sarà il suo giudizio ad un processo. Per questo potrà svolgere il lavoro con assoluta serenità. Certo è vero che può esserci il pm o il giudice corrotto con suoi progetti ed il suo santo protettore politico ma questi sono da considerare come una patologia, una malattia, e non rappresentano l'intera categoria.

Vista la situazione generale quali possono essere gli anticorpi per far fronte al grave stato che ci ha descritto?
“Per prima cosa devo fare una considerazione. Io ho fatto l'impiegato tutta la vita. Io sono un tecnico, quando parlo di giustizia e di diritto; non mi sottraggo a queste domande anche se il mio giudizio vale come quello di qualunque altro. Detto ciò io ripeto ancora una volta che non posso pensare ad una Paese che esprime una classe dirigente diversa da ciò che il Paese stesso è. In un Paese sano non emerge una classe dirigente classe dirigente fondata sul malaffare. E' impossibile. Magari ci sarà una quota fisiologica di politici disonesti ma nel complesso la classe dirigente è sana ed efficiente. In un paese in cui i cittadini per primi non rispettano le regole è ovvio che emerga una classe dirigente di questo tipo. Se questo è vero, e non ho l'autorità per dire se è così o no, allora è dura uscirne perché bisogna aspettare una generazione di cittadini diversa da quella attuale. E quando arriverà chi la educherà? Come? Quindi, purtroppo, c'è da essere pessimisti”.

sabato 25 aprile 2009

La diffida al rispetto della decisione del Tribunale inviata il 23 aprile 2009 alla Procura della Repubblica di Roma

Nel silenzio più assoluto delle Istituzioni dello Stato preposte al controllo di legalità dei magistrati, ritengo doveroso pubblicare la diffida che il 23 aprile 2009 il mio legale, l'avv. Fabio Repici, ha inviato al Procuratore della Repubblica di Roma Giovanni Ferrara ed ai Procuratori Aggiunti Nello Rossi e Achille Toro che, con il Sostituto Procuratore Andrea De Gasperis hanno inopinatamente rifiutato la restituzione dei reperti informatici e dei dati sequestrati illegittimamente dal ROS presso il mio studio il 13 marzo 2009, a seguito di una perquisizione e di un sequestro annullato in toto dal Tribunale del Riesame di Roma, con le ordinanze dell'8 aprile 2009.
Gioacchino Genchi



Studio legale
Avv. Fabio Repici

PROCURA DELLA REPUBBLICA
presso il Tribunale di Roma

Procedimenti n. 5033/09 e 11434/09 r.g.n.r.

Istanza di restituzione di reperti all’avente diritto

Quale difensore di fiducia del dr. Gioacchino GENCHI, persona sottoposta a indagini nei sopra indicati procedimenti,
tenuto conto delle due ordinanze emesse dal Tribunale del riesame di Roma (nn. 454 e 455 r.g. sequestri) in esito all’udienza dell’8 aprile 2009 (motivazioni depositate il 16 aprile 2009), con le quali sono stati annullati in radice perché illegittimi i decreti di perquisizione e sequestro emessi da codesto Ufficio nei due sopra indicati procedimenti l’11 marzo 2009 ed eseguiti il 13 marzo 2009;
preso atto del provvedimento, apparentemente recante la data del 20 aprile 2009 ma in realtà depositato il 21 aprile 2009, con il quale codesto Ufficio, in violazione delle predette ordinanze del Tribunale del riesame ha disposto la restituzione al dr. Genchi di uno solo dei reperti sequestrati il 13 marzo 2009, ed esattamente del “‘case’ color nero e argento marca “winner” sequestrato presso l’abitazione dell’indagato in data 13.3.2009”, dichiarando, contrariamente al vero, che nessuna altra res appartenente al dr. Genchi sarebbe stata posta sotto sequestro, sostenendo che l’ablazione degli altri reperti sequestrati il 13 marzo 2009 avrebbe riguardato “l’acquisizione di copie”;
che tale ultima affermazione è plasticamente contraria alla realtà, come anche risultante dalle operazioni di sequestro del 13 marzo 2009:
che, infatti, in dettaglio:
A. Il supporto di memorizzazione esterna della capacità di 2TB marca “LACIE” venne acquistato dal dr. Gioacchino Genchi al prezzo di € 371,95 come risulta dal buono di consegna e fattura FPR092205659 emessa il 17 dicembre 2008 da PIXmania-PRO.com (all. 1). Del resto ciò emergeva dai verbali di sequestro e dallo stesso provvedimento di codesto Ufficio (20-21 aprile 2009), laddove si legge che tale supporto contiene “il back-up, effettuato alle ore 23:00 dell’11.3.09, del server denominato ‘CIAMPI’ (contenente il data base ‘TESEO’ e altro) sequestrato presso la sede operativa della C.S.I. srl”. Il back-up risalente alle ore 23 dell’11 marzo 2009 (due giorni prima del sequestro), infatti, venne compiuto dal dr dr. Genchi per esigenze relative alla propria attività e non può, quindi, in nessun modo essere considerato copia, essendo peraltro contenuto in un reperto di notevole valore appartenente al dr . Genchi (si veda anche il verbale di sequestro: “dietro formale richiesta avanzata nei confronti di SANFILIPPO Massimo, in atti generalizzato, veniva fornito il sottonotato materiale informatico, posto sotto sequestro”);
B. Il supporto di memorizzazione esterna della capacità di 3TB marca “LACIE” venne acquistato (insieme ad altro supporto uguale e ad altro con capacità di memoria maggiore) dal dr. Gioacchino Genchi al prezzo di € 499,17 oltre IVA come risulta dalla fattura 1177992 del 26.2.2009 (all. 2) e dalla relativa bolla d’accompagnamento del 25.2.2009 (all. 3). Del resto ciò emergeva dai verbali di sequestro e dallo stesso provvedimento di codesto Ufficio (20-21 aprile 2009), laddove si legge che tale supporto contiene “il back-up, effettuato il 10.3.09, del server denominato ‘GIFUNI’ (contenente il data base ‘TESEO’ e altro) sequestrato presso la sede operativa della C.S.I. srl”. Il back-up risalente al 10 marzo 2009 (tre giorni prima del sequestro), infatti venne compiuto dal dr. Genchi per fini relativi alla propria attività e non può, quindi, in nessun modo essere considerato copia, essendo peraltro contenuto in un reperto di notevole valore appartenente al dr. Genchi (si veda anche il verbale di sequestro: “dietro formale richiesta avanzata nei confronti di SANFILIPPO Massimo, in atti generalizzato, veniva fornito il sottonotato materiale informatico, posto sotto sequestro”);
C. I due DVD contenenti copia del sito web della C.S.I.srl, che come risulta dal verbale di sequestro sono di marca Verbatim capacità 4.7 Gb, vennero acquistati (insieme ad altri esemplari uguali) dalla C.S.I. srl Gioacchino Genchi, come risulta dalla fattura 1538425 dell’8 ottobre 2008 emessa dalla Nierle media group (all. 4). Pertanto anch’essi appartengono inequivocabilmente al dr. Genchi (si veda anche il verbale di sequestro: “dietro formale richiesta avanzata nei confronti di SANFILIPPO Massimo, in atti generalizzato, veniva fornito il sottonotato materiale informatico, posto sotto sequestro”);
D. Il CD contenente copia del programma “Pathdumper” venne acquistato (insieme ad altri esemplari uguali) dal dr. Gioacchino Genchi, come risulta dalla fattura 1364041 del 18 gennaio 2008 emessa dalla Nierle media group (all. 5). Pertanto, anch’esso appartiene inequivocabilmente al dr. Genchi (si veda anche il verbale di sequestro: “dietro formale richiesta avanzata nei confronti di SANFILIPPO Massimo, in atti generalizzato, veniva fornito il sottonotato materiale informatico, posto sotto sequestro”);
E. I quattro supporti (DVD) contenenti una cartella denominata “651.Saladino”, che come risulta dal verbale di sequestro sono due DVD di marca Philips Double Layer da 8,5 Gb e due DVD di marca Verbatim da 4,7 Gb, vennero acquistati (insieme ad altri esemplari uguali) dal dr. Gioacchino Genchi, come risulta (per i due DVD Philips) dalla fattura già indicata come all. 5 e (per i due DVD Verbatim) dalla fattura già indicata come all. 4. Pertanto, anch’essi appartengono inequivocabilmente al dr. Genchi (si veda anche il verbale di sequestro: “dietro formale richiesta avanzata nei confronti di SANFILIPPO Massimo, in atti generalizzato, veniva fornito il sottonotato materiale informatico, posto sotto sequestro”);
che, quindi, in definitiva, tutte le res indebitamente mantenute da codesto Ufficio sotto sequestro in violazione delle sopra richiamate ordinanze del Tribunale del riesame e degli obblighi di legge, appartengono tutte al dr. Genchi;
che, in realtà, tutto il materiale utilizzato dai militari del R.o.s. nei sequestri eseguiti il 13 marzo 2009 appartiene al dr. Genchi, fatta eccezione per la ceralacca utilizzata per l’apposizione dei sigilli (quest’ultima fornita dai militari del R.o.s. dalla Stazione CC. che si trova nello stesso stabile degli uffici del dr. Genchi);
che così la carta da imballo utilizzata dal R.o.s. fu acquistata dalla C.S.I. srl, come risulta dalla fattura 2386 e dallo scontrino del 18 novembre 2008 emessi dalla Bellotti s.r.l. (all. 6), lo spago utilizzato dal R.o.s. fu acquistato dalla C.S.I. srl, come risulta dalla fattura 5423 del 22 giugno 2001 emessa dalla Bellotti s.r.l. (all. 7), e il nastro utilizzato dal R.o.s. fu acquistato dalla C.S.I. srl, come risulta dalla fattura emessa il 15 gennaio 2002 da EMME Distribuzione s.r.l. (all. 8) e dalla relativa bolla di consegna del 16 gennaio 2002 (all. 9);
che, per tutto quanto sopra, tutte le res in sequestro devono immantinente essere restituite all’avente diritto dr. Gioacchino Genchi, essendo contra legem qualunque altra determinazione di codesto Ufficio;
per le indicate ragioni
diffido
codesto Ufficio, anche ai sensi dell’art. 328 c.p., affinché provveda all’immediata restituzione al dr. Genchi di tutti i reperti sequestrati il 13 marzo 2009, con l’invito a non violare, prima della restituzione, i sigilli, stante l’illegittimità del sequestro statuita dal Tribunale del riesame.
Messina, 23 aprile 2009
Avv. Fabio Repici

giovedì 23 aprile 2009

Gli ultimi aggiornamenti sulla farsa della Prcoura della Repubblica di Roma, nel silenzio delle Istituzuoni e della stampa di regime


Genchi lancia un appello a Napolitano: ''Intervenga, rivoglio il mio archivio''
Roma, 21 aprile 2009, ore 13:10 - Il consulente informatico dell'ex pm De Magistris chiede l'intervento del capo dello Stato: ''La Procura di Roma sta deliberatamente rifiutando la restituzione dei reperti e dei dati sequestrati presso il mio studio. Siamo in presenza di un atto eversivo di inaudita gravità"
Roma, 21 apr. - (Adnkronos) - L'intervento del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano e' stato chiesto da Gioacchino Genchi, il consulente informatico dell'ex pm Luigi De Magistris per ottenere la restituzione degli atti e dei dati sequestrati di recente nel suo ufficio dal Ros dei carabinieri su disposizione della Procura di Roma. La scorsa settimana il Tribunale del riesame aveva accolto la richiesta di Genchi e del suo legale, Fabio Repici di restituire i documenti sequestrati. Ma oggi la Procura della capitale, secondo quanto dice Genchi si sarebbe rifiutata di farlo.
''La Procura di Roma, nonostante la lapalissiana evidenza dei provvedimenti di annullamento delle perquisizioni e dei sequestri illegittimamente eseguiti e disposti dal Tribunale del riesame, sta deliberatamente rifiutando la restituzione dei reperti e dei dati sequestrati presso il mio studio - dice Genchi all'ADNKRONOS - contenenti risultanze di indagini riservatissime di numerosi uffici giudiziari anche nei confronti di magistrati della stessa Procura di Roma''.
Secondo Genchi ''siamo in presenza di un atto eversivo di inaudita gravita'. Chiediamo l'immediato intervento del capo dello Stato e, per gli atti urgenti concernenti l'esecuzione del provvedimento del riesame, del procuratore generale di Roma e del procuratore della Repubblica di Perugia''. Genchi e Repici sono ancora in Procura di Roma.
http://www.adnkronos.com/






GENCHI: "ABUSI DA PROCURA ROMA, TRATTIENE MIO ARCHIVIO"
Palermo, 21 aprile 2009, ore 13:52 - Il superconsulente informatico nell'inchiesta Why Not, Gioacchino Genchi, denuncia presunti abusi da parte della Procura di Roma, per la mancata restituzione dei dispositivi elettronici e dei dati sequestrati allo stesso Genchi il 13 marzo e di cui il Tribunale del Riesame della capitale aveva ordinato la restituzione. "La Procura di Roma - dice Genchi in una nota - rifiuta illegittimamente la restituzione di quanto, altrettanto illegittimamente, era stato sequestrato dai carabinieri del Ros. Siamo in presenza di un atto eversivo di proporzioni inaudite e per questo chiediamo l'immediato intervento del Capo dello Stato, del procuratore generale di Roma e del procuratore di Perugia". Quest'ultimo intervento, secondo Genchi, e' necessario perche' i sequestri hanno riguardato "indagini riservatissime di varie autorita' giudiziarie e contengono precise acquisizioni e intercettazioni telefoniche - prosegue la nota - riguardanti gli stessi magistrati che hanno proceduto al sequestro e un altro magistrato gia' in servizio alla Procura di Roma e di recente nominato a incarichi ministeriali". Genchi conclude sostenendo che "le acquisizioni delle indagini Why not, riguardanti quel magistrato, sono state legittimamente eseguite dal Pm Luigi De Magistris, quando il magistrato in questione ricopriva l'incarico di Pm di Roma. Il sinedrio della magistratura romana intende stravolgere le regole e i principi dell'ordinamento giuridico".
http://www.repubblica.it/






La procura di Roma non restituisce l'archivio. Genchi si appella a Napolitano. 21 aprile 2009
Apprendiamo proprio ora che nonostante l’ordinanza del Tribunale del Riesame la procura di Roma ha deciso deliberatamente che non restituirà l’archivio sottratto lo scorso 13 marzo a Gioacchino Genchi.

Il consulente delle procure ha invocato l’immediato intervento del capo della Stato, della Pg di Roma e della procura di Perugia. “Siamo in presenza – ha detto - di un atto di eversione giudiziaria di una gravità inaudita. Negli atti del sequestro vi sono infatti acquisizioni importantissime riguardanti gli stessi magistrati della procura di Roma che hanno eseguito il sequestro”.


E’ roba da matti. E da criminali. La procura di Roma, nonostante l’ordinanza del Tribunale del Riesame che scagiona Gioacchino Genchi da tutte le accuse mosse contro di lui non vuole restituire l’archivio sottratto al consulente delle procure lo scorso 13 marzo. Nell’ambito di un’operazione di sequestro disposta dai procuratori Toro e Rossi ed eseguita dagli uomini del reparto tecnico del Ros di Roma, guidati dal colonnello Pasquale Angelosanto.
Gioacchino Genchi, si legge in quelle carte firmate dal presidente estensore Francesco Taurisano – che proponiamo in forma integrale (SCARICA IN PDF 1- 2) – ha agito correttamente, non ha violato la legge quando, nella veste di collaboratore dell’ex pm di Catanzaro Luigi De Magistris, ha acquisito ed elaborato i tabulati telefonici relativi a utenze in uso a parlamentari ed esponenti dei servizi di sicurezza, né ha violato la privacy quando ha effettuato 2600 interrogazioni all’Anagrafe Tributaria utilizzando l’abilitazione del Comune di Mazara del Vallo. Non arrecando “nocumento” ad alcuno.
Ancora, scrive il riesame, “le attività di acquisizione, di elaborazione e di trattamento dei dati storicizzati nei tabulati attestanti il traffico telefonico non possono definirsi illecite”. Perché Genchi “non violò le guarentigie a tutela dei parlamentari interessati dalle acquisizioni dei tabulati di traffico telefonico”, agendo, “di volta in volta, in forza del decreto autorizzatorio emesso dal pm, comunicandogli ogni emergenza di conoscenza storica circa il coinvolgimento di membri del Parlamento come soggetti intestatari ovvero usuari di utenze di telefonia”.
In quanto al contestato profilo di illiceità nella condotta acquisitiva si legge che anche questo è inconsistente, così come non è rinvenibile illiceità “nell’esercizio delle funzioni di elaborazione e trattamento dei dati, legittimamente e lecitamente raccolti in forza dei provvedimenti del pm, funzioni legalmente dovute nella qualità di consulente tecnico”.
Stesso discorso per l’analisi delle utenze telefoniche intestate alla Presidenza del Consiglio, al ministero della Difesa, a quello dell’Interno e a una persona. Mentre la procura di Roma, secondo il tribunale del riesame, “non ha definito la specificità e la concretezza della violazione addebitabile al consulente tecnico, strutturante ‘il factum’ costituente il reato di abuso d’ufficio.
In parole povere, Gioacchino Genchi, ha sempre agito “nell’esercizio delle sue funzioni di ausiliare del pm De Magistris” anche per quanto concerne i tabulati di uomini dei servizi segreti. Per i quali non è “dato comprendere il nocumento per la sicurezza dello Stato”. Ma soprattutto “il tribunale non rinviene la norma di legge, ovvero di regolamento” che vieterebbe l’acquisizione di tabulati di uno 007.

La redazione di AntimafiaDuemila aderisce con piena convinzione alla richiesta di intervento di Gioacchino Genchi e se ne rende promotrice nella speranza che possa trionfare la Giustizia.

L'avvocato di Genchi: ''Nell'archivio del consulente le indagini sulla procura di Roma''

“Siamo oltre il porto delle nebbie”.
Lo ha dichiarato Fabio Repici, avvocato di Gioacchino Genchi, in seguito alla decisione della procura di Roma di non restituire l’archivio del consulente nonostante l’ordinanza del Tribunale del Riesame. “Oggi – ha spiegato il legale, la procura capitolina – ha fatto ammutinamento rispetto ai provvedimenti dei giudici che hanno decretato l’illegittimità totale dell’operato della stessa Procura. I reperti che la Procura di Roma sta mantenendo abusivamente in sequestro sono tutti di proprietà del dr. Gioacchino Genchi”. Per tale motivi oggi i pm romani “si sono resi responsabili, tra l’altro, dei reati di rifiuto di atti d’ufficio e di appropriazione indebita”. Tanto più che “nei supporti informatici trattenuti ci sono atti relativi a delicate indagini per le quali il dr. Genchi aveva ricevuto incarichi dall’Autorità giudiziaria. E ci sono perfino atti e intercettazioni che riguardano il procuratore aggiunto Toro: tra l’altro sue conversazioni nelle quali nel maggio 2006 concordava con altra persona, con insospettabili capacità profetiche, gli incarichi al ministero della giustizia presso l’appena nominato ministro Mastella e presso altri ministeri, riferendo anche gli incarichi graditi da altri magistrati romani, ivi compreso il dr. Nello Rossi. I magistrati della Procura di Salerno sono stati cacciati su due piedi dal Csm per aver emesso un provvedimento dichiarato legittimo dal competente Tribunale del riesame. Mi chiedo: cosa assicura ai magistrati romani l’impunità davanti al Csm ed al ministro della giustizia? Mi auguro – ha concluso - che la risposta non sia da rintracciare nel contenuto di quelle conversazioni”
http://www.antimafiaduemila.it/

venerdì 10 aprile 2009

Il Tribunale del Riesame di Roma ha annullato la perquisizione ed i sequestri del ROS del 13 marzo 2009

Il Tribunale del Riesame di Roma (Presidente Francesco Taurisano – a latere Anna Criscuolo) ha annullato il provvedimento di sequestro nei miei confronti della Procura della Repubblica di Roma, eseguito dal ROS lo scorso 13 marzo 2009. Ho sempre avuto fiducia nella Giustizia e nelle Istituzioni dello Stato. Mi sono difeso nel processo da accuse infamanti, ordite da chi ha cercato e sta cercando in tutti i modi di colpirmi per quello che è stato il mio impegno al servizio della Giustizia, nell’esclusivo interesse di ricerca e di affermazione della Verità.
Ringrazio il mio difensore – l’avv. Fabio Repici – per l’eccellente impegno profuso nel difendermi.
Ringrazio i tanti amici che mi sono stati vicini da ogni parte d’Italia. Spero solo di trovare il tempo, a questo punto, per rispondere alle centinaia di migliaia di e-mail e di messaggi su facebook che ho ricevuto in questi giorni.
Confermo la mia più assoluta stima ed incondizionata subordinazione al Capo della Polizia, alle Istituzioni dello Stato e ringrazio i tantissimi colleghi della Polizia di Stato, dell’Arma dei Carabinieri, del ROS, della DIA e della Guardia di Finanza, con i quali ho avuto l’onore di collaborare in oltre 20 anni della mia attività professionale.
Ringrazio ancora i numerosi signori magistrati – requirenti e giudicanti – che hanno avuto fiducia nel mio lavoro e nella mia persona e che questa fiducia mi hanno confermato fino a ieri, con attestazioni di stima e conferimenti di incarichi in delicatissimi procedimenti di mafia e di omicidio, anche pendenti presso la Procura della Repubblica di Roma che mi ha indagato.
Un grazie particolare va a mia moglie ed ai miei figli, che mi sono stati vicino ed insieme a me hanno sofferto questo calvario e patito le ingiustizie di una perquisizione domiciliare della mia abitazione e delle abitazioni di Trabia e di Castelbuono dei miei congiunti, che i giudici del Riesame di Roma hanno dichiarato del tutto illegittime.
In ultimo mi sia consentito di ringraziare più di tutti Salvatore Borsellino ed i ragazzi del movimento 19 luglio 1992, che mi hanno dato la forza e la voce per resistere alle ingiustizie che ho subito.
Gioacchino Genchi
Palermo, 10 aprile 2009

lunedì 23 marzo 2009

Sono stato sospeso dal servizio dalla Polizia di Stato

Cari amici, poco fa mi è stata notificata la sospensione dal servizio dalla Polizia di Stato.
Col provvedimento di sospensione dal servizio mi sono stati ritirati il tesserino, la pistola e le manette.
Il provvedimento è fondato sulla mia replica al giornalista Gianluigi Nuzzi di Panorama, che mi aveva dato del bugiardo su facebook. Il mio amico Marco Bertelli ha ripreso la chat, pubblicandola sul mio blog “Legittima difesa”.
Il senso dello Stato ed il rispetto che ho per le Istituzioni mi impongono di tacere e subire in silenzio.
Sono vicino e solidale con chi in questo momento, probabilmente, è sottoposto a pressioni politiche assai maggiori delle violenze e delle mistificazioni che sto subendo io.
Confermo da cittadino e da poliziotto la mia assoluta stima e subordinazione al Capo della Polizia – Prefetto Antonio Manganelli – che ha adottato il provvedimento di sospensione.
Mi difenderò nelle sedi istituzionali senza mai perdere la mia fiducia nella Giustizia e nelle Istituzioni.
Vi ringrazio di tutto e spero che le mie sofferenze servano al trionfo della Verità ed alla vittoria dei giusti.
Un forte abbraccio per tutti quanti mi siete stati e mi sarete vicini!
Gioacchino Genchi

giovedì 19 marzo 2009

Auguri a tutti i papà, in una Patria che ormai sembra rimasta orfana ... L'affetto e l'abbraccio dei miei figli mi consola e mi aiuta a combattere

Botta e risposta tra Gioacchino Genchi e Gianluigi Nuzzi su FACEBOOK (19 marzo 2009)
di Marco Bertelli (dal sito http://www.19luglio1992.com/index.php?option=com_content&view=article&id=1190:botta-e-risposta-tra-gioacchino-genchi-e-gianluigi-nuzzi-su-facebook&catid=20:altri-documenti&Itemid=43)
Facebook, il popolare sito di social network, sta diventando uno strumento molto comodo per scambiarsi informazioni ed organizzare iniziative a partire dalla rete. Vogliamo prestare all´attenzione degli utenti del sito uno scambio di battute che si é svolto giovedì 19 marzo 2009 tra il dott. Gioacchino Genchi ed il giornalista di PANORAMA Gianluigi Nuzzi, scambio di battute che ha avuto luogo sulla bacheca di Facebook dei due interlocutori e pertanto pubblico e visibile a tutti i loro rispettivi contatti. Vista la grave mistificazione fatta da diversi organi istituzionali e di stampa sull´operato del dott. Genchi, riteniamo giusto pubblicare le parti più significative di questo colloquio per far capire quanto siano false ed infondate le più recenti accuse che vengono mosse al dott. Genchi, nel caso particolare quelle di aver fatto degli accessi abusivi all´anagrafe tributaria nell´ambito delle indagini sulla scomparsa della piccola Denise Pipitone.
Il dott. Genchi ha postato in mattinata sulla sua bacheca di Facebook il seguente messaggio di auguri per la festa del papà:

"Auguri a tutti i papà, in una Patria che ormai sembra rimasta orfana ... L'affetto e l'abbraccio dei miei figli mi consola e mi aiuta a combattere"

A stretto giro di posta Gianluigi Nuzzi replicava agli auguri del dott। Genchi con il seguente commento:
"Ricambio gli auguri...seppur mal tollerando alcune tue bugie..."

La replica del dott। Genchi seguiva di pochi minuti:
"Le bugie sono solo quelle che scrivi tu e il tuo giornale, solo al servizio di chi vi paga."

Gianluigi Nuzzi rispondeva:
"Troppo facile Gioacchino, mi aspetto di più , che bugie avrei scritto? Invece ricordo perfettamente che a me e David negli studi di Telelombardia negavi di aver compiuto accessi patrimoniali, ora sei indagato anche per questo no?"

Ed ecco la replica conclusiva del dott. Genchi che fa piazza pulita di ogni fantomatica "bugia":
“Vedo che sei bene informato! Sicuramente sei più informato di me, visto che alla stampa la Procura della Repubblica di Roma ha fatto sapere più di quanto non ha detto a me. Non c'è una sola mia attività di consulenza o di perizia - dicasi una - in cui mi sono mai occupato di indagini patrimoniali o fiscali. Non ne capisco nulla di indagini patrimoniali e/o fiscali e non ho mai fatto mistero della mia ignoranza. Conosco solo il mio lavoro, che è noto a tutti. Per il resto non sono mai stato un tuttologo. Se fossi un esperto di diritto tributario e fiscale non pagherei, come pago, tre consulenti, per occuparsi della gestione delle mie attività. Ciò posto ti preciso di avere solo verificato la corrispondenza di alcuni codici fiscali, con i quali risultavano intestate alcune schede telefoniche GSM. Sai benissimo quanto è facile generare un codice fiscale falso, anche con uno dei tanti programmi distribuiti su Internet. Sai pure quant'è facile attivare una scheda GSM con un codice fiscale falso. L’unico modo per verificare la corrispondenza al vero di un codice fiscale e la reale esistenza del soggetto che assume di essere titolare, è l’interrogazione delle banche dati (pubbliche) dell’anagrafe tributaria. Io ho solo fatto questo, sempre e soltanto su specifica e dettagliata autorizzazione di tutti i magistrati che mi hanno conferito gli incarichi, compresi quelli della Procura della Repubblica di Roma, con i quali ancora lavoro in indagini molto complesse, riguardanti anche degli omicidi. Non potendomi attaccare su altro, grazie ai tuoi amici generali della Guardia di Finanza su cui stavo indagando, hanno cercato su cosa fregarmi, visto che il Pubblico Ministero Luigi de Magistris (come tutti i Pubblici Ministeri ed i Giudici di Italia), mi aveva autorizzato ad accedere all’anagrafe tributaria, per verificare i codici fiscali delle utenze telefoniche. Grazie a questa scusa hanno avuto gioco facile per perquisirmi e portarsi via tutti i miei dati, compresi quelli che li riguardavano direttamente, senza nemmeno contestarmi quali codici fiscali io avrei interrogato abusivamente, senza averne titolo. Nel decreto c’è scritto che io avrei interrogato i codici fiscali di soggetti di Milano che non potevano avere alcuna attinenza con le indagini sulla scomparsa della piccola Denise Pipitone. Tutti sanno gli sforzi investigativi che sono stati fatti proprio su Milano nel vano tentativo di rintracciare la bambina. La vicenda del filmato del metronotte, le indagini sui rom lo confermano. Tutto questo è un assurdo. Penso al dolore che ha potuto provare la povera Piera Maggio, solo per il fatto di come l’indagine della Procura di Marsala (vedi caso!) sulla scomparsa della figlia, sia stata presa a pretesto per colpirmi. Prima – se ben ricordi, visto che anche su queste fesserie avete scritto sul tuo giornale – mi erano stati contestati gli accessi abusivi alla Vodafone con la password della Procura di Marsala. Resisi conto delle stupidaggini che avevano detto (anche gli “scienziati” del COPASIR) hanno fatto marcia indietro e non hanno più parlato della Vodafone e di quanto gli interessati dirigenti di quell’azienda avevano riferito. Adesso, visto che gli aspetti principali delle indagini di Catanzaro coinvolgevano alti ufficiali della Guardia di Finanza, hanno cercato di giocare in casa, con i presunti accessi abusivi all’anagrafe tributaria, senza che mi sia stato contestato concretamente un solo nome e/o un solo codice fiscale che io avrei “abusivamente” interrogato, accedendo ad un dato pubblico per ogni cittadino italiano che volesse farlo. Nessuno alla Procura di Roma, però, si è accorto come vi siete procurati al tuo giornale i dati dei miei redditi (sui quali ho pagato anticipatamente le tasse) che invece erano riservati e che sono stati resi noti solo grazie ad una illecita intromissione negli archivi dell’anagrafe tributaria. Chiedi quindi ai tuoi amici della Guardia di Finanza cosa sono gli accessi abusivi all’anagrafe tributaria e come si fanno. Con l’occasione chiedigli pure chi ha fatto gli accessi sulle mie denunzie dei redditi e su quelle dei miei onesti familiari. Se lo fai farai uno scoop e sarai un giornalista che vuole solo ricercare la verità e non rendere il proprio servizio al padrone di turno che gli somministra lo stipendio.
Con questo ti saluto, solo perché ho perso troppo tempo ed ho cose più importanti da fare. Siccome ti stimo, perché so che sei un bravo giornalista, ti prego di ritirare l’epiteto di bugiardo che mi hai dato. So pure che la tua coscienza te lo impone, perché anche dietro un cronista come te (sicuramente bravo) c’è un uomo coi suoi sentimenti e le sue idealità.
Per come ti ho conosciuto e ti conosco (e per come ti ho pure apprezzato) so che su molte cose la pensiamo allo stesso modo. Io, però, ho la grande fortuna di essere un uomo libero ed indipendente, che dice le cose che pensa e non ha paura delle cose che fa. Tu, purtroppo, non hai potuto avere la mia stessa fortuna ed in questo hai tutta la mia comprensione e solidarietà, anche se ora sei costretto ad attaccarmi, pure su facebook.
Gioacchino Genchi
p.s. Tanti auguri comunque, visto che anche tu, Gianluigi, sei un fortunato papà, come lo sono io!

mercoledì 18 marzo 2009

Il dr. Luigi de Magistris è indagato a Roma con i Pubblici Ministeri di Salerno … siamo alla frutta!

De Magistris indagato a Roma con pm Salerno. Atto dovuto dopo denunce presentate da magistrati Catanzaro Roma, 18 mar। (Apcom) - Luigi De Magistris indagato dalla Procura di Roma per i reati di abuso d'ufficio e interruzione di pubblico servizio, insieme con sette pm di Salerno, tra cui l'ex procuratore Luigi Apicella. Il fascicolo, su cui stanno lavorando gli inquirenti della Capitale, è stato trasmesso a Roma da Catanzaro. I giudici territorialmente competenti sarebbero stati quelli di Napoli ma visto che lo stesso De Magistris è impegnato al tribunale del riesame del capoluogo campano, si è imposto l'invio degli atti nella Capitale. De Magistris che si è candidato con l'Italia dei valori per le prossime elezioni europee, era stato già indagato a Salerno, sulla base delle denunce presentate anche dal procuratore capo di Catanzaro, Mariano Lombardi. Tra gli esposti che erano stati posti all'esame dei giudici salernitani anche quelli di alcuni indagati nell'ambito delle inchieste 'Poseidon' e 'Why not'. 18-MAR-09 - ore 17:3

domenica 15 marzo 2009

Trovato il mostro: è Genchi


Zorro
l'Unità, 15 marzo 2009
di Marco Travaglio


Trovato il mostro: è Genchi
Alla Procura di Roma, come pure nel Ros dei Carabinieri, lavorano anche magistrati e investigatori di prim’ordine. Ma ci vorrebbe la penna di un Camilleri per raccontare il tragicomico “caso Genchi”. Genchi, per le sue consulenze per le Procure di Catanzaro e di Marsala svolte a Palermo, è indagato e perquisito dalla Procura di Roma, che non ha competenza a occuparsi di eventuali reati commessi a Catanzaro, a Marsala e a Palermo. La perquisizione è affidata al Ros, noto a Palermo per non essere riuscito a perquisire (anzi per essere riuscito a non perquisire) il covo di Riina nel ‘93 e quello di Provenzano nel ‘96. Stavolta finalmente ci è riuscito: dipende dal nome dell’indagato. I pm romani sostengono di aver preso solo atti relativi a “Why Not”. Bugia: il Ros ha asportato l'intero server del consulente, con gli originali di indagini riservatissime di numerose Procure, anche su uomini del Ros. A denunciare Genchi, oltre ai magistrati di Catanzaro (indagati a Salerno grazie anche al lavoro di Genchi), è stato Alberto Di Pisa, neo procuratore di Marsala, dove Genchi lavorava sulla scomparsa della piccola Denise Pipitone. Di Pisa era un nemico acerrimo di Falcone, sulla cui morte Genchi ha indagato a lungo. La Procura di Roma che indaga su Genchi è la stessa che ha usato e usa tuttora Genchi come consulente; e che tiene in carcere, con accuse che cambiano ogni mezz’ora, due rumeni arrestati per lo stupro che non han commesso alla Caffarella. Modesta proposta: nominare Genchi consulente per scoprire lo stupratore; oppure incriminare Genchi per lo stupro della Caffarella.

Precisazione all'articolo di Marco Travaglio, che ringrazio (a scanso di fraintendimenti...) .
A me non risulta, allo stato, alcuna denuncia del Procuratore della Repubblica di Marsala dr. Alberto Di Pisa, che ha pure rilasciato alla stampa una dichiarazione sul punto.
Vedremo, quando me ne sarà data la possibilità, come stanno le cose.
La Procura di Roma mi ha pure impedito di prendere contezza del rapporto del ROS, che i giornali hanno pubblicato a spezzoni in modo strumentale, ricevendolo sicuramente da pubblici ufficiali e/o magistrati che ne erano in possesso e che erano tenuti a mantenere il segreto.
Quel segreto, però, vale solo per me, per impedirmi di difendermi ed espormi al linciaggio morale di interessati detrattori.
Sono accusato di condotte inconsistenti, grazie alle quali i magistrati della Procura di Roma - palesemente incompetenti - hanno sequestrato atti riservatissimi di indagini (riguardanti anche magistrati della stessa Procura di Roma), svolte in modo legittimo e sotto il controllo di Pubblici Ministeri e di Giudici, per conto di altre Autorità Giudiziarie dello Stato।

Quanto riportato da “il Velino” – portavoce della Procura della Repubblica di Roma - che ha puntualmente anticipato ogni iniziativa giudiziaria contro di me, contro il dr. Luigi de Magistris e contro le indagini di Catanzaro, è del tutto falso.
"La procura della Repubblica di Roma precisa: “La perquisizione presso la casa-ufficio a Palermo del vicequestore Gioacchino Genchi, disposta oggi dalla procura di Roma, riguarda esclusivamente l’inchiesta ‘Why not’ e gli accessi indebiti presso l’anagrafe tributaria”. E aggiunge: “Non saranno acquisiti o minimamente toccati dati e informazioni relativi alle consulenze e alle perizie che Genchi ha ottenuto rispettivamente dalle altre procure d’Italia o da altri giudici. Il tutto nel rispetto della segretezza delle indagini preliminari, tanto che agli operanti che hanno effettuato la perquisizione è stato precluso ogni accesso”. “La perquisizione è finalizzata alla verifica circa l’eventuale acquisizione di dati relativi ai tabulati di parlamentari raccolti in violazione della legge Boato” e di “dati su utenze di appartenenti ad esponenti dei servizi di sicurezza in violazione delle procedure previste dalla legge vigente per la formale opposizione del segreto di Stato e per la sua conferma o meno da parte della presidenza del Consiglio”. http://ilvelino.it/articolo.php?Id=796201



Vedremo chi ha scritto sotto dettatura nel tempo i pezzi de “il Velino”, di Jannuzzi e, in particolare,del giornalista Vittor Ugo Mangiavillani, che ha firmato anche l’agenzia delle 19.14 del 13-03-2009. Quando ho dichiarato “hanno buttato la maschera” non mi ero affatto sbagliato e questo lo confermo. Ci sarà un bel da ridere ... per non piangere!

Gioacchino Genchi

martedì 3 marzo 2009

Dopo Rutelli, Gasparri e Farina, la staffetta del mio linciaggio è ripassata a Cicchitto

Dopo gli attacchi di Rutelli, di Gasparri e di Farina, la staffetta del mio linciaggio è oggi passata oggi all’on. Fabrizio Cicchitto.
Proprio Cicchitto, forse tenendo fede alla sua prima "tessera", spinge la Procura di Roma ad agire contro di me, utilizzando ancora le colonne de “il Velino” (vedi, in basso, il testo dell’agenzia delle 13:21).
Proprio da “il Velino” - vedi caso – sono partiti con significativa coincidenza temporale i primi attacchi nei miei confronti e nei confronti del dr. Luigi de Magistris, con l’agenzia delle 18:29 del 03-10-2007, puntualmente ripresa il giorno successivo da Paolo Pollichieni su “Calabria Ora”, da Guido Ruotolo su "La Stampa" e da Renato Farina su "Libero" .
Proprio nei confronti di ben precisi giornalisti de “il Velino” e di “Calabria Ora” - sulla base di circostanziate dichiarazioni testimoniali e incontrovertibili riscontri documentali - erano stati indirizzati gli accertamenti del Pubblico Ministero de Magistris, poco prima che gli stessi giornalisti montassero la campagna mediatica contro l’indagine e contro chi la stava seguendo.
Quegli articoli – dopo gli interessati tentativi di Mastella - hanno dato il destro al Procuratore Generale facente funzioni di Catanzaro (Dolcino Favi) per avocare l’indagine “Why Not” al dr. Luigi de Magistris e poi revocarmi l’incarico di consulenza.
Proprio quegli articoli (con le falsità sull'acquisizione dei tabulati del Presidente del Senato Marini, dei magistrati Spataro, Gennaro e Saviotti, del Vice Presidente del C.S.M. Mancino, dell’ex Ministro dell’Interno Amato, dell’ex Capo della Polizia De Gennaro e di tanti altri), infatti, sono stati citati (a pretesto) dal dr. Favi nel provvedimento di avocazione dell’indagine al P.M. de Magistris ed in quello di revoca della mia consulenza.
Frattanto Renato Farina (l’agente “Betulla”) è stato radiato dall’ordine dei giornalisti e, come premio per i suoi prodigi, designato dal PDL alla Camera dei Deputati, dove siede dal 29 aprile 2008.
Da membro della Camera, proprio il deputato Renato Farina (mi scuserà, ma mi riesce difficile chiamarlo “Onorevole”), non a caso, oggi mi accusa di essere una “spia” ed ha proposto una commissione di inchiesta contro di me. In poche parole è come il bue che dice cornuto all’asino.
Io ho molto rispetto del Parlamento e ancora di più ne ho del popolo italiano che lo ha eletto.
Però, non posso non convenire con i tanti che la pensano come me che, se non vi fosse stato questo sistema elettorale con le designazioni e le cooptazioni nominative delle segreterie dei partiti, molti dei parlamentari farebbero ben altro nella vita, visto che non sarebbero nemmeno riusciti ad essere eletti negli organi di rappresentanza del condominio dei palazzi dove abitano.
A proposito delle cooptazioni elettorali mi ricordo ancora la meraviglia di mio figlio, quando a scuola ha appreso che Caligola aveva nominato senatore il proprio cavallo Incitatus.
Quando gli ho spiegato il sistema elettorale italiano mio figlio si è finito di meravigliare per Caligola.
A parte l’assurdo di questo sistema elettorale, nella vicenda che mi riguarda molti sono stati costretti a far cadere la maschera e questo mi conforta (più della correttezza del mio operato) sulla fondatezza di quanto avevo accertato, che oggi coincide con la strategia di chi mi attacca.
Non si capisce, infatti, come e perché in tanti hanno paura del mio lavoro, solo perché nei procedimenti del dr. Luigi de Magistris non mi sono occupato dei soliti extracomunitari, di comuni rapinatori e di conclamati killer di mafia.
Per quanti oggi si accaniscono contro di me (per fortuna in pochi, in mala fede e pure molto interessati) io, addirittura, sarei un pericolo per la “sicurezza dello Stato” e per la “democrazia”.
Come ho detto mi difenderò in tutte le sedi istituzionali da queste infondate accuse ad orologeria.
Intanto non posso consentire che continui questo linciaggio morale nei miei confronti ad opera di chi difende e rappresenta solo i biechi interessi dei soggetti nei confronti dei quali erano indirizzati i legittimi accertamenti ordinati da un Pubblico Ministero (il dr. Luigi de Magistris) nella pienezza delle sue funzioni giurisdizionali.
Al dr. Luigi de Magistris sono state scippate le inchieste e sono poi stati trasferiti i magistrati di Salerno che stavano solo cercando di far luce su questa vicenda e su collusioni istituzionali di gravità inaudita (in parte disvelate anche dai miei tabulati, che in molti stanno cercando di nascondere all'attenzione dei magistrati che hanno la competenza funzionale ad utilizzarli).
E tutto questo qualcuno continua a chiamarla “giustizia”। Gli stessi considerano “democrazia” il modo attraverso il quale Farina Renato (alias “Betulla”) è entrato in Parlamento.
Su questi due aspetti mi permetto di avere delle idee diverse e fino a quando mi sarà consentito di esprimerle le manifesterò, come sto facendo.
Si dà pure il caso che, nell’ambito di una significativa attività tecnica di riscontro nell’indagine “Why Not”, mi stavo occupando proprio di Renato Farina prima che mi fosse revocato l’incarico dal dr. Dolcino Favi, per il suo articolo del 04-10-2007, con le strumentali falsità sui tabulati, e per il tentativo di una intervista “tranello” a Romano Prodi del febbraio 2006, che molto chiariva il "metodo Saladino”.
Anche questo è bene che gli italiani vengano a saperlo, dopo tutto quello che è stato detto sul mio conto e sul conto del dr. Luigi de Magistris.
Frattanto Mastella non perde occasione per recitare la parte della vittima. Dopo avere fatto cadere il governo Prodi e dato il via alle elezioni anticipate ed alla vittoria del centro destra, mette all’incasso la cambiale e si candida col PDL per le elezioni europee.
Poco mi importano i cambi di casacca del sen. Mastella e ancora meno le sue candidature.
Se qualcuno vuole la riabilitazione politica di Mastella lo faccia pure, ma se usa la pantomima dell'intercettazione del suo cellulare ha sbagliato numero.
Non posso consentire a Mastella, infatti, di fondare la sua campagna elettorale sul continuo linciaggio della mia persona, ponendosi addirittura come vittima di una persecuzione giudiziaria di una indagine (anche nei suoi confronti) che lui ha fatto di tutto per impedire.
A ben riflettere, forse, ha proprio ragione il sen. Gasparri sul fatto che io e il dr. Luigi de Magistris dovremmo essere immediatamente arrestati, portati in carcere e giudicati da una “CORTE MARZIALE”.
In effetti, in uno Stato in cui i veri colpevoli non possono nemmeno essere processati dai Tribunali ordinari è giusto che vengano carcerati (magari senza processo) coloro che hanno onestamente servito la Giustizia, nello strenuo tentativo di affermare il primato di una Legge “Uguale per tutti”.
Gioacchino Genchi


(Testo dell'agenzia de "il Velino" delle 13:21 di oggi, 03-03-2009)
Roma, 3 mar (Velino) Genchi, Cicchitto: non escludo commissione ma si muova magistratura - “Una commissione di inchiesta parlamentare sulle intercettazioni può essere uno sbocco e non la escludo a priori, mi auguro però che nel frattempo la magistratura - che ha molti più elementi di quanti abbiamo avuto noi come Copasir - si muova”. Lo ha detto al VELINO il capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto, e membro del Copasir, a proposito dell’affaire Genchi.
(chi) 3 mar 2009 13:21

venerdì 27 febbraio 2009

Le interviste del blog beppegrillo.it: Gioacchino Genchi





http://www.beppegrillo.it/2009/02/gioacchino_genc.html#comments

Intervista a Gioacchino Genchi (BLOG di Beppe Grillo, 27-02-2009):

"Io svolgo l'attività di consulente tecnico dell'autorità giudiziaria da oltre vent'anni, lavoro che é nato quasi per caso quando con l'avvento del nuovo codice di procedura penale è stata inserita questa figura del consulente tecnico, come da articoli 359 e 360 che danno al Pubblico Ministero la possibilità di avvalersi di tecnici con qualunque professionalità allorquando debbono compiere delle attività importanti. Mi spiace che Martelli se lo sia dimenticato. Cossiga me lo ha ricordato, proprio il nuovo codice di procedura penale che ha promulgato il presidente Cossiga inserisce questa figura che è una figura moderna, che è nelle giurisdizioni più civili ed avanzate. Mentre prima il Pubblico Ministero era limitato, e doveva per accertamenti particolari avvalersi solo ed esclusivamente della Polizia giudiziaria, il nuovo codice ha previsto queste figure e queste possibilitá.




Per cui per l'accertamento della verità nel processo penale - accertamento della verità significa anche accertamento della veritá a favore dell'indagato o dell'imputato - il Pubblico Ministero non ha limiti nella scelta delle professionalità di cui si deve avvalere. Io ho fatto questa attività all'interno del Dipartimento della Pubblica sicurezza.

Abbiamo svolto importanti attività con Arnaldo La Barbera, con Giovanni Falcone, poi sulle stragi. Quando si è reso necessario realizzare un contributo esterno per il Pubblico Ministero, contributo che fosse scevro da influenze del potere esecutivo, mi riferisco a indagini su colletti bianchi, magistrati, su eccellenti personalità della politica, il Pubblico Ministero ha preferito evitare che organi della politica e del potere esecutivo potessero incidere in quelle che erano le scelte della pubblica amministrazione presso la quale i vari soggetti operavano.
Nel fare questo ho fatto una scelta deontologica, di fare un passo indietro, cioè di rinunciare alla carriera, rinunciare allo stipendio, per dedicare tutto il mio lavoro al servizio della magistratura. Questa scelta, anziché essere apprezzata, é stata utilizzata dai miei detrattori che fino a ieri (giovedí 26 febbraio, ndr) mi hanno attaccato in parlamento, al contrario.

Il ministro Brunetta ha riferito e non poteva non riferire che la concessione dell'aspettativa non retribuita che io avevo chiesto era perfettamente regolare, è stata vagliata da vari organi dello Stato, dal Ministero dell'Interno, dal Ministero della Funzione pubblica e dalla presidenza del Consiglio dei Ministri che l´ha concessa, persino la Presidenza del Consiglio dei ministri di Berlusconi che mi ha attaccato in maniera così violenta e così assurda dicendo delle fandonie che hanno fatto ridere gli italiani perché tutto questo can can che si muove nei miei confronti, questo pericolo nazionale, cioè una persona che da vent'anni lavora con i giudici e i Pubblici Ministeri nei processi di mafia, di stragi, di omicidi, di mafia e politica più importanti che si sono celebrati in Italia, rappresenta un pericolo.

Forse un pericolo sicuramente per loro! Per tutti quelli che mi hanno attaccato. Perché poi la cosa simpatica (io per ora sto zitto, perché é chiaro che non posso parlare, sono legato al segreto) ma mi scompiscio dalle risate perché tutti i signori giornalisti che mi hanno attaccato, da Farina a Luca Fazzo a Lionello Mancini del Sole 24 ore, al giornalista della Stampa Ruotolo, sono i soggetti protagonisti delle vicende di cui mi stavo occupando. Questo è l'assurdo!

Gli stessi politici che mi stanno attaccando, sono gli stessi protagonisti di cui mi stavo occupando. Da Rutelli a Martelli, Martelli che ho conosciuto ai tempi di Falcone. Parliamo di persone che comunque sono entrate nell'ottica della mia attività. Martelli quando i computer di Falcone furono manomessi, Rutelli perché era amico di Saladino ed usciva dalle intercettazioni di Saladino, Mastella per le evidenze che tutti sappiamo e così via, poi dirò quelli che ieri (giovedí 26 febbraio, ndr) hanno parlato alla Camera al question time, quel giornalista che gli ha fatto il comunicato, cose da ridere! Tra l'altro questi non hanno nemmeno la decenza di far apparire un'altra persona.

No, compaiono loro in prima persona! Sapendo che loro entravano a pieno titolo nell'indagine. Questo è assurdo. Io continuo a ridere sinceramente perché il popolo italiano che vede questo grande intercettatore, che avrebbe intercettato tutti gli italiani, ma per che cosa andavo ad intercettare gli italiani? Per sentire dire che non riescono ad arrivare alla fine del mese? Per sentir dire che i figli hanno perso il posto di lavoro o che sono disoccupati? Che c'è una crisi economica? Perché li devo andare ad intercettare gli italiani? Ma quali sono questi italiani che hanno paura di Gioacchino Genchi?

Quelli che hanno paura di Gioacchino Genchi sono quelli che hanno la coscienza sporca, e quelli che hanno la coscienza sporca sono quelli che mi hanno attaccato. E con questo attacco hanno finito per confermare i sospetti che io avevo su di loro. Anzi, più di quelli di cui io stesso mi ero accorto, perché devo essere sincero, probabilmente io avevo sottovalutato il ruolo di Rutelli nell'inchiesta Why not.

Rutelli ha dimostrato probabilmente di avere il carbone bagnato e per questo si è comportato come si è comportato. Quando ci sarà la resa della verità chiariremo quali erano i rapporti di Rutelli con Saladino, quali erano i rapporti del senatore Mastella, il ruolo del figlio del senatore Mastella, chi utilizzava i telefoni della Camera dei Deputati... chiariremo tutte le cose, dalla prima sino all'ultima. Questa è un'ulteriore scusa perché loro dovevano abolire le intercettazioni, dovevano togliere ai magistrati la possibilità di svolgere delle intercettazioni considerati i risultati che c'erano stati, Vallettopoli, Saccà, la Rai eccetera, la procura di Roma immediatamente archivia senza problemi però apre il procedimento nei confronti del dottor Genchi su cui non ha nessuna competenza a indagare, perché la procura di Roma c'entra come i cavoli a merenda in questa vicenda. C'entra perché l'ex procuratore generale di Catanzaro ormai fortunatamente ex, ha utilizzato questi tabulati come la foglia di fico per coprire tutte le sue malefatte e poi le ha utilizzate come paracadute per non lasciarle a Catanzaro, dove probabilmente il nuovo procuratore generale avrebbe immediatamente mandato a Salerno.
Perché in quei tabulati c'è la prova della loro responsabilità penale. Non della mia. Quindi, non li manda a Salerno che era competente, non li manda al procuratore della Repubblica di Catanzaro che avrebbe potuto conoscere di quei tabulati e di quello che c'era, non li manda al procuratore della Repubblica di Palermo dove io ho svolto tutta la mia attività, li manda a Roma che non c'entra niente.

Quindi si va a paracadutare con questi questi tabulati e sbaglia pure l'atterraggio perché va in una procura che non ci azzecca nulla. Perché tra l'altro in quei tabulati c'erano delle acquisizioni che riguardavano magistrati della procura della Repubblica di Roma! Su cui stavamo indagando. Quindi adesso la Procura della Repubbblica di Roma indaga su di me e sui magistrati della Procura della Repubblica di Roma. Si è ripetuto lo scenario che si era ripetuto tra Salerno e Catanzaro e si è ripetuto lo scenario che era già accaduto tra Milano e Brescia all'epoca delle indagini su Di Pietro. Con la sola differenza che all'epoca si chiamava Gico l'organo che fece quelle attività, adesso si chiama Ros, ma sostanzialmente non è cambiato nulla.

In ultima analisi dico che io sono comunque fiducioso nella giustizia. Hanno cercato di mettermi tutti contro, hanno cercato di dire ad esempio, nel momento in cui c'era un rapporto di collaborazione con la procura di Milano anche fra de Magistris e la procura di Milano, un'amicizia personale fra de Magistris e Spataro, che siano stati acquisiti i tabulati di Spataro. Assurdo! Non è mai esistita un'ipotesi del genere. Nemmeno per idea! Come si fa a togliere a de Magistris l'appoggio della magistratura associata? Diciamo che ha preso i tabulati di Spataro. Come si fa a mettere il Csm contro de Magistris? Diciamo che ha preso i tabulati di Mancino.

Adesso i Ros dicono che nei tabulati che io ho preso ci sono, non so quante utenze del Consiglio superiore della magistratura. Non abbiamo acquisito tabulati del Consiglio Superiore della Magistratura, sono i signori magistrati di cui abbiamo acquisito i tabulati, e quelli sì, li abbiamo acquisiti di alcuni magistrati tra cui alcuni della procura nazionale antimafia ben precisi, due, solo due, che hanno contatti col Consiglio Superiore della Magistratura.

Ha inquisito il Quirinale! Ma quando mai? Se però qualcuno dal Quirinale ha chiamato o è stato chiamato dai soggetti di cui ci siamo occupati validamente, bisogna vedere chi dal Quirinale ha avuto contatti con queste persone, ma io non ho acquisito i tabulati del Quirinale. A parte che se fosse stato fatto, sarebbe stata attività assolutamente legittima perché, sia chiaro, le indagini in Italia non si possono fare solo nei confronti dei tossici e magari che siano pure extracomunitari, oppure quelli che sbarcano a Lampedusa nei confronti dei quali è possibile fare di tutto, compresa la creazione dei lager.

La legge è uguale per tutti. Tutti siamo sottoposti alla legge! Perché sia chiaro. Questo lo devono capire. Nel momento in cui a questi signori li si osa solo sfiorare da lontano, pure con una piuma, questi signori si ribellano e distruggono lutte le persone che hanno solo il coraggio di fare il proprio lavoro.
Gli italiani questo l'hanno capito. E hanno capito che questo dottor Genchi di cui hanno detto le cose peggiori di questo mondo... e io adesso pubblicherò tutti i miei lavori, dal primo sino all'ultimo, pubblicherò tutte le sentenze della Corte di Cassazione, delle Corti d'Appello, delle Corti di Assise, dei tribunali che hanno inflitto centinaia e centinaia e centinaia di anni di carcere col mio lavoro.
Ma le sentenze di cui io sono più orgoglioso non sono le sentenze di condanna, ma sono le sentenze di assoluzione! Sono quelle persone ingiustamente accusate per i lavori sbagliati, anche fatti dal Ros, che sono state assolte grazie al mio lavoro e che rischiavano l'ergastolo! E che erano in carcere. Persone arrestate perché avevano pure sbagliato l'intestatario di una scheda telefonica. E adesso questi stessi signori vengono ad accusare me di avere fatto lo stesso lavoro che loro... ma non esiste completamente!
Tutte queste fandonie e tutta una serie di stupidaggini messe insieme che sono state superfetate persino in un organismo che è il Copasir! Che si deve occupare dei servizi della vigilanza sulla sicurezza, non sui consulenti e sui magistrati che svolgono l´attività sui servizi di sicurezza! Noi abbiamo trovato delle collusioni di appartenenti ai servizi di sicurezza, con delle imprese che lavorano per i servizi di sicurezza, che lavorano nel campo delle intercettazioni, che costruiscono caserme con appalti dati a trattativa privata per milioni di euro, noi stavamo lavorando su quello! Stavamo lavorando su quello e ci hanno bloccato perché ci avevano le mani in pasta tutti loro! Questa è la verità.

Questa è la verità e adesso mi hanno pure dato l'opportunità di dirla perché essendo indagato io non sono più legato al segreto perché mi devo difendere! Mi devo difendere con una procura che non ci azzecca nulla con la competenza, la procura di Roma, mi difenderò alla procura di Roma.

Però sicuramente la verità verrà a galla! E non ci vogliono né archivi né dati perché sono tre o quattro cose molto semplici. Le intercettazioni di Saladino utili saranno una decina, quando fu intercettato prima che de Magistris iniziasse le indagini, ma sono chiarissime! E l'attacco che viene fatto nei miei confronti parte esattamente dagli stessi soggetti che io avevo identificato la sera del diciannove luglio del 1992 dopo la strage di via D'Amelio, mentre vedevo ancora il cadavere di Paolo Borsellino che bruciava e la povera Emanuela Loi che cadeva a pezzi dalle mura di via D'Amelio numero diciannove dov'è scoppiata la bomba, le stesse persone, gli stessi soggetti, la stessa vicenda che io trovai allora la trovo adesso!
Ancora nessuno ha detto che io sono folle. Anzi, sarò pericoloso, terribile ma che sono folle non l'ha detto nessuno. Bene allora quello che io dico non è la parola di un folle perché io dimostrerò tutte queste cose. E questa è l'occasione perché ci sia una resa dei conti in Italia. A cominciare dalle stragi di via D'Amelio e dalla strage di Capaci. Perché queste collusioni fra apparati dello Stato, servizi segreti, gente del malaffare e gente della politica, è bene che gli italiani comincino a sapere cosa è stata."

Gioacchino Genchi accusa, sul blog di Beppe Grillo

Cari amici,
vi ringrazio tutti per la grande solidarietà che mi avete dato in questi giorni.
Sono molto impegnato nel mio lavoro per rispondere a tutti, come vorrei.
Avete già capito che i cialtroni che mi stanno attaccando hanno la coda di paglia.
Avete pure capito perché lo fanno e perché hanno paura di me e del mio lavoro, a fianco di magistrati onesti e indipendenti, che non perseguono altri scopi che la ricerca della Verità e l’affermazione della Legge.
Hanno fatto passare il mio lavoro come un pericolo per la democrazia e per la sicurezza dello Stato, solo per contrabbandare il golpe giudiziario con il quale hanno bloccato le indagini di Catanzaro, prima al dr. Luigi de Magistris e, poi, ai magistrati di Salerno.
Presto vi darò contezza di tutto.
Intanto vi rinvio all’ultima intervista pubblicata sul blog di Beppe Grillo:

“Gioacchino Genchi accusa”
http://www.beppegrillo.it/2009/02/gioacchino_genc.html#comments

venerdì 13 febbraio 2009

Così continuano a prendere in giro gli italiani!

Il "caso Genchi" ... continuano le mistificazioni ...
Perché non dicono cosa c’è in quei tabulati e le ragioni per cui sono stati legittimamente acquisiti? Perché, anziché agitare a casaccio numeri e nomi di mere risultanze indirette di quelle acquisizioni, non fanno riferimento ai nomi (veri) dei soggetti coinvolti in quelle indagini (bloccate) ed ai fatti accertati?
Io ho agito eseguendo disposizioni e direttive (legittime) sempre e solo da Pubblici Ministeri e Giudici della Repubblica italiana, nella pienezza delle loro funzioni giurisdizionali.
Ogni numero, ogni lettera ed ogni virgola del mio lavoro è stata acquisita all’indagine di Catanzaro – come in ogni altro processo - affinché fosse sottoposta al vaglio dei Giudici (terzi) e delle parti.
Con l’avocazione del procedimento al dr. Luigi de Magistris, con la revoca dell’incarico di consulenza tecnica e con il successivo trasferimento dei magistrati di Salerno (coi quali stavo collaborando nel tentativo di far luce su questa vicenda) hanno voluto in tutti i modi impedire che dei Giudici terzi potessero accertare la Verità, con riguardo a condotte e fatti gravissimi, che vedevano coinvolti uomini delle Istituzioni.
Tutto quanto è accaduto e quanto sta accadendo – anche contro di me – serve solo ad impedire che si faccia Giustizia.
La Procura della Repubblica di Roma, che ha anticipato ed ha confermato alla stampa la mia iscrizione nel registro degli indagati, ha segretato la mia iscrizione al Registro degli indagati quando mi sono permesso di chiederne conferma, per il tramite del mio difensore (l’avv. Fabio Repici, del Foro di Messina).
Tutti hanno da tempo immemorabile notizia e copia del fantomatico rapporto dei ROS.
Diversi giornali ne hanno riportato ampi stralci.
Panorama – da sempre bene informato sull’attività dei Carabinieri di Catanzaro - ha pure pubblicato nell’ultimo numero che è in edicola la riproduzione grafica di alcune pagine del rapporto.
Ho quindi chiesto copia del “rapporto del ROS” per difendermi da quelle accuse così tanto strumentali e fino ad oggi mi è stato opposto il segreto.
Non vi pare che si tratti del segreto di Pulcinella?
E’ ormai chiaro che, colpito il dr. Luigi de Magistris ed i magistrati di Salerno, io sono il testimone scomodo ed il capro espiatorio di questa vicenda.
Siamo in presenza della più grande mistificazione mediatica e giudiziaria della storia della Repubblica.

In questo momento mi sento come un vaso di coccio fra tanti vasi di ferro.
A differenza di don Abbondio – però - io non ho affatto paura dei “bravi”.
La mia coscienza di uomo libero ed indipendente, l’onestà del mio operato e la solidarietà di tanta – numerosissima - gente per bene, mi danno la forza per continuare a dare il mio contributo in tutte le sedi istituzionali, per l’affermazione della Verità.
Ho giurato fedeltà alla Repubblica ed alla sua Costituzione.
Obbedisco alle sue leggi e non mi arrenderò fino a quando sarò consapevole dell'esistenza di uno Stato di Diritto.
Quando, da uomo dello Stato, avrò ultimato di dare il mio contributo ai magistrati di Salerno e di Catanzaro – che sono gli unici competenti ad occuparsi di queste indagini - chiederò di essere ricevuto dal Capo dello Stato, se mai dovesse accordarmi questa opportunità.
In tutto questo poco c’entra la politica. E’ proprio il Capo dello Stato – nella qualità di Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura – che deve sapere quanto io non posso riferire ad alcuno, se non in sede giudiziaria e che non ho detto alla stampa.
Quanto emerso dalle indagini di Catanzaro non ha alcuna attinenza col “segreto di Stato”. Si tratta di biechi affarismi, di chi si è preso gioco dello Stato per i propri tornaconti. Né più, né meno di quanto è accaduto a Milano, a Napoli e di quanto accade in ogni parte d’Italia, come ha finito di denunciare giorni fa il Procuratore Generale della Corte dei Conti.
Per quello che è stato il mio lavoro – a servizio di magistrati onesti e coraggiosi – hanno tentato e stanno tentando di mettermi tutti contro. Da Armando Spataro a Gianni De Gennaro, da Amato a Marini, e tutta una sequela di persone per bene. Su tutti il Generale Nicolò Pollari, entrato nell’indagine di Catanzaro più o meno come Ponzio Pilato è citato nel Credo.
Adesso ci hanno provato pure con il Procuratore Nazionale Piero Grasso, senza sapere (e nascondendo all’Italia), che la parte più importante dell’indagine di De Magistris - proprio prima che gli fosse avocato il procedimento “Why Not” - aveva preso le mosse da una sua vibrata denuncia, per fatti di inaudita gravità, che riguardano ben precisi magistrati calabresi, sui quali l’Ufficio del Pubblico Ministero di Catanzaro aveva competenza ad indagare.
Di questo è testimone l’ex Procuratore Capo di Catanzaro, Mariano Lombardi che, essendo il più debole ed il meno protetto, è stato il primo a pagare il conto.
Per adesso non posso aggiungere altro.
Confermo la mia intenzione di rendere pubbliche le mie difese, ove il Procuratore della Repubblica di Roma non dovesse accogliere la eccezione di assoluta incompetenza funzionale e per territorio, che il mio difensore ha opposto con una articolata memoria.

Gioacchino Genchi

lunedì 9 febbraio 2009

Giudicatemi dal mio operato e non dalle mistificazioni dei miei interessati detrattori

In questo momento in cui molti parlano di me e del mio lavoro, anche con cattiveria ed a sproposito, ritengo opportuno riportare nel mio blog la motivazione integrale della sentenza n. 6/2008 della Corte d’Assise di Catanzaro per i cruenti omicidi di Salvatore Blasco (consumato a Cutro il 22-03-2004) e di Antonio Dragone (consumato a Cutro il 10-05-2004).
In quel procedimento penale ho svolto un’articolata consulenza tecnica per conto della Procura Distrettuale Antimafia di Catanzaro, egregiamente valorizzata dal Pubblico Ministero nella sua requisitoria e dalla Corte d’Assise di Catanzaro nella motivazione della sentenza emessa nel giudizio di primo grado.
A parte le cattiverie e le mistificazioni di ben individuati soggetti appartenenti ad un reparto del ROS di Roma e di ben precisi magistrati (indagati dalla Procura della Repubblica di Salerno anche per gravi reati in mio danno), gradirei essere conosciuto e considerato dai tanti italiani onesti che mi sono vicini per il mio operato.
La lettura di questa sentenza aiuterà a comprendere anche agli scettici in cosa consiste il mio lavoro.
A parte il risultato processuale a cui ho dato il mio modesto contributo, mi rimane l’amarezza di una Giustizia che non ha avuto lo stesso corso allorquando si sono incrociati potentati, toghe e “colletti bianchi”.
Oggi pago anche per questo: per la mia coerenza, per la mia ostinata determinazione e per la mia indipendenza nel credere e nell’affermare, nel mio modesto ruolo, i principi di una Giustizia Uguale per Tutti.
Non mi arrenderò alle prepotenze ed ai tentativi di chi vuole imbavagliarmi.
Lo debbo alla mia coscienza, all’onore del mio nome ed ai tanti che - anche col mio contributo - stanno espiando in carcere le conseguenze dei loro errori.
Mi difenderò in tutte le sedi giudiziarie ed istituzionali contro chi ha ordito, per fini ignobili, una delle più gravi mistificazioni mediatiche, politiche e giudiziarie della storia della Repubblica.
Ho dato incarico all’avv. Fabio Repici del Foro di Messina di difendermi presso la Procura della Repubblica di Roma.
Renderò pubbliche tutte le mie difese, dalle inique accuse che mi sono state rivolte.
Ho intanto lasciato ogni carica nel sindacato di Polizia e ho rinunciato all’aspettativa sindacale.
Nella condizione di indagato, pur nella consapevolezza di essere vittima di un complotto, non voglio farmi scudo di coperture, immunità e privilegi di casta.
Chi come me ha svolto indagini da più di venti anni, in tutte le direzioni - ma sempre con correttezza –non ha timore di essere a sua volta indagato, solo per avere fatto correttamente il proprio dovere e non essersi lasciato intimorire dalle intimidazioni dei potenti.
Ho sempre tenuto distinto il mio ruolo di consulente dell’Autorità Giudiziaria dalla mia funzione e dai miei incarichi nella Polizia di Stato e nel Sindacato di polizia a cui appartengo.
Non voglio quindi coinvolgere il mio Sindacato e la mia Amministrazione in fatti e condotte che mi riguardano solo come consulente dell’Autorità Giudiziaria e che, come tali, mi impongono di difendermi - come ho iniziato a fare con forza e determinazione - in tutte le sedi mediatiche, giudiziarie e istituzionali.
Ognuno di noi ha la sua storia. Ognuno di noi è la sua storia!
Giunto al traguardo dei 50 anni non posso lasciare ai miei figli ed ai miei tanti amici l’immagine che dei biechi mestatori mi hanno voluto attribuire.
Questa sentenza, ultima di una lunga serie di collaborazioni giudiziarie – qualunque sarà l’esito del giudizio d’appello - è già un modesto contributo di chiarezza sull’onesta del mio lavoro e sulla correttezza del mio operato.
Con questi sentimenti vi invito alla lettura della sentenza, che potrete scaricare dal seguente link: http://tinyurl.com/c4gjdk
Gioacchino Genchi

venerdì 6 febbraio 2009

Grazie a Monica Centofante!

Genchi su Annozero: i numeri della bufala

di Monica Centofante – 6 febbraio 2009
http://www.antimafiaduemila.it/
Diamo i numeri. 3 milioni, 4 milioni, 7 milioni? No 752. Sono 752 i tabulati acquisiti, su mandato della procura, da Gioacchino Genchi nell’ambito della complessa inchiesta Why Not. Il che significa, una volta di più, che il fantasmagorico archivio segreto che conterrebbe i dati personali di un decimo degli italiani e di fronte al quale più o meno tutti dovremmo sentirci privati della nostra libertà personale è in realtà una colossale balla.
Niente di nuovo, ma almeno per una volta la notizia è passata in televisione senza commenti o censure, dalla viva voce di Gioacchino Genchi, il consulente delle procure – che è anche perito delle difese – che nel corso della trasmissione “Annozero” ha potuto finalmente spiegare: far lievitare i numeri è facile, “è come contare quanti passeggeri prendono la metropolitana in una settimana senza considerare che, ogni giorno, una buona fetta di persone è sempre la stessa”. Insomma, le cifre relative ai tabulati sono elevate perché si riferiscono ai contatti che ogni utenza può avere in un determinato lasso di tempo, il che non significa che siano stati acquisiti i contatti di tanti soggetti, ma tanti contatti degli stessi soggetti. O delle diverse utenze in uso a quegli stessi soggetti, perché è più volte capitato che un solo indagato avesse più numeri cellulari, o che inserisse una stessa sim in cellulari diversi. Nessuna cospirazione, quindi, soltanto una normale procedura che il consulente nonché vicequestore della Polizia in aspettativa utilizza dai tempi di Falcone in poi, con notevoli risultati in termini giudiziari tanto da essere considerato uno dei massimi esperti del settore.
I suoi accertamenti, infatti, si sono rivelati estremamente preziosi per decine di inquirenti che, come normalmente avviene perché previsto dalla legge (meglio ribadirlo visto che fino a ieri non lo aveva ben capito neppure l’ex ministro della Giustizia Claudio Martelli), si avvalgono di consulenti tecnici privati quando non hanno competenza in una determinata materia: nel caso specifico l’informatica e la telefonia (niente a che vedere con le intercettazioni ovviamente, che Genchi non ha mai ha fatto). Una collaborazione grazie alla quale si sono risolti processi di mafia, ‘Ndrangheta, Camorra, omicidio, rapina, strage per cui le sole intercettazioni non sarebbero state sufficienti. Perché anche le intercettazioni, è chiaro, vanno lette e capite e soprattutto contestualizzate. E allora ecco che sapere l’ora e il luogo in cui sono avvenute, cosa è accaduto prima e cosa è accaduto dopo diventa fondamentale per trasformare una conversazione insignificante in una prova schiacciante. Genchi (e altri come lui) lo ha fatto centinaia di volte, non solo per il Dott. De Magistris è chiaro, ma per molti altri magistrati. Contribuendo a consegnare alla Giustizia decine di assassini.Ma allora cosa c’è di diverso oggi? I nomi. Sono i nomi degli intestatari di quelle utenze che sono diversi e che dopo la gogna mediatica gli hanno fatto guadagnare una bella iscrizione nel registro degli indagati della Procura di Roma. Le ipotesi di reato contestate: abuso d’ufficio e violazione della legge sulla privacy; alle quali occorre aggiungere le accuse mosse dal Copasir che solennemente ha sentenziato: “Genchi ha violato il segreto di Stato”.
Tra i principali accusatori il Ros di Roma, che ipotizza una serie di illeciti che avrebbe compiuto il consulente, il quale avrebbe avuto accesso “ad una diversa banca dati” rispetto a “quella disponibile presso le concessionarie di telefonia”.
Peccato che nelle carte dei giudici di Salerno Apicella, Nuzzi e Verasani, più precisamente nel discusso decreto di sequestro probatorio che è sfociato nelle perquisizioni dello scorso 2 dicembre, la verità, anche in questo caso, risulta capovolta. Perché, si legge in quel documento, in seguito all’”illegale” avocazione del procedimento Why Not operata dal Dott. Dolcino Favi (nel 2007 ndr.) e all’altrettanto immotivata revoca dell’incarico di consulenza a Gioacchino Genchi, lo stesso Favi conferiva la stessa attività tecnica oggetto dell’incarico consulenziale revocato proprio ai Carabinieri del Ros di Roma e agiva “in violazione delle disposizioni procedurali sulla competenza, in particolare dell’art. 11 c.p.p. relativo ai procedimenti riguardanti i magistrati, e di quelle disciplinanti l’iscrizione nel registro degli indagati e le garanzie difensive del soggetto che assume la qualità di persona sottoposta ad indagini”. Il Favi quindi delegava i Carabinieri del Ros a svolgere accertamenti tecnici sulle attività di acquisizione dei dati di traffico telefonico svolte nell’ambito del procedimento Why Not “sulla base di asserite pseudo-notizie di reato a carico del consulente d’ufficio dr. Genchi non riscontrate né riscontrabili, in assenza di formali ed autonomi provvedimenti di iscrizione”. “Nonché sulle attività tecniche di rilevazione, esame ed elaborazione analitico-relazionale dei dati medesimi e su tutte le operazioni tecniche demandate … al consulente del Pubblico Ministero”. “Le verifiche delegate al Ros di Roma – prosegue il documento – venivano espletate con l’impiego di strumenti di analisi … mediante attività, in loco, di ispezione, osservazione, rilevazione, analisi ed elaborazione di dati tecnici acquisiti presso lo studio del consulente, senza l’osservanza di alcuna minima garanzia difensiva di tutela del predetto”, accusato di gravi illegittimità che, secondo l’analisi dei giudici, non avrebbe commesso.
Emerge dunque, concludono i magistrati , “come nell’ambito di un procedimento illegalmente avocato s’innesti su un’indagine tecnica … una serie di accertamenti tecnici sulle attività esperite dal consulente del medesimo procedimento e dallo stesso magistrato”, “senza alcuna osservanza dei meccanismi normativi obbligatori”.
Quel documento, lo ricordiamo ancora una volta, è stato giudicato perfettamente legittimo dall’unico organo preposto per legge a definirne o meno la correttezza: il tribunale del Riesame di Salerno. Il quale nelle motivazioni depositate lo scorso 30 gennaio scrive che il documento è “logico, preciso, analitico”, “immune da vizi di motivazione”, in linea con il Codice e la “giurisprudenza della Cassazione”, necessario “per l’accertamento dei fatti”.
Ma se tutto è così legittimo, se lo è chiesto Santoro nel corso della trasmissione di ieri, perché tutti questi attacchi e sanzioni disciplinari?
La risposta di Genchi è secca: “Perché abbiamo toccato i fili dell’alta tensione: è saltato De Magistris, poi avocata l’indagine, poi rimosso il consulente”.
E fino ad ora le carte danno ragione a lui.


Grazie a Monica Centofante! Grazie alla redazione di Antimafiaduemila!
Sosteniamo Antimafiaduemila: http://www.antimafiaduemila.it/
Gioacchino Genchi

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mercoledì 4 febbraio 2009

Giovedì 05-02-2009, alle ore 21:00, sarò ad ANNOZERO, su RAI DUE

Giovedì 05-02-2009 alle ore 21:00 sarò ad Annozero, su RAI DUE, anche per fare chiarezza sulle mistificazioni agitate sul mio conto da chi ha paura della Verità sulle indagini di Catanzaro.
Qualcuno cerca di abbacinare il popolo italiano, agitando una bufala mediatica di propozioni colossali.
Se con le idiozie che vengono dette sul mio conto si fosse potuta gonfiare una mongolfiera, questa avrebbe già raggiunto il pianeta Marte!
Gioacchino Genchi